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Vent'anni di festival per esplorare il mondo con un altro
sguardo. Creteil si festeggia trionfante, sostenuto dal
pubblico, dalle istituzioni nazionali ed europee. Altra
sorte quella del festival femminista di Sorrento nato nel
1976 e costretto a chiudere nel 1990 per mancanza di fondi.
La storia delle pioniere spesso scomoda, la vittoria si
paga con l'eliminazione e l'ingratitudine. Il colore del
festival di Creteil '98 collegato alla fine della
schiavitù, un colore nero, denso di musica, di vita. Un
omaggio a Safi Faye presente anche con l'ultimo film Mossane
(La Bellezza) un'opera di fiction sulla fragilità
dell'adolescente e la crudeltà di chi per calcolo le
vuole strappare il sogno e l'amore. La bellezza non si
può rinchiudere, Mossane preferisce morire, la vediamo
correre verso il fiume, unico elemento che l'ascolta e,
protettivo, la copre con morte. Troppo bella per vivere se
la bellezza è ridotta a merce. Il film scorre tra
documento e fiction, i personaggi sono immersi nella natura,
soggetto di ogni evento. Sempre la natura è il soggetto
di una ironica lotta tra donne nel film "La Bataille de
l'arbre sacre" di Wanjuru Kinyanjui, la battaglia di una
donna contro la violenza del marito la porta al ritorno al
suo villaggio, e a ritrovare le radici della vita e
dell'amore nella difesa dell'antico albero sacro. Ironico e
moderno il film mostra una possibilità di progresso in
cui il passato non sia distrutto. Anche "Saikati" di Ann G.
Mungai mostra lo scontro di una donna con le tradizioni che
l'imprigionano e l'impossibile fuga. Saikati preferisce
sposare il capo del villaggio dal quale era fuggita nel
comprendere che l'alternativa è la prostituzione.
Amarezza e speranza, desiderio di libertà e amore per le
radici sono componenti profonde di questo cinema che mostra
la difficile e solitaria rivolta delle donne nere.
L'autoritratto di un'attrice è dedicato a Hanna
Schygulla, attrice feticcio di Fassbinder che ha scritto per
lei personaggi più seducenti e ambigui dello
schermo. Ma Anna ritorna in veste di cantante per i 20 anni
Creteil e afferma: " ho sempre sognato di cantare, la musica
crea un rapporto piu' immediato delle parole". Si rivedono i
film culto del ventennio, si incontrano le registe
Margharethe von Trotta, Ula Stockl, Ulrike Ottinger, Helma
Sanders, Marleen Gorris, etc. Ci sono films che non devono
essere dimenticati, ma c'è anche il problema di films
che non si riescono a fare, dobbiamo porci il problema del
passato ma affrontare anche quello del futuro. Le pellicole
in corso si alternano ma dal primo giorno il film che ha
colpito pubblico e giuria conquistando entrambi i premi
è "V Toi Stranie" (In quel paese) di Lidia Bobrova. In
un villaggio della nuova Russia, si vive ancora una vita
collettiva, in cui il rapporto con gli animali e la natura
sembra ricordare l'animismo africano. La fotografia e
l'autenticità della storia, la poesia neorealismo
italiano, man mano che le immagini scorrono ci si sorprende
catturate dalla musica della loro profonda semplicità.
Gli altri films in competizione scorrono tra la noia di
pellicole eccitanti come "Gesches Gift" (L'avvelenatrice) di
Wlaburg Von Wandeldels. La storia di Gesche Gotfried nella
Brema del XIX° secolo, una donna, madre perfetta agli
occhi degli altri, sposa e figlia devota, in realtà per
15 anni ha avvelenato con l'arsenico genitori, figli,
fratelli, amici. Il film non spiega nè giustifica i
delitti, ma ci nutre quantitativamente di rituali di morti
prevedibili come un'abitudine normale o un dovere a cui
è impossibile sfuggire. "The Well" di Samantha Lang,
racconta l'incontro di due donne di diversa generazione,
momenti gioiosi, vinti da sprofondamenti e noia. " Thed
Sticky Finers of time" di Hilary Brougher non riesce a
superare come il suo personaggio il labirinto degli spazi e
tempi paralleli in cui è rinchiuso da una sceneggiatura
un pò confusa. "Ben Sheng Yang" (18 primavere) di Ann
Hui, la regista Cinese più amata a Creteil, è una
splendida telenovelas , storia di un amore - odio - gelosia
nella Shanghai degli anni '30. Interessante ricerca al di
là della morte della regista polacca Teresa Kotlarczyk
con "Odwiedz mnie we snie" (Vienimi in sogno). Una donna -
madre, moglie e scrittrice - muore investita da una
macchina. Nel regno dei morti, incontra un'amica morta
suicida, le chiede di aiutarla a tornare sulla terra. In
questa ricerca scopre l'archivio dei morti e riesce a
ritornare in vita nel corpo di un'altra e farsi riconoscere
dai suoi figli e da suo marito. Il premio per il miglior
lungometraggio è andato a Andra Weiss per "A bit of
Scarlet" divertente e graffiante film di montaggio che
mostra sguardi e personaggi della storia del cinema in
chiave lesbica. Laititia Masson vince il premio per il
miglior cortometraggio francese con "Je suis venue te dire".
Una ragazza scrive lettere d'amore all'amica partita per
sempre. Interessante la relazione scrittura - immagini in
un ribaltarsi della ragione della scrittura e dell'immagini
, lettere a cui non sarà mai data una risposta, immagine
dirette a chi non potrà e non vorrà vedere. "Sexing
the lebel" e' il documentario premiato dall'AFJ
(l'associazione delle donne giornaliste) nel riconoscere la
necessità del rispetto delle scelte di un'identità
sessuata. I premi, gli incontri, le feste, vent'anni di
speranze colmi di futuro nell'annuncio del XXI° Festival
che avrà luogo dal 12 al 23 marzo 1999.
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