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Nuovo Pensiero Indio
Ad oltre cinquecento anni dalla conquista europea, i movimenti indigeni tornano a scuotere l'America Latina e gli animi di chi non ha mai smesso di sognare un mondo diverso da questo. Non è la prima volta che ci giungono segnali di rivolta da quel continente, ma è la prima volta che la questione india erompe con tutta la sua forza rivendicativa, politica ed ideologica.
L'interesse che i movimenti indigeni risvegliano è sfaccettato.
Innanzitutto gli indios sono, da sempre, un doloroso simbolo delle tragiche conseguenze dell'imperialismo occidentale.
Sono stati depredati, ridotti in schiavitù, sterminati. Intere culture sono state distrutte dalla ricerca spasmodica di quelle che ci ostiniamo a chiamare ricchezze. Un contatto tra due mondi, che poteva costituire la vera ricchezza della scoperta del Nuovo Continente, si è tragicamente risolto nella completa sopraffazione del più debole. Un meccanismo perverso che ancora oggi si riproduce nelle imposizioni economiche, nello sfruttamento della manodopera a basso costo, nella distruzione dell'ambiente.
Ma gli indios sono anche il simbolo di una strenua resistenza alla violenza della conquista, che dura da oltre 500 anni, e che va ben oltre lotta per la sopravvivenza. Nell'epoca dell'imperante pensiero unico, del trionfo del neoliberismo sfrenato, gli indios propongono un modello di società in aperto contrasto con il modello occidentale.
Per prima cosa il rapporto con l'ambiente: non più una cultura del depredare, che vede la natura come un magazzino infinito da saccheggiare, ma una visione più olistica del rapporto uomo-natura, in cui la Terra è sentita come madre e come tale è amata e rispettata.
Anche sul piano politico, il messaggio indio è in aperta rottura col modello occidentale: sbandierando criteri di efficienza, i neoliberisti auspicano una riduzione della partecipazione politica e sistemi politici in cui le decisioni vengano prese rapidamente da pochi esperti; gli indios rivendicano forme di organizzazione fortemente legate alle loro tradizioni, incentrate sulla democrazia diretta, sulla partecipazione e sul consenso della comunità sulle decisioni collettive, sulla decisione all'unanimità piuttosto che a maggioranza.
Quando nel gennaio del 1994 la rivolta zapatista esplose, causa scatenante fu il NAFTA, il trattato sul libero commercio nel Nord America, ma ben presto il movimento si caratterizzò per un più ampio rifiuto del modello liberista e, ancor di più, del modello di democrazia occidentale. La battaglia per la sopravvivenza si confondeva e combaciava con una più ampia rivendicazione, quella di decidere il proprio destino e vivere secondo le proprie regole
A qualcuno sembrò di svegliarsi da un lungo incubo: era ancora possibile pensare qualcosa di diverso, opporsi al processo di omologazione politica e culturale, realizzare qualcosa di nuovo.
Tuttavia è indubbio che la possibilità di successo della lotta india è inestricabilmente legata all'attenzione che il mondo le dedicherà; infatti, senza la solidarietà di quelli che, pur vivendo nel Nord del pianeta, sono critici verso il modello economico occidentale, gli indios sono destinati a sparire nel silenzio, stritolati tra gli ingranaggi del sistema economico, se non soffocati nel sangue.
Piernicola Oliva
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