interConnessioni 14.0


intervista sulla
Firma Digitale

di Piero Luisi (piero.luisi@citinv.it) e Lucio Picci (picci@spbo.unibo.it), settembre 1998

Le reti telematiche permettono di trasformare molte attivita' localizzate - una riunione, richiedere e ottenere un certificato, interagire con una amministrazione pubblica o privata - in attivita' virtuali e delocalizzate. Virtualizzare delle attivita' produttive significa anche "reingegnerizzare" i processi amministrativi, vale a dire riformare le amministrazioni: le reti telematiche e una speranze di riforma della pubblica amministrazione camminano insieme.
Perche' questo possa realizzarsi concretamente, e' necessario risolvere il problema della "firma digitale" (e del documento informatico), in modo da permettere lo scambio sicuro di informazioni per via elettronica con la certezza circa l'identita' dell'interlocutore e l'autenticita' dell'informazione. In Italia, con l'approvazione della Legge n. 59 del 15 marzo 1997 (la cosiddetta legge "Bassanini-uno"), del Dpr.513 del 10 novembre 1997 ("regolamento attuativo") e del definendo "regolamento tecnico" il problema si avvia a trovare una soluzione avanzata.
Esistono numerosi siti dove si possono reperire informazioni sintetiche sul problema generale, sulla normativa e sulle questioni tecniche relative alla firma elettronica; per quanto riguarda le questioni tecnologiche, abbiamo chiesto a Giovanni Faglioni, il responsabile tecnico per la firma elettronica del Comune di Modena, una breve scheda informativa per sintetizzare i concetti principali.
In questo numero di interConnessioni chiediamo ai responsabili di tre iniziative importanti di firma elettronica un'opinione "dal fronte": le prospettive, i rischi, i costi e le speranze. Intervistiamo Guido Bolatto (Comune di Torino), Sergio Duretti (Comune di Modena), Leda Guidi (Comune di Bologna), Mauro Fenili (Lucense S.P.A, per CCIA Lucca).


Che significato ha la Firma Digitale per la vostra organizzazione?

Sergio Duretti - La firma digitale per il Comune di Modena e' il logico e naturale proseguimento dell'attivita' promossa dal Comune sin dal 1995 con l'avvio della Rete Civica Mo-net. La particolare accentuazione della Rete Civica come strumento di semplificazione e sburocratizzazone del rapporto tra cittadini ed Ente (ad es. la modulistica on line, l'accesso alle banche dati ecc.), ha progressivamente evidenziato come la possibilita' di utilizzo di una tecnologia che consentisse, in modo sicuro, integro ed autenticato, di poter svolgere interamente per via telematica un procedimento amministrativio, ha portato il Comune, sin dal luglio del 1997, ad avviare un lavoro di analisi, ricerca e sperimentazione sulla firma digitale. A tal fine, sono state esplorate le diverse possibilita' presenti e si e' giunti, a seguito della pubblicazioen del Dpr 513, ad avviare per il lato tecnicio-scientifico un rapporto formale con il Politecnico di Torino sul lato amministrativo ad avviare un profondo processo di revisione dei procedimenti amministrativi. Il comune di Modena avviera' entro l'autunno l'attivita' di certificazione delle chiavi pubbliche sulla base di un accordo per la sperimentazione della firma digitale in via di sigla con l'Aipa e il Ministero della Funzione Pubblica. La valutazione sulle necessarie modifiche, o meglio sui necessari percorsi di riorganizzazione organizzativa, culturale e professionale della PA nell'era digitale, e' soltanto agli inizi e il tempo indicato nelle norme di attuazione di 5 anni evidenzia quanto e come firma digitale e documento informatico possano cambiare in profondita' il mondo del pubblico.

Guido Bolatto - Il Comune di Torino si attende un impatto determinante dall'introduzione della Firma Digitale su due fronti: i rapporti con il cittadino e i rapporti interni. Per quel che riguarda i rapporti con il cittadino ci si attende di ridurre in maniera drastica i tempi di risposta e soprattutto le code che il cittadino deve spesso fare per ottenere risposta dalla PA. Dal punto di vista interno: per un ente di circa 14.000 dipendenti si intuisce come siano molti i problemi di comunicazione e sia elevatissimo il quantitativo di carta che ancora gira per gli uffici. Tutto cio' allunga di molto i tempi dei procedimenti ed implicitamente i tempi di risposta all'esterno. Ci aspettiamo che l'introduzione di uno strumento quale la Firma Digitale, che consente di apporre la firma su un documento elettronico anziche' cartaceo, consenta una significativa riduzione di questi tempi oltre a migliorare il tipo di lavoro all'interno.

Leda Guidi - Prima di tutto vorrei precisare che non farò finta di avere competenze informatiche (in senso stretto) che non ho e che non potrei/vorrei improvvisare, senza risultati deludenti quanto quelli ottenuti degli informatici che si occupano di informazione/comunicazione. Credo che sia abbastanza prematuro avventurarsi nel disegno di scenari prossimi venturi che prevedano razionalissime ed imminenti "reingegnerizzazioni" interne alle organizzazioni, come conseguenza dell'introduzione di sperimentazioni di firma digitale. Certo è che in tempi medi (tutto dipende dalla velocità di diffusione del sistema e dalla sua "friendlyness") questa tecnologia cambierà flussi e processi produttivi, modalità di erogazione e di distribuzione di servizi. Semplificazione, risparmio di risorse, tempo liberato, una opzione in più tra cui scegliere, (e speriamo che altre ne verranno) sono solo alcuni dei cambiamenti interni/esterni (per il Comune e per i cittadini , cioè) che si potranno verificare e già - in misura "laboratoriale" - si verificano. Già interattività nella comunicazione telematica, informazione e trasparenza hanno modificato percorsi e metodologie: il cambiamento culturale e comportamentale è comunque quello più importante; le tecnologie e le applicazioni accompagnate da formazione interna e da coinvolgimento e motivazione degli addetti sono una leva di importanza centrale. Nell'organizzazione interna del Comune di Bologna la rete civica, l'introduzione dell'intranet, della posta elettronica, dello scambio di dati e informazioni sono stati e sono essenziali motori di rinnovamento in modi e forme di lavorare e di comunicare. Tutto questo comunque avviene in un contesto favorevole, abituato all'innovazione e al dialogo con i cittadini fin dagli anni '60 e dal decentramento amministrativo: certamente una cultura interna che facilita ogni sperimentazione e apertura all'esterno.

Mauro Fenili - La Camera di Commercio di Lucca ha presentato ad Unioncamere, sul fondo di perequazione 1997, un progetto per la realizzazione, in collaborazione con la societa' partecipata Lucense SpA, di una applicazione pilota per la sperimentazione della firma digitale e la simulazione di funzionalita' di Autorita' di Certificazione. Il progetto prevede percio' la realizzazione di un "prototipo" per il rilascio delle chiavi di cifratura (su Smart Card) e dei relativi certificati attestanti l'identita' degli utenti ai quali e' stata attribuita una determinata chiave. In tal modo sara' possibile erogare per via telematica alcuni servizi con un campione di utenti sperimentatori (imprese e professionisti) con lo scopo, da un lato, di sviluppare internamente alla Camera quelle conoscenze e competenze che saranno poi necessarie per una futura piena applicazione della Legge Bassanini e, dall'altro, di realizzare un imprescindibile momento di informazione/formazione e di promozione/trasferimento di tecnologie alle imprese. Lo sviluppo del prototipo e la sperimentazione sopra descritta vadra' inoltre attivamente coinvolta la societa' Lucense che, per statuto, ha tra le sue finalita' lo sviluppo di progetti e servizi a sostegno dell'economia lucchese e che, da tempo, e' impegnata nello sviluppo di servizi telematici su Internet. Il progetto consentira' quindi anche di potenziare le competenze ed i servizi di Lucense in questo settore, con lo scopo di poter supportare ulteriormente le imprese nell'uso dei sistemi telematici e in attivita' ad essi connesse quali, ad esempio, quella del commercio elettronico.



Quali sono gli ostacoli maggiori da superare nella progettazione e sperimentazione di tecnologia di Firma Digitale? State approntando l'infrastruttura tecnologia voi stessi, oppure vi state affidando a dei soggetti esterni? In base a quali criteri avete deciso?

Sergio Duretti - Le maggiori difficolta' non sono di natura tecnologica. La crittografia a chiave pubblica e' tema oggetto di studi, ricerche e concreta attuazione da molti anni. Cio' che rende critico l'uso reale di un sistema di firma digitale e' la definizione, spesso non cosi' evidente, degli obbiettivi che con tale tecnologia si propongono di realizzare, le modalita' organizzative attrverso cui gestire tale processo, un quadro di riferimento normativo non consolidato sia a livello nazionale che a livello europeo. In sostanza, fare la firma digitale e' abbstanza semplice, gestire con lungimiranza e chiarezza tutte le conseguenze che esso comporta in una PA (cambiamento dell'organizzazione, della sua cultura, riprofessionalizzazione e ricollocazione degli operatori) e' il vero collo di bottiglia. A cio' si aggiunge che le modalita' di integrazione tra la spedizione di documenti legalmente validi per via telematica e il relativo pagamento di oneri ad essi associati (ad es. il bollo) non e' prossima. La scelta del Comune di Modena e' stata quella, per la fase di sperimentazione, di avvalersi della collaborazione del Politecnico di Torino. Cio' essenzialmente per 4 motivi:
1. la possibilita' di gestire integralmente il processo in insourcing.
2. la possibilita' alla fine della sperimentazione di non essere in alcun modo vincolati a un produttore, ma, a seconda dei risultati della stessa, continuare con la soluzione in insourcing o predisporre una gara per la fornitura di tali servizi da terzi.
3. l'affidabilita' del Politecnico di Torino ("certification authority" italiana della gerarchia europea di Ice-tel, esperienza concreta di due anni con gli studenti del Politecnico).
4. il basso costo di investimento necessario per avviare la fase di sperimenetazione (minore di quanto richiesto da aziende fornitrici di soluzioni).

Guido Bolatto - Il Comune di Torino ha fatto gia' alcuni anni fa la scelta di affidare in outsourcing tutta la gestione dei Sistemi Informativi. Coerentemente con tale scelta si ipotizza di affidare al CSI anche la gestione tecnologica della firma elettronica, anche se una decisione in questo senso non si e' ancora ufficialmente presa. Al momento si sta lavorando di concerto tra Csi e Comune utilizzando anche un progetto comunitario (Distinct) su cui ci sta gia' collaborando.

Leda Guidi - Più che di ostacoli veri e propri parlerei di problemi/scelte connessi alla complessità progettuale, organizzativa, tecnica e gestionale della sperimentazione.
- La scelta di un partner tecnologico di indiscutibile competenza e affidabilità ,
- l' allestimento di un front-offce efficiente e competente, di un help-desk e di un back- office capaci di far fronte a problemi di diversa natura e grado di difficoltà, sia tecnici che di comunicazione
- la predisposizione di una manualistica il più possibile semplice e chiara,
- la realizzazione del kit di installazione per l'utente,
- lo studio e la messa in opera di procedure tecniche e organizzative lineari, affidabili e validate,
- l'allineamento e il coordinamento dei diversi settori coinvolti,
- la formazione continua del personale,
- la preparazione di campagne informative tradizionali e digitali il più possibile scritte in "linguaggio naturale" e non per iniziati (la traduzione dal giuridico-tecnologico è una vera avventura semantica!),
- il dialogo con gli utenti , la raccolta e l'analisi del feed-back (questionari e messaggistica),
- la verifica continua di infrastrutture, collegamenti, risorse, ecc. Sono solo alcune delle problematiche affrontate, alcune risolte altre in corso di soluzione.
In questo percorso è stata ed è fondamentale la stretta collaborazione dei tre settori che lavorano sul progetto: sistemi informativi, informazione ai cittadini, servizi demografici. Senza una coerente metodologia di lavoro e di quotidiano confronto il risultato non sarebbe stato così soddisfacente, quanto lo è fino ad oggi, nonostante le difficoltà pratiche incontrate in corso d'opera. E' stata ed è di grande aiuto l'esperienza maturata in questi anni con il servizio di rete civica Iperbole, il rapporto con la comunità virtuale, il continuo scambio interno al Comune fra informatici e comunicatori. Oggi su Iperbole si sta passando dalla fase di diffusione di informazioni alla fase di distribuzione di servizi interattivi. Sarà possible attivare da casa o dai luoghi di studio/lavoro, sempre un maggior numero di transazioni elettroniche autenticate, certificate e sicure.



Quali possono essere i rischi della Firma Digitale? Sara' disponibile solo per la minoranza che ha accesso alle nuove tecnologie, dunque sara' uno strumento di elite? Oppure la Firma Digitale interessera' principalmente il mondo dell'impresa? Quale impatto prevede sulle attivita' della vostra organizzazione?

Mauro Fenili - La telematica sta incidendo sempre piu' su significativi aspetti della nostra societa' e cio' avviene con una rapidita' che rende molto problematica una riflessione critica volta a valutarne le possibili implicazioni e l'eventuale adozione, in tempo utile, di opportune azioni "di governo". Sul particolare tema della Firma Digitale il nostro governo si sta rivelando molto attento; ad esmpio a fine luglio il Ministero dell'Industria ha pubblicato un articolato documento in cui sono ampiamente evidenziate le problematiche relative sia alla Firma Digitale ed al suo impiego in attivita' di commercio elettronico sia relative alla rete Internet e ai suoi servizi

Sergio Duretti - E' uno dei problemi principali. C'e' troppo spesso una visione della firma digitale come fine di un processo. Essa e' profondamente sbagliata. La firma digitale e' un mezzo per migliorare nel caso della PA i propri servizi. E' evidente, dunque, che il successo o l'insuccesso della Firma Digitale dipendono, in larga misura, dalla sua reale applicabilita' a servizi utili per una platea sempre piu' ampia di utenti. E' altrattanto evidente che piu' se ne semplifichera', o meglio mascherera' l'uso, piu' la sua diffusione sara' ampia (pensiamo all'integerazione con le smart card). Il Comune di Modena pesna oggi a quattro tiplogie di utenti per la sua fase di sperimenetazione: 1. il mondo delle imprese con particolare riferimento ai provedimenti amministrativi collegati allo Sportello unico alle attivita' produttive.
2. il mondo dei professionisti con particolare riferimento ai procedimenti in tema di interventi edilizi.
3. il mondo dei cittadini con particolare riferimento ai procedimenti di autocertificazione.
4. il mondo dei dipendenti pubblici con particolare riferimento alle procedure interne delle delibere e del protocollo.

Leda Guidi - E' certo che il mondo dell'impresa, dell'economia e della finanza è il primo destinatario in quanto target più direttamente ed immediatamente coinvolto, e con interessi che non hanno bisogno di essere evidenziati. La dematerializzazioe e la globalizzazione dei mercati forza la comunità dei produttori di beni e servizi a utilizzare tale tecnologia. Quindi è naturale aspettarsi che strumenti quali la firma digitale trovino il loro naturale bacino di utenza in primo luogo fra i professionisti e gli imprenditori: è un segmento già pronto a cogliere i benefici della sicurezza e della certezza nella trasmissione dei dati. Ma io credo non si debba pensare alle applicazioni possibili solo in termini mercantili, pur di grande rilievo anche per alleggerire e facilitare i rapporti "burocratici" tra pubbliche amministrazioni - segnatamente i comuni - e soggetti economico-produttivi. La telematica, l'informazione e la comunicazione devono essere canali inclusivi e non escludenti, quindi anche "oggetti informatici" così sofisticati e un po' misteriosi devono essere resi avvicinabili anche da parte di cittadini che bisogni quotidiani, comuni a tanti. Certo non è facile ed è una scommessa quotidiana. Ma senza una "visione" direi umanistica e non tecnocratica di quello che si vuole sia - almeno per quello che è nel potere delle amministrazioni pubbliche - la città, la società sostenibile e "comunicante" non credo che la democrazia elettronica (anche economica) possa essere praticata e garantiti diritti e opportunità. Il Comune di Bologna si distingue per l' elevato livello e la quantità dei servizi alla persona e per i costanti sforzi di miglioramento del rapporto cittadino-comune. Tradizione amministrativa, scelta strategica consolidata e forte coesione "civica" sono alla base di questi risultati e della progettualità per il millennio che sta per cominciare. Il Progetto per la Distribuzione dei Servizi (PDS) è stato proprio lanciato per migliorare ancora la posizione raggiunta, con l'obiettivo di portare il più possibile le informazioni, i documenti consegnati dal Comune, le iscrizioni, i pagamenti di imposte e servizi, i certificati anagrafici, le autorizzazioni, le concessioni e le licenze, quando non é possibile "abolirli", a casa o vicino a casa dei cittadini, utilizzando al meglio le potenzialità delle nuove tecnologie, prime fra tutte Internet e le reti. Senza un "cittadino elettronico" consapevole e maturo i rischi di una socità telematica a due o più velocità è una certezza. E' per questo che partecipazione, ascolto, interattività sulle decisioni e sui servizi sono essenziali per avere il feed-back su quanto andiamo sperimentando. Così stiamo tentando di fare, magari non sempre quanto e come vorremmo sia noi che gli utenti (le variabili in campo sono "n"!): questi però che capiscono l'impegno rispondono e collaborano, riempono questionari, danno suggerimenti, fanno osservazioni costruttive. Un risultato già di per sè, oltre che per lo sviluppo del servizio. Quando si stabilisce il contatto e si apre il canale di comunicazione la parte più difficile è stata compiuta, si tratta di estendere il dialogo, lo scabio, la condivisione al maggior numero di attori possibile.

Guido Bolatto - I rischi che vedo sono strettamente collegati alle molte speranze ... La Firma Digitale e' una soluzione tecnologica, come tutte le soluzioni tecnologiche presuppongono dei cambiamenti di mentalita' ed organizzativi. Soprattutto nella PA italiana i cambiamenti organizzativi sono i piu' lunghi da ottenere. In enti dove la cultura giuridica della legittimita' dell'atto prevale ancora rispetto alla sua efficacia ed efficienza, dove la visione della carta da' ancora concretezza alle cose che si vogliono fare, e' difficile immaginare che le grandi speranze si trasformino in tempi rapidi in realta'. Penso pero' che, pur tra le molte resistenze, non ci siano alternative. L'evoluzione e l'utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici sono imposti non tanto dalle leggi quanto lo saranno dai cittadini stessi. Lo sforzo da fare sara' quello di vincere le resistenze, penso che ci vorranno anni, ma ci arriveremo!