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Supplizio di Tantalo planetario
C'è qualcosa di drammaticamente ironico nella previsione del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) secondo cui, in futuro, la più diffusa causa di morte nel mondo sarà costituita dalla mancanza d'acqua, dal momento che più di 1/3 della popolazione globale potrebbe trovarsi a vivere in aree colpite da penuria cronica o ricorrente di acqua dolce.
Il dramma viene - va da sé - dal dato, che non ha bisogno di alcun commento. L'ironia sta invece nel fatto che l'uomo del XXI secolo, per quante meraviglie sia stato capace di concepire e realizzare, di acqua resta fatto, e di acqua continua ad aver bisogno per sopravvivere. E per l'acqua continua ancora oggi a combattere e morire, proprio come i pastori di quattromila anni fa che si scontravano per il controllo di un ruscello. Nel problematicissimo Medio Oriente, sono da sempre in atto conflitti incrociati tra Israele, Giordania, Siria e Turchia per l'appropriazione ed il controllo delle risorse idriche.
Il fatto è che la ricchezza acqua, come ogni altra ricchezza, è mal distribuita. Così, a fronte di paesi come il Canada, che non avrà mai problemi idrici, nel Sahel, la siccità uccide più di 200.000 persone l'anno. Certo, la questione sembra essere di ordine naturale, ma, in realtà, anche il problema acqua ha i suoi risvolti di globalizzazione.
Infatti, di fronte al più grande problema del presente e del futuro, le istituzioni di ogni latitudine vogliono rispondere delegando la gestione dell'acqua ai privati, a quelle multinazionali che sanno tramutare ogni gioia e tragedia in affari. Così, nei paesi del Sud del Mondo, la compagnia privata di turno saprà portare l'acqua dove il sistema pubblico non la sa portare, e, con una semplice bolletta, salverà le famiglie dalla sete contribuendo a farle morire di fame.
No, la privatizzazione dell'acqua va fermata. Per questo, nel mondo, in Canada come in Bolivia, le persone cominciano a lottare contro i piani di privatizzazione di quella che è la fonte della vita. Per questo, come ci racconterà il dossier, sono sorte organizzazioni a difesa della risorsa acqua.
Queste organizzazioni rilevano che, ancora una volta, il mercato sta avendo buon gioco sull'interesse dei popoli per il fatto di poter giocare sulla disinformazione. Tutti quanti pensiamo infatti che l'acqua sia un bene rinnovabile, che costituirà un problema solo dove manca per "motivi naturali". Ma non è esattamente così, in quanto dovunque le falde acquifere si depauperano per abuso dei sistemi di irrigazione e peggiorano in qualità per inquinamento. Così, se oggi il Sud del Mondo piange, domani anche il Nord potrebbe avere poco da ridere.
È l'approccio culturale all'acqua che va cambiato, cominciando a pensarla come un diritto universale, e quindi come qualcosa che va garantito a tutti. Per fare questo si deve perciò cominciare a rispettarla, a farne buon uso, a razionalizzarla evitandone gli sprechi e garantendone una migliore distribuzione, impedendo che diventi qualcosa gestita da pochi per quei pochi che possono permettersela.
Secondo la mitologia greca, il semidio Tantalo, come punizione per un'offesa recata al consesso degli dei, fu condannato a passare l'eternità negli Inferi vedendosi scorrere davanti un ruscello che, ogni volta che vi avvicinava la bocca, si ritirava. Chissà, forse se Tantalo avesse pagato una bolletta alla multinazionale Inferi & Co., avrebbe potuto bere.
È così che vogliamo finire?
Luca Zoppi
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