E-mail n° 1 Edito
Luglio 1998

 

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Lettera aperta

"Già mi si inarca e si spacca la pelle
già con rinnovato anelito
per quanta terra abbia già digerito
in me brama la terra il serpente

Già striscio fra sasso ed erba
affamato, su vie tortuose
per mangiare quanto sempre mangiai
te, cibo da serpenti, te, terra!

F. Nietzsche, preludio in rime tedesche, "La gaia scienza"

Ammiro chi, come te, sa essere quello che è, ammiro chi, come te, sa dare immagine, voce, parola ai propri segreti. Ho visto, grazie a te, Pentesilea, la regina, fragile creatura, esiliata dal mito a vestire i panni della nostra distratta stravaganza: triste, esangue, inquieta. Si è accesa della tua multiforme umanità, dando parole al suo dolore. Ha detto di sangue, di amplessi, di morte. Suoni, immagini violente. Inerme, paradossale guerriera esorcizza con metafore corrusche la violenza che è del vivere stesso. Come Pasolini. Ma anche come Leopardi, che per primo ha fatto risuonare il lamento della solitudine, la domanda - senza risposta ed anche la sfida - che non verrà raccolta. Ma io, che cosa ho in comune con le Amazzoni, io, che non ho voluto bruciare il mio seno?
Mi sono chiesta. Sono una madre . Non mi si addice però lo stereotipo della frustrata che incattivisce tra le pareti domestiche. Anch'io ho lottato: ho difeso la mia maternità perchè volevano derubarmene, togliendomene lo sforzo ed il dolore. Ho stretto i denti, ho aperto gli occhi: così ho saputo che il mio vuoto non è mancanza ma ricchezza. Sono anche Melusina, la donna-serpente della favola medievale, quella che ogni Sabato, chiusa nella sua stanza, lascia la sposa e la madre, vive per sè la sua natura. Il serpente, come sai, è così malfamato proprio perchè è un dio in esilio. Egli cambia pelle ad ogni stagione, si rinnova come la natura, resiste ai suoi nemici, fingendosi morto. Forse sotto il segno del serpente si collocano le donne che fanno tante cose, che non temono di rivestire più ruoli, che vivono più di una vita nella loro vita. A chi vogliamo permettere di assegnare a ciascuna un ruolo? Tu, madre, tu, artista, tu, intellettuale, tu, prostituta. No, nessuno ci chiuderà più in una parola. La nostra epoca vede il tramonto dei ruoli definiti e definitivi. Anche la differenza tra i sessi diventa sempre più soggettiva, opinabile, relativa: tra poco le Amazzoni potranno tornare nel mito: ciascuno avrà ritrovato l'androgino che nasconde.

Cara Lina mi fa piacere comunicarti il mio modo di vivere il tuo messaggio, che non vuol essere, naturalmente, una critica. Arrivederci

Ilia Tufano

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