: il titolo di questa rivista ne è anche il programma redazionale. È la rivendicazione di un approccio diverso alla realtà del mondo globalizzato. Il mettersi insieme, l'organizzarsi, è il motore dello sviluppo. Nessuno sviluppo può essere reale se si basa sull'esclusione dell'altro e degli altri.
Solidarietà internazionale riflette, ed elabora in termini sociologici, politici, economici e culturali, sulla storia del nostro tempo per portare avanti linee programmatiche di lavoro e di impegno basate sulla solidarietà, andando alla ricerca di storie, fatti, esperienze di vita che incarnino nella realtà lo sviluppo anticompetitivo e solidale.

Solidarietà internazionale nasce da queste premesse ed è una rivista che vuole andare contro corrente. È uno strumento che intende sostenere l'incontro tra i popoli e tra le culture come una grande opportunità per un futuro migliore. È un modo per dimostrare come, con la cooperazione tra società del Nord e del Sud del mondo, sia possibile anche colmare il divario esistente tra paesi ricchi e paesi poveri.

L'azione di Solidarietà internazionale si traduce anche in attenzione verso ciò che avviene nelle istituzioni e in un farsi coscienza critica nei riguardi delle scelte che spesso confondono la cooperazione con il mercato.
Il programma editoriale di quest'anno è incentrato proprio su questi aspetti: che la pace si possa fare non mettendo i padroni del mondo a fare da guardiani, ma con la creazione di istituzioni di democrazia internazionale in cui tutti abbiano gli stessi diritti, perché i diritti umani fondamentali possano e debbano essere goduti da tutti.
Nel raggiungimento dei suoi obiettivi editoriali, Solidarietà internazionale ha aperto le sue porte a giornalisti e scrittori che da sempre conoscono il verbo della solidarietà come unica arma da usare contro i disastri della mondializzazione esasperata. Tra questi ricordiamo: Maurizio Chierici, da venticinque anni inviato speciale del Corriere della Sera; Riccardo Petrella, professore all'Università Cattolica di Lovanio e segretario del Comitato Internazionale del Contratto Mondiale dell'Acqua; Claudio Ragaini, già vicedirettore di Famiglia Cristiana e attualmente consulente della direzione; Pietro Veronese, giornalista e inviato di Repubblica. Inoltre, è frequente la collaborazione di esperti di istituzioni internazionali e di politiche internazionali.
A sostenere il progetto di Solidarietà internazionale, da circa un anno il CIPSI è stato affiancato da un gruppo editoriale composto da Ong ed associazioni di volontariato che operano in Italia, tra cui Emmaus Italia, Movimento Sviluppo e Pace, Progetto Continenti, CE.SVI.TE.M, Fratelli dell'Uomo, Cevi, Comunità Internazionale di Capodarco e, per ultimo, il COCIS.
Per ricevere "Solidarietà internazionale" è sufficiente abbonarsi attraverso le seguenti modalità:
- conto corrente postale no 11133204 intestato a CIPSI, via Rembrandt 9 - 20147 Milano;
- con carta di credito o domiciliazione bancaria telefonando al numero del CIPSI di Milano 02 48703730;
- on line, attraverso il sito www.cipsi.it

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: questo sembra urlare Josè Bové mentre alza al cielo i polsi ammanettati e campeggia trionfante sulla copertina del libro intervista curato da Gilles Luneau (ora edito anche in Italia da Feltrinelli, per la traduzione di Matteo Schianchi).
Si tratta della stessa fotografia in bianco e nero che dal momento del primo arresto di Bové, avvenuto in seguito alla manifestazione-smontaggio di un McDonald, ha fatto il giro del mondo ed è diventata uno dei simboli della lotta contro la globalizzazione alimentare.
Sono proprio le conseguenze del neoliberismo mondiale sul settore agrario e sui consumi alimentari in Francia e in Europa a costituire il teatro nel quale i Bové e i Doufur (il secondo protagonista dell'intervista, in qualità di segretario e portavoce della Confederation Paysanne, l'associazione sindacale di Bové) si sono mossi, provando ad inventarsi politiche sempre nuove di resistenza locale. La narrazione dei loro percorsi di vita diventa paradigma delle vicende di una parte del movimento contadino francese, oramai sganciato dal sindacato nazionale e dal 1987 aderente alla nuova Confederation paysanne.
Si viene così a sapere che il movimento che spinge per l'affermazione di un'agricoltura contadina (questa la traduzione di paysanne) già da vent'anni denuncia gli effetti del produttivismo in agricoltura e la sostanziale connivenza dei governi e delle organizzazioni di difesa del lavoro nazionali con questo tipo di modello economico.
In questo ambito nelle interviste si toccano, punto per punto, tutti i temi fondamentali riguardanti produzione, alimenti e salute. È spiegata l'opposizione al dilagare della coltura del mais, definita vera e propria pianta "spazzatura", e poi agli Ogm, in agricoltura, così come si denunciano le conseguenze dell'utilizzo massiccio di ormoni, insieme ad altri alimenti spesso "insani" come le farine animali, negli allevamenti. Sono tutte facce diverse della stessa medaglia, dello stesso modello produttivo al quale viene opposta una agricoltura multifunzionale e che fa della fattoria e del contadino uno dei punti di forza della riorganizzazione territoriale, capaci anche di stabilire nuovi rapporti con i consumatori delle città.
Da qui deriva anche l'allarme per la diffusione della malbouffe, della malalimentazione appiattita sui prodotti standardizzati e di cattiva qualità forniti a basso costo delle grandi catene di distribuzione e di ristorazione: di qui la manifestazione contro il Mc Donald in costruzione a Millau.
Il risultato è una piccola summa di notizie ed argomentazioni che apre gli occhi su quanto sta maturando in seno al movimento contadino in Europa, ma anche negli Stati Uniti e nel Sud del mondo. La forma dell'intervista, organizzata in domanda e breve risposta, facilita la sintesi e la comprensione delle situazioni descritte anche per non addetti ai lavori.
Ciò che rimane a chi sfoglia le pagine di questo libro è un senso di ignoranza, mista ad indignazione e speranza: ignoranza, almeno fino a poco tempo fa, di tutte le complesse conseguenze dell'attuale modo di produzione sul settore primario; una totale mancanza di conoscenza delle lotte, talvolta già decennali, intraprese da gruppi di contadini spesso in antagonismo con il tradizionale movimento sindacale in Francia, in Europa, ma soprattutto nel Sud del mondo.
Indignazione per come la globalizzazione, guidata dalla volontà di lucro sempre maggiore delle grandi compagnie, significhi uniformità verso il basso e totale deregulation anche in settori produttivi vitali per il mantenimento degli equilibri nelle società.
La speranza è che invece si trovino nuove strade di fare politiche davvero antagoniste, che si sappiano trovare nuove vie al think globally, act locally come gli agricoltori della Confederation paysanne e della più allargata Via Campesina hanno già cominciato a fare, da Seattle a Porto Alegre.
Josè Bové e Francois Dufour
Il mondo non è in vendita
ed. Feltrinelli, pagg. 182, £. 20.000.

Monica Baldassarri

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