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Curarsi
da soli
grazie
a Internet



di PAOLO CORNAGLIA FERRARIS

DOTTOR Internet è tra noi. Lavora nella Rete, dispensa notizie, consigli, consolazione. Fa diagnosi e suggerisce terapie. Non è un medico solo, sono centinaia di siti che tutti possono consultare per saperne di più sulla propria salute e sulla propria malattia. E adesso è il momento del boom: 22 milioni di utenti negli Stati Uniti, una tendenza che si conferma anche da noi. Così nasce un nuovo paziente, più informato, combattivo, meno disposto a sudditanze psicologiche. E forse, col tempo, nascerà un nuovo medico.
Perché il medico ha da sempre assunto un ruolo difficile, quello di interfaccia tra "sapere" e "dolore". La sua capacità di stare in mezzo a due cose così diverse come l'evoluzione delle conoscenze e la malattia, con l' intensità delle emozioni personali e familiari che essa porta con sé, ne hanno da sempre fatto colui del quale la gente si fida. O meglio, si fidava.
Un tempo questa posizione era facilmente raggiunta attraverso studi universitari, esperienza e affabilità.

IL vecchio medico di famiglia, che sedeva con noi in cucina a prendere il caffè, ne sapeva sempre una di più ed aveva la capacità di sedare qualsiasi ansia. Oggi non è più così. L'enorme numero di notizie su salute e malattie messe a disposizione da centinaia di banche dati su Rete fanno sì che la stessa letteratura medica sia letta con facilità da chiunque.
"Ha letto dottore su Med-line che un medico tedesco ha curato la mia forma di artrite con questo e non con quest'altro?". "Cosa pensa lei dottore dell'acido estratto dalla betulla per la cura del mio tumore? Devo fidarmi di un prodotto da erboristeria?". Domande imbarazzanti intercettano medici qualche volta sprovveduti, obbligati a rifugiarsi in corner o, peggio, a bluffare. Troppi tra loro non hanno confidenza con l'informatica, tanto meno con Internet. Molti non capiscono la lingua inglese e preferiscono navigare a naso sull'aggiornamento scientifico, fidandosi di inaffidabili contributi commerciali.
Ma se nell'interfaccia tra sapere e dolore i malati scoprono di saperne più del loro medico cosa accade? Chi era la persona più autorevole, capace di sedare le ansie, si trasforma in un generatore di ulteriore ansia e di sfiducia. Le scelte che ne conseguono sono potenzialmente pericolose. Affabulatori, guaritori e propinatori di magiche ricette occupano sempre di più il posto di medici confusi o vittime di un aggiornamento frammentario.
"Sono andato dal dr X e non solo mi ha detto il contrario del dr Y, ma ha anche detto che la cura che ho fatto prima era sbagliata". "Volevo fare quell'esame ma nessuno in ospedale ne aveva sentito parlare, eppure su Internet ho trovato che in Francia lo fanno da almeno cinque anni!". Ogni giorno molti colleghi si trovano a rispondere a persone informate da giornali, tv e mass- media e imparano a proprie spese che quelli che navigano su Internet sono i più "pericolosi".
Che fare dunque? La strada è solo una: riscoprire le origini e ri- collocarsi nell'interfaccia tra sapere e dolore, facendosi quotidianamente carico del peso che la malattia comporta per ciascuno dei nostri pazienti e allo stesso tempo del sovrappeso che l'aggiornamento quotidiano impone. Quando la maggioranza dei medici italiani leggerà l'inglese scientifico e saprà che Lancet e New England J.M. non sono marche di detersivi ma le riviste di medicina che dovrebbero essere sulla loro scrivania ogni settimana, allora forse accenderanno il computer. Per navigare attraverso la velocità delle conoscenze mediche che garantiscono la salute e per insegnare ai propri pazienti come evitare quelle che invece assicurano solo il profitto di chi le commercializza.
L'autore è medico e ha scritto "Camici e pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità".

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