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n° 2

Cinema

Novembre 2001

Donna terrore e tortura

di Lina Mangiacapre

Leone d’oro alla carriera a Eric Rohmer presente alla mostra con il suo contestato ultimo film ‘La nobildonna e il duca’ tratto da ‘Journey of my life during the French Revoluction’ il diario ritrovato della britannica Grace Elliot, vissuta in Francia negli anni della rivoluzione dopo un lungo legame sentimentale con il principe Filippo duca di Orleans, cugini del Re Luigi XVI. L’autore si difende dall’accusa di essere realista chiarendo:-non parlo male della Rivoluzione me del terrore e oggi ci sono più Terrorei che Rivoluzioni-.

Mai più attuale il vecchio Rohmer ci racconta attraverso gli occhi e la penna di una Britannica l’orrore della violenza e della sete di sangue e di odio scatenata e inarrestabile, ci mostra l’orrore della testa della Lamballe portata in trionfo dalla folla inferocita per mostrarla alla regina, la Lamballe era accusata di essere l’amante della regina. il realismo di Grace si oppone con forza contro las posizione rivoluzionaria del Duca di Orleans, e fugge inorridito di fronte alla condanna a morte del Re, ma è comunque lealismo verso la rivoluzione e la Francia. La sua è l’ironica posizione di chi ha creduto nella filosofia dei lumi e si trova a fare i conti e vedere l’oscurantismo fanatico del terrore. E di fronte alla violenza di un’attentato terrorista portato al cuore degli Stati Uniti, senza vedere il costo delle vite e esistenze innocenti, passegeri e personale degli aerei, lavoratori e visitatori delle due torri, l’eroismo è suicidarsi e uccidere, i simboli di un potere:-quello economico e militate. I simboli contano più di tutto, non siemo sorprese di questa follia non c’è solo il capitalismo che svaluta la vita umana, ma ogni ideologia e religione fanatica che coniuga nell’aldilà la felicità chiamando eroi dei suicidi assassini.

La confusione è ancora e sempre nel non vedere come chiave delle civiltà la condizione della donna. Tutti affermano che la religione islamica è pacifista, lo è a tal punto da aver lasciato e continuare in molti suoi stati la lapidazione della donna adultera, alle torture e menomazioni sul corpo delle bambine con la complicità di altre donne a loro volta seviziate e torturate precedentemente per la semplice ragione che non troverebbero marito.

Basterebbe guardare queste violenze per capire che il problema non è chi bombardare ma come liberare cervelli e corpi esistenze così infelici di bambine-i e giovani da l’anciarsi nella morte come unica liberazione, esseri schiavi del dolore e la morte, alimentati dall’odio e da sentimenti estremi in cui passionalmente accecarsi e non volere sorridere e cambiare. Il problema di culture e identità prima dell’Islam a cui collegarsi, quando ancora si poteva comunicare e le donne respiravano libertà, ma la ricerca di tracce visibili è difficile e volutamente e intenzionalmente impedita. La cultura la diplimazia l’amore il diritto la conoscenza, ricollegarsi all’antica civiltà Araba, cercare le vicinanze significa liberare le bambine e le donne da una condizione di inferiorità e di violenza e solo dopo si potrà cambiare. Il terrore scuote l’occidente, ma l’occidente ha usato nella figura degli Stati Uniti troppo spesso la tracotanza del terrore. Purtroppo i civili sono sempre più coinvolti da questa logica che per uccidere il tiranno si debba uccidere il popolo. Il movimento delle donne ha indicato un’altra strada, quella ad esempio di tagliare il debito sulla certezza che le leggi si adeguino a quelle europee.

Sento dibattiti e voci fare giustizia, quale? Quando ancora il rapporto tra sessi è guerra feroce e soppruso, quando i bambini sono costretti alla guerra educati all’odio di razza e di sesso. Gli Stati Uniti e L’Unione Sovietica si sono fatte le loro guerre fredde attirando nelle loro orbite popoli diversi giocando con i loro destini e la loro storia come pedine facilmente sostituibili. Le nuove tecnologie le reti di comunicazioni e controlli non hanno reso possibile prevedere forse l’obiettivo più ovvio non per degli alieni ma per degli umani impastati di memoria e vendetta come tutti gli altri. Cambiare i rapporti uomo donna è l’unica possibilità di cambiamento di fronte a questa spirale di valori patriarcali in cui si vieta l’aborto alla donna e si fa un mito della morte del parto della donna del figlio della donna. Nessuna ideologia deve giustificare l’assassinio di un solo nato da donna, e non può ancora dirsi civile un paesa dove vige la pena di morte. Questo scontro tra Palestinesi e Israeliani è la conseguenza di un errore storico molto ben descritto da un regista come Amos Gitai nel suo ‘Eden’ presente in concorso alla 58. mostra. Dal romanzo ‘Homely Girl’ di Arthur Miller interpretato da Samantha Morton perfetta nel suo ruolo di donna libera sensuale e idealista, impegnata nel suo sogno di giustizia, nella ricostruzione di un ‘Eden’ senza alcuna discriminazione di sesso e razza. Ma le cose non vanno secondo i disegni nè di Samantha che scopre nel marito sionista americano emigrato con lei in Palestina benchè comunista, la stessa violenza degli altri contro le donne, quando questi di ritorno dalla guerra in Europa si vanta di avere violentato la moglie di un nazista e nel fratello che la raggiunge il capitalista senza scrupoli intenzionato solo a comprare terra a poco prezzo dagli arabi. L’unica persona affine che sogna una patria comune per gli Arabi e gli Israeliani, e crea una libreria salvando e conservando memoria, è l’intellettuale Kalkovsky ma la guerra distruggerà la sua famiglia in Europa e la coscienza dell’impossibile utopia di un futuro diverso per lui ebreo tedesco porterà l’uomo al suicidio. Il tragico finale del film mostrerà Samantha da sola nel traffico impazzito del presente, tra grattaceli dove i cammelli e gli arabi sono diventati assenze invisibili fuori dalle porte di case arroccate in difesa in un nemico che si è reso tale perchè tagliato fuori.