Proposta editoriale 2001

Nonostante il prepotente avvento della new economy e dell'immateriale, la old economy, col suo ciclo produttivo industriale, continua a costituire il grosso del prodotto interno lordo mondiale e a ricoprire un'importanza non ancora scalfita dai nuovi modelli. Perciò il classico ciclo materie prime-produzione-circolazione-rifiuti continua ad influire pesantemente sullo stato del pianeta. La redazione ha così pensato di attirare l'attenzione del lettore sull'argomento dedicando ad ognuna di queste quattro fasi il dossier dei quattro numeri del 2001. Ma, siccome il gruppo editoriale è curiosamente composto da un certo numero di archeologi, i quali - si sa - indagano scavando, e, scavando, incontrano per prime le testimonianze delle epoche più recenti, i dossier tratteranno le suddette fasi in senso inverso, partendo perciò in questo numero dall'argomento rifiuti.

Speriamo caldamente che la linea editoriale proposta vi piaccia, cari lettori, e, in attesa dei vostri commenti, vi auguriamo un 2001 di buona lettura in compagnia della old economy e delle sue perversioni.

Ah, non dimenticate di rinnovare l'abbonamento (ne abbiamo tanto bisogno...).

Un saluto,
la redazione

A fine febbraio, Barbara Caleo ha temporaneamente lasciato la redazione per trasferirsi in Sierra Leone, dove ha iniziato a lavorare all'interno di un progetto di cooperazione internazionale. Perciò, Barbara riscriverà presto su queste pagine come "corrispondente" dall'Africa, contribuendo alla qualità di questa rivista con un punto di vista ancor più qualificato.

Nell'attesa, salutando la sua maggiore esperta del mondo del Commercio Equo & Solidale, la redazione le augura un buon lavoro in "prima linea" e la abbraccia forte. In bocca al lupo e arrivederci presto, Monica, Mario, Lorena, Alberto, Piernicola, Marco, Salvo, Luca, Andrea

Editoriale

La corda per impiccarsi

Da inizio anno non si fa altro che parlare di alimentazione e ambiente, due ambiti vitali per la nostra esistenza che - finalmente se ne sono accorti tutti - sono minacciati gravemente nella loro integrità ed essenzialità.
Dopo un decennio in cui erano rimasti profeti inascoltati, ecco che ambientalisti e agricoltori, non solo biologici, ricevono nuove attenzioni: per l'agricoltura biologica i media parlano in questi giorni di un boom di crescita dall'inizio del 2001 pari al 20% circa.
Al di là di questi dati spiccioli, in realtà piuttosto difficili da verificare, è difficile capire quanto le vicende della mucca pazza e dell'afta epizootica, le polemiche sull'introduzione degli Organismi Geneticamente Modificati, l'impiego dell'Uranio impoverito e di altri prodotti radioattivi o tossici nell'industria bellica abbiano sul serio toccato la sensibilità dell'opinione pubblica.
Può darsi però che per molti sia stato come il risveglio da un lungo sonno durante il quale era rimasto ben nascosto l'iter di qualsiasi processo produttivo e sembrava naturale che ogni tipo di merce, anche quella radioattiva, nascesse già bella e confezionata.
Molti infatti non conoscono più i problemi legati all'agricoltura e all'allevamento; non sanno cosa vuol dire allevare e poi uccidere o mandare ad uccidere un animale; non si rendono ben conto di quanto costi a livello energetico tutto ciò di cui possiamo disporre.
È per questo motivo che al chicco di senape, per un interesse che speriamo possa coincidere con quello di chi ci legge, abbiamo pensato di compiere un viaggio nei processi produttivi, che si snoderà per tutto il corso dell'anno.
E abbiamo cominciato dalla fine, da quello che, con una espressione felice, è stato definito "il rovescio della produzione": i rifiuti.
Se infatti la razionalizzazione e il riciclo dei rifiuti sono sempre esistiti - le testimonianze storiche ci parlano di concime e altre sostanze vegetali impiegate come fertilizzanti in agricoltura, di rifiuti organici bruciati nell'alimentare il fuoco e di altro fino dall'età antica - quello che sembra tipico nella società odierna è che questa buona regola economica del reimpiego di quanto viene rifiutato alla fine del ciclo di produzione e di consumo non esiste più.
Guardando a quanto è accaduto negli allevamenti con l'uso delle farine alimentari, al traffico di rifiuti stoccati che chiama in causa le ecomafie, all'impiego bellico dell'uranio che "avanza" dai processi di fissione nucleare, la tendenza dominante è un'altra. Ed è la volontà di lucrare fino all'ultimo passo del processo produttivo, senza riguardo alcuno per la salute e l'ambiente.
Problemi come quello della destinazione e dell'utilizzo dei rifiuti, che avevano un impatto minimo sul piano economico in epoca preindustriale, nel nostro sistema capitalistico postmoderno e "globalizzato", acquistano dimensioni rilevanti e, talvolta, persino tragiche. La produzione negativa, cioè l'industria bellica e quella dei rifiuti collaterali ai processi produttivi, sta prendendo fette sempre maggiori del mercato mondiale, con il grave rischio di compromettere irrimediabilmente la salute di intere zone del pianeta.
È un atteggiamento niente affatto lungimirante, che fa venire in mente una frase di Lenin, letta tanto tempo fa: "I capitalisti sono capaci di vendere anche la corda per impiccarsi!".
È così: viviamo in un sistema economico-sociale in cui la realizzazione del guadagno è un valore superiore anche alla vita stessa, in cui poco importa se il denaro si ottiene da ciò che ci potrebbe portare al suicidio.
A questo punto penso che sia particolarmente importante - più di prima! - stare con gli occhi aperti e guardare fino in fondo, documentarsi il più possibile sui prodotti che utilizziamo nella vita di ogni giorno.
Il consumo critico che in questi anni abbiamo lentamente imparato a conoscere e a sviluppare va orientato non solo verso la provenienza dei prodotti, ma su ogni fase del loro processo produttivo, compresa la modalità e la destinazione della loro "rifiutazione".
Questa è la più immediata delle armi che abbiamo a disposizione per evitare di trovarci un cappio intorno al collo senza nemmeno esserci accorti di averlo addirittura pagato.

Monica Baldassarri

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