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n° 1

Cultura

Gennaio 2001

SAHARAWI, UN POPOLO SENZA IL SUO MARE

di Conni Capobianco

Da Tindouf, attraverso una strada asfaltata e un posto di blocco, si varca quello che in realtà è un confine di stato tra Algeria e la Repubblica Araba Saharawi Democratica (R.A.S.D.); questo territorio si spinge verso il Sahara Occidentale, ospita i campi profughi ed è completamente desertico, piatto, ricoperto di sassi e sabbia. Poco lontano si trova Rabuni, centro direzionale-governativo RASD e sede del centro di accoglienza per le delegazioni straniere.

Saharawi

È in questa zona, nel deserto algerino in prossimità di Tindouf, che una parte del popolo Saharawi sfuggita al genocidio è stata costretta a rifugiarsi, in seguito all’invasione del Marocco e Mauritania che con l’accordo di Rabat decisero di dividersi il territorio, ricco di risorse naturali, escludendo i Saharawi.
L’ONU ha condannato l’accaduto, il nuovo governo della Mauritania ha firmato un accordo di pace con il Fronte Polisario (Fronte di liberazione di Saguiat-el-Hamra e Rio de Oro), la RASD è stata ammessa nell’OUA (organizzazione dell’Unità Africana), Il Marocco per protesta si è dissociato. Nel 1988 viene istituita la Minurso (Missione Nazioni Unite per il Referendum Sahara Occ.), nel 1991 Marocco e Fronte Polisario accettano la tregua e fissano il referendum per il 1992 con il quale i Saharawi possono ritornare liberi nella loro terra.
Dal 1992 ad oggi il referendum non ha mai potuto avere luogo causa la “poca” disponibilità del Marocco. La prossima scadenza - gennaio2002 - sarà l’ultima risoluzione prima dell’inevitabile guerra che nonostante la resistenza del Fronte Polisario potrebbe significare la scomparsa definitiva del popolo Saharawi.
Un popolo che tenta da anni di combattere pacificamente per la propria indipendenza e autodeterminazione, un popolo che ha negli occhi il mare, mare da cui è stato separato con violenza.
L’ONU condanna ma oggi è necessario agire intervenire concretamente, questo è un appello anche al Parlamento Europeo, per evitare un ulteriore genocidio.
Come scrive Platone nella Repubblica, giusto è colui che esercita la giustizia laddove giustizia va esercitata.

Intervista a Franca Sibilio preside dell’Istituto “Margherita di Savoia” di Napoli.

Da tre anni esiste un gemellaggio tra Napoli e il popolo Saharawi finanziato dalla Provincia e dal Comune, alcuni ragazzi africani sono stati ospitati per il periodo estivo, quest’anno la grande novità consiste nel fatto che 30 ragazzi di Saharawi tra i 9 e i 13 anni verranno accolti in una scuola, l’Istituto “Margherita di Savoia” di Napoli dal 5 luglio al 1 settembre. Chiediamo alla Preside come mai:

Franca S.: “Oggi l’istituzione scolastica spesso è accusata dei vari malesseri della società che acquisiscono il più delle volte forme spietate, da un certo punto di vista è giusto perché la scuola ha un importante ruolo formativo ed educativo ma quasi mai le si dà la possibilità di svolgere il proprio compito sociale per cui tutto si riduce alla ritualità dei tempi di un anno scolastico scanditi da momenti di chiusura come elezioni, festività, ferie estive e si restringe l’attività ad uno statico calendario scolastico. Come rompere questo discorso riduttivo? aprendo la scuola ad ipotesi che possono apparentemente sembrare diversive ma in realtà non lo sono. L’Istituto Margherita di Savoia è posto nel cuore della città di Napoli (via Pontecorvo-Montesanto), grazie all’interessamento della Provincia, e in particolar modo dell’Assessore Lello Porta, ha avuto una ristrutturazione radicale che ha potuto consentire di ipotizzare l’utilizzo della struttura come un vero e proprio ostello così come avviene nella maggior parte dei paesi Europei.
Nel periodo di sospensione delle attività didattiche, ferie estive, Natale, Pasqua, parte dell’edificio scolastico sarà trasformato in ostello per attuare l’iniziativa di accoglienza che vede protagonisti di volta in volta ragazzi di tutto il mondo e che coinvolgerà tutta la comunità scolastica”.

D. Questo progetto come è stato accolto dagli enti pubblici, Provincia, Comune?

Franca S.: “La Provincia ha accettato a pieno l’offerta di collaborazione pedagogica e organizzativa a questa idea ed è stata creata una rete i cui nodi servono da collegamento; l’intento consiste nel coinvolgere non solo i lavoratori dell’istituzione ma anche operatori di vari settori chiamati a cooperare dando il contributo della propria esperienza e professionalità, come esperti di ristorazione, operatori sanitari, imprenditori di vari campi produttivi, associazioni ed esponenti del mondo della cultura.
Tutto ciò servirà prima di tutto a fornire ai bambini del Saharawi un’esperienza ricca e significativa, a diffondere un’informazione corretta sulla reale situazione politica del popolo a cui appartengono e a favorire la crescita della solidarietà che non può essere pensata ma deve essere agita. Anche lo scorso anno Provincia e Comune di Napoli hanno assolto a compiti che andavano al di là della normale procedura, come l’organizzazione di un gemellaggio con Cuba - infatti il prossimo progetto di accoglienza sarà con ragazzi cubani - l’educazione alla legalità, quindi piena disponibilità perché l’iniziativa si inserisce nella politica di valorizzazione della scuola come educazione alla conoscenza e scambio tra i popoli. Naturalmente il progetto non vuole essere un episodio isolato ma un modello sociale da riproporre, una visione dell’autonomia scolastica non solo imprenditoriale, come vorrebbero alcune forze politiche, ma anche e soprattutto sociale”.