Non lasciamo privatizzare la vita!
il perché di una campagna per l'acqua
Nonostante ci troviamo oggi nell'era della globalizzazione e della modernizzazione, la percezione prevalente nella maggior parte degli operatori impegnati nel mondo della solidarietà è che l'accesso ai fondamentali diritti della persona, sanciti e proclamati dalle dichiarazioni delle Nazioni Unite, siano sempre meno garantiti dai Governi e dalle istituzioni e sempre più affidati al libero mercato.
Ebbene, anche il diritto di accesso ad una risorsa come l'acqua è un diritto fondamentale della persona, e la fotografia di come questo diritto si presenta oggi è preoccupante a tal punto da aver spinto alla nascita di una campagna con l'obiettivo di affermare il principio che l'Acqua è un bene fondamentale, patrimonio di tutta l'umanità.
Nel mondo, ancora oggi, all'inizio del XXI secolo, più di 1,4 miliardi di persone, sui 6 che popolano il pianeta Terra, non ha accesso all'acqua potabile. Senza una inversione di tendenza, c'è il rischio che le persone che resteranno senza acqua potabile diventino, entro soli 20 anni, più di 3 miliardi. Lo scenario per il futuro, quindi, non solo prevede un aumento dei poveri, ma anche che l'accesso all'acqua potabile, indispensabile per ognuno, possa essere garantito sempre meno.
Peraltro, l'acqua non è soltanto un diritto non rispettato. L'acqua, oggi, è anche un bene comune dilapidato.
Le risorse idriche mondiali di acqua dolce sono dappertutto in uno stato disastroso, ma la consapevolezza di questa situazione resta di basso livello. Le risorse di "acqua dolce" nel mondo continuano a ridursi, mentre aumenta il numero delle falde inquinate o contaminate. Parallelamente, l'uso delle acque a livello agricolo ed industriale, in funzione del diffondersi delle produzioni ad uso intensivo di irrigazione, aumenta nei paesi del Nord, alla stessa stregua dei consumi familiari di tipo non alimentare.
La conseguenza di tutto ciò è che l'acqua diventa una risorsa sempre più costosa per il cittadino e per il consumatore del Nord del mondo, mentre, contemporaneamente, è destinata ad essere, nel futuro, una risorsa sempre più difficilmente accessibile, come detto, per i miliardi di persone che vivono nei paesi poveri.
Da bene naturale accessibile a tutti, l'acqua si sta da tempo, e col tempo, trasformando in una merce, cioè in un prodotto la cui gestione "deve" essere affidata al mercato e di cui lo Stato non deve più farsi carico, sia a livello strategico che di regolamentazione.
Infatti, una Commissione mondiale di esperti presieduta dal vicepresidente della Banca Mondiale si è fatta carico dell'obiettivo formulato dalle Nazioni Unite di assicurare entro l'anno 2025 l'accesso all'acqua a tutti gli abitanti della Terra, ed ha lanciato un Piano che è stato raccolto dal mondo delle imprese private, ed in particolare da quello delle multinazionali. Da questi presupposti hanno preso il via i processi di privatizzazione della gestione e della distribuzione dell'acqua. Passi in questa direzione sono stati fatti, durante il governo della Tatcher, in Gran Bretagna, quindi in Francia e in Canada. Ora, la scusa della diminuzione della disponibilità finanziaria pubblica porta a parlare di privatizzazione anche in Germania, Italia, Paesi Bassi ed Irlanda. Per quel che riguarda i paesi del Sud del mondo, poi, si è avuto un vertiginoso aumento di città che sono ricorse alla privatizzazione delle risorse idriche sia in America Latina, che in Asia, che in Africa. La scusa è, anche qui, quella della scarsità di risorse finanziarie.
L'acqua si avvia così a trasformarsi da bene comune in bene economico, da diritto in bisogno, capace, come tale, di attrarre capitali ed investimenti, disponibili a garantirne l'accesso e la distribuzione dietro lauti compensi. È il principio sotteso all'ALENA, l'accordo per il libero scambio del Nord America, secondo il quale l'acqua è un prodotto da mercato e quindi soggetto al libero scambio.
Sull'affare si stanno buttando colossi come Coca Cola e Pepsi Cola, che vanno ad affiancarsi a tradizionali giganti del settore come Danone e Nestlé, che acquistano sorgenti in ogni parte del mondo.
Ma, di fronte a tutto ciò, l'acqua non può ridursi a costituire solo un problema di risorse finanziarie disponibili, di mezzi tecnologici, di gestione mercantile sulla base di un prezzo giusto. La gestione del bene acqua deve anzi diventare una questione di vita sociale e di ingegneria politica che si ispiri a principi di cooperazione, di solidarietà e di democrazia partecipativa.
Il Manifesto per un Contratto Mondiale dell'Acqua, lanciato da Riccardo Petrella nel 1998 e promosso da un Comitato internazionale presieduto da Mario Soares, si propone allora di riaffermare il principio che l'Acqua è un bene comune e, come tale, un diritto e non solo un "bisogno".
Il Manifesto dell'Acqua si fonda su quattro idee-chiave che possono essere cosi riassunte:
o L'acqua che è presente sopra la terra e sotto la terra, costituisce un bene naturale comune e va pertanto gestito e protetto come un bene patrimoniale dell'umanità e di tutti gli esseri viventi.
o L'accesso all'acqua, in particolare quella potabile, è un diritto umano e sociale imprescindibile che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. L'acqua non è statalizzabile o trasformabile in un bisogno la cui gestione possa essere affidata al libero mercato.
o La copertura finanziaria dei costi necessari a garantire un effettivo accesso all'acqua (in quantità e qualità sufficienti alla vita) per tutti gli esseri umani deve essere preso in carico dalla collettività secondo le regole che la stessa comunità intende darsi, auspicabilmente attraverso la fiscalità ed altre fonti di reddito pubblico.
o La gestione della proprietà e dei servizi d'acqua è una questione di democrazia. L'acqua è bene che deve costituire un "affare" di tutti i cittadini e non solo delle imprese o società che assicurano la distribuzione o dei consumatori.
Sensibilizzare l'opinione pubblica affinchè la difesa di questi principi si affermi con un impegno di responsabilità a livello dei singoli cittadini ma anche delle istituzioni è la ragione d'essere del Comitato Italiano per il Contratto mondiale dell'Acqua. L'obiettivo è quello di iscrivere i principi e le proposte della Campagna nelle risoluzioni e nei testi finali di RIO+10 per poi mobilitare i cittadini sulle misure concrete da prendere ai vari livelli.
A sostegno di questi obiettivi si sono infatti costituiti nel corso di questi ultimi anni i Comitati Nazionali di Appoggio al Contratto Mondiale sull'Acqua, che puntano a sensibilizzare l'opinione pubblica e a raccogliere adesioni a sostegno degli obiettivi della Campagna.
La campagna internazionale a sostegno del Manifesto, che può contare oggi sul supporto di una serie crescente di Comitati Nazionali (sono già operativi Comitati in Italia, Belgio, Francia, Canada e lo saranno prossimamente in Stati Uniti, Brasile, Germania e India), sulla base dei principi da affermare identificati come priorità, si propone di:
o promuovere intorno all'uso, alla gestione ed alla regolamentazione dell'accesso all'acqua una maggiore sensibilità da parte dei singoli cittadini;
o mettere la questione di una politica dell'acqua fra le priorità dei parlamenti dei singoli Paesi che dovranno affrontare il tema delle nuove leggi di regolamentazione dell'acqua ed assumere decisioni in merito alle modalità con cui garantire la gestione delle fonti idriche, la distribuzione, i prezzi e uno standard di qualità uguale per tutti i cittadini;
o inserire il problema relativo all'acqua nell'agenda, e quindi fra le priorità, della Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite Rio+10 su "Sviluppo ed Ambiente", che avrà luogo a Bonn nell'ottobre del 2002.
Questo appuntamento rappresenterà uno dei momenti centrali e determinanti sul piano del programma politico internazionale sull'acqua e l'obiettivo della Campagna è quello di mobilitare i cittadini dei vari paesi su misure concrete di assunzione di responsabilità per l'effettiva realizzazione dei principi e degli obiettivi che saranno definiti a Rio+10.
In questo piano strategico si inserisce l'operatività del Comitato Italiano di Sostegno del Contratto Mondiale per l'Acqua. Nato nel luglio di quest'anno, il Comitato Italiano si è formalmente costituito in una Associazione-Onlus, sulla base delle adesioni che il Manifesto ha incontrato sia a livello individuale che da parte di associazioni ed ONG.
Presieduto dallo stesso prof. Riccardo Petrella, il Comitato Italiano può contare sulla collaborazione di un comitato scientifico composto da una ventina di persone fra tecnici, esperti, docenti universitari e sul sostegno di oltre 400 adesioni ai contenuti ed alle proposte del Manifesto stesso.
Il Comitato italiano è attualmente impegnato nella redazione di una versione italiana del Contratto Mondiale dell'Acqua.
Il manifesto italiano, analogamente ai Manifesti che saranno redatti in altri stati, si propone di fotografare la situazione dell'Acqua sul proprio territorio nazionale sia sul piano della risorse idriche disponibili che della valutazione degli indirizzi di gestione e distribuzione del bene acqua a livello di istituzioni nazionali e di Enti Locali.
Intorno a questo documento, il Comitato italiano intende avviare un processo di partecipazione e di coinvolgimento della opinione pubblica attraverso dibattiti e manifestazioni aperti nelle principali città italiane in preparazione di una giornata mondiale dell'Acqua.
A queste azioni di mobilitazione e di responsabilizzazione, contribuirà anche un Forum-Group che sarà operativo dal mese di dicembre sul sito
www.contratto.acqua.it.
L'auspicio è che, grazie ai contributi, alla sensibilità e alla consapevolezza che la Campagna sarà capace di stimolare, l'acqua possa tornare ad essere un bene comune, cioè non solo rispettato e protetto, ma soprattutto garantito attraverso una serie di criteri di tassazione che consentano di assicurare una gestione democratica e l'accessibilità di un quantitativo minino del bene-acqua per tutti i cittadini del mondo.
Rosario Lembo
Segretario Nazionale
Comitato Italiano Contratto Mondiale per l'Acqua