Lo sviluppo delle aree urbane nella Società dell' Informazione:
il ruolo delle Reti civiche

Bozza per la discussione, in corso di revisione

 

SOMMARIO. Le Reti Civiche, nodo denso della comunicazione e dello scambio nelle aree urbane, possono diventare il primo motore di una politica per le città che ne riqualifichino il tessuto sociale, economico, culturale, ambientale. La condizione è che si realizzi il necessario investimento, in particolare per la valorizzazione e la formazione delle risorse umane, e per garantire i diritti d'accesso alla nuova società dell'informazione, e che le reti divengano il luogo di cooperazione competitiva tra i protagonisti della vita urbana.

 

Le recenti riforme del sistema di elezione dei sindaci hanno comportato, in Italia, un aumento delle capacità decisionali decentrate sul territorio, ed hanno contribuito ad evidenziare il nuovo ruolo che le città dovranno giocare nei processi di sviluppo del Paese, mettendo in risalto sia i punti critici, sia i punti di forza dei vari sistemi urbani italiani, che sempre più entrano in competizione tra loro per l'attribuzione delle risorse.
Tutto lascia intendere che il processo di decentramento gestionale dal centro alla periferia si rafforzerà nel prossimo futuro, quale che sia il tipo di "federalismo" verso cui l'Italia e l'Europa si muoveranno.
Questi processi richiedono alle città, e a chi le governa, uno sforzo crescente nel definire una propria collocazione nell'ambito della moderna società caratterizzata dallo scambio globale di informazioni, merci, servizi, risorse. Le scelte prese a livello locale potranno essere determinanti per qualificare lo spazio urbano, renderlo vivibile, garantire occupazione e prospettive di sviluppo ai suoi abitanti.

In questo quadro generale, alle soglie del Duemila l'Italia si presenta con una situazione di forte e crescente squilibrio tra le aree forti del Paese, localizzate nel Centro-nord, caratterizzate da bassi tassi di disoccupazione e da un tenore di vita elevato rispetto alla media europea, e gran parte delle aree del Mezzogiorno. Le indagini mostrano come il divario tra le regioni italiane, che tendeva a ridursi nei periodi dei grandi interventi infrastrutturali terminati nei primi anni '70, si è prima stabilizzato, e quindi ha ripreso ad aumentare negli ultimi 15 anni.
Strategie di sviluppo locale in un contesto generale di decentramento e riduzione delle risorse pubbliche disponibili a livello centrale, in assenza di una strategia complessiva di sviluppo del Paese, possono comportare un ulteriore inasprimento dei divari territoriali, un impoverimento relativo delle aree deboli e una congestione delle aree forti, con tutti i problemi di ordine economico, sociale, di qualità del territorio che questo scenario comporta.

Le possibili strategie di competizione delle aree urbane nella società globale dell'informazione possono essere condotte su due sentieri diversi: si può scegliere la strada tradizionalmente suggerita dagli economisti, e cioè quella di valorizzare le risorse disponibili e tentare di competere sul mercato globale in base ai propri prezzi di produzione. Questa strategia ha già mostrato numerose volte tutti i suoi limiti.

La strategia alternativa è quella di puntare sull'innovazione, sulla predisposizione di un ambiente produttivo e sociale che stimoli la creazione di nuovi prodotti e servizi, e renda possibile nuove forme di occupazione.

Le città e i distretti industriali sono i due nodi densi di questa possibile strada dello sviluppo. Sono i luoghi dove avviene lo scambio delle informazioni, dove è possibile generare sinergie tra i protagonisti dello sviluppo (cittadini e lavoratori, imprese, istituzioni).

Le strategie di governo delle città nella Società dell'Informazione dovranno investire diversi aspetti. In questo intervento intendiamo portare l'attenzione verso la gestione delle informazioni per via telematica e tutto quanto ciò comporta. Questo tema, per i motivi che diremo, riveste importanza centrale per lo sviluppo del Paese, ed è tuttora relativamente trascurato sia nelle strategie attuali di governo, sia nelle proposte che il Dipartimento diretto da F.Barca sta predisponendo come base decisionale per la destinazione delle risorse pubbliche nei prossimi anni.

 

L'esperienza italiana delle Reti Civiche

E' ormai scontato affermare che la crescita delle attività legate ad Internet sia uno dei fenomeni di maggior rilievo degli ultimi anni. Tutto lascia pensare che le potenzialità di sviluppo socio-economico connesse ai prossimi sviluppi delle reti telematiche mondiali, in particolare gli aspetti connessi alla sicurezza nello scambio delle informazioni e la convergenza tra le diverse tecnologie mediali, porteranno ad una ulteriore accelerazione della diffusione di Internet e delle informazioni che tramite la rete vengono scambiate. Il volume del commercio elettronico, già rilevante negli Stati Uniti, tenderà a crescere in modo esponenziale modificando radicalmente gli ambiti dei mercati e le strategie delle imprese.

Su questo scenario, l'Italia appare indietro non solo rispetto agli Stati Uniti, ma anche rispetto ai maggiori partners europei, in particolare per la diffusione della tecnologia tra le famiglie: per motivi sociali, culturali o altro, la diffusione dei personal computer e dell'accesso ad Internet tra le famiglie italiane è inferiore a quella registrata, ad esempio, nel Regno Unito.

E tuttavia in Italia sta estendosi, più rapidamente che altrove, il fenomeno delle cosidette Reti civiche, o in termini più generali la predisposizione di servizi informativi telematici relativi ad una data area urbana.

L' Osservatorio Reti Civiche dell'Associazione La Città Invisibile ha condotto di recente una rilevazione molto ampia del fenomeno, che ha individuato oltre 1.200 siti informativi riferiti a contesti urbani o comunità montane. Di questi, oltre 300 sono stati promossi da Comuni, o hanno coinvolto l'Ente locale in modo sistematico come fornitore di informazioni. A questi vanno aggiunti i siti delle Regioni e delle Province, che nella quasi totalità, dei casi hanno già attivato propri servizi informativi sulla rete Internet.
Alcune esperienze in questo campo costituiscono casi di eccellenza in Europa, come per il servizio Iperbole della Città di Bologna.
Riassumiamo allora brevemente le caratteristiche di questi servizi di rete civica, come emergono dall'indagine svolta e dalle altre informazioni dell'Osservatorio.

Un primo livello di servizio informativo è dato dalla disponibilità di notizie di tipo turistico sull'area di riferimento. In questi casi il destinatario non è tanto il cittadino residente nell'area, quanto i possibili visitatori che Internet consente di contattare a costi prossimi allo zero. La grande maggioranza dei siti rilevati si limita a fornire questo tipo di informazioni, immettendo in rete una brochure che non viene aggiornata, e che consente scarse possibilità per il turista di ottenere informazioni aggiuntive, o servizi avanzati, quali la possibilità di effettuare prenotazioni per un soggiorno.
Anche molti Enti locali hanno scelto questa strada minimale di utilizzo della rete, duplicando su Internet le informazioni già disponibili per il cittadino, quali l'indirizzo degli uffici, i recapiti telefonici degli assessorati e così via. Questi siti vetrina utilizzano le potenzialità della rete in modo minimale: i vantaggi che ne derivano sono esigui, e difficilmente percepibili, e i costi della produzione di informazioni telematiche, per quanto esigui, non trovano quindi benefici corrispondenti.

L'utilità sociale dei servizi di rete civica forniti dagli enti locali aumenta quando si inizia a strutturare l'informazione e a renderla aggiornata, e quindi affidabile. Ciò richiede, da parte del produttore di informazioni, una prima modifica nelle proprie procedure interne, affidando ad uno o più responsabili - ad esempio all' Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) - il compito di produrre con regolarità il servizio informativo. Alcuni Comuni, comunque una minoranza, si stanno muovendo in questa direzione, con l'obiettivo di realizzare i criteri di trasparenza di gestione richiesti dalla legislazione recente. Il servizio consente ora al cittadino, o perlomeno alla minoranza dei cittadini connessi ad Internet, maggiore informazione e controllo sui processi decisionali dell'Ente locale.
Lo schema comunicativo utilizzato è ancora quello uno-a-molti, o broadcast, di tipo televisivo. Inoltre, nella quasi totalità dei casi la nuova modalità informativa viene gestita da un unico ufficio che ottiene le informazioni dalle diverse strutture, creando maggiori complessità organizzative.

I servizi informativi tramite Internet iniziano ad assumere un proprio ruolo specifico quando vengono sfruttate le possibilità di interazione tra l'Ente locale e il cittadino. Ad un primo stadio questo prevede la possibilità di contattare per via telematica i responsabili degli Enti locali. A ben vedere, anche questa modalità di utilizzo di Internet replica quanto già possibile via telefono o fax, con l'unica differenza che i problemi segnalati dai cittadini, con le relative soluzioni, possono essere archiviati e resi fruibili sulla rete in forma strutturata, come ulteriore servizio fornito dall'Ente.

Se gli obiettivi degli Enti locali si limitano a questi elencati finora, è lecito dubitare che Internet sia lo strumento più efficace per perseguirli. Altri strumenti, come le pagine locali del Televideo, raggiungono un bacino di utenti molto più ampio, e sono quindi notevolmente più efficaci.

L'utilizzo delle tecnologie informative di rete assume una sua importanza, invece, se si utilizzano appieno le sue potenzialità legate ad una maggiore capacità di interazione tra i vari soggetti protagonisti nelle aree urbane.

Nel rapporto tra cittadino ed istituzioni, una volta risolti i problemi di identificazione certa degli interlocutori, tramite meccanismi di firma elettronica o carte d'identità digitali (smart card), è possibile sostituire alle procedure cartacee procedure elettroniche, con un abbattimento considerevole dei tempi di produzione e fruizione dei più diffusi servizi prodotti dagli Enti locali. Il Dipartimento della Funzione Pubblica del precedente governo ha già fatto consistenti passi in questa direzione, con le cosidette leggi che portano il nome di Bassanini. L'attivazione di questi servizi avanzati richiederà una riorganizzazione della produzione dei servizi all'interno degli Enti locali, con una diffusione pervasiva della rete: ogni ufficio dovrà dotarsi delle risorse necessarie, sia di hardware che di software ma soprattutto di conoscenza degli strumenti e delle loro potenzialità. Inoltre la riorganizzazione delle procedure dovrà coinvolgere vari uffici, e anche enti locali e centrali di tipo diverso, in un'ottica di lavoro cooperativo che è spesso sconosciuta alle nostre amministrazioni.
E' quasi inutile sottolineare l'impatto che il passaggio all'informazione digitale e pubblica può comportare nel rapporto tra Enti locali ed imprese, sia in termini di efficienza nella gestione dei rapporti, sia in termini di trasparenza. Da molti proprio questi fattori vengono denunciati come uno dei principali ostacoli all'insediamento di nuove imprese nelle aree depresse del nostro Paese.
Il raggiungimento di sistemi sicuri per lo scambio di informazioni via Internet, infine, consentirà la crescita del commercio elettronico, su cui torneremo più avanti.

Ma per parlare compiutamente di Rete civica non è sufficiente la presenza e l'azione dell'Ente locale. La rete civica può e deve rispecchiare la pluralità dei soggetti che operano nell'ambiente urbano: le diverse istituzioni; le imprese; le università, le scuole e gli altri luoghi della formazione; le associazioni di varia natura; i centri di cultura, di svago, di intrattenimento.
La compresenza in rete di tutte queste categorie, e anche dei singoli cittadini, moltiplica gli spazi di informazione: si pensi alle possibilità date, ad esempio, da una rete delle scuole, collegata all'Università, al mondo dell'associazionismo, al mondo del lavoro; si pensi ad un sistema di ricezione turistica integrato con il sistema informativo dei trasporti e collegato alle informazioni sulle attività culturali o di intrattenimento; si pensi alle opportunità del commercio elettronico applicato ad una rete locale di piccole imprese, che dalle sinergie di rete possono trovare nuove forme di competitività; infine, la compresenza delle imprese locali in un unico sito cittadino può stimolare l'emulazione e la competizione, oltre a garantire al cittadino consumatore maggiore trasparenza.

La Rete civica è tale se non si limita a sommare le iniziative individuali, ma offre un ambiente di lavoro cooperativo, in cui ogni partecipante ha un beneficio, e allo stesso tempo accresce il valore dell'ambiente in cui opera.

La rete civica è anche rete di cittadini, che da un lato hanno dalla tecnologia uno strumento aggiuntivo di interazione con gli altri soggetti istituzionali, dall'altro possono avere strumenti propri ed autogestiti di organizzazione, discussione, socializzazione. I gruppi di discussione locale per via telematica sono strumenti di coesione sociale: l'esperienza mostra che non sono sostitutivi di altri luoghi della socialità ma ne sono anzi uno stimolo. Sono numerosi gli esempi possibili dell'utilizzo di questi spazi come luogo della solidarietà sociale, in cui si crea una rete informativa volontaria sui problemi più comuni, dalla salute, alla scuola e all'educazione, ai problemi legali e così via.
Laddove i singoli amministratori si sono rivelati disponibili a partecipare alle discussioni dei cittadini come parte del loro ruolo di servizio alla comunità, la rete civica ha potuto mostrare in pieno il suo impatto potenziale, in termini di efficienza nella risposta dell'Ente locale, di trasparenza di gestione, di partecipazione del cittadino. E queste esperienze si autoalimentano: quando la comunità percepisce l'utilità dello strumento telematico sulla propria qualità della vita quotidiana aumenta l'uso dello strumento, la sua diffusione e la fiducia nei risultati; aumenta la pressione sui responsabili perchè siano efficienti nel soddisfare bisogni legittimi, aumenta la domanda di trasparenza: il cittadino torna ad essere e a percepirsi come soggetto partecipe del suo destino e del futuro dell'ambiente in cui vive.

Tutte le iniziative descritte sono già realizzate, almeno in fieri, nelle Reti Civiche italiane più avanzate, come ad esempio quella di Torino o di Bologna; le esperienze di maggiore interesse sono comunque variegate, tra le iniziative che privilegiano gli aspetti sinergici connessi alla comunicazione molti-a-molti, come a Milano o Desenzano sul Garda, alle esperienze di punta degli enti locali, come a Modena.
Ciò che emerge, tuttavia, è che a fronte di una diffusione abbastanza omogenea sul territorio nazionale dei circa 1200 siti civici rilevati dall'indagine della Città Invisibile, la quasi totalità delle esperienze di maggiore interesse è localizzata nel Centro-nord, sia pure con lodevoli eccezioni.

La telematica civica ha tutti gli elementi per diventare uno strumento di rilancio delle aree depresse del Paese: i costi di installazione ed utilizzo sono in continua diminuzione, la tecnologia ed i servizi prodotti possono essere facilmente imitati, la possibilità di integrare i servizi al cittadino con servizi turistici o commerciali ad alto valore aggiunto garantisce la sostenibilità finanziaria delle iniziative, la presenza di un sito informativo su di un'area urbana consente la valorizzazione delle risorse locali, l'allargamento dei mercati di sbocco del sistema produttivo locale nel suo complesso, la creazione di sinergie tra sistema formativo, sistema culturale e sistema economico sia all'interno dell'area urbana, sia tra le diverse aree urbane.

E tuttavia, lasciate a loro stesse, le Reti civiche in Italia rischiano di accelerare i processi di divergenza tra le aree del Paese.

Laddove il sistema produttivo è robusto, la pubblica amministrazione efficiente, il livello di reddito e di formazione elevato, le esperienze di rete civica in tutti i loro aspetti hanno un rapido sviluppo, e contribuiscono ad innescare processi di autoalimentazione della crescita dell'area.
Nelle aree depresse, al contrario, la diffusione delle tecnologie della società dell'informazione procede a rilento, incontra ostacoli dovuti alla carenza di risorse e di formazione, e anche alla percezione che altri problemi siano prioritari: la sicurezza, la disoccupazione, il disagio sociale.
Eppure molti commentatori hanno da tempo notato come gran parte dei problemi che affliggono le aree urbane del Mezzogiorno dipendano, tra l'altro, dalla inefficienza dell'amministrazione locale, dalla limitatezza dei mercati di sbocco, dalla mancanza di trasparenza: tutti fattori su cui una efficace politica di diffusione delle tecnologie di comunicazione può avere un impatto decisivo.

A nostro avviso, una politica nazionale per la diffusione delle tecnologie legate alla telematica civica costituisce un punto irrinunciabile per traghettare l'Italia, ed in particolare le aree urbane delle sue regioni depresse, nella nuova Information Society, e per darle un ruolo che non sia di mero consumo di nuovi servizi prodotti altrove.

 

Politiche attive

Un primo gruppo di interventi è necessario per garantire il diritto all'informazione, anche per via telematica, come uno dei fondamentali diritti di cittadinanza. Quanto più aumenta la quantità di informazioni disponibili in rete, in particolare sulla vita del sistema urbano, tanto più aumenta la possibilità di esclusione dalla vita sociale per chi alla rete non può accedere.

Politiche della connessione

Strade larghe a sufficienza. Occorre garantire un sistema nazionale di comunicazioni di rete che sia in grado di sopportare il prevedibile aumento esponenziale sia del numero degli utilizzatori, sia del volume e del grado di sofisticazione delle informazioni trasmesse in forma multimediale.
Su questo l'ingresso di nuovi operatori nel mercato delle telecomunicazioni, e la prevedibile integrazione di sistemi di rete già esistenti sul territorio sembra fornire garanzie adeguate. Occorre completare, nei sistemi urbani, il processo di ammodernamento ed ampliamento delle vie di comunicazione, scegliendo quelle tecnologie che consentano di ottimizzare l'utilizzo delle reti esistenti, in particolare sul cosidetto "ultimo miglio", a parità di potenzialità nella trasmissione delle informazioni.

Pedaggi commisurati al costo. E' indispensabile un attento controllo dei sistemi di tariffazione per l'accesso alle reti. La presenza di una pluralità di operatori sul mercato, com'è noto e come il recente esempio della telefonia mobile ha confermato, non è di per sè garanzia di efficienza. L'Autorità per le telecomunicazioni deve raccogliere i timidi segnali del governo in materia di tariffazioni agevolate, e suggerire o imporre un sistema di tariffazione che tenga conto, oltre che dei costi, anche delle caratteristiche di bene pubblico proprie di molteplici tipologie di comunicazione di rete, in particolare per i soggetti legati al mondo della formazione e al terzo settore.
Il confronto internazionale, in particolare per quanto riguarda i costi delle comunicazioni su linee urbane, ci ricorda che la strada da percorrere per giungere a tariffe competitive è ancora lunga.

Politiche dell'accesso

L'esistenza della rete è solo il presupposto per la diffusione delle tecnologie. Come si è detto, la diffusione dei personal computers e dell' accesso ad Internet è in Italia molto limitato. Inoltre, non è detto che la diffusione delle tecnologie sia basata sulla fruizione individuale dalla propria abitazione. Appare invece socialmente più accettabile una strategia che garantisca il diritto all'accesso all'informazione tramite il proliferare di postazioni pubbliche guidate per l'accesso alla rete, da localizzare negli edifici pubblici (biblioteche, scuole e centri formativi, sedi circoscrizionali, etc.) e da incentivare nei centri aperti al pubblico (associazioni, sindacati di categoria, etc.). Un possibile riferimento è l'idea di Piazza Telematica, luogo pubblico dove coesistono servizi informativi, servizi di intrattenimento, servizi commerciali, servizi produttivi, come nuovi spazi insieme fisici e virtuali di incontro e sviluppo delle aree urbane.

Politiche della formazione

Il diritto all'accesso non è tale se non viene accompagnato dalla diffusione della conoscenza. E' urgente una politica di alfabetizzazione che garantisca a tutti i soggetti che operano nella città uguale dignità, quantomeno nella propria capacità di accedere all'informazione.
La Città Invisibile ha già in passato proposto un modello di formazione "a cascata" in cui ad un primo nucleo di formatori, selezionati tra le persone con le maggiori capacità di diffondere le proprie conoscenze, viene somministrato un corso formativo di base, con l'impegno di replicarlo nei propri luoghi di attività in un processo a cascata.
La politica della formazione è anche la più promettente per le sue diverse implicazioni: chi conosce le potenzialità della rete potrà utilizzarla per migliorare la propria posizione professionale, per sviluppare nuove attività, per aumentare le proprie capacità di essere soggetto attivo nella vita della città, per aumentare in autonomia il suo livello di formazione.

 

Un secondo gruppo di interventi va indirizzato a tutte le aree urbane, ed in particolare a quelle che si trovano in condizioni di ritardo relativo.

Politiche dell'efficienza negli enti pubblici

Occorre accelerare i processi di trasparenza ed efficienza avviati con gli interventi di Bassanini. Occorre diffondere la filosofia propria delle Reti civiche in tutti gli enti locali, fornendo le risorse adeguate per l'investimento tecnologico e di cablaggio, predisponendo adeguati piani di riqualificazione del personale, modificando in modo adeguato la regolamentazione delle procedure che governano la produzione dei servizi, creando terreno fertile per la sperimentazione di forme avanzate di produzione di servizi legate alle nuove tecnologie "sicure" di identificazione.

Politiche di cooperazione

Cooperazione interna all'area urbana. La Rete civica diviene un reale strumento di trasformazione del tessuto economico e sociale quando vede coinvolti attivamente tutti i soggetti: gli enti locali, le imprese, il mondo della formazione, le varie forme di rappresentanza dei cittadini. Lo sviluppo della rete civica deve tendere a cogliere le diverse sinergie che si ottengono dalla cooperazione tra i diversi soggetti, e dar loro la possibilità di intervenire, anche con modalità innovative, alla definizione delle linee di sviluppo dell'area urbana cui appartengono.

Cooperazione tra le aree urbane. Vanno predisposti o incentivati sistemi di trasmissione delle informazioni tra le diverse esperienze di Reti civiche, sia sotto il profilo tecnico della modalità di implementazione di diversi servizi, sia per quanto riguarda l'efficacia delle iniziative che abbiano ottenuto riscontri positivi e possano essere replicate altrove.

Politiche dell'innovazione

Le reti civiche possono e devono diventare il palcoscenico di sperimentazione dell' innovazione connessa alla creazione di nuovi prodotti e servizi, all'emergere di nuove figure professionali, alla diffusione di modalità sostenibili di telelavoro, alla rinascita del tessuto commerciale delle aree urbane.
L'innovazione, per essere stimolata, ha bisogno di un quadro di riferimento certo per quanto riguarda le piattaforme su cui la tecnologia andrà ad operare, ad esempio per la carta di identità elettronica, per l'integrazione tra diverse tecnologie di comunicazione, e così via.

 

Chi gestirà le future reti civiche?

La maggior parte delle esperienze di rete civica oggi esistenti in Italia è in una fase ancora sperimentale, in cui non si è ancora definita una modalità di collegamento tra i vari partecipanti (enti locali, imprese, associazioni ecc.). In molti casi ciò implica che i costi del servizio gravano interamente sull'ente locale proponente, e/o l'iniziativa ha difficoltà a rendersi autosostenibile.

Un possibile modello di riferimento per la creazione di una rete civica autosostenibile è fornito dal progetto Piazze Telematiche di Napoli, che prevede la costituzione di una società mista pubblico-privata per la gestione di spazi pubblici, appunto le Piazze, in cui verranno resi disponibili spazi gratuiti per l'accesso ad informazioni di base, spazi di intrattenimento, spazi per il tele-commercio, aule per la formazione, uffici per il telelavoro. In tal modo da un lato si realizza la politica dell'accesso sopra delineata, dall'altro la presenza di servizi a valore aggiunto garantisce la redditività complessiva del progetto. Inoltre, la compresenza nello stesso luogo, fisico e virtuale, di diverse esperienze di lavoro, commercio, formazione, ne fa lo spazio ideale per stimolare l'innovazione, stabilire quei contatti sinergici che fanno di tante imprese un distretto, stabilire quei contatti umani che fanno di tanti individui una comunità.

In ogni caso, la diversità delle esperienze italiane è oggi una ricchezza che non va appiattita con modelli di riferimento imposti dall'alto, ma va guidata verso soluzioni che possano valorizzare tutti gli obiettivi qui espressi

 

Conclusioni

Nell'immaginario collettivo, spesso alla telematica è associata l'idea di una società individualista, frammentata, in cui la comunicazione digitale sostituisce la socializzazione, il telelavoro è strumento di nuovo sfruttamento, le tecnologie garantiscono il controllo di un individuo/lavoratore flessibile, quindi precario, non tutelato, alienato.

Ci auguriamo di aver mostrato che esistono strade diverse, in cui il ruolo di ogni individuo possa essere valorizzato in un contesto urbano divenuto sistema, e in cui il sistema urbano, liberato dalla congestione dovuta all'inefficienza, risulti più vivibile ed accogliente, in cui infine innovazione e formazione consentano un livello di sviluppo compatibile con una più equa distribuzione dei tempi di vita e di lavoro.

 

Gennaro Zezza