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n° 1 | Arte |
| Luglio 1998 |
| Napoli frontale | Napoli frontale | Napoli frontale |
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Documenti, immagini e suoni sul sessantotto a Napoli | ||
E' stata presentata a Napoli dal 9 al 25 giugno alla Biblioteca
Nazionale e al complesso monumentale S. Maria La Nuova la
mostra "Napoli frontale", promossa da più istituti napoletani:
Biblioteca Nazionale, Università Federico II, Istituto
Universitario Orientale, Istituto Campano per la Storia della
Resistenza, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
Gli obiettivi della mostra sono stati:
Il gruppo di lavoro, che si è dedicato per più di un anno a
ricostruire date e luoghi, raccogliere documenti e
testimonianze, dare visibilità ai vari soggetti che hanno
vissuto quel periodo di contestazione, è ampio e composito:
operatori della Biblioteca Nazionale, docenti, laureati e
studenti dell'Università e dell'Orientale, docenti della scuola
secondaria e tanti che a livello volontario hanno operato per
questa mostra.
Il lavoro del gruppo di ricerca è stato dedicato in larga parte
alla indagine documentaria per fare emergere una memoria finora
mancante: Napoli è una città che appare esclusa dalla ricerca
storiografica sul '68 italiano. Invece attraverso le memorie
personali, la raccolta di volantini, manifesti, articoli di
giornali, foto, filmati, opere d'arti "militanti" di varia
tipologia si è guardato e osservato una città che viveva gli
anni sessanta come altre metropoli occidentali dove prendevano
corpo rappresentazioni di una nuova soggettivà critica
propositiva di comportamenti e linguaggi, a partire dagli
hippies americani, i provos olandesi, le Kommune tedesche, il
Free Speech Movement di Berkeley.
Il '68 in ogni parte del mondo ha fatto saltare i modelli e i
ruoli; le contestazioni hanno avuto caratteri
internazionali.
Attraverso i documenti resi disponibili si è evidenziata la
complessità e la problematica di quel periodo. Una varia
articolazione di lotte e di vita culturale emerge dalla
cronologia elaborata con lo spoglio dei giornali cittadini "Il
Mattino", "Roma"e sulle pagine di cronaca napoletana de
"L'Unità", ampliata con l'ausilio della "stampa di movimento",
notizie ricavate da i vari documenti reperiti.
Nella sua strutturazione la cronologia mette a fuoco una
molteplicità di avvenimenti, che vanno dal piano nazionale ed
internazionale a quello locale ed evidenziano la risonanza
mondiale. Scorrendo il calendario degli avvenimenti si ha
l'immagine di una città segnata da profonde contraddizioni,
attraversata da numerosi conflitti, caratterizzata per la
molteplicità di soggetti e movimenti che, con le loro pratiche
politiche, segnarono un periodo storico ricco di ideali e di
antagonismi, espressione di quella frontalità richiamata nel
titolo della mostra (frontale richiama il nome di un gruppo
musicale di quel periodo "Città frontale").
Questa frontalità connota anche la fisionomia del movimento
studentesco napoletano, che seppe caratterizzarsi per la sua
capacità di mobilitazione e di intervento politico, come
l'analisi e la denuncia degli interessi legati a gruppi di
potere locali, ed è significativo il suo raccordarsi alle lotte
del movimento operaio.
Anche il quadro culturale presenta uno scenario vario:
importanti avvenimenti artistici, cinematografici, teatrali e
di incontri con intellettuali, scrittori italiani e stranieri.
I fermenti creativi e i bisogni di fruizione culturale trovano
spazio in svariati locali: centri alternativi, teatri, gallerie
d'arte, sale di conferenze legate a case editrici e librerie,
sale cinematografiche.
Dopo indagini, inchieste e elaborazioni della cronologia si è
proceduto all'allestimento di una mostra a carattere
documentario - fotografico e un'altra di arti.
La prima parte quella documentaria presentata alla Blibioteca
Nazionale, inizia facendo emergere il problema del rapporto tra
città e movimento: una città devastata dalla speculazione
edilizia, ma con una sua tradizione di lotte politiche e
sociali. Gli studenti conoscono la realtà operaia e il problema
dei senza tetto. In tal contesto urbano si articolano le
contestazioni e le critiche ai contenuti e alle forme delle
istituzioni.
Anche per Napoli il '68 è stagione breve, che si concentra in
pochi mesi di critica radicale e spontanea; qui, come in Italia
ed altrove, sono i soggetti giovani e sensibili a dare inizio
al movimento di denuncia e di ribellione. E anche in questa
città il rifiuto degli orrori del Vietnam si coniuga con la
denuncia delle ingiustizie e delle miserie locali. Prende corpo
un movimento collettivo che mette sotto accusa istituzioni e
partiti tradizionali.
Con i documenti, gli articoli e le foto si sono resi visibili i
gruppi, le associazioni, i movimenti politici - sociali -
culturali della città: lotte operaie in fabbrica, lotte sociali
per la casa, lotte dei braccianti, battaglie per una diversa
psichiatria, come il caso di Materdomini, lo sconvolgimento in
città per le guerre, le dittature, le invasioni che avvengono
in vari parti del mondo.
All'inizio del '69 le forme assembleari già sono dominanti in
scuole e fabbriche.
La mostra documentaria si chiude con un richiamo a Piazza
Fontana, inizio dello "stragismo", strumento per bloccare e
condizionare il cambiamento politico del paese.
La volontà di fare un vero laboratorio per la memoria e per
l'incontro di varie forme di conoscenza: visive, scritte,
orali, si è resa ancora più concreta con le interviste audio-
video e trascritte, infatti gli stessi testimoni diventano
interpreti, possono interrogare il loro passato ed interloquire
con i soggetti del presente creando ulteriori inchieste.
Inoltre tutte le interviste fatte a donne che hanno partecipato
alle contestazioni di quel periodo sono state raccolte in forma
scritta in un opuscolo dal titolo "E fu la minigonna". E'
sembrato opportuno evitare di omologare le militanze e pratiche
politiche, le lotte, le trasgressioni, i dissensi, i
cambiamenti di costume vissuti da donne a quelli vissuti da da
uomini. Tali testimonianze possono offrire una prima traccia di
come si trasformava la vita pubblica e politica di una donna a
Napoli.
Dalla variegata raccolta di documenti si evince che i movimeni
del '68 hanno espresso la convinzione di essere "la realtà che
cambia" lottando contro l'autoritarismo svelando il dominio che
passa in ogni rapporto "pubblico politico" e "privato
politico". Il forte senso critico di quel periodo ha dato ad
ognuno/a l'occasione storica di inventarsi senso di giustizia,
di politica,di libertà
Per informazioni:
Biblioteca Nazionale -
Emeroteca
Tel. 081/7819243
Nadia Nappo
(gruppo di lavoro "Napoli Frontale")
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