Washington, 8 Luglio.
Una ricerca condotta nei
laboratori della casa farmaceutica Elan
Corporation di San Francisco dà nuove speranze per la cura del
morbo di Alzheimer, la malattia attualmente incurabile che causa una degenerazione
della memoria e dell'intelletto e ha esito mortale.
L'azienda intende adesso
passare alla sperimentazione sull'uomo entro l'anno e ritiene che nell'arco
di cinque anni potrebbe sottoporre il prodotto alla Fda
(Food and drug administration), l'ente federale americano per il controllo
su farmaci e alimenti.
Lo studio, coordinato da
Dale Schenk e pubblicato sulla rivista scientifica Nature,
si e' basato sull'amiloide, la proteina appiccicosa di cui sono formate
le placche nelle persone colpite da Alzheimer.
Le cavie utilizzate in laboratorio
erano state geneticamente modificate perche' producessero piu' amiloide
del normale. Ai topi sono state poi inoculate dosi di amiloide, mescolate
a sostanze stimolanti del sistema immunitario.
Un sistema invalso in diversi
vaccini, e volto a fare in modo che l'organismo identifichi una determinata
sostanza come un intruso da aggredire e distruggere.
Un anno dopo, il cervello
degli animali e' stato sezionato e si e' visto che le placche di amiloide
erano assenti o di piccola estensione. Nelle cavie geneticamente modificate
ma non sottoposte al vaccino, invece, le placche erano diffuse e ampie.
Gli scienziati hanno in
seguito iniettato il vaccino in topi gia' affetti da placche di amiloide,
e hanno riscontrato che la progressione delle nocive concentrazioni di
questa proteina si era fermata e in alcuni casi sembrava addirittura regredita.
Le reazioni della comunità
scientifica.
I risultati della ricerca
sono stati commentati positivamente, pur con alcune perplessita'.
Il dottor Zaven Khachaturian,
consulente dell'Associazione americana dei malati di Alzheimer, ha definito
lo studio "una pietra miliare" perché, anche se negli umani non
dovesse essere efficace il preparato provato sui topi, presenta comunque
l'idea nuova di un vaccino contro i depositi di una proteina che provoca
anche diverse altre patologie quali il morbo di Parkinson, il mieloma o
il morbo di Creutzfeldt-Jakob, la variante umana della malattia della mucca
pazza. Secondo Khachaturian, comunque, c'e' la possibilita' che le placche
di amiloide siano un effetto e non la causa dell'Alzheimer: in tal caso
il vaccino della Elan non sarebbe utile per questa malattia.
Un altro esperto, Blas Frangione,
capo del gruppo di ricerca sull'Alzheimer dell'universita' di New York,
ha segnalato che, a parte le placche di amiloide, nel cervello delle persone
colpite dal morbo compaiono anche altre anomalie non rilevate, invece,
nei topi. Tra queste, grovigli di proteine nelle cellule nervose. Le modifiche
genetiche sul cervello dei topi "non sono una fotografia dell'Alzheimer,
ma solo di una parte di esso", ha detto Frangione.
Khachaturian ha poi puntualizzato
che, in ogni caso, anche se il vaccino fosse efficace sugli umani, sarebbe
difficile stabilire a chi somministrarlo. L'Alzheimer, infatti, insorge
generalmente in soggetti di eta' superiore ai 60 anni e prima che si manifesti,
nella maggioranza dei casi, non ci sono segnali di una particolare predisposizione
dell'individuo ad ammalarsi. Indicatori geneteci di rischio di Alzheimer
si notano soltanto in pochissimi casi, ha spiegato Khachaturian. |