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n° 1 |
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Gennaio 2001 |
Sognai che tenevo in mano una specie di scrigno e dentro c’era qualche cosa di molto prezioso. Camminavo per una lunga strada, simile ad una galleria d’arte o ad una sala per conferenze, piena di pitture morte e di statue.
C’era una piccola folla in attesa
all’estremità della sala, su una specie di
piattaforma. Aspettavano che gli porgessi lo scrigno. Io ero
incredibilmente felice di potergli dare finalmente
quell’oggetto prezioso. Ma quando glielo porsi vidi
d’improvviso che erano uomini d’affari, mediatori o
qualcosa del genere. Non aprirono la scatola, ma cominciarono a
porgermi grandi somme di denaro. Io mi misi a piangere. Gridai:
“Aprite la scatola, aprite la scatola”, ma quelli non
potevano sentirmi o non m’ascoltavano. D’improvviso
vidi che erano tutti personaggi d’un film o di una commedia
che avevo scritta e di cui mi vergognavo. Tutto divenne una
farsa, tremolante e grottesca ed io ero un personaggio della mia
stessa commedia. Aprii la scatola e li costrinsi a guardare
dentro. Ma invece della cosa bellissima che pensavo dovesse
esserci, c’erano tanti frammenti e dei pezzi. Non una cosa
intera, rotta in tanti frammenti, ma particelle e pezzi di
tante cose, di tutto il mondo. Riconobbi una zolla di terra rossa
che sapevo provenire dall’Africa, e poi una particella di
metallo che s’era staccata da un cannone
dell’Indocina e poi tutto era orribile, brandelli di carne
di gente uccisa nella guerra di Corea e un distintivo del partito
comunista di qualcuno ch’era morto in una prigione
sovietica.
Guardare quel mucchio di brutti frammenti era così
doloroso che non potevo guardarli, e chiusi la scatola. Ma il
gruppo degli uomini d’affari e di finanzieri non se
n’era accorto. Mi presero la scatola e
l’aprirono.
Mi voltai per non vedere ma loro erano felicissimi. Alla fine
guardai e vide che nella scatola c’era qualcosa. Era un
piccolo coccodrillo verde con un muso sardonico che ammiccava.
Pensai che fosse l’immagine di un coccodrillo, fatta di
giada o di smeraldo, poi vidi che era vivo, perché grandi
lacrime congelate gli rotolavano giù dalle guance e si
trasformavano in diamanti. Risi forte quando vidi come avevo
imbrogliato quegli uomini d’affari e mi svegliai.
Da “Il taccuino d’oro” di DORIS LESSING
23 aprile 1954