Progetto Cooperativa

E così, come si sarà reso conto chi ha partecipato alla assemblea ordinaria dei soci del 30 giugno scorso, il nostro progetto di dare vita ad una cooperativa che gestisse la bottega è rimandato.
Fredde cifre alla mano, a fronte di un 30% medio di profitto sulla vendita dei prodotti del Commercio Equo & Solidale, e soprattutto a fronte delle spese previste per poter pagare un lavoratore, ci siamo accorti che non ce la facevamo. Facendo due rapidi conti, occorrerebbe un fatturato annuo intorno ai 250-300 milioni per poter pensare con una certa serenità all'opportunità di creare un vero posto di lavoro nel CE&S a Pisa. (Per il momento, sfondiamo di poco i 100 milioni.) Oppure, sull'onda delle esperienze di altre botteghe del mondo italiane, occorrerebbe creare altre attività lavorative all'interno della cooperativa: realizzazione di eventi finanziati dalla Comunità Europea, progetti di educazione alla mondialità nelle scuole [questi già li facciamo, ma per ora permettono giusto giusto un rimborso spese agli operatori] e quant'altro serva a pagare chi ci lavora e a finanziare i costi della bottega del mondo.
Peccato però che al momento, nessuno dei volontari del chicco abbia voglia di investire la sua vita lavorativa nel progetto cooperativa. Pazienza...
Dobbiamo così continuare ad andare avanti con le sole nostre forze di volontari e, per qualcuno, può anche essere un bene...
Per qualcuno, infatti, la nascita della cooperativa avrebbe portato allo svuotamento delle attività della associazione e quindi alla dispersione dei suoi volontari.
Per qualcun altro, il volontariato è nel DNA del commercio equo, caratteristica fondamentale del nostro essere alternativi, diversi dalle botteghe normali, e quindi la professionalizzazione un contromessaggio, un pericolo da evitare per mantenere fresco il messaggio del CE&S e del consumo critico...
Per queste persone, il (magro) profitto che deriva dalla gestione di una bottega dovrebbe esclusivamente essere reinvestito in progetti di educazione sul territorio o meglio ancora in progetti di cooperazione con i paesi del Sud del mondo al di fuori della logica commerciale del CE&S.

È ovvio che la discussione all'interno dell'associazione resta aperta, ed anzi sarebbe una buona cosa che i nostri soci e lettori ci comunicassero la loro opinione al riguardo... Ciononostante... Ciononostante sono personalmente convinto che la creazione di un posto di lavoro all'interno della nostra bottega resti un obiettivo irrinunciabile della nostra attività. Nel corso di questi anni di attività nell'associazione, in me - e credo in tutti gli altri volontari - è maturata l'idea di come fosse semplicistica ed un po' naïf la speranza che il CE&S avrebbe - da solo - cambiato le regole che dominano il commercio mondiale... Il CE&S non è che poca cosa: pochi i contadini e gli artigiani che ne sono coinvolti; pochi i prodotti che offriamo (e, sì, quasi tutti velleitari); poca la nostra forza di convinzione rispetto ai consumatori medi... Per altro, ormai la vera minaccia ai diritti di chi lavora viene dai meccanismi finanziari piuttosto che da quelli commerciali. Più del 90% delle transazioni finanziarie che si svolgono nelle Borse è assolutamente svincolato da qualsiasi prodotto "reale": pura speculazione dietro alla quale non c'è né tè né caffè né altro... Da questo punto di vista, una forte azione politica e di pressione sugli organismi sovranazionali (Banca Mondiale, WTO, G8...), o più semplicemente un massiccio ricorso alla finanza critica porterebbe sicuramente maggiori benefici alle popolazioni del Sud dell'acquisto di un pacchetto di caffè.
Che ruolo deve dunque avere il CE&S?
Secondo me, non quello di testimonianza pia, ma di valida alternativa ai meccanismi commerciali correnti. Dobbiamo fare in modo che sempre più persone, acquistando i prodotti del CE&S, lancino un messaggio alle multinazionali: sappiamo come vi comportate, non ci piace quello che fate, per i nostri acquisti preferiamo rivolgerci a chi ci garantisce il rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora... Solo così, solo crescendo notevolmente di peso, possiamo sperare che le regole cambino. Perché il commercio non cambierà fintanto che il consumo acritico continuerà, di fatto, a premiarne le logiche inique. Affinché non resti una testionianza pia, il CE&S deve dimostrare di riuscire a stare sul mercato senza essere "drogato" dal lavoro volontario. Deve contare sulla passione e sul contributo di tutti e non solo sul tempo offerto dai volontari. Deve, anche e sopratutto, diventare "una cosa normale", una abitudine del nostro modo di consumare, non un accadimento nobile e quindi sporadico (tanto vale il pensiero). Dati alla mano, almeno a Pisa la scommessa è ancora tutta da vincere. Basterebbe infatti che i nostri 600 soci scegliessero per esempio di consumare caffè solo equo e solidale: sarebbero già 100 milioni di fatturato all'anno. Così non è, per ora... Un po' è colpa nostra, della nostra scarsa organizzazione, un po' è più comodo fare tutta la spesa ai supermercati, eccetera eccetera eccetera...

10 anni fa, stanchi delle 1000 belle idee e parole che circolavano nei nostri partiti, chiese e movimenti, abbiamo dato vita al chicco perché volevamo fare finalmente qualcosa di semplice e concreto... Io ne ho ancora voglia.

Andrea Rosellini

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Nuovo sportello informativo sul TURISMO RESPONSABILE

Ormai da tempo la rivista si occupa con costanza di turismo responsabile (come avrete visto anche in questo numero con l'articolo sul turismo sessuale), ritenendo che il fenomeno turistico e il suo impatto sulle popolazioni e l'ambiente che lo subiscono siano un paradigma illuminante dell'approccio distorto che il mondo occidentale ha con i paesi del Sud del mondo: devastazione, sfruttamento, estraneità e diffidenza sono elementi primari nel bagaglio del turista medio che si "avventura" in America latina come in Africa. Con queste premesse, è del tutto naturale che il mondo del turismo responsabile e quello del commercio equo si incontrino e decidano di compiere insieme almeno qualche passo. Sta partendo dunque in queste settimane il progetto "Sportelli Turismo Responsabile" presso le botteghe del mondo italiane che aderiscono all'idea, che vede il patrocinio sia di Assobotteghe e di AITR (l'associazione delle realtà che si occupano di TR). La nostra bottega aderisce con entusiasmo all'iniziativa e perciò tutti gli interessati potranno, già a partire dal 15 luglio, usufruire dei servizi dello sportello, che cercheremo di potenziare fin dal prossimo settembre. Tali servizi consistono prevalentemente nell'offrire a tutti gli interessati informazioni generali sulla filosofia del turismo responsabile e di conseguenza sulle caratteristiche dei viaggi che vengono organizzati in quest'ottica: rispetto per l'ambiente e le culture dei paesi che ospitano il turista, ricaduta economica positiva sulle popolazioni locali (piuttosto che sulle grandi società occidentali che gestiscono trasporti, alberghi di lusso, ecc), tentativo di instaurare un contatto reale con gli abitanti del luogo e col loro sistema di vita, finanziamento di progetti di sviluppo locali; il tutto abbinato alla "vacanza" più tradizionale, con mare, escursioni, relax. Altro servizio dello sportello sarà quello di fornire informazioni dettagliate sulle mete dei viaggi che le varie associazioni propongono e sui relativi programmi di viaggio. In certi casi sarà anche possibile svolgere servizi di preiscrizione ai singoli viaggi. Inoltre troverete anche materiale sui campi lavoro organizzati dalle diverse associazioni, così come sulle vacanze natura e su tutti i tipi di attività che coniughino turismo e rispetto ambientale, sociale, culturale.

Lo sportello informativo TR presso il chicco di senape è aperto ogni mercoledì dalle 17 alle 20.

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