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PASSO D'OMBRE
di G.Di Rienzo, Ed. Avigliano
Selezionato al Premio Strega 1997. Premio Speciale Insula Romana:
migliore scrittore emergente
L'autore è certo il meno adatto a parlare del suo libro. Anche
quando ha conscluso la sua fatica, gran parte delle emozioni
restano all'interno della storia che ha raccontato, impigliate
forse per sempre in quella che è stata l'iniziale visione della
vicenda. Saranno invece proprio i personaggi, una volta
terminata la storia, a rivendicare la libertà di essere anche
altro, poter vivire cioè concretamente quella oggettività (che
certo non significa necessariamente qualità, ma semplice
diritto a esserci), un diritto che ogni personaggio guadagna
con non poca fatica durante tutto l'arco di quello che
chiamiamo processo creativo. E questo, proprio a garanzia del
lettore, che cosi può iniziare il suo personale attraversamento
del libro, libero di stabilire limiti e connotati di una
comunicazione che è e deve restare aperta, individuale.
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Ora, per quanto riquarda la mia esperienza rispetto a questo
libro in particolare, devo dire che il coinvolgimento emotivo è
stato almeno doppio e, quindi, per il lettore, doppiamente
fuorviante se volessi troppo infierire con le mie
interpretazioni.
Per questo proverò piuttosto a raccontare le emozioni, quelle
che hanno preceduto e, alla fine, provocato il bisogno di
raccontare questa storia. E' stato il terremoto dell'80, quello
che ha devastato l'Irpinia, a dare innanzitutto a me uno
scossone, tanto forte da costringermi a scrivere. Quando,
qualche giorno dopo quel terribile avvenimento, ho rivisto la
casa che era appartenuta alla mia famiglia, dove ho trascorso
la mia infanzia e parte della mia adolescenza, sono stati
proprio i muri aperti, le crepe, gli squarci, a far venir fuori
tutti i miei fantasmi, riproponendo con tale forza e vividezza
da spingermi ha fissare sulla carta segni colori odori,
incalzata da un timore oscuro e ossessivo, la paura di non
poter più riafferrare e quindi di perdere, assieme alle pareti,
alle pietre, alle cose, anche una parte determinante di me
stessa. Così sono nati (o rinati) i miei personaggi, quelli
così detti reali e quelli metareali, i loro doppi tripli nomi,
la loro capacità di esserci, di sopravvivere o restare semplici
proiezioni della mente, comunque accomunati da una precarietà
generale che fa da sfondo alle loro diverse vicende, e che non
appartiene solo alla natura( a volte matrigna) ma alla sostanza
dell'anima, alla fragilità che la compone e che la costringe,
per non soccombere, a inventarsi una eterna mobilità, e quindi
a restare materia inafferrabile, che certo non sanerà una
uguale e sottesa richiesta di stabilità.
Il mio coinvolgimento per questo libro è almeno doppio, dicevo.
E' non solo perchè affido a queste pagine la mia richiesta di
comunicazione, ma perchè confido che queste stesse pagine
contengano la forza e la capacità di suggerire innanzitutto il
mio sentimento di appartenenza anche a quei luoghi, alla gente,
ai fatti che descrivono.
Giuseppina Di
Rienzo |