Garage Olimpo
Nel ventre marcio di Buenos Aires
Seconda metà degli anni '70. La dittatura militare argentina fa sparire chiunque sia in odore di propensioni democratiche. E' così che la giovane Maria, che fa parte di una rete clandestina di opposizione al regime ed insegna a leggere e scrivere ai cittadini dei quartieri poveri di Buenos Aires, viene un giorno prelevata dai corpi speciali dell'esercito e portata in un luogo di detenzione segreto, situato sotto il Garage Olimpo, per essere torturata dai militari, che vogliono estorcerle informazioni sui suoi compagni di attività politica. Lì lavora come aguzzino Felix, giovane soldato che vive a pensione, sotto falsa identità, proprio nella casa di Maria, di cui è innamorato. Tuttavia, egli non sapeva nulla dell'arresto della ragazza e, da quando la ritrova nella stanza delle torture, cerca di proteggerla per quanto gli è possibile. Mentre, fuori di lì, la madre di Maria cerca di ritrovare la figlia, scontrandosi con l'omertà e le menzogne delle autorità, la ragazza, per sopravvivere, si aggrappa a Felix diventandone l'amante e sprofondando in una relazione malata.
Il film è stato presentato a Cannes nel maggio 1999, ma in Italia è distribuito da pochi mesi. Opera politica, sceglie la strada della metafora. Il rapporto Felix-Maria/carceriere-vittima, emblematizza il rapporto potere-cittadino/dominante-dominato, ma, rispetto ad altre produzioni sul tema, non lavora sul legame di complicità che si crea tra le due parti, bensì su quello di avvilimento ed umiliazione comuni.
Se Maria è di fatto costretta a prostituirsi per sopravvivere, Felix è un uomo schiacciato dalla solitudine che riesce a tenere legata a sé Maria solo in virtù dei rapporti di forza.
Un film sulla solitudine del Potere che rende soli (e indifesi) anche coloro su cui si abbatte? Forse. Senza dubbio, un film sulla disumanizzazione che il Potere arreca a chi lo esercita e a chi lo subisce. Maria e tutti gli altri prigionieri sono solo delle larve umane che vagano nel sottosuolo come fantasmi, mentre Felix e tutti gli altri militari altro non sono che sadici e squallidi esecutori manovrati da una crudele entità che tutto domina. E sembra dominare anche il film.
Infatti, nonostante i protagonisti siano, tecnicamente, Maria e Felix, la sensazione è che il punto di vista sia in mano a quel Potere di cui sopra, che tutto vede e dovunque arriva impadronendosi dell'occhio della telecamera. Di qui movimenti di macchina ed inquadrature che mai possono coincidere con le soggettive degli attori sulla scena e sembrano appartenere ad una presenza intrusiva. Alcuni intermezzi costituiti da scene viste attraverso il filtro di telecamere di controllo e da soggettive da elicotteri che pattugliano la città stigmatizzano l'ubiquità di un Potere che, non potendo farsi amare dal suo popolo, altro non può che trasformarne la vita in un incubo. E da incubo sono anche le tonalità fosche e brune che si stendono sulla pellicola.
E la colonna sonora, con i rumori che rimbombano spaventosi e le musiche ora dissonanti, ora grottesche.
Marco Bechis, regista, soggettista e sceneggiatore (con Lara Fremder), rende magistralmente questo precipitare nell'incubo, dato che, attivista democratico, come Maria venne fatto sparire nelle prigioni della dittatura argentina e riuscì ad uscirne solo grazie al "potere contrattuale" del padre, cittadino italiano ed influente dirigente Fiat.
Un film da cercare e vedere, se nella scorsa stagione è sfuggito. Oltre a gustarsi un'opera di valore, ci si convincerà una volta per tutte del perché i vari Videla, Rios Montt e Pinochet meritino un processo.
Luca Zoppi
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