E-mail n° 1 Rubriche
Luglio 1998

 

logonaus

In una stanza tre fanciulle vestite di bianco vegliano un'amica morta..... per potersi credere reali dovranno parlarsi e raccontarsi i propri sogni.

Seconda fanciulla: Sognavo di un marinaio che si era perduto in un'isola lontana..... In quell'isola c'erano poche rigide palme e fuggevoli uccelli volavano tra di esse... Non so se a volte si posavano... Da quando scampando ad un naufragio, vi era approdato, il marinaio viveva in quel luogo... Poichè non aveva modo di tornare in patria, e soffriva troppo ogni volta che il ricordo di essa lo assaliva, si mise a sognare una patria che non aveva mai avuto, si mise a creare un'altra patria come fosse stata sua, un' altra specie di paese con altri personaggi e altra gente e un'altra maniera di passeggiare per le strade e di affacciarsi alle finestre.
Ora per ora egli costruiva in sogno questa falsa patria, e non smetteva mai di sognare, di giorno, alla breve ombra delle grandi palme che si frastagliava, orlata di punte, sulla sabbia calda; di notte, sdraiato sulla spiaggia, senza badare alle stelle.
...... Per anni e anni, giorno su giorno, il marinaio edificava in un sogno continuo la sua nuova terra natale... Tutti i giorni metteva una pietra di sogno su quell'edificio impossibile. Possedeva ormai un paese tante volte percorso... Si ricordava di avere già passato migliaia d'ore lungo le sue coste. Sapeva di che colore solevano essere i crepuscoli in una rada del nord, e come era soave entrare a notte fonda, con l'animo sospeso sul mormorio delle onde solcate dalla nave, in un grande porto del sud, dove egli aveva passato una volta, forse felice, la sua immaginata gioventù ... Dapprima creò i paesaggi; poi le città, poi le strade e le traverse, ad una a una, cesellandole nella materia della sua anima, ad una ad una le strade, quartiere per quartiere, fino ai muraglioni dei moli, dove creò i porti... Ad una ad una le strade e la gente che le percorreva o che guardava su di esse dalle finestre. Cominciò a conoscere certe persone, come uno che le conoscesse appena... Cominciò a conoscere le loro vite passate, e le conversazioni, come uno che sognasse paesaggi e allo stesso tempo li vedesse veramente ... Poi viaggiava, ancora in ricordo, attraverso il paese che aveva creato...
E così costruì il suo passato. In breve ebbe un'altra vita anteriore...
Aveva già, in questa nuova patria, un posto dov'era nato, i luoghi dove aveva passato la sua giovinezza, i porti dove si era imbarcato... Cominciò ad avere i compagni d'infanzia, e poi gli amici e i nemici dell'età virile... Tutto era differente da quello che era stato: nè il paese, nè la gente, nè il suo stesso passato assomigliavano a quelli che erano stati... Un giorno che aveva piovuto molto e l'orizzonte era più incerto, il marinaio si stancò di sognare ... Allora volle ricordare la sua patria vera... Ma si accorse che non ricordava niente, che essa per lui non esisteva più... La sola infanzia che ricordava era quella della sua patria di sogno; la solo adolescenza che aveva in mente era quella che si era creato ... Tutta la sua vita era stata la vita che aveva sognato....E si rese conto allora che non era possibile che fosse esistita un'altra vita, se lui non ricordava nè una strada, nè una figura, nè un gesto materno... Mentre di quella vita che credeva di aver sognato tutto era reale ed era esistito ... Arrivò un giorno una nave e passò da quell'isola, ma il marinaio non c'era più...
Prima fanciulla: Ma almeno, come finì il sogno?
Seconda fanciulla: Non finì ... Nessun sogno finisce...
Prima fanciulla: (Guardando la bara ) Perchè si muore?
Seconda fanciulla: Forse perchè non si sogna abbastanza...
Terza fanciulla: ... Tutto sta per finire ... Di tutto questo resta, sorella mia, che voi sola siete felice, perchè voi sola credete nel sogno.

Da "Il Marinaio" di F. Pessoa

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