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"Grazie, io mi curo su Internet"
Il nuovo paziente rimpiazza o controlla online il medico di famiglia

di CLAUDIA DI GIORGIO


ROMA - Ho la gola un po' arrossata: vado prima dal medico o prima su Internet? Non è una battuta, è quel che fanno sempre più persone, esperti navigatori o neofiti del Web, che alla consultazione del dottore di fiducia affiancano la ricerca di informazioni sanitarie online. Nel 1998 sono stati oltre 22 milioni gli americani adulti che hanno acceso il modem per cercare contenuti a carattere medico, una cifra quasi uguale a quella di chi ha consultato i quotidiani elettronici. E destinata ad aumentare ancora. 
Entro il Duemila, secondo le previsioni, nei soli Stati Uniti saranno in 33 milioni e mezzo a rivolgersi alla Rete per saperne di più su cure e patologie, incrementando una tendenza che sta cominciando a far sentire il suo peso su tutta l'industria sanitaria. Perché riflette, dicono gli esperti, le carenze del rapporto tra medico e paziente e finirà per cambiarlo radicalmente. 
Se il dottore ha poco tempo per ascoltare e spiegare, quale modo migliore per colmare il vuoto di comunicazione della ricerca di un consiglio su Internet? Dove i siti di informazione sanitaria si moltiplicano come i funghi e non c'è malattia, anche la più rara, che prima o poi non veda dedicarsi almeno una pagina Web. E dove, soprattutto, c'è la possibilità di incontrarsi con altre persone con gli stessi problemi, condividere con loro consigli ed esperienze, ottenere e fornire appoggio morale. 
La potenza connettiva di Internet ha fatto evolvere i passaparola sul medico più bravo e la terapia più avanzata in centinaia di conferenze online, liste di discussione e gruppi di supporto, organizzati dagli stessi malati o dai loro familiari. Frequentatissimi (le indagini dicono che, tra chi cerca informazioni mediche su Internet, uno su quattro finisce per iscriversi ad un newsgroup), sono aggregazioni digitali che dalla Rete spesso si trasferiscono nel "mondo reale". Come è accaduto ad alcuni malati italiani di acromatopsia - una rara patologia che impedisce di distinguere i colori - che si sono ritrovati su InformaGene, il sito Internet sulle malattie genetiche realizzato da Telethon, ed hanno finito per fondare un'associazione.
Ma chi sono questi nuovi soggetti sanitari, un po' cybernauti e un po' malati, a cui la Rete offre più cose del medico di famiglia? Lo spiega bene l'ultima indagine diffusa dalla CyberDialogue, un istituto di ricerca che li studia da tempo e che per loro ha trovato anche un nome: "healthmed retrievers", cacciatori digitali di informazione medica: età media, colti e benestanti, e soprattutto desiderosi di essere utenti consapevoli anche nelle scelte sanitarie, non più disponibili al ruolo di pazienti passivi. Dopo lunghe ricerche su Internet, marciano nello studio del dottore più informati e decisi, e vogliono discutere la diagnosi e condividere la scelta della terapia. 
Ma il proliferare di siti medici propone anche l'urgenza di garantirne la validità. Il medico, per distratto che sia, è pur sempre obbligato ad esporre il diploma di laurea: ma chi garantisce un'informazione o un consiglio pescati su Internet? Se ne preoccupano gli stessi cybernauti e se ne preoccupa la Health On The Net Foundation, una no profit internazionale dedicata allo sviluppo delle risorse sanitare online, che ha iniziato a certificare i siti Web, redigendo un Codice Deontologico per le pagine Internet su salute e medicina.
Chissà se servirà a rassicurare i medici, i quali, secondo uno studio effettuato negli Usa nel 1997, ritengono che gran parte delle informazioni sanitarie contenute su Internet non sia né valida né obiettiva. E che favorisca l'autodiagnosi selvaggia, incentivando le tendenze ipocondriache. 
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