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n° 1 |
Cinema |
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Novembre 1999 |
21° Festival International de Films de Femmes
Créteil 1999
" Lunga vita " di Lina Mangiacapre
Un viaggio, un luogo abbandonato, tracce di un passato crollato, depositato negli angoli dove luce ed ombra si rincorrono senza tregua. Una voce di una vecchia donna si sente come parlare da sola contro un camion che si ferma a raccogliere roba vecchia, la voce ripete:" andate via, hanno già preso tutto, perché continuate? Andate via". Splendido modo di aprire una pellicola che mostra un luogo e un tempo finiti ormai frequentati solo da gente che porta via roba vecchia, abbandonata, difesa solo da una vecchia donna la cui voce incalzante,a cui nessuno dà risposta, sembra precipitare nell'assurdo della follia del comico di una solitudine incomunicabile. E' forse questa la Russia di oggi, ci suggerisce l'autrice alla sua opera prima, un paese ricco di contraddizioni che vanno dimenticate, non più comprese nel futuro che avanza. Un passato, quello del mondo che ci mostra Larisa Sadilova in 'S Dniom Rojdenia', di un paesino della Russia, oggi un mondo matriarcale in cui l'ospedale per partorire è abitato, vissuto solo come luogo di donne , e queste donne in attesa vivono una comune esperienza nelle loro infinite differenze irriducibili. Gli uomini in attesa fuori guardano le finestre dove le donne soffrono vivono la loro maternità portano serenate doni vini etc... C'è una tale poesia in questo piccolo gioiello in bianco e nero che attraversa con mano leggera le differenti personalità e i diversi destini di donne molto amate o abbandonate o addirittura folli a cui viene concesso di partorire ma non di tenere i propri bambini mentre le infermiere e le cuoche, l'unico dottore, ridotto e gestito per non farlo nuocere, vivono la propria esistenza al ritmo delle nascite più o meno felici . Larisa ci mostra un mondo contemporaneo nel momento che scompare la memoria, la vecchia donna ormai invisibile è l'unica testimone, eppure quante emozioni ancora vivono e respirano tra quelle mura dense di storie di lacrime di risa. La voce incalza mentre gli uomini soppesano il bottino della roba vecchia che hanno recuperato, ripete andate andate via non c'è più niente non c'è più nessuno. Il film chiude, come l'ospedale come la vita, con il passato lasciato alle spalle man mano con la voce della vecchia donna sempre più lontana. 'Lunga vita' quindi l'augurio del momento del partorire dell'attesa della maternità è vissuto e mostrato come un evento a cui le donne partecipano con emozione, sicure del valore, al di là del mondo degli uomini che interviene dopo e che festeggia nell'infantile ed entusiasta chiassosa gioia della paternità o nell'assenza indifferente in un altrove di rispetto e ammirazione per l'opera delle proprie donne, sicuri e fieri del loro amore. E' giustamente il film che vince a Creteil, in questo fine millennio, in cui molte realtà ancora vive sono già coperte dai bombardamenti ciechi del futuro. Il premio del pubblico è andato invece ad una pellicola australiana 'Radiance' di Rachel Perkins . La regista appartiene alla comunità degli aborigeni di Arrente e la storia del suo film è tessuta tra la morte e la vita piena di esuberanza di forza di volontà di vincere. Tre sorelle si rincontrano nella casa della madre morta per assistere al suo funerale. La casa è sul mare, Cressy la più anziana non vuole dividere il suo dolore con le sorelle, si sente esclusa e condannata a vivere il suo dolore e solitudine nella forza della sua voce di soprano ,ma le sorelle la costringono a restare, complice un temporale dentro e fuori le mura della casa, mentre cercano di capire perchè nessuno si presenta al funerale e dei ragazzi gettano sassi urlando il nome della madre. La madre era considerata una strega, Mae, infermiera, sembra essere più consapevole della storia del destino della madre e si scaglia contro l'uomo che la madre amava e la sorella più giovane, Nona, ama ancora e crede suo padre. Mae vuole bruciare la casa, Nona vuole viverci col bambino che aspetta, Cressy è apparentemente estranea e indifferente. Ma il dramma le passioni le gelosie esplodono mentre la casa brucia, scopriamo che Nona è la figlia di Cressy violentata ancora bambina da uno degli amanti della madre. La verità, mentre brucia la memoria e si urla il rancore il dolore la violenza, quasi rituale tribale liberatorio, porta ad attraversare il mare e portare le ceneri della madre nonna, mentre una macchina aspetta Nona dal ritorno dell'impresa e le sorelle madri zie complici fuggono fiere della vendetta e leggere della verità. Un film maturo lucido che oscilla tra il passato e il futuro nel segno di un ottimismo che vede il cambiamento e la distruzione del passato come liberazione. Pellicole opposte modi di girare distanti come galassie, ancora frattura tra addetti ai lavori e pubblico?...Un film cinese 'Xiu Xiu' di Joan Chen ci racconta il coraggio e la necessità della memoria nella storia di una ragazzina che nel 1975 fase finale della rivoluzione culturale, vede sacrificata la sua breve vita dalla follia e dalla ipocrisia di un potere ormai in disfacimento. La corruzione di un mondo che si spacciava come rivoluzionario e che viveva la sua patriarcale misoginia e violenza sul giovane corpo di una adolescente. La regista costruisce il destino di una ragazzina in un modo lento e inesorabile quasi macchina che registra, esterna. La tragedia inevitabile e l'impossibilità a ribellarsi senza morire arrivano su di noi come su di lei con ritmi lenti e necessari. Questa risposta di un cinema, all'immaginario ideologico costituito che si sfalda dopo la sua fine, mostra la realtà e la necessità di un'opera come quella cinematografica, perchè il mondo sia ogni volta ritessuto con uno sguardo più profondo. Il cinema come tela di Penelope, l'attesa di una verità invisibile al tempo e allo spazio ma che la macchina e la sensibilità di un'artista può mostrare al di là del tempo e dello spazio. Tra passato e futuro la risposta è forse ogni pellicola ancora altro passato altro futuro. Il cinema donna come attesa, attesa di un evento che mostri l'invisibile, il parto di realtà singolari uniche e irripetibili.