|
n° 1 |
Cinema |
|
|
Novembre 1999 |
56° MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA
La laguna porta via con sè le ultime immagini, il tempo di un'altra Mostra si è concluso. La morte e la vita si intrecciano e continuano a danzare nella possibile e impossibile soluzione di un Festival ricco di contraddizioni dove si alternano pellicole didattiche e pratiche sessuali in cui la trasgressione trova il suo limite nella ricerca di un estremo che non può superare. Il fine millennio, la globalizzazione, l'impossibilità del nuovo, i films in competizione nella loro estrema differenza urlano un'impossibile convivenza. La frammentazione cerca disperatamente un'altra identità, come il manifesto di "Dogma" o la teoria del film completato dal percorso dello spettatore di Kiarostami, quindi il doppio viaggio a cui l'autore lo costringe, una selezione che cerca di sfuggire ad un fondamentalismo estetico. L'arte di fine millennio assembla e nega i generi, tutto si trasmuta e la stessa sessualità diventa porno perchè non più erotica. La morte e la noia dominano. Il cinema racconto con strutture rigide che partecipa di certezze oramai superate appare vecchio irreale, nel suo ostentato realismo, mentre la scelta di un frammento di esistenza o nell'incontro di un momento nela domanda assoluta di relativo c'è una nuova identità forte che nasce dalla confusione della perdita di relativi assoluti.
Il gioco dell'omologazione toglie e taglia lo sguardo quindi rende impossibile ogni trasmissione di immagine. L'idea di una Mostra nuova e diversa senza cambiamento con il passato ma capace di guardare al futuro e vederne nuovi territori. Questo il progetto programma di Alberto Barbera, il nuovo direttore, senza tagliarsi i punti con il passato ma una ricerca che ponga il festival non come vetrina ma come strumento che cerchi anche ai margini, perchè è ai margine che germogliano i semi che prefigurano i cambiamenti del cinema del futuro. il logo e il filmato di presentazione mostra una sirena che si inabissa nelle splendide acque azzurre del Mediterraneo e crea il mondo del cinema e le sue stelle. L'acqua simbolo dell'inconscio e della vita manca però nelle pellicole che da quella di Kubrick a tutte le altre proiettate fino ad oggi sono più collegate e al suo gelo. Alla realtà spietata del dolore come in " Getting toknow jou " di Lisanne Sckyler in cui un fratello ed una sorella assistono alla fine dell'amore dei loro genitori, alla violenza della sconfitta, alla follia della madre, all'imprigionamento del padre e nel dolore e dal dolore prendono la forza per continuare. Una storia che mostra la sconfitta degli adulti e la forza degli adolescenti. Mentre " L'Autunno" della consapevolezza e dell'amarezza nevrotica domina al di là della troppo frammentata pellicola di Nina Di Maio. Adolescenti vincenti sulla durezza della realtà. Nel film di Joe Johnston " October Sky" in cui dei ragazzi si ribellano alla condanna di continuare il lavoro dei padri nelle miniere e realizzano un razzo che li porterà nello spazio. La forza dei sogni e la volontà di vivere al di là dell'orrore della guerra e della violenza si ritrova anche in " Nordrand" di Barbara Albert, splendida notte di capodanno in Austria dove serbi e bosniaci brindano al futuro. O fuga nella neve come liberazione dopo la violenza di un aborto. Sesso giocato come copertura e compensazione di altro come mangiare dolci. Queste giovani toccano temi di sempre ma sanno spiare in regioni profonde in momenti da sempre sfuggiti al territorio degli eventi. Momenti invisibili e taciuti del quotidiano. " Boys don't cry" di Kimberley Pierce, si rifà ad un caso di cronaca, in cui viene uccisa una ragazza che si fingeva ragazzo e riusciva a conquistare l'amore delle altre donne. Perfetta l'interpretazione di Hilary Swant, convincente nella sua fragile spavalda bellezza. Teneri i rapporti tra donne che diventano al di là della ideologia unite contro la violenza. La follia del futuro ci raggiunge nel suo apparente cambiamento con " Being John Malkovich" di Spike Jonze, un burattinaio le sue marionette, il viaggio nella mente dell'altro, il desiderio di essere l'altro, il vampirismo, l'ambiguità sessuale, tutto giocato con uno sguardo innocente, giocato dalla perversione della volontà di essere eterni. Il sesso come potere e possesso del corpo dell'altro attraverso il possesso della mente. Ridda dibattute, fuga dalla verità. Sarcasmo e ironia. Paradossi.
La musica, il ritmo non sono fusi nell'immagine, non ricordiamo se non una nota sola di un pianista che non sa suonare. La musica è solo accompagnamento bendato di pratiche di sesso. Non è Sade non è Masoch presente in Kubrick, ma non è Kubrick presente a se stesso, quello degli universali. Non è Zeus o Giunone la coppia divina come Cruise-Kidman. Nel quotidiano, nel privato nel rinchiuso del rifugio della fiducia. Nel rapporto di coppia uomo-donna-dio-dea cosa succede? Il viaggio bendato del regista che non riesce a penetrare come del resto il suo personaggio nella verità del sesso. Occhi bendati. Maschere. Occhi aperti per essere chiusi. Anche " Salò" segnò la fine di Pasolini. Questo sesso non è sesso ma... Kubrick voleva girare questo film tratto da " Doppio sogno" di Schnitzler trent'anni fa. Prima di " Arancia meccanica" è rimasto troppo dentro. Abbiamo bisogno noi di tanto per vedere l'archeologia di qualcosa che non esiste più e non è mai esistito se non come maschera: il sacro amore della famiglia e la donna sacerdotessa di Vesta che alimenta e conserva il fuoco sacro? La Kidman madre-moglie-sacerdotessa rimane come Elena protetta dalla sua bellezza incontaminata. Il mistero di un silenzio giocato dalla parola del serpente del dubbio. Il desiderio. Il tradimento sognato è forse diverso? E nella passione dell'infinita ricerca si perde Bill ( Tom Cruise) il suo personaggio e a tutti noi la parola chiave " Fidelio" non apre nessuna porta. Mentre il sorriso innocente e la risposta di Alice " Nicole" è: " Ci siamo salvati. Non ci resta che fare una cosa: scopare". E lo spettatore segue il vento del dolore e della noia di film a tema. L'attesa, la ricerca, il restare il contatto con l'altrove, il visibile e il nascosto, il viaggio, l'interrogare e la risposta che pone altro, il gioco del tempo, la poesia della luce, il ritorno, lo scavare nel cuore del buio della terra. Fuori di un dentro non rappresentabile. Il cinema di Kiarostami è in relazione alla libertà di non vedere guardando e di vedere chiudendo gli occhi, ascoltare chi non parla. Parlare con l'assente. Il territorio si apre e si percorre e i personaggi sono voci e corpi sullo sfondo. Sono fragole da raccogliere, sono comunicazioni, suoni, macchine che vanno in ebollizione, sono nevrotica domanda di soluzioni che non esistono. Sono donne e finestre e bambini eterni. Sono tele vuote attraversate in lontananza a volte da corpi quasi invisibili. L'ispirazione di Abbas è legata ad un poema di Forough Farrokhzad, da cui il film prende il nome, nata a Theran nel 1934 e morta all'età di 33 anni in un incidente d'auto. " Il vento ci porterà con sè" di Abbas Kiarostami conquista il gran premio della giuria.
"Nella mia piccola notte
Il vento, e le foglie si ritrovano.
Nella mia piccola notte
La paura, è distruzione.
Ascolta!
Senti il frusciar dell'oscurità?
Io guardo meravigliato, questa felicità.
Il mio pessimismo, son dipendente.
Ascolta!
Senti il frusciar dell'oscurità?
Ora nella notte qualcosa sta passando
E la luna rossa è in allarme.
Su questo tetto, che ogni attimo teme il crollo
Le nuvole, come un popolo in lutto
Attendono il momento della pioggia.
Un momento, e subito dopo... nulla più.
Dietro a questa finestra, la notte trema
E la terra arresta il suo girare.
Oltre la finestra, un estraneo
si preoccupa di me e di te.
Oh! Corpo rigoglioso
Le tue mani come doloroso ricordo,
Poggiale tra le mie mani innamorate.
E le tue labbra, come una sensazione calda di vita,
Lasciale carezzare le mie labbra innamorate.
Il vento ci porterà con sè."
"Crazy in Alabama" di Antonio Banderas
La follia lucida surreale di una donna che si ribella, uccide e taglia la testa all'odiato marito.
Questa donna è 'Lucilla' interpretata da Melanie Griffith e diretta dal suo coraggioso marito Banderas. E il nipote che le somiglia combatte contro le discriminazioni razziali. Una commedia nera in stile melò. Non vince alcun premio tutti i critici avranno temuto per la propria testa.
"Holy smoke" di Jane Campion vince il premio " Elvira Notari".
Nella globalizzazione l'India come l'Australia impossibili ad una ragazza che trova le forze di combattere e sconfiggere il suo liberatore: la lotta è di sesso, allegoria di un femminismo vincente, e l'identità sessuale è ancora sicura nelle sue estreme e totali differenze. L'interprete magnifica è Kate Winslet che distrugge un macho travestito, Harvey Keitel. Ma l'amore nasce con la sfida di una donna forte che ribalta ogni modello anche quello della giovane sedotta dal vecchio, è amata ma respinta, rifiutata. Troppo nuovo millennio.
"Appassionata" di Tonino De Bernardina vecchia riscoperta di una Napoli tra e sottocultura. Fa rimpiangere il capolavoro di Giannini " Carosello napoletano". Una riscrittura delle sceneggiate a cinema, ma la realtà che nelle sceneggiate era la cronaca dei quartieri quì è perduta e non considerata. Ci si chiede come mai quest'opera sia a Venezia in concorso.
"Un liaison pornografique" di Fedèric Fonteyne
Una donna e un uomo si incontrano su una fantasia sessuale. Ma la fantasia diventa abitudine e l'amore uccide il piacere. Soprattutto per lo spettatore sommerso da cumuli di parole e da inquadrature. L'abitudine alla noia è mortalmente pornografica ed estrema. E l'attrice Natalie Baye vince la Coppa Volpi.
"Le vent de la nuit" di Philippe Garrel
Tre solitudini in viaggio tra Napoli, Berlino, Parigi. Gli sguardi si intrecciano sui silenzi. Catherine Deneuve eccelle nell'interpretare il ruolo di una donna stanca nascosta, abitata da tormenti invisibili. Il tempo distrugge il corpo e l'anima degli esseri che inutilmente cercano di fuggirlo.
"The cider house rules" di Larse Hallstrom
L'influenza forte dell'educazione, nel destino di un orfano. Un legame tra un bambino ed un dottore. Michael Caine incontra un personaggio congeniale e costruisce un gioiello.
"Pas de scandale" di Benoit Jacquot
La storia di un cambiamento e l'impossibile comunicazione.
Un film giocato sulla corruzione di chi si abitua e riduce un essere solo al suo ruolo. Consueta interpretazione di Isabelle Hupert.
"Topsy-Turvy" di Mike Leigh
Un saluto affettuoso ad un mondo scomparso, alle popolari opere di Gilbert ( parole ) e Sullivan ( musica ) e ai loro trionfi.
"Jesus'son" di Alison Maclean
La storia di un ragazzo perduto tra droga e furti ma sicuro dell'amore per una ragazza. La scoperta attraverso l'incontro con strani personaggi, e il miracolo per Billy Crudup ( FH ) si compie nella scoperta della sua compassione e il valore di sé stesso.
" Mal" di Alberto Seixas Santos
Il male il suo potere di contaminare attraverso le storie di vari personaggi che si intrecciano in una città: Lisbona.
"Tydzien Z Zycia Mezczyzny" di Jerzy Stuhr
Una settimana nella vita di un uomoun film sulla difficoltà di vivere, le debolezze dell'essere umano e le sue rivolte come intolleranze, dalla repressione della vita all'intolleranza che esplode improvvisa e inutile.
"Gojittmal!" di Jang Sun Woo
La storia sadica e ossessiva tra una studentessa diciottenne e uno scultore trentottenne. Il sesso come abitudine alla violenza e pratica di schiavitù. Il corpo corrompe l'anima che gode della violenza. Ma la storia del fratello che cerca la vendetta, la sua morte e il ritorno della ragazza per l'ultimo gioco, sembra riportare sempre lo stesso motivo di una musica già conosciuta.
"Rien à faire" di Marion Vernoux
La disoccupazione, la ricerca del lavoro e l'incontro d'amore. Strana e interessante teoria per un film vecchio.
"A domani" di Gianni Zanasi
Ennesima storia di adolescenti del festival. Un ragazzino che cerca di fermare la sorella adolescente desiderosa di avventure amorose. Il viaggio a Bologna sarà un viaggio e un ritorno ancora più uniti nella differenza di una infanzia che si ritrova nelle sue fantasie e nella sua libertà.
"Guo nian hui jia" di Zhang Yuan vince il premio per la regia
Una famiglia, due sorelle in competizione, una delle due uccide l'altra. La sua condanna alla prigione, per 17 anni, il dolore e la solitudine. L'incontro con un'altra ragazza, una poliziotta che l'aiuterà a tornare a casa e riprendere i contatti col suo rimorso il dolore del padre e la distruzione della madre. Ancora adolescenze e dolore.
"Non uno di meno" di Zhang Yimou vince il leone d'oro
Nostalgia!!! Forse un film didattico, c'è ne sono tanti. Ma Yimou costruisce una piccola perla e riesce ad emozionare con la sua giovane eroina. La forza caparbia di chi vuole e di chi crede, può cambiare il mondo. La vedremo vincente tornare a scuola, e riportare il bambino, coinvolgendo tutto il paese e i mezzi di comunicazione. Gli attori, non professionisti, sono perfetti.
Wei Minzchi, l'interprete, ha solo 13 anni.
Zhang Yimou ha esordito alla regia nel 1988 con Sorgo rosso, interpretato da Gong Li, al suo debutto cinematografico. Nel 1989 il film ha ricevuto l'Orso d'oro per il miglior film al Festival del Cinema di Berlino. Il regista ha quindi diretto Gong Li in alcuni altri film tra cui Ju Dou (1990), candidato all'Oscar nel 1991, Lanterne rosse (1991), premiato con il Leone d'argento alla Mostra del Cinema di Venezia e il premio Elvira Notari, candidato all'Oscar, La storia di Qiu Ju (1992), che ha vinto il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia, Vivere! (1994), Gran Premio della Giuria e Premio della Giuria al miglior attore protagonista al Festival di Cannes, e Shanghai Triad – La triade di Shanghai (1995), presentato nella selezione ufficiale al Festival di Cannes nel 1995. Il suo film più recente, Keep Cool, è stato proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1996. Nel 1997 ha curato la regia della Turandot di Puccini diretta da Zubin Mehta e andata in scena a Firenze. Nel 1998 ha nuovamente collaborato con Mehta nell'allestimento della Turandot nella Città Proibita di Pechino.
Chiediamo al regista: come è riuscito a fare recitare degli attori non professionisti e farli interagire con naturalezza e spontaneità di fronte alla macchina da presa?
R: No. Ho evitato di spiegare loro i personaggi e non ho neanche voluto che leggessero la sceneggiatura. Ho scoperto che in Cina le persone sono incredibilmente influenzate dalla cultura popolare, in particolare dalla televisione. Se avessi dato loro la sceneggiatura, avrebbero cominciato a riflettere e si sarebbero chiesti come dovevano recitare. Allora l'unico loro punto di rifermento sarebbe diventato quello che vedono in televisione, e, cercando di imitarlo, avrebbero perso tutta la naturalezza che volevamo.
In genere chiedevo ai ragazzi e agli altri interpreti che cosa avrebbero fatto in una data situazione.
Abbiamo fatto in modo che la macchina da presa e le altre apparecchiature fossero quanto più possibile nascoste, in modo che tutti si sentissero nel loro ambiente naturale. Visti i risultati, credo proprio che abbiamo preso la decisione giusta.
Anche La storia di Qiu Ju è stato girato con uno stile molto naturale e realistico. Ma in quel caso l'interprete principale era Gong Li, un'attrice professionista di grande fama, e noi la guardavamo mentre si trasformava in una persona completamente diversa da se stessa. Ne La storia di Qiu Ju anche i ruoli minori sono stati interpretati da attori professionisti. Ma in Non uno di meno non abbiamo impiegato un solo attore. Inoltre, tutti gli interpreti hanno ricoperto lo stesso ruolo che hanno nella vita reale. Sono convinto che siano stati splendidi.
Ovviamente, la decisione di impiegare attori professionisti o rivolgersi ad attori non professionisti dipende dal tipo di storia che si vuole raccontare.
"Non uno di meno" di Zhang Yimau
Il maestro Gao della scuola elementare Shuiquan deve assentarsi per un mese per assistere la madre malata. Il sindaco del villaggio sceglie Wei Minzhi per sostituire il maestro durante la sua assenza. Wei Minzhi ha solo tredici anni, Gao protesta con il sindaco perché una ragazza così giovane non sarà capace di insegnare ad alunni suoi coetanei o poco più piccoli di lei.
Ogni giorno Wei fa diligentemente l'appello e chiede agli alunni di copiare le lezioni scritte sulla lavagna.
La famiglia di Zhang Huike è gravemente indebitata e, quando una mattina il bambino non si presenta a scuola, Wei Minzhi scopre che è stato costretto ad andare in città per trovare un lavoro.
Con le parole del maestro Gao che le risuonano in testa, e con solo una vaga idea di dove potrebbe essere il piccolo Zhang, Wei Minzhi parte per la città nel tentativo di trovare il bambino e riportarlo a casa. La sua volontà di ritrovare il bambino la conduce a sfidare i mezzi di comunicazione e vincere soldi e riconoscimenti per la sua povera scuola.
Un'adolescente dalla volontà d'acciaio e dalla forte personalità un'adolescente vincente.
Lina Mangiacapre