Genova per noi...
Chiudiamo questo secondo numero del 2001 il 19 luglio, con il consueto spiacevole ritardo, ma giusto in tempo
per andare a Genova.
A Genova per manifestare pacificamente contro l'arroganza di "8 signori" di decidere le sorti del mondo senza
che nessuno nel mondo li abbia eletti per questo scopo.
Pacificamente, ma CONTRO le false aperture del ministro Ruggiero, già direttore del WTO e quindi diretto
responsabile delle politiche economiche che hanno abissalmente aumentato il divario tra i pochi paesi
ricchi del mondo e la maggioranza di paesi poveri.
CONTRO la falsa ingenuità del cavalier Berlusconi che coram populi si stupisce di tutta questa attenzione nei
confronti del raduno dei G8, raduno durante il quale - parole sue - si tratteranno giustappunto i temi che
stanno a cuore al cosidetto popolo di Seattle... Sarà magari vero, ma resta fuori dubbio che l'ottica utilizzata
sarà radicalmente diversa da quella di chi ha a cuore una economia giusta, del diritto e non del privilegio...
un'economia basata sul rispetto dell'ambiente e del diritto delle persone, non sulla libertà di pochi di
arricchirsi sulla pelle di molti.
Andiamo in una città parata a guerra, blindata - per chi vuole, un'eccellente metafora di come i G8 vogliono
il mondo - in cui qualcuno - il solito? - ha già fatto scoppiare una bomba.
Andiamo anche a protestare contro l'arroganza di chi - a suo vantaggio - sospende diritti sanciti dalla
Costituzione o, alla bisogna, il Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini comunitari.
Andiamo, consapevoli che troveranno il modo di dire che la ragione è loro...
Un saluto,
la redazione
Questo numero è dedicato a Francesco Niccolai, nostro collaboratore, e sua moglie Sabrina, per la nascita del
figlio Arturo.
E poi a Gianluca Putzolu, nostro vecchio redattore, che si è magnificamente laureato in Economia e Commercio!
La selettività
della circolazione
Quando, viaggiando, attraverso un piccolo paese, mi capita ancora di vedere
qualche vecchio seduto su una sedia fuori della porta di casa. In quel momento mi rendo conto di come le vie
di un paese, in passato, fossero luoghi di relazioni pubbliche, di incontro con paesani e viandanti, di
scambio di notizie e di indiscrezioni. È successivamente che le vie sono state trasformate in strade, aventi
funzione di collegamento dei vari nodi economici cittadini. È allora che le persone sono state spodestate dai
mezzi di trasporto contenenti indifferentemente merci o individui.
Su questi mezzi le persone, attualmente, hanno la possibilità di spostarsi per tutto il pianeta, ma solo
se questo serve ad alimentare il sistema economico (e se possono permetterselo): è risaputo nel mondo
finanziario che il turismo rappresenta l'affare del secolo ventunesimo!
Le frontiere si chiudono, invece, nel momento in cui sono le necessità personali, la ricerca del lavoro e
del benessere, a portare gli individui lontano dai loro luoghi di origine, dal momento che le società
economicamente "forti" non possono spartire parte della propria ricchezza con gli esclusi, dovendo già
affrontare le disuguaglianze interne; senza considerare poi la necessità del capitalismo di avere un serbatoio
di disoccupati ed esclusi al fine di mantenere basso il costo del lavoro (necessità che potrebbe sparire con
la completa automazione della produzione industriale, ma con risultati ancora più drammatici per i paesi
"deboli", che finirebbero definitivamente abbandonati a se stessi).
Diventa quindi lecito sparare con proiettili esplosivi ai messicani che tentano di varcare clandestinamente
il confine con gli Stati Uniti o affondare le imbarcazioni cariche di albanesi che cercano di arrivare in
Italia.
Tutto questo mentre le merci viaggiano intatte da una nazione all'altra all'interno di processi di produzione
e trasformazione che, in un circolo vizioso, fanno loro attraversare più volte gli stessi confini: un tedesco
può assaggiare a casa sua un salame fatto in Italia con carne di maiale arrivata dalla Germania!
A meno che, però, blocchi economici di una certa rilevanza non si trovino a lottare per interessi
contrapposti, come nel caso dell'Europa e degli Stati Uniti per le banane.
In passato anche le scoperte e le invenzioni seguivano le vie del commercio senza riconoscere confini.
Adesso non è più così. Oggi la circolazione viene impedita anche a queste, dal momento che la ricerca,
dopo aver utilizzato per anni finanziamenti pubblici, tutte le volte che arriva a risultati che producano
utili, trasforma quei risultati in brevetti di proprietà delle solite multinazionali. Un regalo della
collettività ai privati!
È evidente che la direzione costante di questi fenomeni è esclusivamente verso la massimizzazione del
Profitto. È solo a beneficio di tale processo che viene mantenuta e garantita la libertà di movimento.
Infatti, oggi soltanto il Capitale ha raggiunto assoluta libertà di circolazione, coi suoi flussi finanziari
virtuali - i cui effetti sono però mortalmente materiali - che viaggiano attraverso i canali telematici
senza incontrare ostacoli di nessun genere.
Non è che voglia rispolverare una vecchia teoria, ma l'anima di questi fenomeni è la stessa da più di un
secolo. Il sospetto è, parafrasando una celebre espressione, che "ogni cosa deve muoversi, affinché tutto
rimanga fermo".
Marco Pieroni
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