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n° 2

Cinema

Dicembre 1998

Premio studio 12
di A. Cambria

New Rose Hotel

"Diglielo tu a Giulietta..." di Moraldo Rossi potrebbe definirsi un racconto felliniano dei funerali di Federico Fellini. Come felliniana era stata la lunga agonia del Maestro nel fatiscente Policlinico Umberto 1ø, dove la cupezza del fondale ospedaliero si illuminava a volte di sinistri bagliori comici , di comparsate mondane , di frivolezze nevrotiche , e nell'aria circolavano sospetti complottardi ...Ma l'evento che io ho seguito giorno per giorno da cronista , è rimasto confinato nel magma caduco dell'attualità (giornali, telegiornali), e non mi risulta che sia stato in una forma letteraria adeguata , come invece è riuscito di fare a Moraldo Rossi in questo racconto . E d'altronde Moraldo stesso è personaggio felliniano, fu lui, da ragazzo, l'ispiratore de " I vitelloni", e a lui alludeva il protagonista del film, interpretato da Franco Interlenghi. Di Moraldo Rossi raccolsi una testimonianza su Fellini, proprio nei lunghi giorni dell'agonia del Maestro, Rossi mi accennò ad un'assidua e appassionata collaborazione interrotta, forse, pensai, per un impeto d'orgoglio da parte sua - quante volte non ci si sente traditi dall'amico di giovinezza diventato famoso? - se lui vorrà stasera potrà parlarcene, la mia impressione frettolosa di cronista fu di un'ambivalenza affettiva, da parte di Moraldo nei confronti di Federico, un rapporto di odio-amore ( "Il personaggio di Interlenghi - mi disse - lo ha scritto succhiandomi la vita...") che si era prolungato ben oltre l'interruzione dell'amicizia, fino all'agonia, appunto, del Maestro, e - ma lo scopriamo soltanto ora con questo racconto - anche ben oltre la sua morte.
Ma nel racconto l'antagonismo personale si stempera e forse si risolve attraverso il filtro magico della letteratura, risuscitando quel clima clownesco e struggente che era proprio dei film di Fellini, e che si respirava anche sul suo set... Si avviano infatti come su un set le prime sequenze del Gran Funerale nella basilica di Santa Maria degli Angeli: " Pacatamente, da tutte le direzioni, affluisce la moltitudine... Nessuno a cavallo e nemmeno in carrozza, e nessuno in costume sospeso sul filo" ( allusione al Circo, leitmotiv dell'ispirazione felliniana), "non c'è nell'ordine del giorno", prosegue il racconto, "abbigliamento libero, se ci sarà da effettuare un cambio di vestiti lo dirà poi Lui..." E Lui, naturalmente, è scritto con la maiuscola...Ed è Lui che appare, quando il suo feretro è stato già pomposamente deposto ai piedi del Capo dello Stato e dei politici di " prima " (l'autore ne enumera il rango, via via in crescita, dal grado quinto al quarto e via dicendo...), è Federico che viene a curiosare sulla cerimonia degli addii che gli hanno preparato, la sua sciarpa gialla ondeggia in fondo alla basilica gremita e spiove per tre quarti della lunghezza del lungo cappotto, "Ah, commediante! Ah, Gran Mistificatore!" esclama la voce narrante, e prosegue: "Mi agito per segnalare la mia presenza. Non mi vedrà mai, penso con disappunto...Invece, seguendo come sempre il suo magico istinto, eccolo sollevare l'occhione verso di me..." E sarà l'amico trascurato, ripudiato forse, a ricevere l'ultimo affannato messaggio amoroso per Giulietta, da cui Federico non riesce a farsi vedere: "Diglielo tu a Giulietta...Ti prego, Moraldo, diglielo tu, diglielo..." Una riconsacrazione quindi, anche in questo racconto che ben avrebbe potuto dissacrare il Mito - se è vero che Moraldo Rossi ha conosciuto di Fellini anche quella che gli junghiani chiamano "l'ombra" - una riconsacrazione dunque, dicevo, di quella favola dell'amore coniugale perenne intangibile intoccabile di Federico e Giulietta che è stato un elemento portante del Mito felliniano, ostinatamente alimentato e custodito, anche oltre la morte dell'uno e dell'altra, dai discepoli del "fellinismo". (Io non sono tra questi, e da screanzata cronista, ho portato alla luce "l'altra donna" di Fellini, l'amante docile e procace che gli ispirò il personaggio interpretato da Sandra Milo in "Otto e mezzo", e di cui tutti i felliniani conoscevano da ben oltre trent'anni l'esistenza). Forse Moraldo vorrà dirci qualcosa anche sul perchè della sua adesione al Mito, a questo mito della Coppia Indissolubile del Grande Cinema Italiano...Forse, ed io lo spero, ci farà da guida nei meandri della rivisitazione letteraria del suo rapporto con il regista - delizioso comunque il finalino con Federico che, nella folla ondeggiante di Santa Maria degli Angeli, estrae il fischietto da regista per dare il via ai carabinieri in pennacchio rosso e blu che fanno da scorta d'onore al suo feretro...Dei tre "Racconti irragionevoli" che Moraldo Rossi ha presentato al premio di narrativa dello Studio 12, questo ha raccolto il voto unanime della giuria.

 

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