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n° 2 |
Cinema |
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Dicembre 1998 |
Il poeta della incomunicabilità
di Lina Mangiacapre
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Michelangelo Antonioni riceve il Premio "Bianchi '98" come "poeta dell'incomunicabilità e artista autentico di 50 anni di cinema difficile". Antonioni è un filosofo che scrive con la cinepresa, la sua sensibilità gli fa vedere una differenza che sfugge agli occhi distratti degli altri. |
| La differenza irriducibile di genere e quindi l'incomunicabilità tra i due mondi è continuamente mostrata e sottratta ad ogni riduzione. La parola si mescola al silenzio, il cinema di Antonioni attraversa corpi e sguardi di donne che sono altrove, altrove dallo sguardo dell'altro, altrove da sè, altrove dallo stesso regista. Una trasversalità, una ricerca timida che si ferma dietro porte chiuse, silenzi, sospende in una lentezza di assenza ogni violenza di giudizi, fantasmi senza sangue, impenetrabili a chi vuole possederli. Un cinema che svela per coprire, ridare spessore al mistero, al non detto. Immagini metafisiche di materializzazioni di idee corpi che trascendono ogni cattura. Preintuizione di un femminismo che avrebbe chiarito i fantasmi che lo sguardo di Michelangelo intravedeva. La teorizzazione di una differenza irriducibile di un mondo sessuato diadico di cui il cinema aveva mostrato solo il neutro in un falso travestimento che lo sguardo di un artista per un attimo aveva percepito; quell'attimo in cui si esce da sè e si fa ponte silenzioso ad abbracciare l'altra. Desiderarla, rincorrerla e cercarla sempre, senza poterla mai raggiungerla. | |