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n° 2

Cinema

Dicembre 1998

55ª Mostra internazionale d'Arte Cinematografica

LA BIENNALE DELLA MEMORIA O LA MEMORIA DELLA BIENNALE?
di Lina Mangiacapre

Truman show Il '98 impossibile, con Laudadio infelice Direttore di fine millennio, cerca di ricodare un '68 felice di rivolte. Nuovo di cambiamenti, felice di cancellare e distruggere culture imbalsamate per cambiare festivals truccati, ma ancora la formula inutilmente contestata continua inesorabile nella sua eterna immutabilità e un Felice infelice presenta le sue dimissioni. Biennale del passato in cui l'assenza del desiderio di speranza del futuro logora e la memoria del passato diventa oleografia consumata, logora come nel Leone dato a "Così ridevano" di Amelio, in cui l'emigrazione vista attraverso l'amore tra due fratelli diventa come una cartolina dal fronte. La dignità di rituali di relazioni e di pudore dei sentimenti della cultura siciliana diventa melodramma di esibizioni di baci e abbracci; e la lingua e la musica sembra aver perso ogni identità.
Il trucco, perchè i siciliani appaiano sempre più scuri, è talmente marcato da raggiungere la caricatura. Altra storia quella di Del Monte che tocca l'emigrazione polacca attraverso una famiglia che ne viene distrutta. Poesia e bellezza nella "La ballata dei lavavetri", con un sensibile Rossi Stuart e una magica Agata Buzek. Ma solo le donne sembrano percepire e desiderare il cambiamento e Lola corre più veloce del tempo della morte, della sconfitta.
"Lola rent" di Tom Tykwer, interpretato da Franka Potente pone il tempo del desiderio e della volontà per vincere quello del ricatto della violenza. La forza dell'amore può sfidare le categorie e far crollare ogni legge. L'urlo di Lola, il suo corpo proteso che resuscita per cambiare il destino di morte e sconfitta è un meraviglioso senso di euforia che possiede contro tutto il cinema della memoria e della sconfitta inesorabile e irrevocabile. Lola corre
Lola corre e sradica tempo e memoria per ricreare altro e oltre. Ed è la memoria sconvolta che il presente ci riporta con questa Biennale, Kusturica ci rimanda l'immagine più forte e rappresentativa con il suo "Gatto nero gatto bianco" Leone d'Argento: un maiale per tutta la durata del film mangia un'automobile. Il mito del progresso si è sfaldato in una memoria del negativo che prende forza dalla sua stessa condanna, non sempre la memoria del male crea repulsione e condanna, a volte può giocare come seduzione e attrazione. "Apt pupil" mostra la curiosità morbosa di uno studente nel voler stanare e minacciare un criminale di guerra nazista per farsi raccontare la storia dei crimini e delle torture.Il gioco di attrazione e seduzione tra il vecchio e l'adolescente diventa di complicità e di emulazione.
Ma l'allievo perfeziona l'arte del maestro. Che sia questo il mito del progresso? Conoscere è ricordare diceva Platone, ma il ricordo del crimine e la sua conoscenza fino a che punto sono positivi? La Storia ci mostra attraverso la sua memoria troppe contraddizioni e ipocrisie ed opportunismi e cambiamenti di posizioni e bandiere; la storia e la memoria a volte uccidono l'innocenza e l'entusiasmo della giovinezza. Ma la lotta delle donne ha fatto emergere la loro storia e la loro forza è l'unica che mostra un vento di cambiamento nel panorama di uno stanco e frammentato festival in cui l'Europa ricorda e dimentica la sua frantumata identità. Venezia 1998, il vento cambia, le donne diventano protagoniste. Osano, agiscono, sparano e guidano all'impazzata, uccidono, castrano, amano, scompaiono, sono sfrontate e impunite. Out of sight
Il moralismo sessista è morto, domina la famiglia, le sorelle, i maiali. Le madri di queste famiglie sono la Valeria Golino de "L'albero delle pere"dell'Archibugi che infetta la sua bambina con la siringa con cui si buca, trascura suo figlio e i suoi due compagni , la regista la salva in un'aureola di mistero non ben definito. La "Viola" di Donatella Maiorca si eccita in un ricerca sul sesso e viene coinvolta in un rapporto virtuale e non con un maniaco che poi scopre di essere un ragazzino. La Lenka di Vera Chytilova castra i due uomini che l'hanno stuprata e afferma, da professionista veterinaria, di averlo fatto per giustizia non per vendetta, per difendere altre donne da possibili violenze. Splendido, graffiante, a tratti comico e spietato "Pasti, pasti pasticky" della Chytilova rivoluziona la storia dell'immaginario cinematografico sullo stupro e ribalta in modo spettacolare il carnefice che diventa vittima patetica. Grottesca l'immagine dei due uomini mentre salvano in un pentolino i propri perduti attributi come gioielli che verranno mangiati con delle uova al bacon.
The opposite of sex Consiglierei la visione del film a tutti i maniaci, potrebbero non vedersi più come eroi in un gesto mostrato come patetico e ridicolo. Finalmente un film in soggettiva degli uomini in un impresa (lo stupro) che li riguarda; maiali castrati mostrati nel film come gli uomini sempre per un intento scientifico e positivo. Come nel film di Kusturica un maiale che mangia un'automobile deride tutti i valori dominanti fuori e dentro il cinema. I veri immortali sono i vecchi capaci di vivere e godere mentre i giovani sono sempre inferiori. Altro immaginario da un mondo occidentale che mostra la vecchiaia come malattia e i vecchi in un ospizio aspettano la morte. In "Black cat white cat" musica, vino e allegria per un cinema vivo e vitale dove la vita non conosce altra legge che il piacere e la volontà di amare e di godere. Tanti film confezionati per questa Biennale, poche le autentiche emozioni; forse questo Leone segna un festival di compromesso dove si consumano gelati e immagini senza poter approfondire.
Il Leone doveva essere vinto da una pellicola presente nella Settimana della Critica, il film russo di Alexander Bashirov, regista e interprete di "Zheleznaya pyata oligarkhij" (Il tallone di ferro dell'oligarchia) geniale fusione di cinema russo e americano, giocato sui ritmi musicali stravolti, tra libertà del singolo e la stupida burocrazia del potere che soffoca e uccide.
Anche in "Ghodoua nahrek" (Domani brucio) Mohamed Ben Smail è regista e interprete di una storia di emigrazione e di morte; un'agonia scandita da una lucida nostalgia per un passato perduto e lasciato per andare altrove. Un ritorno, come abbiamo visto in tante pellicole italiane, dell'emigrante che va a morire nel suo paese. La riconquista di un'infanzia e di una cultura prima della morte si realizza con rara poesia e autenticità. Altra regista interprete Myriam Boyer in "La mère Christain", una Francia che ci mostra una realtà e una lingua pesante e lugubre in totale contrasto con la leggiadra perfezione dell'opera di Rhomer. L'odore della notte
"Conte d'Automne" indiscusso capolavoro, chiude la trilogia del regista. Le donne tessono con la loro intelligenza la vita al di là di ogni condizionamento senza timori, forti della passione di vivere e amare. L'unico film italiano graffiante ironico e nuovo "L'odore della notte" di Caligari è presente nella Settimana della Critica. Il neorealismo gioca con le sue stesse regole, e regala un nuovo volto colto e raffinato dei ragazzi di vita dialogando e sbeffeggiando con affetto Pasolini. I premi collaterali tutti a "Orphans" di Peter Mullan che rompe gli schemi del dolore e mostra la rabbia, la rivolta contro la morte della madre. Asia Argento in un enigmatico personaggio nella pellicola di spionaggio e di morte in cui è emerso un mondo inutile con la sua stupida solidarietà tra uomini, di Abel Ferrara "New Rose Hotel". Mentre l'immortale preziosa Catherine Deneuve vince la Coppa Volpi con "Place Vendome" di Nicole Garcia e trionfa come gioielliera con un gioiello di interpretazione. E per finire ancora maiali nel film, che ha ottenuto il gran premio della giuria "Terminus Paradis" di Lucian Pentilie, dove un guardiano di maiali lotta contro ogni potere con tutte le forze della sua fantasia per la conquista del suo amore.

 

55ª Mostra internazionale d'Arte Cinematografica

XII Premio Elvira Notari

Pasti, pasti Pastichi! XII PREMIO ELVIRA NOTARI Per la 55ª Mostra d'Arte Cinematografica "Le Tre Ghinee"-Nemesiache La giuria composta da Natalia Aspesi Valerio Caprara Enrico Ghezzi Heike Hurst , presieduta da Lina Mangiacapre ha premiato a maggioranza il film "Pasti pasti pasticky" di Vera Chytilova, opera iconoclasta, paradosso giocato nell'ironia nella ricerca di una strada altra, parallela alla corruzione e alla violenza. Menzione speciale al film "New rose hotel" di Abel Ferrara per un personaggio di donna che frantuma la logica del potere della narrazione. Il premio, un'opera della scultrice Niobe, è stato consegnato dall'Assessora alle pari opportunità Franca Bimbi. Contributo e patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Regione Campania, patrocinio dell'Assessorato alle pari opportunità e alle relazioni internazionali del Comune di Venezia.

 

55ª Mostra internazionale d'Arte Cinematografica

La fine del sogno
di Lina Mangiacapre

Akira Kurosawa ha mandato il suo ultimo saluto alla Mostra del Cinema di Venezia che gli conferò il Leone d'Oro nel '51 per "Rashomon" e il Leone d' Argento nel '55 per "I Sette Samurai". Muore con il genio di Kurosawa quel Giappone che solo attraverso i suoi occhi noi potevamo vedere . Dopo Fellini , Kurosawa . I nostri due grandi registi hanno smesso di sognare e di trasmetterci i loro sogni . Come scrive Pessoa ne' " Il Marinaio " : " ...perchŠ si muore ? forse perchè non si sogna abbastanza ... " . I giovani non sognano più , ma i vecchi ritornano a sognare , e sogno è oramai la realtà di ieri , emozioni di sorgenti , illusioni di amori , ideali di giustizia , la sfida del limite . Kurosawa e Fellini sognano perchè il mondo che loro vedono non è più visibile a noi , il cantore è cieco , è questo il segreto della poesia , creare è ricordare . Ricordare , nel senso del vivere il presente , con negli occhi la folgore accecante di un vissuto sentito con tale forza da vivere oltre se stesso e il tempo . Il tempo del sogno , il tempo in cui il sognatore decide la sua regia e gli altri credono che sia sogno quel sogno che è la volontà di un'altra realtà, realtà di un'altra possibilità, memoria extratemporale del tempo , compresenza di sensi ma estinti dalla stupida norma della necessità. Poesia e libertà, anche solo come possibilità, come macchina del tempo e dello spazio attraversare l ' Averno , penetrare nel mondo dei morti e , come Orfeo , cercare di riportare alla luce l ' amore , strapparlo dal regno delle ombre . E l' ombra è la morte , la violenza , la guerra , il nucleare , l 'inquinamento . La fragile forza di un poeta risponde a se stesso regista , espressione della positività tecnologica nei confronti dell'arte , con la pazzia del ritorno indietro . Ma è un sogno , nel sogno può convivere progresso e felicità, nel sogno il vecchio tempo rugoso ride , diventa facile l'attraversamento , l'incontro con il territorio sconfinato del desiderio . Un Giappone è ancora vivo nel cuore del sognatore bambino , ancora la pioggia è bianca di petali di fiori di pesco , ancora l ' incontro con la divinità del pescheto è possibile , ancora la magia vince la paura . E la paura della morte , non solo personale ma cosmica , ispira gli ultimi film di Fellini e Kurosawa , ognuno sconvolto dalla perdita e dalla caduta dell ' invisibile , dalla cancellazione delle proprie radici , del proprio paese .E ' l ' orrore di un tempo privo di storia , di un tempo dove il guerriero dorme e non potrà più svegliarsi . La differenza assoluta è tra sonno e sogno , il sogno va vissuto , per il sogno si deve combattere , in questo senso il guerriero si deve svegliare e riprendere a lottare per realizzare se stesso . E questo guerriero è l ' umanesimo di Kurosawa e l ' energia creativa di Fellini . L ' ultimo film di Peter Weir è la risposta di sognare oggi , la relazione non è più tra veglia e sogno ma tra reale e virtuale . " The Truman Show " rappresenta la potenza della creazione del regista che , uguale a dio, in possesso degli strumenti dell ' informazione riduce la tua esistenza a trasmissione . " Dalla rete televisiva che non dorme mai ... 24 ore su 24 ..." . Ogni secondo di ogni giorno che passa , dal momento in cui è nato fino ad oggi , trent ' anni dopo , Truman Burbank è a sua insaputa il protagonista della soap opera documentaristica più lunga e seguita nella storia della televisione . Seahaven , la città da cartolina che Truman definisce casa sua , è in realtà un gigantesco teatro di posa e i suoi amici e parenti , o meglio , tutte le persone che conosce sono attori . Truman non sa' ma vive ogni attimo della sua vita sotto lo sguardo imperturbabile di migliaia di telecamere nascoste . Alla fine , resosi conto di essere una farfalla catturata e messa sotto vetro , Truman decide di fuggire ma non ha fatto i conti con lo strapotere di Christof , l ' ideatore del programma che fin dagli inizi nè ha curato produzione , regia e organizzazione .

 

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