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n° 2

Edito

Dicembre 1998

Compagna Luna
di Barbara Balzerani
Ed. Feltrinelli

Copertina

Un tipo difficile, Barbara Balzerani. Eppure c'era qualcosa nei suoi occhi e l'avevo percepito subito, fin dalla prima volta, era come una nostalgia di amicizia più pungente ancora che nelle altre.( Quando era uscita da Rebibbia, quel giorno, mi ero detta che avrei voluto rivederle tutte, eppoi avevo capito che era impossibile, la privazione dell'amicizia - almeno quella con noi che stiamo " fuori " - essendo parte della pena... ) Sono passarti ancora due anni. Lo scorso gennaio, andato i tilt definitivo il mio vecchio computer, mi sono trovata nell'orribile situazione di doverne comprare uno nuovo, avevo bisogno di soccorso, Barbara lavora nell'informatica è sta a due passi da casa mia, al di là dal ponte. Arrivò, imprevista, ( o mi ero rivolta alla sua cooperativa ), in sostituzione di un collega, all'ora di pranzo; l'unica pausa in cui ai detenuti in " lavoro esterno è consentito di allontanarsi dal posto di lavoro senza chiedere permessi speciali. Così ho imparato alcune cose del carcere, ( ed anche a servirmi del computer, almeno per l'essenziale... ) " Non viene oggi Barbara a mangiare? Cominciò a chiedermi mia madre. Mia madre è molto vecchia e molto lucida e agguerrita nelle sue idee, tutte sempre il contrario delle mie, o viceversa ( i miei amici ridono quando andiamo a votare, tutte e due, per schieramenti opposti ma perchè, dicono, non ve ne state a casa, tanto il voto dell'una annulla il voto dell'altra... )Ma proprio perchè mia madre è fatta così, mi sembrerebbe di mancarle di rispetto tacendole verità per lei sgradevoli o "scandalose".
Quindi ha saputo subito chi era, chi è Barbara?. Eppure..."Non viene oggi a mangiare?" "Mamma, è domenica, la domenica sta a Rebibbia, ha l'ergastolo..." "Sei ergastoli", mi ha precisato lei, il giorno dopo. Non li avevo contati, non volevo saperli, esattamente come mia madre. "Non me lo dire, non voglio saperlo - mi aveva infatti pregato quella domenica - è troppo triste stare in carcere nei giorni di festa!" Tra una spiegazione e l'altra ( come aprire una nuova cartella, cestinare un file, copiarlo, e perchè mai senza avere toccato nulla ,secondo me, mi erano sparite dieci pagine ), Barbara ed io parlavamo: nel senso che ci siamo raccontate non le nostre vite, lei è un tipo ferocemente pudico, ma il nostro sentimento della vita si, abbastanza. Quando è uscito " Compagna luna" l'ho letto in due ore. Sottolineando le righe, scrivendo a bordo pagine le mie annotazioni, come faccio sempre quando una lettura mi appassiona. Arrabbiandomi, anche... Ma la prima cosa è stata la tenerezza. ( So che può scandalizzare, questa parola, ma come scrive l'Autrice nella brevissima introduzione, le sue pagine " non sono rivolte a chi si scandalizza che, oltre la sopravvivenza, mi sia concessa anche la vita, cioè la parola" ).Tenerezza per quella bambina che sta da Barbara per " quel corpicino come racchiuso a difesa ", per " quella sua figuretta che la faceva un groviglio di insicurezza e di determinazione abbattersi per quel poco veramente suo." Non voglio fare nessun pietismo - Barbara non me lo perdonerebbe sulla bambina di Colleferro, ultima dei cinque figli di una madre operaia nella fabbrica dei veleni, e che no ha tempo quasi nemmeno di vederla... ( " Per quanto mi sforzi non ricordo - scrive Balzerani nel primo dei corsivi dedicati alla madre, morta nell'86 -.... non ricordo u solo momento dei miei primissimi anni. Non sarà perchè allora, e finchè non sei tornata a casa, non una volta ho sentito le tue amorevolezze di madre?" ) Ma questa condizione operaia così assoluta e così carnalmente vissuta in una bambina degli Anni Cinquanta, ( Balzerani è nata nel 1949 ), la sento come una barriera dolorosa irrimediabile tra lei e me, una netta separazione da rispettare. Figlia di operai prima, abitante ora di un " carcere allargato " ( bellissima espressione usata dalla Rossanda nel recensire il suo libro ), sento che la tengono lontana da me questi due fatti elementari: lei " bambina povera " ( appena un pò cresciuta, andava a spigolasre nei campi insieme alla madre, e non era un gioco ma fame...), ed io no; lei oggi " dentro " ed io " fuori ". Vado per la prima volta a casa sua, non è che sia entusiasta della mia idea di intervistarla. " Non è un 'intervista - le dico, e sono sincera - semplicemente guardiamo insieme le mie sottolineature sul tuo libro, le note, gli appunti e tu, se vuoi, parli..." In questa casa in affitto, ci spende praticamente tutto quello che guadagna." Ma - mi ha sempre detto - dalle finestre si vede il Tevere..."Un lusso, un capriccio, una follia? Forse, per capire, basta immaginare, soltanto immaginare, di avere la cella come orizzonte definitivo, almeno sulla carta: " Fine pena mai", c'è scritto sui suoi documenti di detenuta. Una tenda ricamata a mano ( forse l'ha ricamata sua madre, quando tornò a casa dalla fabbrica cedendo il posto al figlio sedicenne), un letto che resta intatto da una notte all'altra: alle otto di sera Barbara si parte da qui , dal Testaccio, con la metropolitana, per tornare a Rebibbia. Era fragile Barbara, troppo. E diventò spietata. " Soprattutto contro te stessa ", dico. Annuisce. E' una che ha scritto ( p. 63 ): " adesso che tutto è andato e io sono rimasta, imperdonabile..." " imperdonabile - le chiedo - perchè sei ancora viva? " Fa segno di si, e gli occhi le si riempiono di lacrime. Ma è una che non si consente che aborre di mettersi al centro del palcoscenico del dolore prodotto in quegli anni. E sull'interrogativo che mai troverà tregua, se le Br avrebbero potuto rilasciare Moro: " avremmo dovuto - scrive - avere alla fine pietà dell'uomo? o non piuttosto in questione è quella per noi stessi?" " Ma non è peccato avere pietà di se stessi, e magari salvare anche l'altro!" E' tutto così il nostro colloquio, che forse non dirà molto sui fatti raccontati nel libro - ma i fatti " pubblici", " politici", in fondo sono soltanto due...il primo, quando Barbara va a ispezionare la chiesa dove Aldo Moro andava a fare la comunione tutte le mattine: - " da ragazzina le era capitato di vedere Moro in un paese - santuario in cui suo padre amava portare la famiglia... e che l'uomo, ora inginocchiato a due passi da lei, era la stessa persona che tanti anni prima aveva visto come l'incarnazione di un potere che nessuno poteva mettere in discussione, senza precipitare nella distruzione." Il secondo, quando, decisa oramai la morte di Moro prigioniero da più di cinquanta giorni, a lei tocca di andare a prendere la sabbia ad Ostia, perchè gli altri, dopo averlo ucciso, gliene mettano un poco nel risvolto dei pantaloni per depistare le indagini. " Cosa stavo facendo? Ah sì, sotto le scarpe e nel risvolto dei pantaloni. Lo stomaco stretto e la voglia di essere in qualunque altro posto che non fosse quello. Ormai solo un miracolo di estremo rinsavimento dei responsabili del partito democristiano poteva modificare la nostra decisione, e a mio modo avrei voluto pregare perchè accadesse." In mezzo a questi due fatti c'è anche ovviamente la scena del sequestro e della sparatoria in via Fani. Dove Barbara Balzerani c'era, era lì con il mitra imbracciato a presidiare l'incrocio con via Stresa. ( E che il Pm Antonio Marini si sia rifiutato di crederle, convinto che ad una donna non si affida un compito così essenziale, è una delle cose che non ha mai mandato giù ma ne aveva parlato più volte e ci ritorna in " Compagna luna": " Lui riteneva impossibile che quel fatidico 16 marzo le Br avessero potuto affidarmi un compito militare troppo importante per essere messo nelle inaffidabili mani di una donna ". Come scottano le ferite sulla pelle di una emancipazione troppo faticata per consentire i trucchi e gli alibi di una postfemminilità...". Nel raccontare via Fani, Barbara emerge compiutamente come scrittrice, stemperando il suo " star male " in un'atmosfera di irrealtà, il sequestro, l'uccisione dei cinque uomini della scorta, tutto è vissuto tra il sogno e l'incubo, lei dà le spalle alla sena dell'agguato, non la vede, ne percepisce soltanto, stranamente ovattata, la colonna sonora, così ogni particolare sembra sfocare in una terra remota popolata di fantasmi...O sono io che non riesco ad accettare che quella realtà ( inaccettabile di per sè ) sia passata attraverso il suo corpo, la sua faccia, i suoi pensieri? E' evidente che i fatti " politici" raccontati nel libro mi interessano meno della relazione che questa donna ha con la sua vita, con la scrittura letteraria ( fustigata da un rancoroso Tabucchi), ed alla fine anche con me, in questa in qualche modo " insperata" relazione amicale. Ma poi, mi giustifico la valenza politica del sequestro e dell'uccisione di Moro, per Barbara Balzerani, ultima responsabile delle Br dopo l'arresto di Mario Moretti, e di una t tragica coerenza: l'ha scritto, in " Compagna luna", riferendo delle aspettative delle Br durante i 55 giorni del sequestro: " le Brigate rosse...potevano fermarsi in qualsiasi momento, ma non ci fu una parola o un atto politico da parte degli avversari che lo consentì... Era l'esplicita dimostrazione di forza cieca di un nemico avviluppato nella rete dei suoi veti incrociati e paralizzanti...Mai tanto pilatesco silenzio.... Nella loro propaganda le Br. non erano che l'espressione di qualsivoglia etero direzione complottarda. Tutto, meno che il frutto esacerbato di contraddizioni politiche che potessero riguardarli". E poi resta il dolore, di tutti e di tutte, da una parte e dall'altra. Resta la storia di una donna: che è stata una "bambina povera" negli Anni Cinquanta- "Sai quando ò scoperto definitivamente che ero povera? Quando sono andata con una compagnuccia di scuola a provare il vestito della Prima Comunione: mia madre il mio l'aveva già fatto mettere da parte, e a me sembrava bellissimo: mi guardavo allo specchio felice, "Ti piace?", chiesi alla mia amichetta... E lei, mica una principessa, soltanto la figlia di un negoziante, mi rispose con un sorrisetto: "Si, ma col mio c'è una bella differenza!" Mi dovettero spedire a fare la Comunione a calci, non ne volevo più sapere..." Poi viene l'adolescenza in paese- "Ho frequentato fino al liceo classico a Colleferro"- e, siamo alla vigilia del '68, arriva fin lì l'odore, la voglia di libertà. La voglia di libertà in quegli anni voleva dire, per una ragazza, che ci si aspettava da lei una mai vista prima disponibilità sessuali. Ma il paese subito castigava la "trasgressiva" che era andata ingenuamente allo scoperto, persino le amiche la criticavano, anzi specialmente loro, e naturalmente i ragazzi. Barbara nel libro parla di se stessa in terza persona (salvo che nei corsivi), ed ha scritto: (Dei cento fiori che stavano cambiando il mondo non ne aveva visto sbocciare uno in quella povera compagnia di funamboli...) (Chi erano- le chiedo- i tuoi funamboli?) (Quelli che ti immagini, se non fosse scoppiato il 68 e io non fossi fuggita a Roma, se non avessi trovato la politica, finivo...) (ride)..."sulla cattiva strada.... Perchè per le donne, in paese, l'alternativa era quella: o il matrimonio o..." "Ma tu studiavi..." "Si, ero l'unica dei cinque, su questo non c'era proprio discussione, io avrei studiato, ero la prima in famiglia a farlo, e mia madre era contenta perchè sua figlia faceva una cosa bella che lei non aveva potuto fare.... Lei era una contadina veneta emigrata nel Lazio a fare l'operaia... E mio padre, poveretto... Lo definisci lucidamente nel tuo libro: "Il manchevole marito di mia madre..." "Si, la tradiva, specie negli anni in cui faceva il camionista... Ma mi sono laureata per lui, che si era vantato una vita che con i suoi sacrifici aveva fatto studiare la figlia all'Università... E non era vero, a Roma mi sono sempre mantenuta da sola, ho lavorato al Nido Verde...Quando ho discusso la tesi ero già nelle Br., ma lui naturalmente non lo sapeva, è venuto a sentire la discussione....La seconda laurea, in antropologia, l'ho presa in galera..." La scoperta della bellezza sontuosa di Roma, nell'apoteosi del 68, per i venti anni di una ragazza venuta da Colleferro. ("E lei, dicendo di partire, era fuggita, portandosi dietro solo quella bambina che era stata, a cui aveva giurato che non avrebbe avuto altro pensiero che liberarla dalla paura, fino a farsene rivivere dentro l'innocenza.") " Roma. Le assemblee, i cortei, la politica fuori e contro i Palazzi, i compagni, i testi sacri....E le notti passate a naso in su a riempirsi gli occhi e il cuore di terrazze e cornicioni e cupole e marmi. Quei vicoli e le scalette e le piazze non erano semplici luoghi fisici. La loro bellezza stava soprattutto nel senso di padronanza di quel viverli insieme....In quei luoghi si sapeva sempre perchè doversi alzare la mattina dopo e per fare cosa." " Me ne vado Barbara è tardi..." " E dell'ultimo capitolo, 'Compagna luna', non mi dici niente?" Sono poche pagine, quelle conclusive, e da qui il libro prende il titolo, in cui la scrittrice racconta la prima sera che ha avuto il permesso di restare fuori dal carcere:" che odore ha la sera?..." La prima sera "fuori" la riscoperta della luna " la cerco, guardando su, nello spazio dei tetti, in mezzo al nero del cielo. C'è, per fortuna. E' solo uno spicchio, ma c'è, bella, sfrontata, distante, indifferente, inaccessibile. E solo allora mi placo. E' finita ogni urgenza, ogni caparbietà a capire, a rendermi compatibile, a smussare, a fuggire, tornare, a provare gioia, a sentire dolore..."

Adele Cambria

 

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