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n° 1

Rubriche

Novembre 1999

Lettere aperte

Film/Paccotto

Mi stupisce che il film " Tutto su mia madre" di Pedro Almodòvar sia stato candidato all'Oscar per il miglior film straniero. Per me è un film paccotto, un film confezionato da un istrione che fa bene il suo mestiere e sa far divertire con un prodotto come questo il pubblico, soprattutto di pseudo intellettuali e di supercritici che si fanno un nome nel parlar bene di film paccotto che nessuno capisce. L'unica originalità consiste nell'aver descritto in maniera forse più dettagliata di altri film, la vita dei transessuali. Il pubblico finalmente entra nel loro mondo senza sentirsi a disagio, li avvicina e li conosce senza aver il tempo di porsi ulteriori domande o la necessità di risolvere alcuni dubbi atavici. Che poi questo mondo sia reale o creato soltanto dalla fantasia di un regista che abitualmente ci vive, poco importa! L'unico dato che, per lo meno dal punto di vista scientifico, possiamo considerare errato è quello delle loro abitudini sessuali così come ci sono presentate.

E' strano che un transessuale dichiarato possa far figli di qua e di là, ad ogni piè sospinto, senza avere apparentemente né barba né peluria ispida che indicherebbe per lo meno la presenza di ormoni maschili funzionanti. I transessuali non possono né erigere né generare se e solitamente prendono troppi estrogeni soprattutto quando devono avere una pelle così liscia e levigata come nel film per cui non basterebbero né operazioni chirurgiche né laser terapia. La protagonista è tratteggiata come una donna dal cuore immenso, pronta ad aiutare il prossimo durante tutto l'arco delle 24 ore e dedicare la propria vira completamente ai sofferenti. Penso che molte donne potrebbero fare lo stesso se potessero abitare in case molto belle e indossare vestiti attraenti, viaggiare da una città all'altra e tutto questo senza lavorare ( né lavoro cosiddetto onesto né da prostituta). " Tutto su mia madre " certamente non aggiunge nemmeno poco sulla conoscenza del rapporto donna-figlia-maternità.

V. Abate (ginecologo)

Film / Sapone

Una storia di sapone tra Madrid e Barcellona, approda sugli schermi italiani con l'ultimo film di "Al-modo-vo-r-dar" pardon, di " Pedro Almodovar", "Tutto su mammà", appeso al filo di "Un tram che si chiama desiderio", la famosa pièce di T. Williams che serve da collante e da pretesto è per infarcire un buon sandwich- con tanta senape e un po' di miele, praticamente mostarda – Scarsa fortuna ha avuto nei mesi scorsi, il tentativo di una major di invadere le tv europee con una soap confezionata per il mercato nord-americano, il cui soggetto tratta delle vicende quotidiane di un gruppo omo. La risposta, fors'anche, non intenzionale, di Almodovar è, naturalmente, tutta cinematografica "nonostante" i titoli di testa e di coda da " bella televisione" ( pregevole il titolo del film impaginato magistralmente tra due personaggi) e le scene ambientate a teatro da "buon teatro".Il deus ex machina del film è Lola, un "Vampiro sterminator", un giovane aspirante attore di origine argentina trapiantato a Barcellona che subisce una metamorfosi durante un soggiorno a Parigi (che appare solo nell'ultima parte del film e si guadagna il cachet con noiose e mielose apparizioni che sfociano in una scena dove un pianto liberatorio di stampo melodrammatico viene ancora più accentuato dal doppiaggio in italiano da infima telenovela sudamericana).Il vampiro sparge seme e trasmette virus e per ben due volte, in un modo o nell'altro, va a segno. Prima di partire per Parigi ingravida un'attrice di una compagnia di cui fa parte e questa gli nasconde il figlio. Dopo la trasformazione è il turno di un'aspirante monaca-missionaria, volontaria in un centro di assistenza a cui darà un figlio e l'aids. Il nuovo nato si ritroverà così siero-positivo; la madre morta per aids; il papà travestito e malato di aids; uno zio/zia, Agrado, (che batteva in periferia con il papà tra i caroselli di auto dei clienti aficionados e violenti); i quadri di Chagall nella casa del nonno arteriosclerotico, affidato nelle sue passeggiate, ad un cane per fargli ritrovare la via di casa; una nonna psicotica, e per fortuna una fata buona che ha assistito la madre fino alla morte e lo sottrae ai nonni, fuggendo in treno da Barcellona a Madrid. La fata non è nuova a quel treno, l'aveva già preso, nello stesso verso, quando era incinta del figlio del futuro vampiro e dopo, nel senso inverso, dopo aver perso il figlio diciottenne, investito da un'auto per raggiungere il taxi della diva famosa interprete di " Un tram chiamato desiderio", e di nuovo, da Madrid a Barcellona, col bimbo, ormai di due anni, che ( e questa è cronaca ), non è più siero-positivo per cause ignote alla scienza. Almodovar mischia un po' le carte affidando il ruolo dello zio/zia ad una donna e dedica il film alla madre, a Bette Davis, a Romy Schneider e a chi, attore, interpreta ruoli femminili e così il piatto è servito. Morale della favola: a Parigi è in agguato Kafka e il divismo uccide.

A.Cannavacciuolo

Si invita a scrivere le proprie riflessioni sul film di Pedro Almodovar " Tutto su mia madre".

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