La Via degli Angeli
Al centro culturale M.A. (Music Art) in vico S.Maria della Neve, 65
a Napoli, l'artista Niobe ha presentato i suoi ultimi lavori in
creta legno e tufo, soggetto: gli Angeli
|
|
L'ultima fonte di ispirazione delle opere di Teresa Mangiacapre
è uno sviluppo logico del suo originale e ben noto percorso. Con
una semplificazione lessicale che denota la raggiunta maturità
stilistica ella scolpisce solitarie e sospese figure angeliche,
recinge luoghi arcani e senza età, solidifica fiamme spirituali in
colate antropomorfe che si fondono con la roccia, col legno, con
l'aria. Forme vestite e nude che guardano sempre altrove, da noi
distanti, di fatto estranee all'umano sentire. Ma ciò che mi preme
immediatamente affermare è che queste opere e queste intenzioni non
appartengono all'universo separato e un po' superfluo in cui il
senso comune sovente colloca l'artista. Siamo invece al cospetto di
un esempio qualitativamente raffinato di una sintomatologia diffusa,
di un "segno dei tempi". Come è noto. "Angelo" vuol dire "messaggero".
Ma annunciatore di che cosa?
Araldo di una fine e di un inizio, ovviamente. L'apparizione degli
angeli, in qualunque narrazione, segnala che un cerchio si chiude,
che un ciclo è terminato, che qualcosa di nuovo, di sorprendente,
di inatteso si prepara nei recessi metastorici da cui traggono
origine le vicende profane.
Si può forse credere che in questo nostro tormentato presente gli
angeli bandiscano la violenza decretata da un'inflessibile volontà
ontologica?
Senza alcun dubbio i germi di una siffatta metabasi transreligiosa
si mostrano oggi fra le pieghe del dolore umano. Ma essi assumono
l'aspetto dei mostri sepolti nell'inconscio. Sono affioramenti dell'
inesprimibile, barlumi di una diffusa coscienza planetaria che
deve fronteggiare le conseguenze, ma anche le opportunità offerte
dal potere che la Specie ha ottenuto. Il cinema, questa efficientissima
macchina delle aspirazioni collettive, ha registrato a più riprese un
siffatto stato d'animo. "Il quinto elemento" di Luc Besson, tratto dal
romanzo di Terry Bisson, è un inno alla religione della vita e dell'
amore cosmico.
Trovo molto interessante l'idea del male sia qui rappresentata da un
corpo celeste virtuale che tutto fagocita. Il male è antropofago e
misogino. Il dualismo perfetto, il manicheismo senza divinità trascendenti,
è qui equilibrato dalla figura di Leeloo, l'ultraumana redentrice
interpretata da Milla Jovovich.
Leeloo è appunto un angelo sessuato, ed è la risposta di fine millennio
a un altro angelo sessuato ma in declino: il mitico Kar-El ("dio"
perfino nel nome "Kriptoniano" e in realtà ebraico) ovvero il Superman
creato nel 1938 da Joe Shuster e Jerry Siegel per integrare nell'
immaginario statunitense l'apocalittico sogno nietzschiano.
L'epopea della trasmutazione di tutti i generi abbraccia un'altra e
ben più emblematica saga, che dall'Alien di Ridley Scott (1979) giunge
al conclusivo "Alien Resurrection". Il mostro disegnato da Giger, ma
nato dalla penna di Alfred Elton Van Vogt nel 1939 (coincidenza delle
date - coincidenza degli opposti?), proietta le inquietitudini collettive
e gli incubi inconsci di un'epoca come la nostra, in cui ancora vagamente
si annuncia un destino senza precedenti, che trasformerà ogni aspetto
della vita sociale e forse anche fisica. E' l'era del software e delle
navi interplanetarie: spirito e materia uniti da una nuova congiunzione
astrale.
Ma se l'ordine antico è il risultato della specificità maschile, il mondo
del futuro non può che nascere dalla coscienza femminile. Una questione
di equilibrio, forse. Sullo sfondo la denifitiva sparizione dei sessi.
Ed ecco che Ripley-Sigourney Weaver incarna dapprincipio la forze di
una fiera guerriera, poi un simbionte robotizzato "macchina celibe"
sedotta dal feticcio bio-meccanico. Il sogno tecnologico coltivato nel
secolo che trapassa ha oscurato la parte profonda e terribile della
femminilità generatrice, rappresentata dalla potenza distruttrice dell'
aliena: metafora dell'inquietante potere vitale della natura. Perchè
non vi è dubbio che Ripley combatte con se stessa, con le ragioni del
suo corpo. Il corpo imprigionato, quel corpo trattato e ritrattato da
Foucault o da Baudrillard, e infatti il vertice semantico del mondo
prigione, il pianeta Fury 161, l'Alcatraz del futuro, ove precipita
l'astronave col suo carico di orrori, reduce dalla spaventosa battaglia
di Aliens. Qui Ripley completa la sua iniziazione. Ella lotta con le
mostruosità della carne, esalta il suo lato ascetico, respinge l'orrido
parto e invoca l'autodistruzione.
L'evoluzione culturale ha portato la Specie in ogni angolo dell'
universo, ma a patto di trasformare qualsivoglia istanza naturale e
istintiva in qualcosa d'altro: in un mondo di percezioni ultraumane
descritto dalla reincarnazione biogenetica di Ripley in "Alien
Resurrection" di Jean-Pierre Jeunet. Qui Ripley si riconcilia e si
fonde con la sua identità selvaggia, anche se ella è ormai al di là
dell'umano. Il suo viaggio secolare termina con il ritorno alla
Madre Terra, bellissima e arcana, che attende la sua sacerdotessa.
Vedo in Ripley l'archetipo di una nuova religione, l'annunzio di una
mutazione che forse è già in atto. Ma il passo successivo e logico
di questa saga che sembra non avere termine vedrà la crisalide Ripley
tramutarsi ancora una volta in farfalla-angelo.
Gli angeli sono intorno a noi e in noi. Le opere della Mangiacapre
sono in questo senso delle annunciazioni, sono delle anticipazioni
simboliche estratte dalla sensibilità che scorre sotto la pelle di
ogni artista. I suoi angeli sono certo silenti e tormentati, come
si conviene a chi reca notizie determinanti. Infatti soltanto l'azione
parla, mentre muta è l'attesa di ciò che, quantunque annunciato,
ancora non è. Gli angeli di Teresa Mangiacapre, come pure gli angeli
archeopsichici che affiorano un pò ovunque nel fenomeno New Age,
nel cinema, nell'estetica elettronica, nella letteratura fantastica
di fine millennio e perfino in alcuni "fuori campo" della filosofia,
sono appunto angeli ben distinti dalle misteriose potenze presenti
nell'iconografia e nella teologia delle religioni storiche. Nel
nostro tempo le figure angeliche non sono nè create, come vuole la
tradizione che risale a Filone alessandrino e alle teologa biblica,
nè tantomeno eterne, come pretende la tradizione misteriosofica di
matrice neoplatonica. Gli angeli del terzo millennio sono forme
composte, appartengono a questo mondo, sono forse ermafroditi.
Sopratutto, essi sopra di sè non hanno alcun Dio.
In più di un senso questi angeli umani e ultraumani annunciano il
definitivo declino della parabola ce ha origine nella separazione
originaria dei sessi: mito biblico riflesso per altre vie nella
non meno inquietante narrazione platonica della scissione. Mito
della separazione e dell'antagonismo. Mito della volontà e dell'
affermazione dell'identità. Forse la proliferazione incontrollata
delle "personae" sessuali, di cui trattò, e magistralmente, Camille
Paglia, non è che un indizio esasperato e speculare di una parziale
ma già evidente fusione sessuale. "Non puoi prendere all'infinito
dalla Madre Terra" dice il saggio indiano di "U Turn" di Oliver
Stone. Ma aggiunge: "Il Grande Spirito si beffa dei progetti umani".
Forse gli angeli silenti ovunque disseminati annunciano proprio
questo. Forse annunciano una conciliazione, forse un destino, forse
una lotta questa volta sì, senza quartiere, forse una vita mai
intravista. Forse un viaggio senza ritorno.
Riccardo Notte
|