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n° 1 |
Arte |
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Gennaio 2001 |
Cassiopea, di Patrizia Molinari
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... ecco, nel percorso artistico di Patrizia Molinari, da sempre avvertiamo la flagrante esplosione di una materia che non riesce a trovare una forma, a ricomporre il dissidio originario: i vetri scheggiati di Ghiaccio di fondo i delle Carte o i Monocromi recentemente esposti alla Fondazione Bevilacqua - La Masa a Venezia, denunciano attraverso la non-forma, la violenza di un desiderio inattuato, "ostaggi di luce", allusivi al momento ancestrale primigenio della vita del singolo individuo. Lì il vetro, la trasparenza, il bianco costituivano strumenti tramite i quali la propria coscienza si frantumava nella impossibilità a cogliere l'unità. |
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Qui in Cassiopea Patrizia sembra voler estendere l'ineluttabilità della nostalgia di un mondo perduto verso una dimensione cosmica, ancora precedente alla nascita dell'uomo, come se l'immaginario da individuale diventasse collettivo: l'espulsione della terra verso il cielo, per aver infranto l'interdetto divino, per aver voluto scardinare e trasformare l'ordine naturale delle cose, si ribalta nel rovesciamento del cielo alla terra. La costellazione è caduta sulla terra, ha compiuto a ritroso il cammino precedente, dallo spazio celeste a quello terrestre. |
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La sfida dell'artista consiste proprio in questo perturbante desiderio di annullare la dicotomia tra cielo e terra, tra spirito e uomo per cercare di raggiungere quell'unità incessamente cercata. E' come se volesse ribaltare l'affronto al sacro, riportando l'attenzione su una condizione pre-storica. |
Tiziana Musi, dal catalogo della mostra