Cosa si nasconde dietro una scatola di medicinali?
È di poco tempo fa una bellissima notizia: le multinazionali farmaceutiche hanno perso la battaglia con il governo del Sudafrica per i brevetti sui farmaci contro l'AIDS. Rimane da chiedersi come mai si siano arrese praticamente senza combattere. Che sia stato un sussulto di una coscienza da troppo tempo sopita? O forse hanno ritenuto più conveniente dimostrarsi magnanime ed evitare uno scontro che, probabilmente, avrebbe svelato magagne ben più importanti? In fondo, può diventare persino utile ammantarsi dell'aura di aziende attente alle problematiche dei paesi poveri ed allontanare così il rischio di un controllo approfondito sul proprio operato.
è recente anche l'allarme lanciato dalle società scientifiche: negli ultimi anni le aziende farmaceutiche hanno investito più fondi nel marketing che nella ricerca. Non era mai successo, in America!
Purtroppo, in Italia, accade anche di peggio. Mentre negli altri paesi europei, comunque, le aziende farmaceutiche investono fino al 10% del fatturato in ricerca, in Italia siamo al 2,32%: l'ultimo dei paesi europei più industrializzati! Di fatto in Italia non esiste una ricerca farmaceutica, né pura né applicata. Tutti i farmaci che vengono venduti da noi sono frutto di ricerche svolte all'estero, i brevetti restano all'estero e sono di proprietà di grandi gruppi multinazionali.
Con gran strepito di tutti i mezzi di informazione fanno finalmente il loro ingresso trionfale i farmaci generici, quelle medicine identiche alle loro sorelle più blasonate ma che, essendo scaduto il brevetto, costano almeno il 20% in meno. In realtà sono in commercio da anni ma nessun medico le ha mai prescritte ed è stata necessaria una legge dello Stato per obbligare i dottori nostrani a considerarle.
Franco Bellè
Per aggiornarsi:
Il sonno
senza risveglio
Il 3 maggio di quest'anno si è conclusa a Ginevra una battaglia importante: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l'azienda farmaceutica Aventis (già Hoechst Marion Russel) hanno siglato l'accordo per la ripresa della produzione di farmaci salvavita in grado di curare la malattia del sonno.
La malattia del sonno è una patologia neurologica endemica in 36 paesi del continente africano. Le stime parlano di 500.000 persone attualmente colpite e di altri 60 milioni minacciati. Senza cure, la malattia conduce al coma irreversibile e alla morte.
Le persone vengono contagiate tramite la puntura della mosca tsetse, che è portatrice di un parassita, il tripanosoma. Queste mosche vivono concentrate soprattutto nell'Africa sub-Sahariana, vicino alle fonti d'acqua.
Si conoscono due forme di malattia del sonno, causate da differenti sottospecie di tripanosoma: una dal decorso molto lento (Trypanosoma brucei gambiense), che colpisce Africa centrale e occidentale, ed una dal decorso velocissimo (Trypanosoma brucei rhodesiense), attiva nel Sud e nell'Est.
Nel primo stadio della malattia, che può svilupparsi nelle prime settimane, ma apparire evidente anche dopo mesi o anni dall'infezione, il parassita si moltiplica nei sistemi sanguigno e linfatico. Il paziente presenta di solito una serie di sintomi che includono febbre, debolezza generalizzata, sensazioni di dolore alle articolazioni, mal di testa e prurito.
Dopo un certo periodo di tempo il parassita penetra nel cervello. Il paziente comincia a soffrire di allucinazioni, diventa mentalmente disturbato e a volte aggressivo e dorme molto irregolarmente. è in questa fase avanzata, che il parassita trypanosoma invade il sistema nervoso centrale. Se non sottoposto ad alcun trattamento, il paziente cade in uno stato di letargia permanente, seguito da un coma irreversibile che conduce alla morte.
Esistono due rimedi per la fase avanzata di questa malattia. Il primo è rappresentato dal melarsoprol (Arsobal), una medicina a base di arsenico che è utilizzata per trattare i casi acuti. Scoperta nel 1932, e lanciata nel mercato come medicina miracolosa nel 1949, si sta lentamente rivelando sempre meno efficace, dato che il parassita sta diventando resistente. Inoltre, è una medicina pericolosa: rovina le vene, perché corrosiva, e risulta mortale nel 5% dei casi.
Fino a poco tempo fa, però, esisteva un'alternativa più efficace e meno dannosa, cioè l'eflornithine (DFMO), la cui produzione era stata interrotta dalla Aventis nel 1995 poiché il farmaco, usato per curare i pazienti in Africa, non garantiva un ritorno in termini di profitto.
Gli squallidi affari
della ricerca farmaceutica
Questa manovra dovrebbe permettere un risparmio annuo di ben 500 miliardi. Contemporaneamente lo Stato ha tolto i ticket sui farmaci facendo un piacere ai cittadini che risparmiano le famose 6.000 lire, ma regalando alle industrie farmaceutiche un incremento secco dei consumi del 30%: tradotto in soldoni sono circa 7.200 miliardi!
D'altra parte non mi sembra che i cittadini italiani rinunciassero alle medicine a causa dei ticket. Ma allora, che cosa diamine sta succedendo?
Semplicemente si sta ritornando al comparaggio. Ovvero, alcune aziende, prive di scrupoli, offrono ad alcuni medici ben selezionati dei vantaggi personali in cambio delle prescrizioni.
Questi vantaggi sono dei tipi più disparati: si va dall'innocuo gadget prodotto in serie e dal valore infimo, allo strumento diagnostico, al Cd Rom, al congresso scientifico, naturalmente all'estero o in esclusive località balneari.
La riconoscenza viene incanalata su prescrizioni e prescrizioni a volontà.
Questa è una pratica vecchia come il mondo (farmaceutico, s'intende). Anzi, alcuni anni fa il comparaggio raggiunse vette mai più eguagliate: esistevano aziende che pagavano in contanti, e non solo, i funzionari del ministero; alcune addirittura regalavano automobili. Poi nel 1992 molti finirono in galera (e qualcuno vi è rimasto anche un po' di tempo) e il fenomeno si è affievolito, senza però sparire mai del tutto.
In realtà sono cambiati i metodi ma il risultato finale rimane lo stesso, l'informazione sui farmaci fatta dagli "informatori scientifici del farmaco" è in realtà una vendita pura e semplice con l'aggravante che l'8% del prezzo del farmaco dovrebbe, per legge, servire a pagare l'informazione farmaceutica, quell'informazione che dovrebbe essere compito delle autorità sanitarie e che viene invece delegata alle aziende.
Molte ditte sono serie e non ricorrono a mezzucci di questo genere ma ne esistono altre, soprattutto italiane, che invece riescono a vendere i propri farmaci unicamente con questi sistemi pseudo-corruttivi. E ciò accade perché queste aziende non hanno un solo farmaco che sia prodotto da loro, ma si limitano a vendere farmaci frutto della ricerca e dello sviluppo di altre aziende.
In Italia la ricerca farmaceutica è assente, e i soldi vengono investiti in congressi, simposi, meeting, cene di pubbliche relazioni e libri.
D'altra parte, è un tipo di investimento molto meno rischioso della ricerca, dà risultati più sicuri e chi se ne frega se le "spese di rappresentanza" di una sola industria farmaceutica di medie dimensioni basterebbero a coprire le spese di ricerca di una intera università.
Resta da chiedersi se sia stato il comparaggio ad annullare la ricerca o se quest'ultima sia mai esistita ed abbia mai obbligato le aziende italiane ad adattarsi. In realtà la ricerca è sempre stata scarsina, tanto più quella farmaceutica, che comporta tempi lunghissimi e investimenti ingenti. Piuttosto, molte aziende nostrane, che facevano il bello ed il cattivo tempo nei corridoi ministeriali, hanno preferito diventare il tramite obbligato di molte aziende estere per ottenere, in cambio dell'intermediazione, farmaci da rivendere. Dato però che queste medicine erano del tutto sovrapponibili ad altre, hanno inventato il valore aggiunto al farmaco, ovvero viaggi, regali, oggetti di valore e contante.
Chi è rimasto intrappolato in questo meccanismo è stato innanzitutto il paziente che si è dovuto sciroppare, nel senso letterale della parola, vagonate di medicine inutili se non dannose (vedi il famoso cronassial), e i medici stessi, che si sono ritrovati, loro malgrado, invischiati in un gioco di favori, gadget e viaggi che li hanno intrappolati in questa melassa da cui non riescono ad uscire.
Resta da domandarsi se qualcuno riuscirà mai a spezzare questo circolo vizioso.
Dimenticavo: bisogna ringraziare il cielo che l'AIDS colpisca anche il mondo occidentale e che, quindi, i colossi abbiano interesse a salvare qualche occidentale pagante, altrimenti gli investimenti sull'AIDS potremmo anche scordarceli.
Le malattie da colpire, per le industrie farmaceutiche, sono quelle a larga diffusione, come l'influenza, oppure quelle croniche come l'ipertensione o l'impotenza. I farmaci per queste malattie non salvano delle vite ma rendono molto.
Tanto, se da qualche parte un disgraziato muore di una malattia rara, non è una gran perdita.
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Industrie farmaceutiche
tra profitto, immagine e morte
| Medici Senza Frontiere si occupa dei pazienti colpiti dalla malattia del sonno dal 1985. L'organizzazione ha in corso 7 programmi di controllo della malattia in Sudan, Angola, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana e Congo-Brazzaville. Il sito italiano di MSF, dove si trovano le ultime informazioni sulla malattia, è www.msf.it |
Ultimamente il problema si era fatto più grave perché la malattia, quasi scomparsa cinquanta anni fa, aveva cominciato di nuovo a fare numerose vittime, come hanno denunciato Medici Senza Frontiere (MSF), che dovevano affrontare giornalmente un numero sempre maggiore di casi, e che da molto tempo si battevano perché la medicina venisse di nuovo prodotta.
Ci sono voluti anni di pressione internazionale prima che si arrivasse ad una soluzione con la ripresa della produzione di questo farmaco salvavita.
Ciò è avvenuto, non casualmente, in coincidenza con l'attenzione dei media rivolta al lancio della Crema Vaniqa della Bristol Mayer's Squibb (BMS), un prodotto a base di eflornitina in grado di rimuovere dal viso femminile la peluria.
In questo caso è estremamente chiara la politica delle case farmaceutiche: si producono solamente le sostanze per curare malattie che colpiscono la popolazione di paesi in cui ci si può permettere di pagare e si fanno guadagnare fior di quattrini.
Si potrebbe sospettare, anzi, che siano più importanti le esigenze cosmetiche di chi vive nel Nord del mondo piuttosto che la vita di migliaia di africani.
Ma le ditte farmaceutiche sanno bene come curare la propria immagine e contemporaneamente salvaguardare la propria linea di marketing.
Così, quando l'attenzione internazionale sollecitata da MSF stava diventando troppo grande, e mentre si scoprivano applicazioni più vantaggiose del farmaco, hanno fatto il bel gesto, firmando accordi con l'OMS quasi in una gara di solidarietà da fiera di beneficenza. Basta fare un giro sul web e leggere per esempio le pagine della Dow, per capire il ritorno di immagine che queste ditte hanno calcolato di avere da atti come questo.
Oggi l'OMS e la Aventis hanno firmato un accordo che presuppone una donazione di eflornitina, pentamidina e melarsoprol sufficiente a coprire il fabbisogno globale per i prossimi cinque anni. Inoltre, Aventis contribuirà al finanziamento dei programmi dell'OMS rivolti alla ricerca epidemiologica e alla cura della malattia del sonno ed ha concordato il trasferimento delle tecnologie e l'assistenza tecnica agli eventuali produttori di lungo periodo dei farmaci contro la malattia.
Anche la BMS in realtà sarà coinvolta nell'accordo, contribuendo al finanziamento di una parte della donazione di eflornitina nel primo anno.
Invece MSF, che per oltre due anni ha attivamente contribuito a far riprendere la produzione dei farmaci abbandonati, distribuirà i farmaci fondamentali nei paesi colpiti.
Tuttavia, secondo gli esperti, un programma efficace di controllo della malattia del sonno esteso a tutto il continente africano costerebbe 40 milioni di dollari l'anno. "Se pensiamo che il valore stimato della donazione Aventis, su base annuale, si aggira sui 5 milioni di dollari, risulta chiaro che occorre un ulteriore sforzo finanziario internazionale per ottenere il completo controllo della malattia nell'Africa subsahariana", ha concluso il dottor Pécoul, di MSF.
Sarà sul terreno di investimenti più cospicui e di interventi più duraturi nel tempo che potrà essere più evidente se tutto questo è stato solo un modo per assorbire un danno d'immagine e girarlo a proprio vantaggio, o se è stato un vero sforzo teso solo a salvare vite umane.
Infine, se il problema della malattia del sonno è momentaneamente risolto, non bisogna dimenticare che esistono altri esempi di farmaci e vaccini, in grado di curare e prevenire malattie che colpiscono solo i poveri del pianeta e che, per questo, rischiano di essere abbandonate.
Non si può non essere d'accordo con MSF quando afferma che "non dovrebbero essere i singoli medici ed infermieri, o le singole organizzazioni non governative, ad esercitare pressioni sulle aziende farmaceutiche e i governi, affinché si attivino. Un meccanismo internazionale in grado di assicurare la produzione in quantità sufficiente dei farmaci abbandonati deve essere messo a punto".
Nell'era della globalizzazione totale è una cruda verità affermare che di mercato si muore.
Monica Baldassarri
Individui, non oggetti di piacere...
Il cammino verso un turismo
che rispetti i diritti dei bambini
Modi per saccheggiare il Sud del mondo ce ne sono tanti, molti più o meno legalizzati, tutti infami. Tra quelli che però destano, giustamente, una maggiore indignazione c'è quello che, con un termine apparentemente innocuo, viene definito "turismo sessuale": un turismo che sceglie come meta i paesi del sud del mondo (ma ormai anche l'est europeo) alla ricerca di sesso a (basso) pagamento. Soggetti (oggetti!) prediletti, i bambini. Metafora dello stupro che il Nord impone ai paesi poveri, ma anche e soprattutto, dramma personale di milioni di minori. In questo intervento di Mara Gattoni, presidente di ECPAT-Italia, facciamo il punto sulla legislazione in materia e sulla lotta a questo meccanismo perverso.
Il turismo sessuale o, come preferiamo chiamarlo, lo sfruttamento sessuale nell'ambito del turismo, è emerso come oggetto di studio quando, da un approccio al ruolo del turismo come veicolo di sviluppo, si è passati ad una più attenta riflessione sui suoi pesanti impatti sociali nei Paesi in Via di Sviluppo, impatti tra cui lo sfruttamento sessuale dei bambini rappresenta l'aspetto più inquietante. Il turismo, secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo (O.M.T.), si appresta a diventare la più grande attività economica mondiale, ed è ancora poco noto al grosso pubblico l'impatto che esso ha su ambiente, società e culture. Il turista sessuale ha come scopo principale del proprio viaggio quello di consumare quelle relazioni sessuali commerciali che costituiscono la principale attrattiva turistica di parecchi paesi del Sud-Est asiatico, ma anche di alcuni paesi dell'America Latina, dei Caribi, dell'Africa, e, più recentemente, dell'Est Europa. E.C.P.A.T.-International (Campagna per porre fine alla prostituzione, alla pornografia infantile e al traffico di minori a fini sessuali, NdR) stima che il 70-80% dei turisti maschi che viaggiano da Giappone, Australia, Stati Uniti ed Europa occidentale verso l'Asia, lo faccia unicamente a scopo di "intrattenimento sessuale". Se ne deduce che la prostituzione nell'ambito del turismo sia diventata un'industria multinazionale del sesso.
Nella Dichiarazione del Primo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali (Stoccolma, 27/31 agosto '96), ritenuto a giusta ragione una pietra miliare nella lotta al fenomeno, ai punti 6 e 7 troviamo, tra le cause scatenanti, accanto a fattori economici, sociali e culturali anche " gli irresponsabili comportamenti sessuali di maschi che cercano un piacere sessuale illegale con bambini". Già, perché fare sesso con bambini è diventata l'ultima frontiera della trasgressione. Al dilagare di questo fenomeno, che ha nel suo DNA l'esercizio di potere e lo sfruttamento della povertà, per qualche verso non è estraneo il cambiamento delle donne, che da passive e obbedienti sono finalmente diventate soggetti in grado di autodeterminarsi anche in campo sessuale e persino di giudicare la prestazione del proprio partner. Così, quello che era un terreno tutto maschile, momento di affermazione e di potere, è ora luogo di confronto che genera ansia e insicurezza. Ed è quindi con i bambini, in particolar modo con i bambini dei PVS, che è più facile continuare a esercitare quel potere che, in un rapporto con le donne, diventa sempre più difficile sostenere. Non starò qui a parlare di cifre, perché non credo cambi molto, anche rispetto agli strumenti operativi di cui la comunità internazionale deve dotarsi, se i bambini fatti prostituire sono due, sette o dieci milioni. Si tratta comunque di uno spaventoso esercito di bambini maltrattati, rapiti, abusati, sfruttati, ricattati, umiliati. Un esercito che ci pone di fronte a un fenomeno non più eludibile. Perché, con lo sfruttamento sessuale, il bambino, considerato in sostanza un individuo privo di diritti, da soggetto si è trasformato in merce da comprare, da vendere, da spostare da un paese all'altro, da buttare nel caso sia avariata, perché facilmente rimpiazzabile. è indubbio che ci troviamo di fronte a una moderna forma di schiavitù. Lo sostengono la Commissione ONU per i diritti umani, il Parlamento europeo, l'Interpol, il Tribunale per i diritti dei popoli, la legge italiana 269/98.
Storicamente, la prostituzione infantile si è sviluppata nelle Filippine, con l'installazione delle basi americane durante la guerra di Corea, e in Thailandia durante la guerra del Vietnam. Per il riposo e il divertimento dei soldati furono creati i Rest and Recreation Centers (Centri di Riposo e Svago), nei quali venivano portate giovani ragazze di provincia per "soddisfare la domanda". Quando la merce fu insufficiente, si fece ricorso a fanciulle sempre più giovani. Fu così che bambine e bambini andarono a costituire un contingente per il "riposo del guerriero".
Nel nostro paese, la legge n. 269/98 "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori quali nuove forme di riduzione in schiavitù" è andata a coprire un vuoto legislativo riguardante in particolar modo la pornografia minorile.
La legge 269/98 nasce da una proposta di legge promossa da E.C.P.A.T.-Italia nel luglio del 1995 e reca la firma dell'on. Gritta Grainer (prima firmataria). Si intendeva, con quella proposta, spostare lo sfruttamento sessuale dei minori da reato contro la morale (aggravante di reato, secondo la Legge Merlin) a reato contro la persona; introdurre la perseguibilità della produzione, del commercio e del semplice possesso di materiale pornografico; introdurre lo strumento della extraterritorialità per gli abusi sessuali su minori commessi all'estero al fine di contrastare in maniera più efficace lo sfruttamento sessuale dei minori nell'ambito del turismo.
Ritengo opportuno, in questa sede, soffermarmi esclusivamente sugli articoli riguardanti il settore turistico, vale a dire gli art. 5, 10 e 16.
L'art. 5 ha inserito nel Codice Penale una nuova fattispecie di reato: le "iniziative turistiche volte allo sfruttamento sessuale". Ciò che viene punito è sia l'organizzazione, cioè l'iniziativa e la programmazione, che la mera propaganda di viaggi finalizzati alla fruizione dello sfruttamento della prostituzione minorile.
La pena prevista è di particolare severità: da 6 a 12 anni e una multa da 30 a 300 milioni di lire.
L'art. 10 sul "fatto commesso all'estero" a nostro avviso contiene uno strumento di grande rilievo e di grande civiltà, cioè l'extraterritorialità, vale a dire la possibilità di perseguire nel nostro paese un cittadino italiano che sfrutta sessualmente un minore in qualunque altro paese del mondo. Dico "strumento di grande rilievo e di grande civiltà" perché non fa distinzione fra le vittime secondo il paese di appartenenza ed il colore della pelle. Quindi, quantomeno a livello legislativo, restituisce anche ai bambini più poveri del mondo il diritto di essere riconosciuti come persone.
La pena prevista da questo articolo va dai 6 ai 12 anni.
L'art. 16 sulla "comunicazione agli utenti" recita: "gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in paesi esteri hanno obbligo, per un periodo non inferiore a tre anni decorrenti dal 180¡ giorno dopo l'entrata in vigore della presente legge, di inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi o, in mancanza dei primi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi generali o relativi a singole destinazioni, la seguente avvertenza: La legge italiana punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile anche se gli stessi sono commessi all'estero.
La norma ha la finalità di rendere concretamente conosciuta la legge e soprattutto di informare i viaggiatori sul fatto che per detti reati è prevista la perseguibilità nel nostro stesso paese.
La violazione dell'art. 16 è punita con una sanzione amministrativa che va dai due ai 16 milioni.
Vale la pena informare che questa legge è ritenuta una best-practice (prassi eccellente) a livello internazionale. Vale a dire un esempio di legge da imitare per la sua organicità.
Più scivoloso è spostarsi sul terreno delle applicazioni. Mentre riteniamo che, in particolar modo per quanto riguarda l'extraterritorialità, ci siano difficoltà oggettive per la sua traducibilità, visto che le prove sono tutte in un paese diverso, per tutti gli altri articoli riguardanti lo sfruttamento della prostituzione di un minore rileviamo una scarso coinvolgimento di coloro che sono preposti all'applicazione della legge.
Rapida, ma anche furba, è stata l'industria turistica nell'inserire nei cataloghi la comunicazione agli utenti (art. 16). Furba perché le decine di cataloghi e materiali da noi controllati riportano sì la scritta, ma nelle "Condizioni generali" e con caratteri difficilmente leggibili, mentre l'articolo 16 richiede che la comunicazione venga inserita in maniera evidente.
Per quanto riguarda il Codice di Condotta, che riteniamo sia un documento intimamente legato agli articoli enunciati poc'anzi, E.C.P.A.T.-Italia, nel proporre all'industria turistica del nostro paese la bozza del documento, alla cui stesura definitiva hanno collaborato i rappresentanti della stragrande maggioranza dell'industria turistica italiana e la CGIL CISL e UIL di categoria, è stata mossa dalla consapevolezza che:
il turismo si appresta a diventare la principale attività economica del nostro pianeta;
i dati del '99 registrano circa 700 milioni di spostamenti internazionali e, secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, raggiungeranno 1 miliardo e 600 milioni nell'anno 2020;
il turismo occupa milioni di lavoratori (si calcola 1 ogni 15 occupati in tutto il mondo);
gli impatti sociali del turismo di massa nei PVS sono troppo pesanti;
è fondamentale che siano stabiliti limiti precisi allo sviluppo del turismo stesso.
Inoltre, E.C.P.A.T.-Italia ha raccolto le Raccomandazioni della Commissione Europea. Ne cito una per tutte, la Raccomandazione COM (96) "Sulla lotta al turismo sessuale che coinvolge l'infanzia" che così recita: "La Commissione intende incoraggiare l'elaborazione ed il rafforzamento di Codici di Condotta e di meccanismi di autodisciplina dell'industria del turismo sessuale che coinvolge l'infanzia, che rappresentano il prolungamento logico e la traduzione concreta - a livello comunitario - delle dichiarazioni di principio adottate a livello internazionale da varie associazioni professionali del turismo".
A tale riguardo, già l'Associazione Universale degli Agenti di Viaggio (F.U.A.A.V.) nel 1993, l'Associazione Internazionale degli Albergatori (A.I.H.) nel 1995, l'Organizzazione Mondiale del Turismo dell'ONU (1995), l'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (I.A.T.A.) nel 1996, hanno prodotto dichiarazioni di condanna del fenomeno sottolineando il proprio impegno a collaborare con E.C.P.A.T.
Sottolineo che il Codice di Condotta dell'industria turistica italiana, preceduto soltanto da quello promosso da ECPAT-Svezia, non ha niente a che fare con dichiarazioni di condanna che svolgono un ruolo preparatorio per azioni più consistenti, ma si pone come un ulteriore strumento concreto per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori. Senza inoltrarmi nella lettura dei nove punti fondamentali che costituiscono la struttura portante del Codice di condotta, sintetizzo la sostanza del documento, che si fonda sull'impegno, da parte di tutti coloro che intendono adottarlo, a:
In conclusione, possiamo dire che il turismo sessuale ha avuto come conseguenza l'abitudine a considerare la persone come beni di consumo. L'atteggiamento di molti governi a mettere il turista al primo posto ha trasformato il processo di sviluppo, anteponendo di molto i bisogni economici a quelli sociali. Occorre stimolare - così come molte organizzazioni stanno già da tempo facendo - nuove forme di turismo che rispettino e valorizzino patrimoni umani, culturali, ambientali e sociali dei paesi di destinazione. è opportuno quindi, che ciascuno di noi, in quanto turista o facente parte dell'industria turistica, rifletta sul proprio ruolo e, quindi, sull'impatto che questo ruolo ha su persone, culture e paesi. Ma sarà anche indispensabile e fondamentale, a mio avviso, che l'universo maschile si interroghi sulla forma che storicamente ha assunto la sessualità maschile e sulla espressione di potere, di disprezzo, di sopraffazione che esprime verso i soggetti più deboli, quali donne e bambini. Quell'universo, prima o poi, dovrà necessariamente confrontarsi con quella forma e provare a modificarla. Potrebbe essere il processo risolutore.
Mara Gattoni
(Presidente di ECPAT-Italia)
Per informazioni
sulle iniziative e sui documenti citati:
ECPAT-Italia,
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00153 Roma
tel. 06.57290738 / 06.57287708
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