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n° 2 |
Edito |
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Novembre 2001 |
Prisma
di Silvana Campese
Romanzo abbastanza sui generis, che si sviluppa in dodici capitoli i cui titoli segnano altrettante tappe del percorso che fa la protagonista (io narrante), che si chiama Simona.
Un percorso in parte psicoanalitico, attraverso varie sedute terapeutiche, in parte di auto-coscienza femminista, attraverso vari momenti vissuti all’interno del collettivo di donne di cui fa parte oppure in solitudine, talvolta drammatica ma sempre costruttiva ai fini di una crescita di liberazione del proprio femminile e del proprio maschile e, quindi, consapevolezza di sé in quanto persona ed in quanto artista.
Il periodo in cui si svolge la storia è dalla metà alla fine degli anni ottanta ma sono presi in considerazione nel percorso analitico molti più anni, a partire cioè dalla nascita (1948).
Nella splendida prefazione al libro scritta da Nando Vitali tra le altre cose si legge: “C’è nella scrittura femminile una circolarità profonda, una discesa all’interno, che la rende molto simile ad un viaggio al centro della terra. E’ un rapporto speciale che si instaura fra la superficie ed il sommerso..omissis.lo straordinario fascino di un azzardo che se riuscito a sopravvivere alla nullificazione, porta alla nascita di nuovi continenti.omissis.la scommessa era quella di una scrittura all’altezza delle emozioni. Che avesse il coraggio dichiarato delle debolezze umane che l’hanno generata. E, soprattutto la schiettezza di un percorso interno, mai artificioso, bulimicamente esatto, in nessun modo distratto dal bisogno di cadere in un pathos di facile presa. Scommessa vinta perché fatta di carne e sangue. Perché ad ogni ferita corrisponde una guarigione, ma il corpo resta vulnerabile proprio perché tenacemente attaccato alla vita”.
Il prisma, infatti, è capace di rifrazioni, sdoppiamenti, colorazioni e miraggi e rappresenta un qualcosa che è sempre in grado di rigenerarsi come la vita, la quale può essere a volte “estremamente ripugnante” ma è tuttavia al tempo stesso anche “infinitamente bella”, per dirla alla Virginia Woolf.
SILVANA CAMPESE
L’ECLETTICA RIBELLE
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