|
Ammiro chi, come te, sa essere quello che è, ammiro chi, come
te, sa dare immagine, voce, parola ai propri segreti. Ho visto,
grazie a te, Pentesilea, la regina, fragile creatura, esiliata
dal mito a vestire i panni della nostra distratta stravaganza:
triste, esangue, inquieta. Si è accesa della tua multiforme
umanità, dando parole al suo dolore. Ha detto di sangue, di
amplessi, di morte. Suoni, immagini violente. Inerme,
paradossale guerriera esorcizza con metafore corrusche la
violenza che è del vivere stesso. Come Pasolini. Ma anche come
Leopardi, che per primo ha fatto risuonare il lamento della
solitudine, la domanda - senza risposta ed anche la sfida - che
non verrà raccolta. Ma io, che cosa ho in comune con le
Amazzoni, io, che non ho voluto bruciare il mio seno?
Mi sono chiesta. Sono una madre . Non mi si addice però lo
stereotipo della frustrata che incattivisce tra le pareti
domestiche. Anch'io ho lottato: ho difeso la mia maternità
perchè volevano derubarmene, togliendomene lo sforzo ed il
dolore. Ho stretto i denti, ho aperto gli occhi: così ho saputo
che il mio vuoto non è mancanza ma ricchezza. Sono anche
Melusina, la donna-serpente della favola medievale, quella che
ogni Sabato, chiusa nella sua stanza, lascia la sposa e la
madre, vive per sè la sua natura. Il serpente, come sai, è così
malfamato proprio perchè è un dio in esilio. Egli cambia pelle
ad ogni stagione, si rinnova come la natura, resiste ai suoi
nemici, fingendosi morto. Forse sotto il segno del serpente si
collocano le donne che fanno tante cose, che non temono di
rivestire più ruoli, che vivono più di una vita nella loro
vita. A chi vogliamo permettere di assegnare a ciascuna un
ruolo? Tu, madre, tu, artista, tu, intellettuale, tu,
prostituta. No, nessuno ci chiuderà più in una parola. La
nostra epoca vede il tramonto dei ruoli definiti e definitivi.
Anche la differenza tra i sessi diventa sempre più soggettiva,
opinabile, relativa: tra poco le Amazzoni potranno tornare nel
mito: ciascuno avrà ritrovato l'androgino che nasconde.
Cara Lina mi fa piacere comunicarti il mio modo di vivere il
tuo messaggio, che non vuol essere, naturalmente, una critica.
Arrivederci
Ilia Tufano
|