Venerdì
4 Giugno 1999 Medicina
Secondo l’Istat sarebbero dieci
milioni gli italiani colpiti da asma, riniti e orticarie Nuove alternative
dalla genetica per ridurre il «pericolo allergia»
Chi si salva più? Occhi rossi,
starnuti, lacrime, colpi di tosse, fiato corto, stiamo diventando allergici
a tutto. Dalle congiuntiviti alle riniti, dall’orticaria all’asma, gli
italiani colpiti dalle varie forme di allergia sono almeno dieci milioni,
oltre il doppio rispetto a quindici anni fa. Le vittime dell’allergia,
però, possono oggi sperare in un futuro migliore. La ricerca sta
facendo passi da gigante. E in tutto il mondo si stanno sperimentando trattamenti
e tecniche nuove per eliminare alla radice la causa principale della malattia.l
culmine dei sintomi si concentra a maggio-giugno, ma chi è insofferente
quasi a tutto inizia a star male in marzo, quando fioriscono i cipressi,
e termina il suo calvario a ottobre, quando è il momento delle composite.
Due persone su dieci starnutiscono o tossiscono a causa di particelle inalate
con l’aria. C’è poi chi si riempie di bolle o si gonfia in bocca
e gola dopo aver mangiato certi cibi (tra i più allergizzanti kiwi,
lychees, pesche, arachidi). E qualcuno si ricopre di puntini rossi e si
gratta dopo essere venuto a contatto con tessuti sintetici, o aver toccato
sostanze come il lattice dei guanti di gomma o il nichel degli orecchini.
E se è vero che l’età più a rischio è tra i
25 e i 40 anni, i problemi respiratori colpiscono anche i più piccoli:
un bambino su cinque, dicono le cifre dell’Ista, ha manifestato almeno
una volta una forma di allergia. Trasmessa dai genitori ai figli, questa
sorta di nuova epidemia è in continua diffusione: secondo l’Organizzazione
mondiale della Sanità in pochi anni le allergie sono salite al sesto
posto tra le malattie più diffuse del pianeta. Le cause di questa
esplosione? Fino a poco tempo fa si pensava che fosse colpa dell’inquinamento.
Ora non è più così certo. Smog e gas di scarico delle
auto avrebbero un ruolo indiretto: causerebbero un’irritazione cronica
delle vie respiratorie, favorendo così, ma non determinando, lo
sviluppo di allergie. Un’altra ipotesi chiama in causa il clima: negli
ultimi anni, grazie a inverni miti e piogge abbondanti, la fioritura dei
pollini è stata sempre più precoce, e la stagione di pollinazione
più prolungata. Così la concentrazione nell’aria ha raggiunto
livelli record. Non solo. Anche la lista delle sostanze che provocano ipersensibilità
si allunga di continuo: dal pelo degli animali domestici (ma anche del
cavallo) ai vapori della candegina e dei detersivi; dall’acaro della polvere
agli scarafaggi (da poco riconosciuti come una delle maggiori fonti di
allergia); dal nichel degli orecchini al lattice della gomma ai frutti
esotici. «La ragione — osserva Emanuele Errigo, allergologo all’Università
di Roma — è in parte legata al nostro stile di vita. Fino a qualche
anno fa, per esempio, erano quasi sconosciute le allergie alla betulla
e all’ambrosia, perché non erano piante di moda, ma ora sono diffusissime
e hanno provocato molti casi di allergia». Analogamente è
cresciuta a dismisura l’allergia al nichel, di pari passo con l’uso sempre
più frequente della bigiotteria, di cui il nichel è la materia
prima. Lo stesso si può dire per il lattice di gomma, una sostanza
che entra, dovunque, dai tasti dei telefono cellulari e dai telecomandi
per i televisori agli elastici della biancheria, dalle scarpe alle tettarelle
per neonati, dai guanti dei chirurghi agli apparecchi per raddrizzare i
denti. Esiste poi la possibilità di allergie causate da farmaci,
additivi, conservanti e alimenti manipolati con l’ingegneria genetica.Mal
di civiltà? «Sembra proprio di sì — risponde Walter
Canonica, direttore della cattedra di allergologia e immunologia clinica
all’Università di Genova —. Ogni anno veniamo a contatto con sostanze
chimiche nuove e paradossalmente le nostre case, sigillate e senza spifferi,
sono diventate la dimora ideale degli acari e di inquinamenti come vernici,
solventi, fumo di sigarette». «Per di più — aggiunge
il professor Errigo — rispetto a quarant’anni fa sono diminuite le infezioni
e le malattie parassitarie. Risultato? Il nostro sistema di difesa abituato
da millenni a combattere virus e batteri, in assenza di parassiti, comincia
a trattare come nemiche sostanze del tutto innocue: pollini, cibi, acari».Resta
da capire perché alcuni individui sviluppino allergie, e altri no.
Una parte importante la gioca sicuramente il rischio genetico. Secondo
uno studio del National institute of allergy and infections negli Stati
Uniti, un bambino con un genitore allergico ha il 30% di possibilità
di sviluppare un’allergia. E questo rischio sale al 60% quando i genitori
sono entrambi allergici, al 67% quando oltre ai genitori ci sono altri
due familiari allergici e al 78% quando i genitori soffrono di asma. Conta
anche il peso alla nascita: sembra, infatti, che la frequenza di asma sia
maggiore in chi alla nascita aveva un peso basso, mentre un peso superiore
alla media mette al riparo dalle dermatiti. E poi l’epoca della nascita,
i mesi autunnali e invernali ne favoriscono l’asma, mentre i mesi primaverili
predispongono all’allergia da pollini. Alla base di tutto c’è uno
squilibrio nel sistema immunitario dell’organismo, quell’insieme di meccanismi
biologici che dovrebbero difendere il corpo da tutti gli agenti nocivi
esterni. In pratica nell’organismo delle persone allergiche la presenza
di un polline viene considerata come un’aggressione. Così il sistema
immunitario, convinto di trovarsi alle prese con un pericoloso nemico,
scatena la rappresaglia mettendo in moto meccanismi di difesa esagerati.
Gli allergeni, cioè le proteine contenute nei pollini, vengono intercettati
dai linfociti T, che sono le cellule "soldato" del sistema immunitario.
Allarmati dalla presenza del "nemico", i linfociti T cominciano a produrre
una gran quantità di immunoglobuline E (IgE), anticorpi specificamente
addestrati a catturare le proteine dei pollini o di altri allergeni. Le
IgE hanno l’abitudine di lavorare insieme ad altri soldati del nostro sistema
difensivo, i mastociti, già schierati in gran quantità negli
avamposti più caldi: vie respiratorie, mucose, pelle. Quando gli
allergeni penetrano di nuovo nell’organismo le IgE, da tempo pronte a lanciarsi
all’attacco, li catturano. È questo il segnale che i mastociti aspettavano
per liberare una gran quantità di istamina e altri mediatori chimici
responsabili delle reazioni infiammatorie allergiche. Ed ecco starnuti,
lacrime, prurito, bolle, fastidiosi spasmi ai bronchi. Come fermarli? Le
speranze maggiori ruotano intorno agli studi sul Dna, la molecola che insegna
alle cellule come funzionare e riprodursi. Presto, secondo Peter Creticos,
del dipartimento di immunologia al John Hopkins Hospital di Baltimora,
avremo i vaccini genetici, che consistono nella somministrazione del frammento
di Dna che codifica la produzione dell’allergene. Non è tutto. Altri
scienziati, al John Radcliff Hospital di Oxford, in Gran Bretagna, stanno
esplorando varie parti del Dna, per cercare di identificare i geni responsabili
delle allergie. Le tappe successive? Bloccare con farmaci l’azione dei
geni malfunzionanti, o addirittura intervenire nel nucleo delle cellule
con la terapia genica, cambiando il pezzo di Dna difettoso. Ma in attesa
che queste linee di ricerca diventino realtà, esiste oggi una serie
di farmaci efficaci che consente di tenere a bada i sintomi più
fastidiosi. Primi fra tutti gli inibitori dei leucotrieni (Montelukast).
«Disponibili in Italia soltanto da poche settimane, questi farmaci
— spiega Errigo — agiscono bloccando l’azione dei leucotrieni, sostanze
responsabili, al pari dell’istamina, della risposta infiammatoria tipica
dell’allergia e sono indicati per la cura di fondo dell’asma. Efficaci
sono anche i cortisonici. L’ultimo arrivato, il Mometasone furoato, sotto
forma di spray nasale o bronchiale, sembra garantire la massima sicurezza,
oltre all’efficacia di cura. Mentre tra gli antistaminici si è aggiunta
da poco la Fexofenadina, che sembra avere ancora meno effetti collaterali
(sonnolenza, calo dell’attenzione) e pari efficacia». Ma c’è
anche il vaccino desensibilizzante. Si tratta, in pratica, di una terapia
da iniziare in autunno con dosi crescenti dell’allergene a cui si è
sensibili: dopo almeno tre anni, dal 60% all’80% dei pazienti va incontro
a un miglioramento, che consente comunque di dominare meglio i «momenti
critici». Pur sapendo che di tanto in tanto l’«amico starnuto»
tornerà a farsi vivo. [FIRMA]Ivan Miceli