Preoccupazione e delusione serpeggiano nei corridoi della sede NATO a Bruxelles: nei luoghi in cui ci si adopera instancabilmente per la salvaguardia della pace, infatti, le polemiche scoppiate intorno all'uso di proiettili all'uranio impoverito hanno lasciato il segno. Non si tratta tanto di ripensamenti su alcune linee di condotta, o di ansia per la sorte di soldati e popolazioni civili, quanto piuttosto di una giustificata amarezza per l'ingratitudine e l'ostilità che circondano chi combatte in prima linea per il trionfo del Bene.
I fatti, sebbene del tutto distorti dalla malafede dei mezzi di comunicazione, sempre pronti a dare addosso ai soggetti deboli come la NATO, sono noti a tutti. Ciò che invece viene pervicacemente taciuto sono le prove raccolte dagli scienziati NATO per confutare le assurde accuse cui l'alleanza è sottoposta.
Ma andiamo con ordine.
Duro e faticoso è stato il lavoro di fior di scienziati, accomunati tutti dalla disinteressata ricerca della verità e, soprattutto, da grande indipendenza: alcuni provenienti dalla NATO (chi è ingiustamente accusato potrà pur difendersi, no?), altri dal Pentagono, altri ancora da centri di ricerca finanziati dai vari ministeri della Difesa, altri infine direttamente dai migliori laboratori dipendenti dall'industria militare (quella con maggior esperienza nel settore e quindi dotata di maggior autorevolezza).
Una pluralità di voci, dunque, tale da escludere ogni dubbio sull'oggettività dei risultati. Risultati che infatti non sono mancati.
Piuttosto che esaurirsi in sterili polemiche legate all'attualità, il lavoro degli scienziati indipendenti è andato alla fonte stessa della questione, affrontando due nodi fondamentali, colpevolmente taciuti da tanti superficiali media: è proprio vero che l'uranio è radioattivo? E quand'anche, si è proprio sicuri che la radioattività sia così dannosa per la salute?
Per esempio, il rapporto causa-effetto fra le esplosioni nucleari da una parte, tumori e malformazioni genetiche dall'altra, è stato sufficientemente indagato e provato?
A questo proposito si sono portati contributi indiscutibili, fra cui uno è sembrato particolarmente convincente: com'è che, nonostante due bombe atomiche (altro che uranio impoverito) in Giappone nasce, fin dal 1945, un sacco di gente sana e senza problemi? Certo su tali palesi evidenze la stampa non si sofferma, sempre in cerca del modo migliore per gettare discredito sui più deboli, come la NATO.
Sgombrato il campo dalle approssimazioni superficiali di chi usa la scienza in modo strumentale, resta da spiegare l'aumento spropositato di certe malattie nelle popolazioni che hanno goduto delle più recenti missioni umanitarie e nei militari che hanno portato la pace in quei paesi.
Qui veramente sarebbe bastato un po' di buon senso, senza scomodare tanti scienziati indipendenti, sottraendo tempo prezioso alle loro importanti ricerche nel campo della pace.
Per quanto riguarda le popolazioni civili, non bisogna dimenticarsi due fatti fondamentali: sono gente cattiva e per di più infedele - gli irakeni o gli albanesi del Kossovo sono musulmani, i serbi sono ortodossi (i rom non si sa, non ci abbiamo mai parlato). Chi può oggettivamente negare che gente di tal fatta non sia già predisposta dalla natura a soffrire le conseguenze di atteggiamenti così protervi? Gente che magari ha votato per Milosevic o che si ostina a pregare Allah si espone facilmente al castigo divino.
Che colpa può averne la Nato, che è solo una messaggera di pace?
Più delicato l'aspetto relativo ai militari europei, cattolici e allevati dove il Bene trionfa quasi sempre. Si tratta di molte decine di giovani colpiti da malattie terribili e spesso mortali; hanno in comune la partecipazione a missioni in Bosnia, mentre i loro colleghi americani, decimati da malattie analoghe e addirittura peggiori all'indomani della guerra contro l'Irak, sembrano invece non aver subito danni particolari in Bosnia.
Chiunque sia dotato di un minimo di spirito scientifico, piuttosto che elucubrare sulla pericolosità delle radiazioni o altre fantasticherie riguardo al livello delle precauzioni adottate, non potrà non vedere chiaramente che la causa più probabile dei fatti suddetti altro non è che lo stress da "prima missione": gli americani in Irak, gli europei in Bosnia, tutti cocchi di mamma troppo poco abituati allo stress da missione umanitaria.
Non a caso per i militari presenti in Kossovo la situazione appare del tutto diversa: erano più informati? No, erano solo più abituati.
Come si vede, gli argomenti sarebbero davvero numerosi, ma scommettiamo che non troverete nulla di tutto ciò su una stampa sempre più allineata su banali posizioni disfattiste e sempre pronta a bersagliare chi, in questo caso gli alti vertici militari, non è in grado di difendersi.
A conferma, se ce ne fosse bisogno, della trasparenza delle forze armate italiane e del loro intervento sempre preciso e tempestivo ogniqualvolta si debba far luce su qualche fatto "misterioso" (basti pensare, per far solo un esempio, all'affannarsi dei vari generali per chiarire la vicenda di Ustica), dobbiamo registrare un fatto nuovo avvenuto proprio qui a Pisa: dai vertici della Brigata Folgore si fanno le prime caute ammissioni su una possibile pericolosità dei proiettili all'uranio impoverito. Proprio il contatto con un'arma già usata in Bosnia da un commilitone sarebbe la vera causa della morte di Emanuele Scieri, scomparso appena arrivato in caserma e trovato morto in un'ala della stessa dopo tre giorni di agonia (sua) e di ricerche evidentemente febbrili (dei suoi superiori).
Le circostanze di questa morte violenta sono sempre state avvolte nell'incertezza (colpo di sonno fulminante? infarto con conseguenti fratture multiple?).
Lo spiraglio di luce che si inizia a intravedere e che spiega in modo del tutto plausibile la morte di Emanuele chiuderà finalmente la bocca a quanti si ostinano a gettare fango sulla credibilità degli alti gradi militari italiani, troppo spesso vittime di infami calunnie e di accuse senza fondamento.
Spitz
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