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n° 2

Arte

Novembre 2001

Viaggio a Bagdad

di Antonio Cannavacciuolo (attore)

I volti e le maschere: opera di Silvana Campese

Provai quasi paura quando nell’agosto del 1996 mi proposero di volare a Babilonia, in Iraq, per presentare, al Festival Internazionale della musica e del teatro, lo spettacolo “Vena Cava” di Alina Narciso, prodotto dal Centro Arti del Movimento e dello Spettacolo, che avevamo da poco messo a punto.
Avevo ancora negli occhi le immagini, alcune più di tutte quelle notturne, con i traccianti che si intrecciavano su Bagdad e con le quali la CNN ci bombardava nel gennaio del 1991 allo scoppio della guerra nel Golfo. Eravamo in guerra. Gli iracheni erano il mio nemico, dentro la televisione e sui giornali. E Malik Abrah, docente del dipartimento linguistico dell’Istituto Orientale di Napoli, allontanatosi dall’Iraq già negli anni della guerra precedente a quella del Golfo, ci invitava al Festival di Babilonia.
Anche lui fece parte del nostro spettacolo, era l’unico a recitare in arabo. Non era un nemico, era un altro attore.
2001. Siamo di nuovo in guerra. Il nemico parla arabo. Due uccelli di fuoco abbattano il simbolo degli USA: le gemelle, le torri. Muoiono migliaia di persone. La solidarietà è unanime. Per sconfiggere il terrorismo arabo si bombarda l'Afghanistan, sembra l'unica via da percorrere. Improvvisamente ci rendiamo conto dello scempio compiuto con la distruzione dei Buddha, dell'esistenza delle "teste nere", dei burka e delle lunghe barbe.
Parte l'ammiraglia Garibaldi.

Rileggo Nietzsche da ‘Così parlò Zarathustra’:

“dai nostri migliori nemici noi non vogliamo essere risparmiati e neanche da coloro che amiamo dal profondo del cuore
fratelli miei nella guerra io vi amo dal profondo del cuore e sono anche il vostro miglior nemico
io so dell’invidia e dell’odio del vostro cuore
voi non siete grandi abbastanza per non conoscere odio e invidia
e se non potete essere dei santi della conoscenza siatene almeno i guerrieri
vedo molti soldati: potessi vedere molti guerrieri!
‘uniforme’ si chiama quella che indossano: possa non essere uniforme ciò che essa ricoprono!
che il vostro occhio cerchi sempre un nemico ‘il vostro nemico’
e per alcuni di voi c’è un odio a prima vista
non consiglio il lavoro ma il combattimento
non consiglio la pace ma la vittoria
dovete amare la pace come mezzo per nuove guerre e la pace più breve più di quella lunga
voi dite che è la buona causa che santifica anche la guerra?
io vi dico che è la buona guerra che santifica ogni causa.
la guerra e il coraggio hanno fatto cose più grandi dell’amore del prossimo
non la vostra pietà ma il vostro valore ha salvato finora gli sventurati
che cosa è buono? Domandate
essere valorosi è buono
dovete avere solo nemici che siano da odiare non da disprezzare
dovete essere fieri del vostro nemico allora i successi del vostro nemico saranno anche i vostri successi
Ribellione
questa è la nobiltà dello schiavo
la vostra nobiltà sia l’obbedienza
il vostro stesso comandare sia obbedire
a un buon guerriero il ‘tu devi’ suona più gradevole dell’ ‘io voglio’
e dunque vivete la vostra vita di obbedienza e di guerra
io non vi risparmio io vi amo dal profondo del cuore
fratelli miei nella guerra”.

Siamo di nuovo in guerra. Il palcoscenico è cambiato. Chi è il mio nemico?