I mezzi di comunicazione elettronica, categoria alla quale le reti
telematiche indubbiamente appartengono, come nota Joshua
Meyrowitz
, ``ci influenzano non tanto
con i loro contenuti, ma modificando la `geografia situazionale' della
vita sociale''.
Meyrowitz fa riferimento all'opera del sociologo statunitense
Erving
Goffman, che presenta l'interazione sociale
come il risultato del dispiegamento da parte degli individui di
determinate rappresentazioni. Come delle rappresentazioni teatrali,
per intenderci, all'interno delle quali ciascuno di noi ricopre ruoli
molteplici e in continua evoluzione.
Se i media elettronici permettono, per esempio, che il pubblico osservi che cosa accade durante una riunione che altrimenti sarebbe stata a porte chiuse, gli attori reagirebbero alla diversa ``geografia situazionale'' (la presenza di un pubblico dove prima non c'erano che i protagonisti della riunione) modificando la loro rappresentazione, o comportamento, e in definitiva provocando un diverso esito della riunione.
La capacità di incidere sulla realtà modificando la ``geografia situazionale'' è comune sia ai mezzi di comunicazione elettronici tradizionali, che alle reti telematiche.
Per il primo caso, si pensi all'imbarazzo dell'allora presidente statunitense Richard Nixon quando vennero resi pubblici i famosi ``nastri'' contenenti alcuni colloqui con i suoi collaboratori. Se Nixon fosse stato a conoscenza della presenza di un registratore magnetico, cioè dell'avvenuto cambiamento della ``geografia situazionale'', sicuramente si sarebbe comportato in modo diverso, e probabilmente sarebbe rimasto presidente degli Stati Uniti piu a lungo. Per il caso delle reti, si consideri un buon progetto di rete civica, che metta a disposizione dei cittadini non solo le delibere approvate dal consiglio comunale, ma anche tutti i documenti che servono per la fase istruttoria. La ``geografia situazionale'' muterebbe in modo potenzialmente radicale per i consiglieri comunali, che con maggiore difficoltà potrebbero prendere decisioni basate su valutazioni di opportunità politica normalmente occultate al pubblico grazie alla oggettiva segretezza delle informazioni che le generano.
Stabilita questa analogia tra i mezzi di comunicazione elettronici tradizionali e le reti telematiche, è necessario riconoscere una differenza importante tra i due, una vera e propria discontinuità che si incontra nel cammino che dai primi porta alle seconde.
Una tra le intuizioni più felici per la comprensione della natura delle reti telematiche è che esse costituiscono un nuovo territorio - il cosiddetto cyberspazio - formato da luoghi tra loro in relazione secondo una certa geografia, e occupato da soggetti più o meno organizzati che seguono codici di comportamento propri dell'ambiente in questione.
Questa modo di vedere le reti telematiche è alla base anche del progetto della Città Invisibile, e infatti si trova enunciato nelle primissime discussioni elettroniche tra i suoi fondatori. Del resto, l'idea stessa di formare una organizzazione , un soggetto collettivo, che esiste e agisce in rete, ha senso solo nella misura in cui si sia convinti che la rete costituisce un territorio in grado di accoglierne la presenza.
I mezzi di comunicazione elettronici tradizionali non posseggono una natura territoriale. Non solo: essi, rispetto alle reti, sono ``altro'', un termine di confronto esterno con il quale interagire. Costruendo ``eventi virtuali'' che per mezzo di certi meccanismi raggiungono i mezzi di informazione tradizionali per esempio, come si è visto nel caso dell'appello elettorale citato all'inizio. In ogni caso, si tratta di un termine di confronto esterno.
In questo senso, pare allora lecito supporre che le reti telematiche si stiano avviando a divenire uno di quegli ambiti autonomi che caratterizzano le società complesse. Ambiti, o ``sfere'', che interagiscono tra loro e contribuiscono alla determinazione degli esiti possibili dell'interagire sociale, e che sono caratterizzate internamente da meccanismi e da dinamiche di funzionamento a loro specifiche.