E-mail n° 1 Edito
Luglio 1998

 

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PASSO D'OMBRE
di G.Di Rienzo, Ed. Avigliano
Selezionato al Premio Strega 1997. Premio Speciale Insula Romana: migliore scrittore emergente

L'autore è certo il meno adatto a parlare del suo libro. Anche quando ha conscluso la sua fatica, gran parte delle emozioni restano all'interno della storia che ha raccontato, impigliate forse per sempre in quella che è stata l'iniziale visione della vicenda. Saranno invece proprio i personaggi, una volta terminata la storia, a rivendicare la libertà di essere anche altro, poter vivire cioè concretamente quella oggettività (che certo non significa necessariamente qualità, ma semplice diritto a esserci), un diritto che ogni personaggio guadagna con non poca fatica durante tutto l'arco di quello che chiamiamo processo creativo. E questo, proprio a garanzia del lettore, che cosi può iniziare il suo personale attraversamento del libro, libero di stabilire limiti e connotati di una comunicazione che è e deve restare aperta, individuale.

Ora, per quanto riquarda la mia esperienza rispetto a questo libro in particolare, devo dire che il coinvolgimento emotivo è stato almeno doppio e, quindi, per il lettore, doppiamente fuorviante se volessi troppo infierire con le mie interpretazioni.
Per questo proverò piuttosto a raccontare le emozioni, quelle che hanno preceduto e, alla fine, provocato il bisogno di raccontare questa storia. E' stato il terremoto dell'80, quello che ha devastato l'Irpinia, a dare innanzitutto a me uno scossone, tanto forte da costringermi a scrivere. Quando, qualche giorno dopo quel terribile avvenimento, ho rivisto la casa che era appartenuta alla mia famiglia, dove ho trascorso la mia infanzia e parte della mia adolescenza, sono stati proprio i muri aperti, le crepe, gli squarci, a far venir fuori tutti i miei fantasmi, riproponendo con tale forza e vividezza da spingermi ha fissare sulla carta segni colori odori, incalzata da un timore oscuro e ossessivo, la paura di non poter più riafferrare e quindi di perdere, assieme alle pareti, alle pietre, alle cose, anche una parte determinante di me stessa. Così sono nati (o rinati) i miei personaggi, quelli così detti reali e quelli metareali, i loro doppi tripli nomi, la loro capacità di esserci, di sopravvivere o restare semplici proiezioni della mente, comunque accomunati da una precarietà generale che fa da sfondo alle loro diverse vicende, e che non appartiene solo alla natura( a volte matrigna) ma alla sostanza dell'anima, alla fragilità che la compone e che la costringe, per non soccombere, a inventarsi una eterna mobilità, e quindi a restare materia inafferrabile, che certo non sanerà una uguale e sottesa richiesta di stabilità.
Il mio coinvolgimento per questo libro è almeno doppio, dicevo. E' non solo perchè affido a queste pagine la mia richiesta di comunicazione, ma perchè confido che queste stesse pagine contengano la forza e la capacità di suggerire innanzitutto il mio sentimento di appartenenza anche a quei luoghi, alla gente, ai fatti che descrivono.

Giuseppina Di Rienzo

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