E-mail n° 1 Cinema
Luglio 1998

Da Cannes a Roma
di Lina Mangiacapre

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Dal 1968 al 1998, da "IF..." di L. Anderson - Palma d'oro nel '69 - a "THE HOLE" di Tsai Ming-Liang, sintesi rappresentativa di fine millennio . In venti anni ogni cosa si è decomposta e svuotata, la rivolta di tre matricole in un collage inglese contro la violenza e la repressione di un sistema mostrata in "IF..." riporta insieme una richezza di differenze in un gioco di relazioni e di comunicazioni, di rituali, di valori, di ideologie, di personalità. Mick, Johnny e Wollace si oppongono con ironia e disprezzo all'ipocrisia di una società repressiva e patriarcale, ad una pratica di omosessualità privata, sadica e perversa ma perbenista; diventano arcangeli purificatori che impugnano il mitra per non essere contaminati, liberarsi e liberare. Ed è la liberazione dalla repressione sessuale l'incontro con l'unica ragazza al bar che rappresenta il nuovo volto di una donna futura in rivolta.
Splendida pagina di erotismo e di libertà. Il crimine come miracolo, soluzione estrema per cambiare il mondo.
Pioggia, alcool, disinfestazione, contaminazione, tra lacrime, fogne, rubinetti che scorrono, pareti decomposte, porte chiuse, saracinesche abbassate tra due inutili giovinezze. Lei seppellita da cumuli di carta che coprono pareti ammuffite; lui tra lattine di birra. Un idraulico apre un buco nel pavimento dell'appartamento del ragazzo alla ricerca di una perdita e scompare . Il suono della pioggia non si arresta è l'unica colonna sonora, in "THE HOLE"? le perdite d'acqua aumentano, lei continua inutilmente a tamponare l'avanzata fino ad ammalarsi, a seppellirsi, a barricarsi da quell'acqua, da quel buco sotto la sua montagna di carta. Non c'è più niente contro cui lottare, ma quel buco, che all'inizio ha lasciato passare solo vomito, sarà il luogo dello sguardo del ragazzo, di una sua gamba intrappolata, di un suo braccio che le porgerà un bicchiere della salvezza e che la trarrà alla fine fuori dal suo inutile rifugio. Il sogno americano che ha contaminato ogni possibile rivolta non è, alla fine del film, purtroppo cancellato. Canzoni e danze per morire, perdita di ogni identità, la gioventù isolata muore.
La famiglia putrefatta mostra se stessa nella propia forma vuota, con padri pedofili, madri nevrotiche, nel vuoto di rapporti tra sorelle da cui l'amore è fuggito, nella voragine di un sesso senza amore come il "HELPNESS" di T. Solondz. Una critica feroce alla ricerca della felicità americana, una felicità putrefatta da una inutile forma ormai logora: la famiglia. Anche in "FESTEN" del danese T. Vinderberg una festa di famiglia finisce nel racconto di una sgradevole verità: il capofamiglia, patriarca, padrone ha violentato il figlio. La forma si sgretola, si sfalda, quella forma che il '68 aveva combattuto senza poterla distruggere ha mangiato se stessa nel logoramento di una proclamata quanto ormai inutile verità.
Ed è ancora la forma questa volta dell'arte in,"LOVE IS THE DEVIL" di J. Maybury che si impossessa della vita e la stritola. George Dyer, un giorno, entra nello studio del pittore F. Bacon per rubargli delle tele ma diventa l'amante amato a cui vengono tagliate le ali, da un'arte adorata in nome della quale sarà distrutto. Incapace di fuggire, incapace di far parte dello stesso mondo dell'artista, il nostro arcangelo sarà ucciso dall'alcool e dalla droga, mentre Bacon riceverà il giusto riconoscimento per la sua creazione.
Il corpo diventa sangue e materia, energia catturata da un amore preda di un progetto che va oltre l'umano. Magnifiche inquadrature di un rapporto riuscito tra cinema e pittura con i sensi immersi nella musica di Sakamoto.
La percezione di totale decadenza spinge Moretti a scommettere per una nuova primavera con il suo "APRILE". Un futuro attraverso un figlio, un figlio che sarà poggiato sulle sue spalle, una fine che è ancora un inizio. Ironia e tenerezza su una lucida, amara critica politica.
Benigni, interviene sul "TEATRO DI GUERRA" di Martone, insieme a Calopresti con "LA PAROLA AMORE ESISTE" e contro la catrastofe della guerra , della solitudine, dell'orrore, vince con il suo sorriso di morte con "LA VITA E' BELLA". Al di là del sonno della ragione la forza dell'amore e dell'arte contro l'inferno. L'Italia segna un'inversione di tendenza in questo Festival, la grande civiltà dell'umanesimo, ancora presente nelle nostre radici, combatte le barbarie della follia con l'utopia della vita, della grande civiltà toscana, l'amore come creazione di una musica che dà speranza in un campo di concentramento per continuare a giocare oltre la follia.
Un vento contrario necessario di una cultura che ha sempre privilegiato l'esistenza - ora di fronte alle totalizzanti idoleogie estreme di morte. Ma ci spiegano degli scenziati, il segreto della felicità è presente nella memoria genetica, non lo si può inventare e l'Italia questo segreto ce lo ha ancora.

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