per non accettare il "genocidio virtuale" delle donne afgane

"Si piange Lady D. morta per essere "troppo esistita".

Piangiamo ora per le DONNE CHE NON ESISTONO: le donne afghane. Dal 27 Settembre 1996 hanno perso il diritto di:

avere un volto;
avere una voce;
potersi incontrare.

Esse hanno solo un diritto: NON AVERE DIRITTI !

Diamo loro una voce; facciamole esistere per qualche giorno. Scriviamo alle sedi dei giornali, delle televisioni, del parlamento. Facciamo che ci sia INFORMAZIONE, anche se non riusciremo a fare OPINIONE

Esattamente un anno fa, nel settembre '96, gli studenti islamici, i talebani, hanno pacificato l'Afganistan. Oggi tra le varie etnie regna la pace, gli USA hanno bloccato le mire espansionistiche della Russia, non corriamo più il pericolo che l'Iran esporti il suo fondamentalismo in quell'area strategica dell'Asia e la compagnia petrolifera Unicol potrà finalmente costruire in tranquillità il suo prezioso oleodotto. Nel mezzo di questo grande successo della politica estera del presidente Clinton, fervido democratico e noto difensore dei diritti civili, ci sono le donne afgane. Con cura meticolosa la stampa ci ha nascosto che alle donne afgane è ormai proibito tutto; provate a pensare ad uno qualsiasi dei diritti che noi riteniamo elementari, ebbene quel diritto qualsiasi al quale voi avete pensato, è negato alle donne afgane.

Gli schiavi della Louisiana ci hanno lasciato canti indimenticabili; era almeno permesso loro questo sfogo. Le donne afgane non ci lasceranno niente, perché a loro è vietato anche questo.

Sono scomparse dalla faccia della terra ; un "genocidio virtuale" lo ha definito Guido Rampoldi, uno dei pochi, rarissimi giornalisti d'Italia che pare ricordarsi di loro.

Ma la pace regna in Afganistan, ed allora è giusto festeggiarne il primo anniversario."

L'autrice di questa lettera, marcella@ns.numerica.it, la mette a disposizione di chi voglia copiarla e spedirla ai mezzi di comunicazione.

Pagina a cura di donna@citinv.it, aggiornata il 13 ottobre 1997
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