Conserve

La mia nonna, buon'anima, era un'ottima cuoca. Come tutte le donne di casa della Sicilia profonda, conosceva e adoperava una vasta gamma di ricette e trucchi gastronomici in piatti complessi e articolati, che necessitavano spesso un'intera giornata di preparazione. Ma, come ogni donna di casa, mia nonna era consapevole che l'anno è lungo e che non sempre avrebbe trovato il tempo per trasformare la farina in pasta o il pomodoro e le melanzane in parmigiana. Soprattutto, era consapevole delle stagioni degli ortaggi. C'era dunque una domenica d'estate in cui lo sforzo culinario era rivolto al futuro. Era la giornata della conserva di pomodoro: centinaia di pomodori rossi per il sole venivano pazientemente cotti e imbottigliati in attesa dei freddi mesi invernali. In quei tempi bui era diffusa la cultura del "conservare" per l'inverno, per la dote della figlia durante la guerra. Non a caso gli oggetti duravano molto tempo e quando si rompevano si riparavano. Nel mondo moderno invece la passata di pomodoro si compra al supermercato, la dote non esiste più, la guerra la esportiamo, come le scarpe e l'olio d'oliva. Neanche la cultura della conservazione esiste più. Oggi, ogni oggetto leggermente usurato si butta via. Prendete ad esempio la nostra scuola pubblica, con i suoi muri scrostati. Ormai non è altro che ricettacolo di malattie contagiose - per forza, con tutti quegli zingari - e di atti criminali: droga e comportamenti oltraggiosi del pudore. In fondo per i bambini piccoli basterebbero patatine, cocacola e lo schermo di un computer al sicuro, in casa loro o almeno con le suore. E quando diventano grandi, a lavorare! Pensate che negli Stati Uniti, paese moderno e all'avanguardia, milioni di bambini, invece della prima ora di lezione possono felicemente godersi un'ora di spot dei loro prodotti preferiti. Ogni aula si trasforma in un cinema, e senza quelle odiose interruzioni rappresentate dai film! Sono un paese stupendo, gli U.S.A. Nelle loro stupende scuole private hanno risolto anche il problema dell'acqua potabile. Bevono tutti Coca-Cola, per contratto. E chi non beve abbastanza, 7 in condotta e giù dal preside! Per questo è evidente che la scuola pubblica non serve a nulla. Cosa aspettiamo a buttarla via e costruire al loro posto dei moderni parchi giochi con biglietto d'ingresso a trentamila? Oppure il mare. Che ce ne facciamo? I pesci, si sa, crescono meglio nei porti: a Genova vedessi che cozze ben pasciute. E poi sono cambiati i costumi, l'acqua pulita non va più di moda. I bagnanti vogliono bar e ristoranti sulla spiaggia, l'albergo comodo per la macchina, la discoteca a portata di mano. Provate a fare un salto a Tirrenia, se non ci credete. Lì sono già all'avanguardia: la spiaggia l'hanno trasformata da anni in un supermercato dove ti fanno il tre per due delle sdraio. E la raccolta punti: ogni cento ombrelloni vinci la profilassi anti-salmonellosi. Non parliamo dei treni e degli autobus pubblici: oggetti assolutamente inutili. Già oggi metà degli Italiani si muove solo in macchina, e mica sempre con la solita. La domenica mette l'utilitaria in garage e parte con la berlina. Pare che le indicazioni dei guru economici siano di arrivare alla totalità di auto-dipendenti entro il 2010. C'è chi dice che sia allo studio, per venire incontro alle esigenze di guida, una nuova patente che permetta di guidare più veicoli contemporaneamente. Ma questa forse è solo un'esagerazione propagandistica degli impiegati della Motorizzazione Civile. È chiaro, comunque, che i treni dei pendolari sono un mezzo di trasporto da straccioni - pensate allo schifo degli escrementi espulsi lungo i binari - che un paese moderno come il nostro non si può permettere. Le carrozze vecchie si potrebbe affittarle agli immigrati, che tanto stanno bene ovunque. L'oggetto in assoluto più inutile, ad ogni modo, è quel librettino vecchissimo, che di tanto in tanto qualcuno ristampa con evidente spreco di carta e inchiostro. Mi pare si chiami Costituzione, o qualcosa di simile. Lo scrisse un folto gruppo di ragazzi di ritorno da una gita scolastica, più di cinquant'anni fa e contiene un sacco di inutili questioni di forma su come si debba o non si debba mettere in piedi un governo, cosa può e non può fare il Presidente e cose di questo tipo. Una serie inutile di menate burocratiche. Guardate come va il mondo. Non esiste mica il libretto della Costituzione Mondiale, eppure tutto funziona perfettamente come in Italia. Le grosse imprese decidono dove investire, quanti bambini far lavorare e dove buttare la loro merda. Le grosse banche propongono la politica finanziaria, speculano dove ci sono i soldi, riscuotono crediti già riscossi all'infinito e, quando gli gira, affossano l'economia di qualche paese che non rendeva abbastanza. Così, velocemente, alla luce del sole, non come in Italia, dove un imprenditore per farsi dare un appalto deve prima fondare un partito, poi farsi eleggere, aspettare che gli diano l'incarico e infine parlare per quasi un'ora in Parlamento aspettando con pazienza che gli diano la fiducia. Tutte queste regole sono una gran noia, lasciatevelo dire. Scuola, ambiente, mezzi pubblici, Costituzione. Buttiamo via tutto: siamo un paese moderno, un paese in cambiamento, un paese progressista. Lo hanno capito tutti, destra e sinistra: siamo nel futuro! Rimangono solo quattro gatti, in piazza di tanto in tanto. E poi loro, la sinistra conservatrice, quella rimasta ai tempi di nonna, è alla frutta, sta per scomparire. Un'ultima spallata, due o tre randellate e finalmente saremo pronti per fondare qualcosa di nuovo al posto del nostro Paese, qualcosa di veramente moderno: una sana e libera S.p.A.

Randagio

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