[Next] [Up] [Previous] La Citta` Invisibile Manuale di cittadinanza _a cura di Lucio Picci_ Contents * [1]Cosa e` la Citta` Invisibile? + [2]La storia e la mitologia + [3]La Citta` Invisibile: i luoghi, il progetto. + [4]Altre Citta` su Internet? * [5]La Storia + [6]Tutto nacque in ``Society and Culture Italian'' + [7]La saga del ``Collettivo Immaginario'' + [8]Il nucleo organizativo + [9]Il percorso costitutivo + [10]La nascita della Citta` Invisibile + [11]Dopo la nascita telematica della Citta` * [12]L'organizzazione, le istituzioni, le regole + [13]L'Assemblea dei soci + [14]Il Coordinamento + [15]Il Collegio dei Probiviri + [16]Le Aree Funzionali + [17]Le Commissioni * [18]La vita nella Citta` Invisibile + [19]La partecipazione o [20]Tutti ambasciatori o [21]Contribuire e` obbligatorio? o [22]Volontariato, attivita` professionali e conflitti di interesse + [23]La mappa logica della Citta` Invisibile o [24]Le AREE # [25]Area AMMIN # [26]Area INFO # [27]Area POLI # [28]Area SERINF # [29]Area SOCIALE o [30]Commissioni non iscritte ad aree # [31]Commissione VOLONTARIATO # [32]Commissione Affari Istituzionali # [33]Commissione DONNE # [34]I Servizi Generali * [35]Le reti civiche + [36]Una rete civica invisibile + [37]Strumenti e obiettivi o [38]Tecnologia o [39]Finanziamento o [40]Comunita` virtuali + [41]La formazione fa la differenza o [42]Un progetto per la formazione + [43]La rete civica di seconda generazione * [44]Conclusioni + [45]La specificita` telematica + [46]La geografia + [47]L'organizzazione del territorio + [48]Dalle reti alla realta` + [49]L'articolazione territoriale + [50]La democrazia (elettronica) + [51]I tempi * [52]Le domande ricorrenti (``F.A.Q.'') * [53]Lo statuto della Citta` Invisibile * [54]Il Regolamento del Coordinamento * [55]Le Delibere + [56]Delibere approvate nel 1994 + [57]Delibere approvate nel 1995 + [58]Delibere approvate sino al 1. marzo 1996 * [59]Indirizzi utili * [60]Questo documento Presentazione La democrazia elettronica non sara` un pranzo di gala. L'esperienza della _Citta` Invisibile_ mostra che le reti telematiche possono contribuire alla creazione di forme forti e partecipative di democrazia, ma solo a prezzo di un lavoro lungo e difficile. Da parte dei ``cittadini invisibili'', i soci dell'associazione, che insieme elaborano le regole comuni e studiano soluzioni ai nuovi problemi della comunicazione elettronica. Da parte degli amministratori della _Citta` Invisibile_, che sono chiamati a governare un processo complesso e inedito. Il risultato di queste fatiche e` la _Citta` Invisibile_, esempio unico di democrazia in rete, forza organizzata per il cambiamento che agisce da interfaccia tra le reti telematiche e la ``realta`''. Questo libro e` indirizzato a due categorie di persone. In generale, sara` utile a chi crede che l'impiego delle reti telematiche possa servire per uscire dalle secche dell'oggi politico: nell'esperienza della Citta` Invisibile trovera` un esempio concreto e delle indicazioni utili su come avvicinarsi a questo obiettivo. In particolare, questo e` il manuale per il _cittadino invisibile_, che, per poter esercitare meglio i suoi diritti-doveri di cittadinanza, deve conoscere la storia, le regole, gli usi del luogo, se pur virtuale, in cui vive. Il primo capitolo offre una breve introduzione alla Citta` Invisibile, organizzazione telematica nello spazio delle reti, e comunita` virtuale che forse somiglia a una citta`. Un citta` con un progetto politico. Il secondo capitolo racconta la storia della Citta` Invisibile, dal nascere dell'idea sino ad oggi. E` la storia del lavoro di molte persone che con grande impegno hanno realizzato un progetto complesso e inedito. E` la storia collettiva di un'impresa collettiva. Il terzo capitolo descrive la struttura organizzativa della Citta` Invisibile. Si tratta di una struttura molto articolata, pensata per una organizzazione in grado di agire su diversi fronti contemporaneamente, sperimentando un modello di democrazia sostanziale. Democrazia elettronica, nel senso che le tecnologie telematiche sono uno strumento indispensabile per la realizzazione delle soluzioni ai problemi della partecipazione, della trasparenza, insomma della democrazia, che sono state adottate. Il quarto capitolo descrive la vita dentro alla Citta` Invisibile. Quali le convenzioni in uso, quale le modalita` concrete di partecipazione alla cogestione dell'organizzazione, quali le attivita` in corso. Il quinto capitolo parla di reti civiche, viste dal punto di vista dell'esperienza della Citta` Invisibile. E` un documento collettivo, redatto dalla commissione ``reti civiche'' della Citta` Invisibile: un esempio concreto di come una organizzzione telematica possa creare sapere politico, e possa far politica. Per ultimo, come conclusione, un breve saggio sulla ``sfera telematica'': l'emergente territorio di Internet, _altro_ rispetto alla realta`, con essa collegato da ``luoghi di interfacia'' e da meccanismi che dalla rete permettono di modificare la realta`. Argomento rilevante per la Citta` Invisibile, che si trova sul territorio di Internet, ma ai confini con la realta`. Un'ultima osservazione. Questo libro puo` essere diffuso in qualsiasi formato, fotocopiato liberamente e gratuitamente, sotto ad alcune condizioni importanti. Primo, che non sia venduto ad un prezzo che superi l'eventuale costo di duplicazione. Secondo, che la riproduzione sia dell'intera pubblicazione, senza omissioni o modifiche. E` un libro in fieri ed interattivo, e verra` aggiornato a mano a mano che aumenteranno le cose da raccontare, e che perverranno i commenti e le critiche dei suoi lettori. Contiamo dunque sul vostro aiuto per farlo crescere e migliorare. Lucio Picci Cosa e` la _Citta` Invisibile_? Internet e` tante cose, come sanno i suoi frequentatori: un mezzo di comunicazione, un divertimento, uno strumento di lavoro. Anche, forse soprattutto, uno spazio, definito da una geografia peculiare, dove ``vicino'' e ``lontano'', grazie alla comunicazione elettronica, nulla hanno a che fare con la distanza fisica tra i luoghi. Un territorio abitato da comunita`, da persone e, a volte, da personalita`. Noi umani, e noi abitanti del Mediterraneo in particolare, costruiamo citta` da molte migliaia di anni: vivere in una citta`, vicino a una piazza, e` quasi una misura della nostra umanita`. C'e` da stupirsi allora che un gruppo di abitanti di Internet abbia deciso di fondare una citta`, anche nel territorio di Internet? Una _Citta` Invisibile_ che sorge su Internet o, piu` precisamente, nel ``cyberspazio di lingua italiana'', i cui cittadini sono in tutto il mondo, e i cui luoghi, benche` virtuali, non sono meno tangibili rispetto a quelli delle citta` che gia` conosciamo. La _Citta` Invisibile_, come tutte le citta`, ha una storia e una mitologia, un sacro patto iniziale e un altare con una luce sempre accesa a rappresentarlo. Un patto sacro che i _cittadini invisibili_ vedono ben incastrato tra cardo e decumano, luoghi che conosciamo nelle nostre citta` latine, e che certamente esistono anche nelle citta` su Internet. La storia e la mitologia Tutto comincio` pochi anni fa in _Society and Culture Italian_, allora la comunita` virtuale di italiani (e italiofili) piu` numerosa su Internet. Una grande piazza frequentata da persone spesso argute e a volte rissose, che si scambiavano insulti politici e ricette gastronomiche. Molti di quei frequentatori decisero, col tempo, di trasformare i neonati rapporti di ``amicizia telematica'' in rapporti di conoscenza diretta. Comincio` allora una girandola di cene e di feste, in ogni angolo del mondo, tra chi sfruttava viaggi di lavoro, o vacanze, per incontrarsi. Il 3 luglio del 1994 sei di quelle persone si riunirono a Roma e per la prima volta parlarono della possibilita` di creare un'organizzazione tra abitanti di Internet. Le idee non erano affatto chiare, ma gia` allora emersero alcuni punti fermi. L'organizzazione doveva possedere un ``nodo Internet'', essere indipendente, autofinanziata e autorevole. Grazie alla sua autorevolezza, doveva essere in grado di dialogare alla pari con interlocutori importanti. Doveva essere aperta e non settaria. Doveva contribuire a un disegno di ``trasformazione democratica'' e di ``modernizzazione'' della nostra societa`. Doveva, per ultimo, darsi delle regole improntate a un'idea di democrazia forte e partecipativa. Questo fu il patto che si strinse il 3 luglio del 1994 a Roma, seduti attorno a un tavolo di un bar ai piedi dell'Aventino. Questo il patto, sacro, che la _Citta`_ propone oggi ai suoi nuovi cittadini. Nelle settimane seguenti, si decisero alcune regole operative per condurre i lavori di costruzione della _Citta`_, e tra queste una procedura di cooptazione per l'inclusione di persone gradite. Durante l'estate venne elaborata una bozza di statuto, detta ``dell'ombrellone'', perche` sotto a un ombrellone, a Cesenatico, fu scritta. Nell'autunno si voto` lo statuto e si elessero le cariche sociali, e a fine novembre, a Bologna, vi fu una grande festa. La festa di installazione di ``Calvino'', il computer della Citta`, e la nascita ufficiale, su Internet, dell'associazione _La Citta` Invisibile_. Si chiuse allora il processo di cooptazione, e si aprirono le iscrizioni a norma di statuto. Pare che il 3 luglio, al termine delle discussioni al bar ai piedi dell'Aventino, in un pomeriggio dal caldo africano, bellissimo sia apparso, a cavallo di una Vespa, Nanni Moretti. Sceso, sarebbe entrato nello stesso bar dove si trovavano i sei futuri cittadini invisibili. Uscendo, li avrebbe salutati con un sorriso. La _Citta` Invisibile_: i luoghi, il progetto. Cosa trova oggi nella _Citta` Invisibile_ un viaggiatore di Internet, un moderno Marco Polo in cerca di citta` da raccontare a Kublai Khan? Essa e` innanzitutto definita dalle attivita` che vi hanno luogo. C'e` l'Edicola, dove si trovano le edizioni elettroniche delle testate che la _Citta`_ rende disponibili su Internet, assieme a quelle offerte da altri. C'e` l'Osservatorio Reti, dove si discute su come garantire uno sviluppo democratico delle reti telematiche. Polec-Ita, una ``piazza'' dove si parla di politica economica in Italia, e poi l'osservatorio sui media, per studiare i problemi dell'informazione (e della disinformazione). Ci sono i luoghi di socializzazione e le feste. Ci sono i rapporti, tanti e fruttuosi, con i ``soggetti esterni'', tutti regolati da convenzioni scritte e pubblicate nelle banche dati della _Citta` Invisibile_. Convenzioni bilaterali, di scambio, che concorrono a formare la ``politica estera'' della _Citta`_. E l'elenco di quel che accade nella _Citta` Invisibile_ e` ormai cosi` lungo, che Marco Polo dovrebbe interromperlo, perche` Kublai Khan, comunque, avrebbe capito. La _Citta` Invisibile_ pero` e` anche altro. Come ogni citta`, e` innanzitutto definita dalle sue mille attivita`. La _Citta` Invisibile_, pero`, e` una citta` con un progetto. Sperimentare quotidianamente un modello forte e partecipativo di democrazia; contribuire a un disegno di modernizzazione della nostra societa`. Ecco allora l'impegno convinto per l'abolizione della ``TUT'', gli ``scatti'' nelle telefonate urbane, retaggio di una concezione antiquata e monopolista del servizio telefonico. Ecco il supporto attivo ad organizzazioni e forze politiche, che nella _Citta` Invisibile_ trovano una competenza collettiva sull'utilizzo delle reti telematiche che e` ineguagliata in Italia. Il coordinamento, l'organo di dirigenza eletto dall'assemblea sovrana, percorre la linea sottile tra queste due definizioni contrastanti della _Citta` Invisibile_. Rispetta il ``sacro patto'', assecondando la crescita delle istituzioni che permettono ai cittadini di partecipare e se lo vogliono, dentro alla _Citta`_, di auto-organizzarsi. Nello stesso tempo svolge un ruolo politico in senso forte, evitando le facili chimere dell'assemblearismo. Tenendo la barra al centro tra queste due sponde, il coordinamento eletto governa lo sviluppo dei processi di crescita istituzionale, la creazione dei luoghi per l'elaborazione del consenso, la crescita della _Citta`_. Altre Citta` su Internet? Passeggiando per la _Citta` Invisibile_, tra un collegamento ipertestuale e il libro degli ospiti, passata l'edicola e a fianco dell'altare che sta all'incrocio tra cardo e decumano, viene naturale pensare a quale sara` il futuro della _Citta`_ dentro a Internet. Forse nessuno, e il futuro apparterra` alle comunita` non strutturate. Forse abbiamo preso un gigantesco abbaglio, e siamo vittime della nostra immaginazione e del peso della nostra storia. Oppure, le citta` si espanderanno. Se cosi`, dovremo capire in quale direzione: verso est, come fece Alessandro Magno, a formare imperi, oppure verso occidente, assieme ai Fenici, navigatori fenomenali, e alle loro citta` sorelle dai tetti di pece. A passeggiare nei luoghi della _Citta` Invisibile_ questo futuro appare ancora come un mare di possibilita`, e il pensiero si perde. Puo essere pero` che in qualche altra citta`, in qualche altro luogo, sia gia` scritta la risposta anche a questa domanda. La Storia _di Lucio Picci _ La _Citta` Invisibile_ e` il frutto di un percorso complesso. Conosciutisi all'interno di una comunita` virtuale tra le tante, i primi protagonisti di questa storia decisero, ad un certo punto, di darsi delle regole, insomma di compiere il salto necessario per trasformare una ``comunita` non strutturata'' in una ``comunita` strutturata''. I motivi, le speranze e le ambizioni che hanno segnato un tale percorso possono esser letti in controluce ai fatti italiani di questi anni. Tangentopoli, la transizione verso la ``seconda repubblica'', la vittoria delle destre alle elezioni del '94, il desiderio di non esser piu` solo spettatori, ma di diventare protagonisti e di contare. La storia e il successo della _Citta` Invisibile_ testimoniano una piccola rivincita della concretezza e della ``politica'' sul dominio dell'apparenza dell'oggi. La storia della _Citta` Invisibile_ mostra che si puo` pensare a disegni articolati, ad obbiettivi da raggiungere, e che si dispone delle capacita` necessarie per governare i processi complessi che, soli, permettono di realizzare le nostre speranze. Tutto nacque in ``Society and Culture Italian'' Nel 1992 un buon numero di italiani, perlopiu` residenti all'estero e impiegati all'universita`, comincio` a intrattenere fitte relazioni sociali tramite Internet. Si sviluppo` una comunita` virtuale, tecnicamente un gruppo di discussione di _Usenet_,[61][+] della gerarchia _society and culture_: ``[62]Society and Culture Italian'' (in breve, ``S.C.I.''). Il gruppo crebbe, e divenne luogo piacevole e interessante per discussioni sulla vita, sulla bufera di tangentopoli, sul miglior modo per preparare il tiramisu`, e sui problemi tipici dell'emigrante. Ben presto, come spesso avviene all'interno delle comunita` virtuali, si inizio` a trasformare alcuni di questi rapporti tra sconosciuti in contatti diretti tra persone. Viaggi di lavoro e vacanze furono utilizzati per trasformare i nuovi rapporti ``telematici'' in incontri reali e in occasioni sociali. Senz'altro, la volonta di socializzazione in _Society and Culture Italian_ era piu` elevata che altrove, al punto che S.C.I. divenne meta frequentata da molti stranieri in grado di esprimersi in italiano. Senz'altro, si espresse e poi si sviluppo` in modo del tutto unico. La saga del ``Collettivo Immaginario'' Nel dicembre del 1992, all'interno di _Society and Culture Italian_ nacque uno ``scherzo''. Constatando che molti dei frequentatori della comunita`, divenuti magari col tempo professori in universita` nord americane, avevano frequentato, durante gli anni '70, i noti collettivi studenteschi, e ancora ricordavano a memoria le piu celebri canzoni di Guccini, si propose di formare il ``collettivo'' di _Society and Culture Italian_. La proposta ebbe immediato successo. Si distribuirono ruoli fittizi, dal ``lider maximo'', all'``addetto al ciclostile'', al ``responsabile del servizio d'ordine''. Ben presto si sviluppo` un linguaggio del collettivo, che divenne ``collettivo immaginario'' (con riferimento al termine ``immaginario collettivo''), una peculiare contaminazione tra l'immaginario dei collettivi studenteschi dei tempi della contestazione, e quello dei partiti unici dei regimi comunisti. Cosi` c'era il ``formatore quadri'', e ben presto tutti i piu` giovani partecipanti alle discussioni di _Society and Culture Italian_ vennero arruolati (dalla nascita, ovviamente) nelle fila dei ``pionieri'' del collettivo. Questi subito decisero di indossare una incongrua camicia cubana. La saga del _Collettivo Immaginario_ ebbe enorme successo, e fu necessario includerla nelle ``domande ricorrenti'' (o ``F.A.Q.'s'') della comunita` virtuale di S.C.I. Gli incontri reali dei partecipanti divennero eventi organizzati con cura. Il primo di questi, il ``Primo Plenum Supremo del Collettivo Immaginario di Society and Culture Italian'' (I.P.S.C.I.S.C.I.) ebbe luogo nel luglio del '93 a Imola, in provincia di Bologna, e ad esso parteciparono una trentina di persone. Col tempo, come per tutti gli scherzi, anche l'epopea del _Collettivo Immaginario_ ebbe fine. Gli incontri pubblici annuali organizzati dalla Citta` Invisibile, pero`, sono ancora chiamati ``Plenum Supremo'', in omaggio a quel passato. Cosi` il secondo Plenum ebbe luogo nel settembre del '94 a Massa (e, come si vedra` in seguito, ebbe un significato importante per la _Citta` Invisibile_, perche` in quell'occasione si gettarono le basi per la realizzazione dell'ultima fase che porto` alla nascita dell'organizzazione). Il terzo Plenum Supremo ha avuto luogo nell'agosto del '95 nelle prealpi friulane, e l'ultimo, nel luglio del '96, a Arco, in provincia di Trento, subito sopra il Lago di Garda. Il nucleo organizativo Negli anni _Society and Culture Italian_, piazza virtuale frequentata allora perlopiu` da italiani residenti all'estero (ma anche da tanti stranieri amanti dell'Italia, e da un numero di italiani in patria che cresceva col ritmo della diffusione di Internet in Italia), segui` con ansia e con speranza le vicende di Tangentopoli. Come in tutte le piazze quando si parla di politica, le discussioni erano molto accese, e riflettevano il clima nel paese. In quel periodo, nel paese reale come in quello ``virtuale'', stavano acquisendo maggiore visibilita` alcuni tra i tratti peggiori dello spirito nazionale. Una forma strisciante di revisionismo storico e, come spesso avviene nelle societa` in crisi, una tendenza alla banalizzazione dei problemi, che in seguito ebbe come massima espressione i caratteri demagogici della campagna elettorale della destra durante la primavera del 1994. La vittoria dello schieramento guidato da Silvio Berlusconi alle elezioni del marzo 1994, con la maggiore visibilita` che ne segui` per i suoi sostenitori, apri` ulteriori spazi a queste tendenze. Il timore che la destra sarebbe stata in grado di formare un blocco di interessi e di potere coeso e comprendente i tradizionali interessi forti, non ancora pienamente rappresentati dopo lo sfaldamento del precedente assetto politico, contribui`all'ulteriore deterioramento del clima nel paese. Si ricordi, per esempio, la pubblicazione da parte di un settimanale vicino ad Alleanza Nazionale di ``liste di proscrizione'', la metodica occupazione della Rai da parte del governo di Berlusconi e Fini e, infine, l'attacco all'autonomia della Banca d'Italia da parte, principalmente, di esponenti di Alleanza Nazionale. _Society and Culture Italian_, per certi versi, fu specchio fedele del clima grigio e pesante che si respirava in quei mesi. Il sentimento forse piu` diffuso, da parte di chi non si riconosceva nelle forze che avevano vinto le elezioni, era di impotenza nel contrastare la quantita` di interventi contenenti inesattezze, falsita`, o semplicemente interpretazioni di fatti prive di ogni fondamento.[63][+] Alcuni frequentatori abituali di quella comunita` virtuale, perlopiu` conosciutisi ``dal vivo'' grazie agli incontri del _Collettivo Immaginario_, decisero di organizzarsi per potere meglio contrastare in rete la disinformazione attuata dalla destra, e per poter meglio elaborare delle argomentazioni a favore di una diversa idea del paese. All'inizio dell'aprile del 1994, nacque una _mailing-list_,[64][+] riservata, (``Lista Organizzativa'', o _LO_) per attuare questi fini. Gli obiettivi dichiarati di _LO_ erano tutto sommato modesti. Ci si proponeva principalmente di realizzare un coordinamento degli interventi politici su _Society and Culture Italian_ al fine di renderli piu` efficaci, e di coordinare, per condividerne i risultati, la raccolta di materiale di documentazione (articoli di giornale, ecc.) che potesse servire di supporto alla discussione. I risultati immediati di _LO_ non furono troppo rilevanti, anche per l'eseguita delle forze coinvolte (inizialmente, una quindicina di persone). _LO_ ebbe pero` un ruolo molto importante per la nascita della _Citta` Invisibile_, perche` al suo interno ebbe luogo la prima fase del percorso che porto` alla sua costituzione, e f furono sperimentati alcuni strumenti di funzionamento che in seguito si rivelarono cruciali per il successo del progetto. Si decise che la partecipazione a _LO_ poteva avvenire solo per invito, e si adotto` un meccanismo di cooptazione per i partecipanti che, opportunamente modificato e codificato, fu esteso alla fase costitutiva della _Citta` Invisibile_, sino all'entrata in vigore dello statuto. Quando comincio` a presentarsi il problema di prendere decisioni legittime, si penso` di utilizzare un meccanismo di ``silenzio-assenso'', secondo il quale e` da ritenersi valida la decisione che non riceve obiezione legittimamente formulata entro un periodo di tempo prefissato. L'istituto del ``silenzio-assenso'' permette di ricorrere solo raramente a votazioni vere e proprie, che sono estremamente lunghe e dispendiose all'interno di un'assemblea ``asincrona'' (cf. capitolo [65]3). Il meccanismo del _silenzio-assenso_ fu poi accolto nello statuto della _Citta`_, ed e` ora uno degli assi portanti del suo processo politico. Si pose immediatamente il problema della ``netiquette'', ovvero di quelle regole di buone maniere che in una assemblea telematica devono essere rispettate perche` i diritti di tutti siano salvaguardati. Le norme di _netiquette_ di _LO_ furono utilizzate come base per il regolamento dell'assemblea della _Citta` Invisibile_ tutt'ora in vigore. Per finire, e` dentro a _LO_ che i fondatori della _Citta`_, per la prima volta, dovettero affrontare i problemi della trasformazine di una ``comunita` non strutturata'' in una ``comunita` strutturata'', ovvero in un luogo virtuale dove le discussioni sono finalizzate all'adozione di decisioni legittime che riguardino la realizzazione di progetti. Il percorso costitutivo Nel giugno successivo, all'interno di _LO_, si comincio` a pensare ad un salto di qualita` e alla costituzione di una forma organizzativa piu` compiuta. Il 3 luglio 1994, fu convocata a Roma una riunione ``reale'' tra i partecipanti a _LO_. In quell'occasione fu avanzata la proposta di creare un'organizzazione, dotata di statuto, con cariche sociali elette, che fosse proprietaria di un ``nodo internet'',[66][+] funzionante interamente grazie alla comunicazione elettronica. In una giornata di caldo africano, che doveva poi essere ricordata come il vero momento fondante,[67][+] ai piedi del colle Aventino ebbe luogo l'incontro, al quale parteciparono Demetrio D'Ambrosi, da Dublino, Marco Isopi, da Roma, Ottavio Rizzo, da Rhode Island, Lucio Picci, l'autore della proposta, e Cristina Ruggieri, da Bologna, Ugo Piomelli, da Washington, D.C.[68][+] La proposta fu ufficializzata dentro a _LO_ l'11 luglio da Cristina Ruggieri, che la defini` nel modo seguente: [...] creare, partendo da _LO_, una associazione di persone su Internet, con regolare statuto, cariche sociali e quota associativa. Allargare la partecipazione all'associazione al un'ampia fascia di persone. Cristina Ruggieri aveva in qualche modo anticipato l'annuncio il 28 Giugno, quando per convincere i membri di _LO_ a partecipare alla riunione romana aveva cosi` concluso un suo intervento: [...] p.s. Non mancate a questa riunione: ho la sensazione che il lider (ndr: Lucio Picci) ci sta preparando un' altra delle sue trovate ``geniali''. Le reazioni furono diverse, ma positive nello spirito. Le domande dubbiose di Marina Cazzola, che il 20 luglio, scrisse che ``qualcosa va fatto'', ma che ``la proposta non mi e` affatto chiara'', alle precisazioni di Saverio Cittadini, che sottolinea come l'organizzazione debba ``avere anche un aspetto ludico-ricreativo'', si accompagnarono le esortazioni convinte di Marco Isopi, che ai dubbi espressi da Marco Antoniotti: ``Questa e` una proposta serissima. Notate che pero` richiede tempo ed energie non indifferenti'', il 19 luglio cosi` rispose: Puntualizzazione indispensabile. E` inutile illudersi del contrario. Pero` visto lo stato delle cose, si tratta di prendere un impegno con la propria coscienza a dedicare una parte delle proprie energie a questo progetto. Un paio di interventi riassunsero forse le intenzioni di allora, che rimangono parte fondamentale per capire quel che e` avvenuto in seguito. Lucio Picci, il 19 Luglio, prefiguro` la struttura della _Citta` Invisibile_: Problema: si tratta di pensare a come potrebbe essere un'organizzazione per la quale non abbiamo modelli da imitare. Bell'esercizio mentale. Sto cercando di pensare ad una organizzazione che sia ad un tempo orizzontale, e pero` dotata di responsabili in grado di decidere velocemente. Una organizzazione politica, dotata di una sorta di ``coordinamento'' che sia costantemente presente e abbia poteri di rappresentanza. Tale coordinamento e` costantemente controllato dall'``assemblea permanente'' costituita dalla _mailing-list_ generale. Se immaginiamo un'organizzazione potenzialmente con molti membri, non e` pensabile che tutti partecipino a tutte le discussioni. Sto pensando ad un'organizzazione in cui ogni ``funzione'' e` gestita da una mailing list diversa. Non e` ne` necessario ne` auspicabile progettare una struttura complessa. Procediamo per gradi, cosi` come abbiam fatto sino ad ora: al crescere delle esigenze organizzative, si trovano soluzioni organizzative. L'importante e` avere costantemente presente che si e` all'interno di un percorso di questo tipo. Creiamo una organizzazione che sia in grado di crescere. Alessio Bragadini, il 17 luglio, pose l'accento su una condizione indispensabile per poter procedere, la serieta` di intenti: Completamente d'accordo, soprattutto sulla ``autorevolezza'': o si fanno le cose bene, o non si fanno, come hanno insegnato altre associazioni. Con queste premesse, possiamo dire oggi, nacque la _Citta` Invisibile_. Il 19 luglio, su proposta di Lucio Picci e con approvazione per _silenzio-assenso_ da parte dell'assemblea, furono fissate le linee generali del percorso che avrebbe portato alla nascita dell'associazione. Queste prevedevano che su _LO_ si discutesse la fase iniziale della creazione dell'associazione e della realizzazione dello statuto, che a un certo punto si creassero delle liste di discussione tematiche e che _LO_ terminasse il suo ruolo di ``incubatore'' dell'organizzazione, per tornare eventualmente a svolgere il suo ruolo di coordinamento degli interventi su _Society and Culture Italian_, che infine lo statuto venisse votato e che si eleggessero le cariche sociali. Nel mentre, era necessario trovare il modo per realizzare il collegamento con Internet del computer dell'associazione, e cominciare a creare rapporti con referenti esterni in vista delle attivita` future. Il 4 agosto nacque la _mailing-list_ ``progo'', assemblea ``costituente'' della _Citta` Invisibile_, e da quel momento, nei fatti, [_LO_] usci` di scena.[69][+] Il nome dell'assemblea della _Citta` Invisibile_ deriva da un programma televisivo (_Tunnel_, di Rai Tre), nel quale ``Radio Progo'' era la parodia di una radio libera noiosa e con piu` di qualche problema di autoreferenzialita`. Alessio Bragadini, in un suo intervento, aveva sostenuto che l'organizzazione che si voleva formare non doveva essere autoreferenziale, insomma non doveva essere come ``Radio Progo''. L'intervento fu cosi` apprezzato, che se ne ricordo` in seguito Riccardo Mannella quando decise il nome da dare al luogo di discussione. ``Progo'' quindi, oltre al nome attuale della assemblea della _Citta` Invisibile_, e` quel che i cittadini di allora non volevano che essa fosse. La nascita della _Citta` Invisibile_ L'assemblea costituente, ``l'antenata di quel che sara` l'assemblea permanente dell'organizzazione'' (16 agosto), svincolata da _LO_, inizio` dunque la sua attivita` all'inizio di agosto del 1994. Si adotto` un meccanismo di cooptazione per coinvolgere persone note e interessate, con l'esplicito proposito di creare un nucleo forte e relativamente omogeneo di soci fondatori. Nelle settimane successive, si elaboro` una bozza dello statuto, che divenne poi nota con il nome di ``statuto dell'ombrellone'', perche` fu scritta in spiaggia a Cesenatico da Lucio Picci e da Cristina Ruggieri durante il fine settimana del 20 e 21 agosto. Lo ``statuto dell'ombrellone'', che era abbastanza simile allo statuto attualmente in vigore e gia` prevedeva l'articolazione in 5 aree funzionali,[70][+] servi` da base per la discussione, che avvenne nelle settimane seguenti all'interno di una apposita _mailing-list_. Cosi` impegnati nella forgiatura delle leggi e delle istituzioni della _Citta` Invisibile_, i cittadini fondatori trovarono comunque il tempo di organizzare il Secondo Plenum Supremo del _Collettivo Immaginario_, che ebbe a luogo a Massa, in Toscana, il 3 e il 4 settembre 1994. La situazione alla vigilia del Secondo Plenum testimoniava l'intenso lavoro dei mesi precedenti. Dopo le prime cooptazioni, vi erano circa trenta persone coinvolte nel progetto. Se pur in assenza di uno statuto scritto, oltre all'assemblea _Progo_, erano gia` avviati informalmente anche i luoghi virtuali corrispondenti alle 5 aree funzionali. I futuri _cittadini invisibili_, quindi, gia` allora stavano sperimentando il funzionamento di una organizzazione telematica, per quanto embrionale, impegnata su piu` fronti. A Massa, il sabato 3 settembre, dopo le presentazioni (molti dei protagonisti non si erano mai incontrati prima), ebbe luogo una riunione che, per l'importanza che rivesti` per il completamento della fase costitutiva della _Citta` Invisibile_ (che allora ancora non aveva un nome) fu in seguito ricordata come la ``riunione di Massa''. La riunione, in realta`, si tenne presso l'agriturismo in localita` ``Le Prade'', poco distante da Massa. Presenti, oltre all'ospite Riccardo Mannella, erano Alessio Bragadini, Saverio Cittadini, Andrea Dell'Amico, Marina Cazzola, Marco Isopi, Lucio Picci e Cristina Ruggieri. Il ``gruppo di Massa'' delineo` un possibile percorso per terminare la fase costitutiva.[71][+] Questo contemplava una sorta di meccanismo di _bootstrapping_, o di ``auto-sollevamento'', che permettesse di risolvere il problema dell'anonimita` del voto delle cariche, in assenza di un apposito _software_ in grado di realizzarla. Inanzitutto, si valuto` positivamente la proposta avanzata da Tommaso Astarita di delegare il collegio dei probiviri alla raccolta e allo scrutinio dei voti. Oltre a questa soluzione, il ``Gruppo di Massa'' propose all'assemblea un insieme di norme transitorie allegate allo Statuto, da votare congiuntamente ad esso, che prevedessero, per la prima elezione delle cariche sociali, innanzitutto l'elezione dei probiviri, in modo che questi poi potessero gestire l'elezione dell'organo direttivo, il coordinamento. L'assemblea, con il meccanismo del _silenzio-assenso_, approvo` queste proposte. Rimaneva ovviamente il problema di determinare la procedura per l'elezione dei probiviri, ma il gruppo di Massa, creativamente, penso` anche a questo. I presenti si accordarono per render nota e per sostenere, non appena fosse stato votato lo statuto, la candidatura di tre soci chiaramente meritevoli della fiducia di tutti per ricoprire il ruolo di proboviro, in modo da poter effettuare l'elezione anche a scrutinio palese. I nomi scelti a Massa furono quelli di Osvaldo Croci, di Bruno Di Stefano e di Ugo Piomelli, che accettarono la candidatura. L'assemblea, con il meccanismo del silenzio-assenso, approvo` queste proposte. In questo modo, si delineo` con precisione l'ultimo tratto del percorso che avrebbe portato alla costituzione formale della Citta` Invisibile. Attorno al 20 settembre era determinata una divisione ufficiosa degli incarichi. Riccardo Mannella era responsabile dello studio di fattibilita` per la costituzione del nodo Internet, Marco Isopi si occupava della creazione di relazioni esterne, Ugo Piomelli teneva aggiornata la lista degli aventi diritto al voto, Marco Trevisani era responsabile del processo di cooptazione, e Lucio Picci teneva le fila della discussione sullo Statuto. Nelle ultime settimane di settembre si decise anche il nome dell'organizzazione. Tommaso Astarita curo` la votazione, che avvenne con un sistema a ``turno unico australiano'' (sic). Si noti che questa fu la prima votazione ``reale'' nella preistoria della _Citta` Invisibile_, perche` sino a quel punto tutte le decisioni erano state adottate con il meccanismo del _silenzio-assenso_, quindi in assenza di una ``conta'' formale. Tra le 37 proposte alternative, il 28 settembre, ufficialmente, l'organizzazione trovo` un nome, e divenne _La Citta` Invisibile_. Ultima complicazione, la determinzazione delle quote sociali, necessaria per poter effettuare un calcolo preventivo delle disponibilita` di bilancio. Ugo Piomelli curo` la consultazione, i cui esiti furono in seguito ratificati per mezzo di una opportuna delibera (DC6-94).[72][+] Il 29 settembre, alla vigilia delle votazioni piu` importanti (sullo statuto, i probiviri e il coordinamento), si defini` una procedura dettagliata che determino` i tempi e i modi di tutti gli adempimenti necessari per potere giungere all'approvazione dello statuto: il termine del processo di cooptazione, la determinazione dell'elettorato attivo e passivo, i tempi e le procedure per la presentazione della proposta di statuto e di eventuali ``proposte altenrative'' su singoli articoli dello stesso. A meta` ottobre fu votato lo statuto, assieme a 23 ``proposte alternative'' presentate dai soci. Il 19 ottobre Lucio Picci, responsabile della votazione, comunico` ufficialmente ai 34 soci fondatori che era stato approvato lo statuto della _Citta` Invisibile_. Lo stesso giorno, il ``gruppo di Massa'' torno` in scena e, tramite Marco Isopi, candido` Osvaldo Croci, Bruno di Stefano e Ugo Piomelli alla carica di proboviro. Non vennero presentate altre candidature e, il 26 ottobre, fu Marco Isopi stesso a comunicare i risultati della prima elezione della _Citta` Invisibile_, e l'elezione del collegio dei probiviri. Il Collegio dei Probiviri, cosi` insediato, si dedico` subito all'organizzazione delle elezioni dei coordinatori. Al termine della campagnia elettorale, durante la quale i candidati illustrarono i loro programmi, e dopo i due turni previsti dalle Disposizioni Transitorie dello statuto, il 19 novembre il Collegio dei Probiviri comunico` i nomi dei membri del primo Coordianmento della _Citta` Invisibile_. Furono eletti Alessio Bragadini, Marina Cazzola, Andrea dell'Amico, Marco Isopi, Riccardo Mannella, Lucio Picci, Cristina Ruggieri e Gennaro Zezza. Il coordinamento, insediatosi, per acclamazione elesse Lucio Picci alla carica di Presidente della _Citta` Invisibile_, e Marco Isopi alla carica di vicepresidente. Dopo la nomina da parte del presidente dei coordinatori d'area (Cristina Ruggieri fu nominata coordinatore dell'Area Amministrativa, Riccardo Mannella dell'Area Informazione, Gennaro Zezza dell'Area Politiche, Andrea dell'Amico dell'Area Servizi Informatici, e Marina Cazzola dell'Area Sociale), il primo atto - e la prima delibera del coordinamento riguardo` l'acquisto e l'installazione, a Bologna, del computer della _Citta` Invisibile_. La DC1-94 prevedette anche l'organizzazione di una cena sociale di autofinanziamento, che ebbe luogo a casa di Lucio Picci a Bologna sabato 26 novembre 1994. Al termine di una giornata intera di lavoro, dal nodo Internet della _Citta` Invisibile_, contattato dal luogo della cena tramite il telefono, fu spedito il primo messaggio di saluto dei presenti a tutti i _cittadini invisibili_ sparsi nel mondo, anche loro collegati, in attesa di sentire, da Bologna, i primi lontani segnali di vita telematica della _Citta` Invisibile_. In quell'occasione, il computer dell'associazione venne battezzato Calvino, in onore dell'autore di _Le Citta` Invisibili_. Dopo la nascita telematica della Citta` La creazione del ``nodo Internet'' della _Citta` Invisibile_, rendendo disponibili i servizi necessari per il funzionamento di una organizzazione telematica complessa, permise l'inizio dei lavori veri e propri delle aree funzionali, la creazione di rapporti di collaborazione, l'apertura di commissioni tematiche e la realizzazione di iniziative rivolte verso l'esterno. Nei 14 mesi trascorsi, la _Citta` Invisibile_ e` stata impegnata nello sforzo per la realizzazione dell'impianto previsto dallo statuto, per il consolidamento e per la crescita dell'organizzazione - ragguardevole e` stato l'impegno del coordinamento per delineare i meccanismi e le procedure ``amministrative'', sia all'interno che all'esterno dell'organo di dirigenza - e nelle realizzazione di attivita` culturali e politiche sempre piu` numerose e articolate. Da queste ultime cominciamo, per offrire un quadro di come l'azione della _Citta` Invisibile_ si sia evoluto col tempo, per poi considerare gli aspetti organizzativi e istituzionali, cosi`importanti durante la fase formativa della Citta`. Un modo un po` sterile per leggere i fatti che si sono susseguiti consiste nell'esaminare con pazienza l'elenco delle oltre 100 delibere approvate (cf. Appendice [73]D). Esse comunque testimoniano fedelmente il succedersi e il crescere delle iniziative e il continuo estendersi della rete dei rapporti con altre organizzazioni. Le numerose ``convenzioni'' con altre organizzazioni seguono solitamente il cosiddetto ``modello della convenzione standard'' (cf. Capitolo [74]1), a riprova del tentativo, messo in cantiere sin dall'inizio, di individuare, per quanto possibile, soluzioni generali ai problemi del governo della _Citta`_. Nei primi mesi del 1995 prendono forma le prime iniziative esterne della _Citta` Invisibile_. La prima in ordine di tempo e` ``Polec-ita'', luogo di discussione sulla politica economica in Italia (DC1-95). Seguono l'accordo con il Gruppo Parlamentare Progressista-Federativo (DC12-95), e la partecipazione all'organizzazione del ``Convegno per lo sviluppo del Mezzogiorno'', nel marzo 1995 a Napoli (DC18-95, DC19-95). Durante la primavera si stringono una serie di rapporti formali con soggetti esterni. Tra questi, l'accordo con Cuore (DC13-95), con [75]Vita (DC17-95), e con [76]Avvenimenti (DC30-95), crearono il nucleo delle attivita` ``editoriali'' dell'Area Informazione. In primavera la _Citta` Invisibile_ e` coinvolta nella campagna referendaria a favore dell'abrogazione della Legge Mammi`(DC35-95), e pone le basi per le attivita` relative all'utilizzo delle reti telematiche. Nasce l'``[77]Osservatorio Reti'', prima commissione ``dal basso'' (cf. [78]3.5), e al suo interno ``[79]Connessioni'', un forum pubblico per trattare i temi della politica delle reti informatiche in Italia (DC38-95), in seguito collegato al gruppo di _Usenet_ ``[80]it.politica.reti''. Nel mese di giugno si decide di intraprendere una grande [81]campagna per l'abolizione della Tassazione Urbana a Tempo (gli ``scatti'' nelle telefonate urbane, DC46-95, DC58-95 e DC71-95), che impegnera` (e sta impegnando) l'organizzazione per i mesi a seguire. La campagna per l'abolizione della Tassazione a Tempo, condotta sotto la direzione di Giuseppe Attardi, portavoce dell'Osservatorio Reti, e` motivo importante della crescente visibilita` e notorieta` della Citta Invisibile, sia nello spazio italiano della rete, dove la _Citta` Invisibile_ diviene punto di riferimento autorevole e la piu` importante forza organizzata, sia, sempre piu`, tra i media tradizionali. Durante l'estate la _Citta` Invisibile_ si incontra, secondo tradizione, al Plenum Supremo del Collettivo Immaginario, giunto alla sua terza edizione, che ha luogo nelle prealpi carniche. In autunno, anche per le esigenze della conduzione della campagna per l'abolizione della TUT, si intensificano da parte della _Citta` Invisibile_ gli sforzi per lo studio e la comprensione dei fenomeni collegati all'utilizzo delle reti telematiche. Si apre la commissione ``reti civiche'', coordinata da Gaia Grossi, con il mandato di elaborare un documento programmatico della _Citta` Invisibile_ sulla costruzione di reti civiche. Il documento prodoto dalla commissione (cf. Capitolo [82]5), nel gennaio 1996 diviene, in seguito a delibera (DC4-96), linea programmatica ufficiale della _Citta` Invisibile_ riguardo all'utilizzo delle reti telematiche nelle citta`. Contemporaneamente, all'interno della commissione ``media-watch'', di cui Enrico Scalas e` portavoce, si intensificano le iniziative nel campo dell'informazione. Si crea ``Media-Ita'' (DC__95), un forum aperto anche ai non soci per discutere di problemi dell'informazione, e si si stringono rapporti di collaborazione con organizzazioni che si occupano, in senso lato, di problemi legati alla correttezza dell'informazione. Parallelamente alle svilupparsi delle attivita`, corre lo sforzo per il consolidamento dell'organizzazione. Gia` dal dicembre 1994, appena insediatosi, il primo coordinamento approva un suo regolamento, che accoglie il meccanismo del _silenzio-assenso_ per pervenire a decisioni legittime, e delinea alcune delle prerogative e dei poteri del presidente e del vice-presidente. All'inizio del 1995 e` approvata una prima importante delibera (DC9-95) di regolamentazione dell'uso delle risorse della _Citt`a_. In essa si stabilisce che ``tutte le attivita` in essere [...], e in particolare le commissioni dei soci [...] hanno diritto all'attribuzione di uno spazio nelle banche dati''. I soggetti che promuovono e realizzano iniziative all'interno della _Citta` Invisibile_, col tempo si caratterizzano in misura crescente come portatori di diritti nella condivisione delle risorse collettive. Durante la primavera si costituiscono quelli che, piu` tardi (DC69-95), sarebbero stati chiamati i ``servizi generali''. Innanzitutto l'Ufficio Stampa, poi il servizio Risorse Umane, Segnalazioni e Scadenze. L'importanza strategica di queste innovazioni, il cui obbiettivo e` di liberare il coordinamento da una serie di incombenze, e contemporaneamente di ampliare il numero di soci con responsabilita` formali, e` formalizzata dalla DC69-95 e dalla DC74-95, che definiscono ufficialmente lo status dei servizi generali, e stabiliscono che questi sono sotto la responsabilita` ultima di un coordinatore (attualmente, Paolino Madotto). Un momento importante del primo anno di vita della _Citta` Invisibile_ e` rappresentato dalla prima delle due assemblea straordinarie del 1995, preceduta dalla costituzione della ``Commissione Affari Istituzionali'', o ``Maradona''[83][+] , portavoce Saverio Cittadini, al fine di discutere alcune importanti proposte di modifiche dello Statuto. L'assemblea straordinaria accoglie le proposte formulate dalla Commissione Affari Istituzionali, che in primo luogo, rispetto allo Statuto in vigore precedentemente, negano alle assemblee di area la facolta` di eleggere il loro coordinatore. Anche il sistema di voto viene modificato in modo importante, per diventare un sistema a preferenze multiple distribuibili, poi utilizzato con successo per le elezioni del coordinamento dell'ottobre 1995. A questa assemblea straordinaria ne segue un'altra, che approva alcune modifiche statutarie minori, innanzitutto per correggerne alcune incongruenze interne. Principalmente, attribuisce al Collegio dei Probiviri un esplicito potere di interpretazione delle norme dello Statuto stesso. Nell'ottobre scorso termina il mandato del primo coordinamento, e le nuove elezioni, effettuate in base alle norme statutarie precedentemente modificate, portano alla riconferma di molti dei coordinatori uscenti. Eletti, e attualmente in carica, sono Alessio Bragadini, Andrea Dell'Amico, Marco Isopi, Lisa Maccari, Riccardo Mannella, Paolino Madotto, Lucio Picci, Anna Pucci, Andrea Rizzoli e Enrico Scalas. Il coordinamento, insediatosi, ha riconfermato presidente Lucio Picci, e ha eletto vicepresidente Alessio Bragadini. Successivamente, il presidente ha assegnato le responsabilita` di cooridnamento delle aree funzionali: Area Amministrativa a Andrea Rizzoli, Area Informazione a Riccardo Mannella, Area Politiche a Marco Isopi, Area Servizi Informatici a Andrea Dell'Amico e Area Sociale a Lisa Maccari. In questi ultimi mesi, il coordinamento neo-eletto si e` impegnato in una intensa attivita` di riorganizzazione del funzionamento interno dell'organo di dirigenza, riassunta dalla DC69-95. Per la prima volta, si sono stabilite in modo chiaro le responsabilita` e il campo d'azione delle aree e il ruolo dei servizi generali. I coordinatori divengono sempre piu` dei ``responsabili politici'' delle rispettive aree o dei servizi loro delegati. Il presidente e il vice-presidente, sempre piu`, divengono i responsabili del ``coordinamento dei coordinatori'', con i poteri necessari per risolvere conflitti di attribuzione e per imprimere alla Citta` Invisibile una linea coerente e condivisa. Nel mentre, si forma la commissione ``[84]volontariato'' (DC72-95), con ampia delega e sotto alla guida del neo-coordinatore Andrea Rizzoli, il cui compito e` di gestire e di sviluppare in modo organico gli ormai numerosi rapporti della Citta` Invisibile con organizzazioni di volontariato. All'inizio del 1996, l'Area Amministrativa gestisce per la prima volta la campagna dei rinnovi delle adesioni alla _Citta` Invisibile_, che si conclude con la riconferma di quasi tutti i soci dell'anno precedente. Durante i primi mesi del 1996, la Citta` Invisibile e` impegnata a fornire assistenza tecnica alla campagna elettorale dell'Ulivo. Numerosi suoi soci, a titolo personale, creano il gruppo di lavoro ``21aprile'', che gestisce, tra l'altro, il sito Internet ufficiale della campagna elettorale. In questa epserienza, viene adottata con grande successo la ``tecnologia organizzativa della Citta` Invisibile'', che permette di creare, in pochissimi giorni, un gruppo di tele-lavoro, con una rigorosa divisione delle resposnabilita`, e regole decisionali adeguate alle necessita`. Nello stesso periodo, si verifica la prima espulsione di un socio, in seguito a votazione a larghissima maggioranza, per comportamento giudicato lesivo dell'associazione, e in seguito a numerosi richiami formali al rispetto del regolamento dell'assemblea da parte del Collegio dei Probiviri. Nonostante il verdetto quasi unanime della votazione, richiesta ex. Art. II.4.1 da oltre un decimo dei soci, la questione fa discutere dentro alla Citta` Invisibile, che parlando di democrazia, di esclusione, e di procedure, si interroga sulla sua natura. Aumenta nel mentre il numero di organizzazioni che stringono rapporti di collaborazione con la Citta` Invisibile, e continua l'attivita` di amministrazione e di consolidamento organizzativo. Viene approvata la delibera per il bilancio preventivo per l'anno in corso (DC26-96), improntate a una una linea di prudenza finanziaria, e e alcune delibere di supporto (DC27-96, DC28-96). Esse seguono l'approccio di divisione dei compiti scelto con la DC69-95. Con l'occasione, si decide il finanziamento di alcune sostanziali modifiche di ``calvino'', il computer dell'associazione, per renderlo piu` adeguato all'aumentato carico di lavoro. Si procede inoltre alla riorganizzazione dell'Ufficio Stampa (DC37-96), che diviene un servizio collegiale. Anche in questo caso, si segue la logica organizzativa inaugurata con la DC69-95. Si formano altre commissioni, tra queste ``Ricerca'' e ``Telelavoro'', con lo scopo di servire la Citta` Invisibile, rispettivamente, nell'elaborare le politiche sui temi della ricerca scientifica e tecnologica, e sul telelavoro. Nel luglio 1996, mentre si appresta a realizzare la quarta edizione del ``Plenum Supremo del Collettivo Immaginario'', ad Arco, in provincia di Trento, la _Citta` Invisibile_ e` un'organizzazione con 120 soci, oltre tre volte il numero dei fondatori, che nell'arco di meno di due anni ha realizzato un impianto statutario complesso e articolato, e grazie a questo e` in grado di essere impegnata contemporaneamente su molti fronti distinti. Il livello dell'impegno dei suoi soci, la dimostrata capacita` di crescita, e gli ostacoli affrontati e superati sino ad ora, costituiscono una prova della solidita` dell'impianto organizzativo e della bonta` del progetto di un'esperienza che e` unica al mondo. L'organizzazione, le istituzioni, le regole _di Lucio Picci _ La _Citta` Invisibile_ adotta un approccio ``istituzionale'' per il perseguimento dei propri fini statutari: si e` convinti che la democrazia - elettronica e non - sia perseguibile soltanto sviluppando un insieme di ruoli e di regole condivise, insomma delle ``istituzioni'', e non per mezzo di azioni piu` o meno estemporanee, e magari basate sulla volonta` e sull'azione di pochi. Si e` inoltre convinti che un'azione politica incisiva e dagli effetti duraturi sia possibile soltanto disponendo di una forza organizzata, che persegue obbiettivi condivisi dai suoi membri, e generalmente non segua invece dalle azioni del singolo protagonista. Queste convinzioni si possono leggere sia nel percorso seguito per la creazione della _Citta` Invisibile_, che testimoniano la volonta` di ideare e di governare collettivamente il percorso complesso che porto` alla nascita dell'organizzazione, sia nel complesso assetto organizzativo previsto dallo statuto e realizzato durante il primo anno di vita della _Citta`_. La vita politica della _Citta` Invisibile_ si articola su tre istituzioni cardine: l'Assemblea dei soci, organo sovrano riunito in ``sessione permanente'' (Art.III.2);[85][+] il Coordinamento eletto, dirigenza della _Citta`_, e il Collegio dei Probiviri che, oltre a svolgere una funzione assimilabile a una presidenza super-partes, svolge una cruciale funzione arbitrale. Il lavoro dell'organizzazione e` realizzato all'interno di cinque aree funzionali, ciascuna diretta da un membro del coordinamento, e di numerose commissioni, che in certi casi sono formate per iniziativa del coordinamento (commissioni ``dall'alto''), altre volte invece sono formate ``dal basso'', pura espressione della volonta` di un numero ristretto di soci. Vi sono inoltre delle strutture organizzative, i ``servizi generali'', che sono per lo piu` svincolate dalle aree funzionali, e che dipendono dal ``responsabile dei servizi generali'', un membro del coordinamento. L'Assemblea dei soci L'Assemblea dei soci funziona per mezzo di due ``mailing list'' (_ PROGO_ e _COMINTERN_). E` quindi una assemblea di tipo _asincrono_: il momento in cui un socio effettua un intervento non coincide con il momento in cui questo viene letto. Il carattere asincorono dell'assemblea ha alcune conseguenze importanti. Innanitutto, l'assemblea (ordinaria) dei soci e` riunita ``in sessione permanente per mezzo di una ``mailing list'' telematica'' (Art. III.2 ) Significa che qualsiasi _cittadino_, in qualsiasi momento, puo` scrivere un intervento e inviarlo alla ``mailing list'' assembleare (che si chiama _Progo_), e questo, tramite il computer della Citta` Invisibile, viene inviato quasi istantaneamente a tutti gli altri soci, che potranno leggerlo al loro prossimo collegamento a Internet. In un contesto comunicativo _sincrono_, per ovvi motivi, la convocazione permanente dell'assemblea non sarebbe possibile. Inoltre, sarebbe difficile individuare un orario di convocazione ragionevole per tutti, considerato che i _cittadini invisibili_ sono distribuiti su fusi orari diversi e distanti. Il carattere asincrono delle comunicazioni assembleari, quindi, consente un grado piu` elevato di partecipazione rispetto a quel che avverrebbe se tutti dovessero essere contemporaneamente collegati alla rete nei momenti in cui si discute e si decide. In secondo luogo, la comunicazione asincrona rende ancora piu` peculiari i codici di comunicazione via rete. Alcune operazioni che in un contesto sincrono sono relativamente facili, divengono in questo caso estremamente impegnative, e richiedono soluzioni nuove e a volte inusuali. La procedura di voto e` forse l'esempio piu` estremo. Nelle assemblee ``reali'' e` possibile gestire numerose votazioni in un tempo ragionevolmente breve; in un contesto asincrono e` necessario che sia disponibile abbastanza tempo perche` tutti, o quasi tutti, abbiano letto la richiesta di voto, e abbastanza tempo perche` possano poi votare. Una semplice votazione puo` cosi` richiedere diversi giorni di tempo. La raccolta dei voti per l'elezione dei coordinatori, per esempio, avviene in un arco di tre giorni lavorativi (Art. III.6.10), e periodi di preavviso diversi sono previsti a seconda del tipo di votazione, sino a un massimo di due settimane per le votazioni per modificare lo Statuto (Art. 3). Sarebbe senz'altro possibile stabilire dei tempi piu` brevi, ma in questo modo implicitamente si escluderebbero dalla vita della _Citta`_ quei cittadini che solo saltuariamente, per esempio una volta ogni uno o due giorni, hanno la possibilita` di collegarsi alla rete. Questi problemi, ovvi per chiunque abbia tentato la strada che porta dall' utilizzo di luoghi virtuali per la libera discussione, alla creazione in cui si discute per decidere (dalle ``comunita` non strutturate'' alle ``comunita` strutturate''), ha richiesto la creazione di strumenti che permettano di pervenire a decisioni legittime con un costo tollerabile. Si puo` senz'altro dire che la sperimentazione di meccanismi particolari per risolvere problemi inediti legati all'utilizzo delle tecnologie telematiche e` uno tra i contributi piu` significativi della _Citta` Invisibile_. Nel caso specifico, la soluzione adottata dalla _Citta` Invisibile_ consiste nell'utilizzare in modo estensivo il meccanismo del _silenzio-assenso_: ogni proposta di decisione legittimamente formulata e` a tutti gli effetti valida se, entro tre giorni lavorativi, non riceve una obiezione da parte di almeno 1/5 dei soci. Se una proposta di delibera riceve una obiezione, il coordinamento puo` scegliere se far votare la delibera, eventualmente ponendo la questione di fiducia, oppure di ripresentarla modificata all'assemblea in seguito ad una discussione (Art III.4.2). Le conseguenze dell'adozione dell'istituto del _silenzio-assenso_ presentano alcuni motivi di interesse, sia per il contributo concreto che hanno fornito alla creazione di comunita` strutturate in grado di pervenire a decisioni in modo efficiente, sia per come hanno influenzato le caratteristiche del processo politico all'interno della _Citta` Invisibile_. Il fatto che il ``contarsi'' sia cosi` costoso, e che per ogni decisione vi sia la concreta possibilita` che una minoranza di soci chieda il voto esplicito, e quindi imponga a tutti, ma principalmente al coordinamento, un costo, fa si che quest'ultimo proponga delibere non controverse, e che si eviti di deliberare in quei campi in cui e` noto che i soci hanno opinioni molto contrastanti. E` quindi lo stesso meccanismo decisionale adottato che in parte contribuisce a fare della _Citta` Invisibile_ una ``forza tranquilla'', non adatta alle incursioni che a volte caratterizzano certe organizzazioni piu` piccole, e con un processo politico piu` semplice. E` naturalmente possibile che questa tendenza venga contrastata da sviluppi futuri. Potrebbero per esempio essere sviluppati degli strumenti che rendano il voto meno costoso, oppure forme opportune di sondaggi di opinione, e questo ancora potrebbe modificare la politica e il carattere della _Citta` Invisibile_. Simili innovazioni, se da un lato sono forse auspicabili, sollevano numerosi problemi, oltre che tecnici, anche di carattere istituzionale, la cui soluzione non appare immediata. Inoltre, a mano a mano che le distinzioni dei ruoli dentro al coordinamento si delineano con sempre maggiore precisione (si veda la prossima sezione), si evidenzia la natura ``politica'' del mandato ricevuto dai coordinatori, e forse aumentano per loro i gradi di liberta` nell'ideare e nel condurre politiche, sotto il vincolo del mandato. Lo statuto conserva la tradizionale distinzione tra ``convocazione ordinaria'' e ``straordinaria'' dell'Assemblea (Art. III.2 e Art. III.3). L'assemblea straordinaria, la sola legittimata a decidere, con maggioranza qualificata, modifiche di statuto, deve essere convocata con un preavviso di due settimane (Art. III.3), e rimane poi convocata in sessione permanente per tutto il periodo necessario per terminare la votazione sulle proposte di modifiche di statuto. Si noti poi che, mentre l'assemblea e` convocata in sessione straordinaria (cioe`, mentre si sta procedendo alla votazione di una proposta di modifica di statuto), essa continua ad essere convocata anche in sessione ordinaria (per esempio, mentre l'assemblea e` convocata in sessione straordinaria, il coordinamento puo` presentare all'assemblea delle proposte di delibera). In altre parole, la distinzione tra convocazione ``ordinaria'' e ``straordinaria'' e` quasi unicamente nominalistica. Piu` semplicemente, si interpreti la questione nel modo seguente: per votare una proposta di modifica di statuto, e` necessario che l'assemblea sia informata ufficialmente per tempo, affinche` tutti i soci possano considerare la questione con la massima consapevolezza. Possono convocare l'assemblea in sessione straordinaria, ovvero possono proporre modifiche dello Statuto, il Coordinamento, il Collegio dei Probiviri, oppure 1/5 dei soci. Nei due casi, sino ad ora, di convocazione straordinaria, e` stato il collegio dei probiviri a prendere l'iniziativa. Essenzialmente per motivi di comodita`: essendo un organo meno numeroso, piu` agevolmente riesce a contarsi e a prendere decisioni di questo tipo rispetto al coordinamento. Naturalmente, per le modifiche dello Statuto (come del resto per le elezioni delle cariche) non si utilizza il meccanismo del _silenzio-assenso_, ma si apre l'``urna elettronica'' e, a scrutinio palese (Art. III.14.2), si contano i voti. I _cittadini invisibili_, dunque, possono far sentire la loro voce in assemblea, scrivendo un messaggio alla mailing list _Progo_. Ad essa si deve aggiungere la lista _Comintern_ (Comunicati Interni), istuita nel dicembre 1995 (DC73-95) per garantire maggiore visibilita` ai messaggi di rilevanza istituzionale. Tutti i soci sono obbligatoriamente iscritti a _Comintern_, soltanto il Presidente, il Vice-Presidente, il Coordinatore dell'Area Amministrativa e i Probiviri possono scrivervi, con un preciso vincolo riguardo al contenuto dei messaggi per evitare ogni abuso di un tale strumento unidirezionale. Si puo` quindi affermare che l'assemblea generale della _Citta` Invisibile_ e` costituita dall'unione di _Progo_ e _Comintern_. I _cittadini invisibili_ dispongono di alcuni importanti strumenti di controllo sull'operato degli eletti e di partecipazione alla vita della _Citta`_ previsti dallo statuto. Innanzitutto, gli eletti sono sfiduciabili in ogni momento dalla maggioranza dei soci (Art. III.4.4). Inoltre, l'Assemblea ``esamina le decisioni del Coordinamento per mezzo del meccanismo del silenzio-assenso'' (Art. III.4.1), sul cui funzionamento ci si e` gia` soffermati. E` del tutto ovvio che la prescrizione dell'Art. III.4.1 non puo` esser considerata alla lettera, considerando che le decisioni ``minute'' nel governo di una organizzazione complessa sono troppo numerose perche` ciascuna di esse possa essere oggetto di delibera. D'altronde, l'Art. III.6.5 attribuisce al Coordinamento la facolta` di ``delegare dei soci a svolgere particolari compiti'', e l'Art. III.10 attribuisce la medesima facolta` al singolo coordinatore d'area. In ultima analisi, la risposta su che cosa debba essere intesa come una ``decisione'' (da deliberare), e che cosa no, non puo` che risiedere nella prassi, e nella necessita` che questa comunque rispetti lo ``spirito dello Statuto'', che sicuramente richiede che i soci possano esercitare un controllo che sia il piu` elevato possibile compatibilmente con le esigenze di funzionamento dell'organizzazione. La prassi stabilita nel primo anno di vita della _Citta` Invisibile_, come si puo` apprezzare dalla lettura delle delibere approvate, mostra una notevole attivita ``legiferante'' da parte del coordinamento (un'ottantina di delibere durante il 1995). In particolare, sono state oggetto di delibera tutte le iniziative esterne, tutte le convenzioni di collaborazione con i ``soggetti esterni'' (i ``trattati internazionali'' della Citta`), e tutte le decisioni di spesa (ma e` ora in discussione una delibera che garantirebbe una certa autonomia di spesa, all'interno di precisi vincoli, al Coordinatore dell'Area Amministrazione). Si puo` anche notare una tendenza, con l'estendersi del raggio d'azione della Citta`, ad adottare misure che attribuiscono deleghe sempre piu` generali ai responsabili di determinate iniziative o di determinati servizi, in modo da ``coprire'' con delibera sviluppi futuri ma non ancora previsti di una determinata iniziativa. Per quanto riguarda le possibilita` di partecipazione, oltre a quanto si dira` in generale nel prossimo capitolo dedicato alle attivita` della Citta` Invisibile, la garanzia piu` originale contemplata dallo Statuto e` costituita dall'istituzione della ``commissione'' (Art.III.13). Per la sua importanza, all'argomento e` dedicato un'intera sezione di questo capitolo. Il Coordinamento Il Coordinamento e` il governo della Citta` Invisibile. I suoi 10 membri[86][+] sono eletti nella ``prima settimana di ottobre di ogni anno'' (Art. III.14) dall'assemblea dei soci, con un sistema elettorale a preferenze multiple cumulabili (Art.III.6.10).[87][+] Appena insediato, il Ccordinamento elegge un presidente (Art. III.7.1) e puo` eleggere un vicepresidente (Art.III.8). L'elezione del vicepresidente non e` obbligatoria, ma sino ad ora e` sempre avvenuta. Una volta insediatosi, il Presidente ha di fronte un compito difficile: la nomina dei 5 coordinatori d'area. L'Art. 3.6.10 recita che la nomina avviene ``sentito il parere dei coordinatori, e considerate le preferenze dichiarate dai candidati eletti''. Il presidente, insomma, deve far ricorso alle sue capacita` ``politiche'' per pervenire a una sistemazione organizzativa del coordinamento che risulti efficace e che soddisfi per quanto possibile le persone coinvolte. Lo statuto non dice molto riguardo al funzionamento interno del coordinamento, escluso che il presidente ``ha il compito di coordinare l'attivita` del coordinamento'' (Art. III.7) e che il vicepresidente ``collabora con il presidente e lo sostituisce nei momenti di sua momentanea indisponibilita`, e in caso di dimissioni sino all'elezione del nuovo presidente (Art. III.8). Gia` dai primi mesi di vita della Citta` Invisibile, nell'autunno del 1994, il primo coordinamento eletto adotto` un suo ``regolamento'' interno, con l'intenzione di dotarsi di regole precise di funzionamento. Nell'autunno del 1995, il secondo coordinamento che si insedio` riadotto` il medesimo regolamento, con alcune modifiche minori. Il regolamento del coordinamento fissa alcuni principi importanti. Primo tra questi, l'adozione del meccanismo del _silenzio-assenso_ per pervenire a decisioni legittime anche al suo interno, in modo simile a quanto avviene per l'assemblea (RC VI). Il processo decisionale della _Citta` Invisibile_, quindi, e` perlopiu` il risultato di due applicazioni sequenziali dell'istituto del silenzio-assenso: una prima volta, all'interno del coordinamento, per approvare le proposte di delibera da trasmettere in assemblea; una seconda volta, in assemblea, per approvare le proposta del coordinamento. Si noti che i tempi previsti dal Regolamento del coordinamento per il silenzio-assenso sono piu` brevi rispetto a quelli previsti dallo Statuto per l'approvazione dell'assemblea delle proposte di delibere (due giorni anziche` tre), a riflettere la presenza piu` assidua che ci si attende da parte di chi ha accettato un ruolo dirigenziale. E` importante notare che, mentre sino ad ora soltanto una volta, nel gennaio 1996, oltre un quinto dei soci si e` mobilitato per bloccare una delibera del coordinamento durante il periodo di silenzio-assenso in assemblea, (la DC3-96, che proponeva un accordo con il gruppo musicale ``Elio e le Storie Tese'' in occasione del Festival di Sanremo), un po' piu` frequentemente capita che una proposta di delibera da parte di un coordinatore sia bloccata all'interno del coordinamento, prima che termini il suo periodo di silenzio-assenso ``dei due giorni'' e venga sottoposta all'attenzione dell'assemblea. Questo, tra l'altro, fu il caso della succitata DC3-96, che il coordinamento, a testimonianza della controversia del caso, approvo` con 5 voti favorevoli, 4 contrari e uno astenuto. Altre fonti normative rilevanti al funzionamento del coordinamento sono costituite da varie delibere, in particolare la DC69-95 che, unitamente alla prassi, applicano tra l'altro l' Art.III.7, secondo il quale il presidente e` il ``coordinatore del coordinamento''. Nel primo anno di vita, in sintesi, si e` compiuta, non senza tensioni, buona parte del cammino necessario per dotare l'organo di governo della _Citta` Invisibile_ di solide regole in grado di consentirne il funzionamento efficiente, e una chiara divisione di responsabilita` tra i suoi membri. Il Collegio dei Probiviri Il Collegio dei Probiviri e` formato da tre membri eletti a maggioranza qualificata dei 2/3 dall'assemblea, ciascuno in carica per 3 anni e con una carica in scadenza ogni anno.[88][+] Il Collegio dei Probiviri svolge alcuni ruoli fondamentali per il buon funzionamento della Citta` Invisibile. Svolge un ruolo di ``presidenza super-partes'', con delicati compiti istituzionali, quali la gestione delle elezioni dei coordinatori (Art. III.6.10), e la convocazione dell'assemblea in sessione straordinaria (Art. III.3). L'importanza del Collegio dei Probiviri, senz'altro, va ben oltre a quel che avverrebbe in una organizzazione di tipo tradizionale. I codici della comunicazione elettronica, senza dubbio anche a causa della loro novita`, si prestano facilmente al fraintendimento, alle incomprensioni, al nascere di ``flames'', ovvero di tormentoni infiniti tra contendenti che in pubblico duellano su questioni spesso prive di interesse generale. Lo statuto della _Citta` Invisibile_ assegna al Collegio dei Probiviri un ruolo fondamentale per evitare, per quanto possibile, questo tipo di problemi. Il Collegio dei Probiviri, cosi` e` ``responsabile del rispetto del regolamento di assemblea'' (Art. III.11.3), con ampi poteri di sanzione in caso di inadempienza. Il Collegio dei Probiviri, soprattutto, ``arbitra inappellabilmente le vertenze sorte nell'ambito dell'Associazione''. L'aver previsto un organo con poteri di questo tipo si e` rivelata una scelta fondamentale per la _Citta` Invisibile_, e forse uno dei suoi insegnamenti importanti: allo stato attuale delle conoscenze sui codici di comunicazione in rete, l'esistenza stessa di ``comunita` strutturate'' pare esser condizionato alla presenza di un organo super-partes in grado di dirimere le vertenze tra i partecipanti e tra le istituzioni telematiche a cui essi concorrono. A queste prerogative, si aggiungono ampi poteri di controllo dell'operato delle cariche elette e del rispetto delle norme statutarie. Per questo, il Collegio dei Probiviri ``puo` chiedere informazioni riguardanti il loro operato agli altri organi dell'Associazione o ai soci eletti o delegati a compiere particolari funzioni per l'Associazione singolarmente'' (Art. III.11.5). Il Collegio dei Probiviri, in conclusione, e` un organo dai compiti delicati e complessi. Si aggiunga che la seconda delle due assemblee straordinarie del 1995 ha attribuito al Collegio dei Probiviri anche un esplicito potere interpretativo delle norme statutarie, qualora la loro interpretazione dovesse risultasse ambigua (Art. III.11). Le Aree Funzionali Le Aree Funzionali costituiscono la principale articolazione organizzativa della _Citta` Invisibile_. Esse ``organizzano il lavoro di un determinato aspetto dell'attivita` dell'associazione'' (Art. III.9.1). Ogni area e` costituita da una mailing-list alla quale tutti i _cittadini_ che lo desiderino si possono iscrivere, coordinata da un membro del coordinamento, nominato dal presidente ``[...] considerate le preferenze dichiarate dai candidati eletti'' (Art. III.7.10). Le aree funzionali sono attualmente cinque. L'Area Amministrativa si occupa della ``gestione amministrativa dell'associazione'', l'Area Informazione ``a) dei rapporti con le commissioni e con i soggetti esterni che creano informazione, b) dell'organizzazione della pubblicita` delle attivita` della Citta` Invisibile, c) della cura dell'immagine della Citta` Invisibile'', l'Area Politiche ``a) dei rapporti con le commissioni e con i soggetti esterni che creano sapere politico utile per l'associazione. b) dell'organizzazione del sapere politico dell'associazione'', l'Area Servizi Informatici ``a) della gestione dei sistemi informatici e telematici dell'associazione b) del rapporto con i soggetti esterni che si occupano di gestione di sistemi informatici e telematici'', l'Area Sociale ``a) delle attivita` ricreative e ludiche dell'associazione, anche in collaborazione con terzi, b) dei rapporti con i soggetti esterni che si occupano di attivita` ludiche e ricreative''. Le definizioni sono tratte dalla DC69-95, che recentemente ha determinato con precisione competenze e prerogative delle aree funzionali. In particolare, commissioni e ``convenzioni'' afferiscono a un area (o talvolta a una commissione, particolarmente nel caso di ``volontariato'', una commissione con ampia delega, nei fatti simile a un'area funzionale). Le Commissioni Le commmissioni sono luoghi (tecnicamente, delle _mailing list_), all'interno dei quali si discute e si realizzano determinati progetti. Esistono due tipi estremi di commissione. Vi sono innanzitutto le commissioni ``dall'alto'', nel senso che sono create su proposta del coordinamento (o di un coordinatore), che per mezzo di una delibera indica un socio come responsabile e coordinatore delle attivita` (e sovente ``owner'', cioe` amministratore, della _mailing list_), per mezzo di una delibera (Art.III.6.6). Esistono inoltre le commissioni ``dal basso'', che sono formate su proposta di tre o piu` soci. Le commissioni cosi` formate delegano un ``portavoce'', che ha il compito di riferire periodicamente all'assemblea dell'operato della commissione (Art. III.13). Le commissioni ``dal basso'' rappresentano uno strumento estremamente potente di partecipazione. Qualsiasi minoranza di soci ha il diritto e il potere di aprire una commissione dove discutere di qualsiasi tema, e di intraprendere le azioni che preferiscono. La DC9-95 poi, nel regolamentare l'utilizzo delle banche dati, recita che ``tutte le attivita` in essere all'interno della Citta` Invisibile, e in particolare le commissioni dei soci, nei limiti delle disponibilita` hanno diritto all'attribuzione di uno spazio all'interno di una banca dati [...]''. Si consideri che la prassi ha confermato questa impostazione, e che si riconosce alle commissioni il diritto di condividere le risorse collettive della Citta`. Nei confronti di una commissione ``dal basso'', il coordinamento in quanto tale non ha alcuno strumento, oltre alla ``persuasione morale'', per influenzarne l'esito dei lavori. Nei confronti della richiesta di tre soci di creare una commissione, l'apertura della stessa (nel concreto, la predisposizione di una _mailing-list_ dedicata) si caratterizza per il coordinamento come un atto dovuto. La peculiarita` di questo strumento si presta ad alcune considerazioni interessanti. Paradossalmente, nulla impedirebbe la formazione di due commissioni distinte dedicate al medesimo argomento, eventualmente con opinioni diverse e magari opposte. Ancora, nulla impedisce che una minuscola minoranza decida di costituire una commissione che sostenga tesi del tutto in contrasto con l'opinione di tutti gli altri soci. Che cosa potrebbe fare il coordinamento, o l'assemblea, nei confronti di tre soci che decidono di aprire una commissione ``Pro Alleanza Nazionale''? Il coordinamento potrebbe decidere di tollerarla, chiarendo all'esterno che le opinioni espresse dalla commissione in nessun modo sono da intendersi rappresentative della _Citta` Invisibile_. Potrebbe valutare se appellarsi al Collegio dei Probiviri, per chiedere se l'azione della commissione non sia in contrasto con i fini associativi esposti nell'Art. I.3, e in generale con lo spirito dello statuto. Il Collegio dei Probiviri, il Coordinamento, o un decimo dei _cittadini invisibili_ (Art. III.4.1) potrebbe infine chiedere l'espulsione dei soci coinvolti. Probabilmente, il Coordinamento non potrebbe ``staccare la spina'' a una commissione, se le sue attivita` si mantengono nell'ambito della legalita`. In ogni caso, si tratterebbe di un problema notevole e interessante, in qualche modo il prezzo di uno strumento di democrazia cosi` potente. La vita nella _Citta` Invisibile_ _di Lucio Picci _ La _Citta` Invisibile_, si e` detto all'inizio, puo` essere descritta in base alle attivita` che vi hanno luogo. Fondamentale quindi e` il problema della partecipazione: oltre ai principi scritti, alla possibilita` di costruire ``commissioni dal basso'' e di chiedere ai coordinatori che si occupino di questo o quel progetto, come avviene nella pratica la partecipazione dei _cittadini invisibili_ alle attivita` della _citta`_? Quali sono le regole, anche etiche, che ci si attende che i cittadini rispettino? In quel che segue, cercheremo innanzitutto di offrire una risposta a queste domande, per poi passare a una descrizione delle attivita` in corso all'interno della _Citta` Invisibile_. Il nuovo _cittadino_ potra` cosi` orientarsi per scegliere in quale area e in quale progetto impegnarsi; gli altri potranno apprezzare quali siano i risultati della realizzazione dell'impianto statutario illustrato nel capitolo precedente. La partecipazione Come si puo` contribuire alla _Citta` Invisibile_? Primo, contribuendo alla discussione. Se gli interventi assembleari sono ragionati e documentati, a beneficiarne e` la qualita` della vita cittadina e delle iniziative comuni. Senz'altro, la _Citta` Invisibile_ e` una organizzazione votata all'azione, e quindi la discussione deve essere intesa come un mezzo, non un fine. Il contributo piu` compiuto del cittadino, quindi, e` la collaborazione ai progetti e alle attivita` della Citta` Invisibile. Innanzitutto, i progetti e le attivita` in corso. E` allora sufficiente iscriversi alla _mailing-list_ (area funzionale o commissione) che discute la realizzazione di un determinato progetto, contattare il responsabile, e mettersi a disposizione per qualche incarico. Il responsabile dell'attivita` dovrebbe essere in grado di coinvolgere chiunque si presenti volontario, anche con impieghi poco impegnativi. Le prossime sezioni di questo capitolo, in sostanza, forniscono un elenco ragionato delle attivita` in corso, divise per aree funzionali e per commissioni. In questo modo, chiunque dovrebbe esser posto nelle condizioni di entrare nel cuore dell'azione. Un altro modo per mettere a disposizione il proprio aiuto consiste nel contattare il ``servizio risorse umane'' (email: [89]hr@citinv.it), o nel rispondere alle richieste di aiuto riguardo a progetti specifici, sia da parte dei responsabili che del servizio risorse umane. Poi, i soci hanno ampie possibilita` di formulare proposte originali, nei luoghi opportuni (in assemblea, nelle assemblee di area, all'interno di commissioni, a seconda del carattere della proposta) sia per intraprendere nuove attivita` che per contribuire all'indirizzo della gestione di attivita` correnti. Ovvio che, in una organizzazione che si basa unicamente sul lavoro volontario, una proposta, anche se considerata desiderabile, puo` venire accolta soltanto se ci sono le persone che se ne fanno carico. Per ultimo, e` possibile formare una commissione ``dal basso'', vero e proprio strumento ``rivoluzionario'' per la partecipazione auto-organizzata. E` sufficiente trovare tra i _cittadini invisibili_ altre due persone disposte a contribuire fattivamente a un progetto (cf. Capitolo [90]3.5), e di diritto si puo` formare una commissione, ovvero una _mailing list_ (aperta a tutti i soci, e a loro soltanto), con a disposizione spazio Web ed altro (in base alla DC9-95), semplicemente comunicando l'intenzione al coordinamento (e-mail: [91]coordinatori@citinv.it). Il coordinamento e` comunque disponibile per fornire assistenza alle commissioni, e per mettere a disposizione le risorse necessarie, compatibilmente con le disponibilita`. Tutti ambasciatori Ciascun cittadino invisibile puo` (e dovrebbe!) fare opera di promozione della _Citta` Invisibile_. Fortunatamente, non e` necessario convincere nessun selvaggio dell'esistenza di un qualche Dio. Senz'altro, i _cittadini invisibili_ dovrebbero diffondere all'esterno le competenze della _Citta`_ sull'utilizzo democratico delle reti telematiche. Tutti, poi, possono contribuire alla crescita della rete dei rapporti della _Citta` Invisibile_ con soggetti esterni, al fine di renderne piu` efficace e pervasiva l'azione. Secondo la prassi, ogni socio dispone di una ``delega ufficiosa'' di rappresentanza della _Citta` Invisibile_. Questa delega permette a ciascuno di contattare organizzazioni o persone individuali, di parlargli della _Citta` Invisibile_ e della possibilita` di avviare forme di collaborazione, riferendo di questi contatti all'assemblea o alla commissione competente, a seconda delle caratteristiche dell'organizzazione. Se nell'assemblea competente la reazione alla proposta di accordo e` positiva, il coordinatore responsabile (o il socio da lui delegato) puo` procede con una formale proposta di accordo, precisando che essa e` condizionale all'approvazione di una delibera del coordinamento. Sin dai suoi primi giorni, la _Citta` Invisibile_ ha adottato una forma di accordo ``standard'', che talvolta e` modificato per adattarlo alle esigenze.[92][+] L'``accordo standard'', insomma, e` lo strumento tipico della ``politica estera'' della _Citta` Invisibile_. Se il ``soggetto esterno'' e` d'accordo per la formalizzazione di un accordo, allora il coordinamento puo` proporre all'assemblea una delibera per la sua realizzazione. E` importante notare che la realizzazione di un accordo, spesso, richiede da parte del cittadino invisibile che lo cura una azione paziente, sia ``diplomatica'' che, spesso, di alfabetizzazione. Per esempio, puo` essere necessario fornire ai rappresentanti del ``soggetto esterno'' il ``manuale di Internet'' della _Citta` Invisibile_, o magari la sola sua parte sul linguaggio ``HTML'', affinche` questi acquisiscano le conoscenze necessarie per potere predisporre, da soli, le ``pagine WEB'' della loro organizzazione da inserire nella banca dati della _Citta` Invisibile_. Contribuire e` obbligatorio? Ora la domanda piu` importante: contribuire e` obbligatorio? No. Sin dall'inizio, si e` adottato un atteggiamento assai ``laico'' nei confronti della partecipazione attiva ai lavori. E` abitudine non fare pressione sui soci perche` facciano questo o quello, e il tempo che ciascuno dedica alla _Citta` Invisibile_ varia molto da persona a persona, e naturalmente anche dagli impegni di lavoro di ciascuno. Insoma, la ``pressione dei pari'' sul numero di ore dedicate al lavoro collettivo, nella _Citta` Invisibile_, non e` accettata. Vero pero` che una organizzazione che si basa unicamente sul lavoro volontario non retribuito, e che ha l'ambizione di agire ad alti livelli, per essere vitale ha bisogno dell'apporto di tanti. Inoltre, gran parte del lavoro necessario non riguarda gli aspetti piu` eclatanti dell'attivita` della _Citta`_, quelli che traspaiono all'esterno, ma l'attivita` di contorno per far funzionare l'organizzazione. Per esempio, mantenere aggiornata la lista dei soci e la contabilita`, oppure risolvere un inspiegabile problema del software che gestisce le 30 (!) _mailing-list_ gestite da ``Calvino'', il computer dell'associazione, o magari leggere quotidianamente i fax in arrivo e smistarli agli interessati. Indubbiamente, anche in assenza di costrizione sociale, oggi all'interno della _Citta`_ si osserva molto spirito di collaborazione e sovente di sacrificio da parte dei soci, grazie al quale la complessa macchina organizzativa della _Citta` Invisibile_ puo` funzionare, giorno dopo giorno. Si aggiunga che la partecipazione dei soci riveste una importanza assai piu` strategica, che va ben oltre ai problemi contingenti del funzionamento quotidiano dell'organizzazione. Soltanto chi conosce i meccanismi di funzionamento della Citta`, e chi ha mostrato quel che vale ricoprendo responsabilita` non elettive, se in seguito decidera` di candidarsi per ricoprire una carica elettiva, potra` essere giudicato in modo efficace dagli elettori. Insomma, e` necessario che all'interno della _Citta`_ funzioni una sorta di ``corso degli onori'', in modo che, anno dopo anno, essa disponga di ``classi dirigenti'' fresche e capaci, che siano in grado di sostituire (o scalzare, se necessario) le vecchie, garantendo cosi`la vitalita` delle istituzioni cittadine. Se contribuire alle attivita` della _Citta` Invisibile_, per il socio, e` facoltativo, e` invece obbligatorio un atteggiamento serio e responsabile nei confronti degli impegni, magari minimi, che ci si e` liberamente assunti. Chi si assume un impegno e non lo onora, dimenticando di darne una spiegazione, e peggio magari ``scompare'' senza dar ragione della sua assenza, spesso si procura una reprimenda pubblica nei suoi confronti. Quando questo non avviene, comunque la reputazione del singolo risulta incrinata. In sintesi, l'idea iniziale di costruire una organizzazione, a patto che si facessero le cose seriamente, e` rimasta immutata e anzi, se possibile, si e` rafforzata. Il fatto che contribuire non sia obbligatorio non significa che, dentro alla _Citta` Invisibile_, non esistano obblighi di cittadinanza. E` ragionevole affermare che tutti i soci, oltre al rispetto del regolamento dell'assemblea, sono tenuti a fare il possibile per essere perlomeno informati di quel che avviene all'intrno dell'organizzazione. Solo dei cittadini informati, del resto, possono scegliere in modo consapevole i loro eletti, e argomentare in modo ragionato a favore della loro idea della _Citta` Invisibile_. Volontariato, attivita` professionali e conflitti di interesse _di Tommaso Astarita e Ugo Piomelli _ Nei primi mesi del 1996 nella _Citta` Invisibile_, sia in assemblea in altri luoghi, si e` molto parlato di questioni di natura ``etica'', legate alla crescita in numero e in attivita` dell'Associazione. Nel corso della discussione sono stati individuati tre tipi di problemi: 1. il copyright di documenti concepiti dalla CI, questione che e` stata risolta con la delibera DC10-96 discussa all'interno dell' Informazione, e poi approvata; 2. la possibilita` di incoraggiare chi tragga diretti beneficii finanziarii da esperienze e conoscenze ottenute attraverso la _Citta` Invisibile_ a versare un qualche contributo aggiuntivo all'Associazione; 3. e soprattutto la possibilita` di conflitti di interesse tra le attivita` di un socio dentro e fuori la _Citta` Invisibile_; nel mentre nessun gruppo di volontarii puo` pensare di giudicare dei motivi specifici che spingono ciascun socio a partecipare alla vita del gruppo, la necessita` che la vita pubblica e le discussioni nell'ambito della CI siano il piu` possibile aperte e serene rende desiderabile una generale consapevolezza di tali possibili conflitti di interesse. La soluzione a questi problemi e` stata cercata con accordi privati piu` o meno formalizzati, ma questa soluzione ha incontrato opposizione. Si e` pensato quindi di cercare una soluzione che prenda in piena considerazione il carattere di volontariato della CI, ma che allo stesso tempo rappresenti una soluzione istituzionale, cioe` che rifletta l'immagine e il carattere che i socii tutti vogliono preservare per l'Associazione. Si e` dunque scartata una soluzione statutaria, che sarebbe stata troppo rigida, che avrebbe rappresentat un'ingerenza illegittima negli affari privati dei socii, e che, per l'implicita presenza di sanzioni, sarebbe stata un'imposizione inaccettabile per un gruppo di volontarii. La soluzione desiderabile rispetta il carattere volontario del gruppo, mette l'iniziativa in queste questioni di carattere etico nei socii stessi e nella loro buona coscienza e buona fede, e protegge il carattere aperto della vita pubblica del gruppo. Si e` proposto quindi un testo separato, che non faccia parte dello Statuto ma che venga reso accessibile a vecchi e nuovi socii, e che contenga un generale auspicio, da parte dell'Associazione, che i socii prestino attenzione a questi problemi di natura etica. In quanto invito ai socii, e non ordine o sanzione, il testo evita di interferire negli affari privati dei socii. Allo stesso tempo, in quanto documento ufficiale approvato dai socii, il testo rappresenta un elemento di una legittima autodefinizione dell'Associazione. Il ``testo separato'' La CI e` un'Associazione di volontarii, che vive ed opera del contributo finanziario e degli sforzi dei suoi socii. I socii danno del loro sapere, lavoro, e tempo con generosita` e con quell'impegno che ciascuno puo` e vuole dedicare alla vita dell'Associazione. E` possibile che alcuni socii, attraverso la loro partecipazione alla CI, formino contatti e acquisiscano conoscenze ed esperienze che possano trovare un uso anche nelle attivita` individuali e professionali di ciascun socio al di fuori della CI. Puo` accadere che le attivita` individuali e professionali dei socii presentino possibili conflitti di interesse con i ruoli che essi ricoprono e le posizioni che essi intendono rappresentare nell'ambito dell'Associazione. Allo scopo primario di salvaguardare il carattere aperto della vita pubblica dell'Associazione, la CI auspica che i socii prestino particolare attenzione alla possibilita` di tali conflitti di interesse e li segnalino al Collegio dei Probiviri, e, ove appropriato e necessario, all'intera Associazione. La CI auspica infine che socii che si trovino a beneficiare finanziariamente di conoscenze ed esperienze acquisite attraverso la CI prendano in considerazione la possibilita` di versare un contributo aggiuntivo all'Associazione. La mappa logica della Citta` Invisibile _di Anna Pucci _ La Citta` Invisibile organizza la propria attivita`[93][+] innanzitutto in cinque aree funzionali principali costituite stabilmente in base alle disposizioni transitorie dello Statuto (DT 2), ciascuna dotata di una propria _mailing-list_. Tre soci possono comunque chiedere la costituzione di una commissione temporanea, dotata di mailing list, per trattare un tema specifico. . * Area AMMIN (Amministrazione) * Area INFO (Informazione) * Area POLI (Politiche) * Area SERINF (Servizi Informatici) * Area SOCIALE (Socializzazione) Non sono inserite nelle aree principali ma fanno capo ad una funzione di responsabilita` di un singolo coordinatore: * Commissione VOLONTARIATO * Commissione DONNE * Commissione Affari Istituzionali MARADONA * I servizi generali Le AREE Area AMMIN __ Coordinatore responsabile: __ 1994/95 Cristina Ruggieri __ 1995/95 Andrea Emilio Rizzoli L'area AMMIN[94][+] discute e organizza tutto cio` che ha a che fare con la ``burocrazia'' interna della _Citta`_, compreso la gestione della tesoreria. In particolare, ex DC69-95, si occupa: __ della gestione amministrativa dell'associazione. * AMMIN (interna, lista principale dell'area). Al momento l'area non e` responsabile di commissioni o convenzioni. Area INFO __ Coordinatore responsabile: __ 1994/95 Riccardo Mannella __ 1995/96 Riccardo Mannella L'area INFO[95][+] cura e sviluppa le relazioni tra la _Citta` Invisibile_ e il mondo esterno. In particolare, ex DC69-95, si occupa: _a)_ dei rapporti con le commissioni e con i soggetti esterni che creano informazione; _b)_ dell'organizzazione della pubblicita` delle attivita` della Citta` Invisibile; _c)_ della cura dell'immagine della Citta` Invisibile. . Responsabilita` dell'area __ L'area e` responsabile delle seguenti COMMISSIONI + osservatorio sui Media + Ink, progetto per una redazione della CI __ L'area e` responsabile delle seguenti CONVENZIONI + I Siciliani, settimanale + Avvenimenti, settimanale + Fondazione Citta` Forte dei Marmi, associazione per il Premio Satira Politica + Sottovoce, periodico + Il Mosaico, periodico + Cuore, settimanale di satira (cessata) + Cicap, associazione + noidonne, mensile + Il ponte della Lombardia, mensile __ L'area e` responsabile dei seguenti SERVIZI + Il Tatze-Bao per i commenti + L'edicola + Ufficio Stampa + Scadenze o Bacheca di iniziative esterne alla Citta` __ L'area e` responsabile delle seguenti MAILING LIST: + INFO (interna, lista principale dell'area. + MEDIA-WATCH (interna, commissione Osservatorio Media) + MEDIA-ITA (aperta, commissione Osservatorio Media) + CICAP-HOTLINE (aperta e moderata, convenzione Cicap) + INK (interna, commissione Ink) + CI-NEWS (aperta, unidirezionale) __ L'area e` responsabile delle seguenti PAGINE WEB + Tutte le pagine INFO e collegate + La HOME PAGE dell'associazione + La pagina delle NOVITA` della Citta` Invisibile Area POLI __ Coordinatore responsabile: __ 1994/95 Gennaro Zezza __ 1995/96 Marco Isopi L'area POLI(tiche).[96][+] ex. DC69-95, si occupa: _a)_ dei rapporti con le commissioni e con i soggetti esterni che creano sapere politico utile per l'associazione; _b)_ dell'organizzazione del sapere politico dell'associazione Responsabilita` dell'area __ L'area e` responsabile delle seguenti CONVENZIONI + NEP, associazione + Rumori, associazione + Gruppo Parlamentare Progressista + Politica ed Economia, rivista + Osiride, associazione + Il Passaggio, rivista + Centro per la Riforma dello Stato, associazione + Club Roma Telematica, associazione + Napolinforma, associazione + Progetto Leonardo, associazione __ L'area e` responsabile delle seguenti COMMISSIONI + Osservatorio Reti (che ha prodotto la Campagna per l'abolizione della TUT) + Reti Civiche (che ha prodotto il Documento Reti Civiche) + Commissione Elettorale __ L'area e` responsabile delle seguenti MAILING LIST: + CONNESSIONI, aperta commissione Osservatorio Reti + POLEC-ITA, aperta + OSSRETI, interna commissione Osservatorio Reti + RCIVICHE, interna commissione Reti Civiche + COMEL, interna commissione elettorale + DOCUMENTO, riservata + BOTTEGONE, riservata + IXP, riservata tecnica per Prodi + NAPOLINFORMA, lista dell'associazione omonima __ L'area e` responsabile delle seguenti PAGINE WEB + Tutte le pagine POLI e collegate Area SERINF __ Coordinatore responsabile: __ 1994/95 Andrea Dell'Amico __ 1995/96 Andrea Dell'Amico L'area SERINF[97][+] (servizi informatici), ex. DC69-95, si occupa: _a)_ della gestione dei sistemi informatici e telematici dell'associazione; _b)_ del rapporto con i soggetti esterni che si occupano di gestione di sistemi informatici e telematici Area SOCIALE __ Coordinatrice responsabile: __ 1994/95 Marina Cazzola (sostituto pro-tempore Marco Isopi) __ 1995/96 Lisa Maccari L'area SOCIALE[98][+] (socializzazione), ex. DC69-95, si occupa: _a) _ delle attivita` ricreative e ludiche dell'associazione, anche in collaborazione con terzi; _b) _ dei rapporti con i soggetti esterni che si occupano di attivita` ludiche e ricreative Responsabilita` dell'area __ L'area e` responsabile delle seguenti PAGINE WEB + Tutte le pagine SOCIALE e collegate __ L'area e` responsabile dei seguenti SERVIZI + Pagine personali dei soci __ L'area e` responsabile delle seguenti MAILING LIST + SOCIALE (interna, lista principale dell'area) Commissioni non iscritte ad aree Commissione VOLONTARIATO __ Coordinatore responsabile: __ 1995/96 Andrea Rizzoli La commissione volontariato[99][+] cura e sviluppa i rapporti tra la Citta` e le associazioni di volontariato. Responsabilita` della commissione __ La commissione e` responsabile delle seguenti CONVENZIONI + Vita, settimanale + CTM o Commercio Terzo Mondo, associazione + Il Prato Aperto e Chiuso, associazione + Amici Missioni Indiane, associazione + H2000, associazione + Mani Tese, associazione + Legambiente Circolo Citta` Ambiente, Catania, associazione + Alcolisti Anonimi, associazione __ La commissione e` responsabile delle seguenti MAILING LIST + VOLONTARIATO (interna, lista principale della commissione) + HANDIMATICA (aperta, convenzione H2000) + FAIRLIST (aperta, convenzione Ctm) __ La commissione e` responsabile delle seguenti PAGINE WEB + Tutte le pagine VOLONTARIATO e collegate Commissione Affari Istituzionali __ Coordinatore responsabile: __ 1994/95 Saverio Cittadini __ 1995/96 Saverio Cittadini __ Responsabile per il coordinamento: Presidente. La commissione[100][+] si occupa della discussione delle questioni di rilevanza istituzionale per la _Citta`_. Commissione DONNE __ Coordinatrice responsabile: __ 1994/95 Anna Pucci __ 1995/96 Anna Pucci __ Responsabile per il coordinamento: Anna Pucci. La commissione DONNE[101][+] e` nata dalla volonta` di alcuni cittadini invisibili di contribuire a dare spazio in rete a istanze e problemi del mondo femminile. Al momento svolge una attivita` essenzialmente informativa. Le [102]pagine rappresentano un punto di riferimento nel cyberspazio, assai povero di risorse ``intelligenti'' dedicate alle tematiche femminili. Ospitano, tra l'altro, una sintesi degli archivi di Rete Lilith. Notevoli sono le sollecitazioni, soprattutto dall'esterno della _Citta`_, ad ampliare questo spazio informativo. La speranza e` che la commissione trovi quanto prima le forze e la volonta` per progetti piu` ambiziosi. Responsabilita` della commissione __ La commissione e` responsabile delle seguenti PAGINE WEB + Tutte le pagine DONNE e collegate __ La commissione e` responsabile delle seguenti MAILING LIST + DONNE (interna, lista principale della commissione) + LeDonne, lista aperta La commissione non gestisce al momento CONVENZIONI, pur ospitando, senza impegno formale, materiale informativo di varie associazioni o enti. I Servizi Generali __ Coordinatore responsabile: __ 1995/96 Paolino Madotto I Servizi Generali[103][+] sono stati di recente riorganizzati. Dipendono dal responsabile servizi generali (un coordinatore) i seguenti servizi: * Servizio Input * Servizio Risorse Umane * Servizio Help-Desk * Servizio Scadenze Esistono inoltre i servizi generali dipendenti dall'area INFO: * Relazioni con la stampa o ufficio stampa * Servizio segnalazioni link notevoli e il servizio Traduzioni, che dipende dal coordinatore Enrico Scalas ed opera attraverso la mailing list BABELE. Le reti civiche _di Gaia Grossi_[104][+] Una rete civica invisibile Internet vive un momento di grande popolarita` anche tra gli amministratori pubblici: termini come ``interattivita`'', ``multidirezionalita`'', ``cittadinanza elettronica'' vengono spesso associati ad un futuro prossimo in cui i cittadini, grazie alla telematica, potranno comunicare tra loro e con le istituzioni per discutere, decidere e infine realizzare un modello di democrazia piu` avanzata. E` necessario combattere luoghi comuni e superficiali entusiasmi: Internet puo` certamente contribuire a risolvere i problemi delle citta`, puo` fare emergere modi nuovi e interessanti di comunicazione e di socializzazione, ma puo` anche ridursi a pura facciata, ad operazione che semplicemente ``telematizza'' l'inefficienza, la mancanza di trasparenza, il non protagonismo dei cittadini. Anche nel cyberspazio non esistono scorciatoie, ne` politiche ne` tecnologiche, e non ci si puo` sottrarre alla fatica del lavoro concreto di ricerca dei modi di utilizzo della rete. Proprio da un lavoro concreto di ricerca dei modi per un utilizzo ``politico'' (creazione di una polis virtuale) democratico, utile ed efficiente della rete e` nata la nostra Citta` Invisibile. E` una associazione telematica basata sulla valorizzazione delle capacita` professionali e delle attitudini personali dei soci, messe volontariamente al servizio della ``collettivita` invisibile'', per progetti condivisi in linea con gli scopi e le regole statutarie. La forza della Citta` Invisibile sta nell'essere non una esperienza definita e delimitata, ma un processo complesso in continua evoluzione. Si tratta di una vera citta` che nei suoi luoghi (le piazze, l'edicola, gli archivi), con le sue norme di convivenza e con la certezza e democraticita` delle procedure decisionali, persegue la costruzione di una forte comunita`, fonde in un ``sapere collettivo'' le diverse competenze (tecniche e umanistiche) dei cittadini, diventa catalizzatore di una rete di conoscenze piu` ampie attraverso le convenzioni per la collaborazione con soggetti esterni. Ecco perche` riteniamo che parlare di reti civiche significhi parlare anche della Citta` Invisibile, di quello che, come cittadini invisibili, stiamo imparando dal vivo in questo nostro laboratorio di democrazia partecipativa basata sulla sperimentazione di codici di comunicazione in rete. In tema di rete civica come polis invisibile ci sentiamo in grado di indicare potenzialita` e rischi; di parlare della tendenza all'apertura cosmopolita e del pericolo dell'autoreferenzialita`; di indicare le vie possibili per perseguire la trasparenza democratica e, insieme, realizzazioni concrete di alto livello nella sostanza e di grande valore nel metodo con cui sono state costruite. Consideriamo il nucleo vitale della nostra esperienza il processo, costantemente in corso, di costruzione di una comunita` capace di essere al tempo stesso sia coesa e fortemente strutturata, sia libera e dialetticamente vivace, perche` fondata sulla condivisione di metodi e obiettivi e, soprattutto, su un tessuto di rapporti umani che l'utilizzo della rete alimenta e non inaridisce. Per questo col solo lavoro volontario abbiamo potuto sviluppare un luogo di competenza aggregata che crediamo ineguagliato nel Paese, che produce idee e progetti con efficienza, che realizza scelte come frutto di un processo di confronto in cui sono lievito per la discussione i contributi eterodossi. Una collettivita` aperta, solidale ma estremamente dialettica, dinamica, formativa, capace: questo e` il nostro progetto di Citta` Invisibile e questa e` la nostra idea di una rete civica. Strumenti e obiettivi Il nostro obiettivo e` una realizzazione tecnologica che sia un mezzo e non un fine: una rete come intervento complesso nella vita della citta`, come progetto che non miri a sostituire gli strumenti di comunicazione tradizionali, ma a creare nuove forme di comunicazione per una democrazia piu` partecipata, che si ponga non come strumento alternativo, ma complementare alla socialita`. Una rete logica, non solo dei cavi sotto le strade, che generi a sua volta una rete di legami tra comunita` telematiche diverse, tra queste e organizzazioni (associazioni, enti, scuole) non in rete, con la pubblica amministrazione, con altre reti. Tecnologia La tecnologia dei servizi pubblici deve essere ottimizzata rispetto all'utenza. Internet ha ormai la capacita` di interagire con (quasi) tutte le altre tecnologie mediatiche: e` quindi opportuno centralizzare il coordinamento di una rete civica su una struttura di tipo Internet, che puo` poi prevedere scambi con ambienti che utilizzano altri protocolli, con il televideo, eccetera, mentre soluzioni alternative possono non dare le stesse garanzie. L'adozione dello standard de facto del protocollo TCP/IP mette immediatamente a disposizione una grande quantita` di software, quasi tutto di pubblico dominio, e di applicazioni anche a livelli di maggiore integrazione; permette inoltre di ricevere contributi in termini di sviluppo da un ambiente qualificato e culturalmente familiare con l'idea della contribuzione volontaria e con la tendenza alla costruzione di un ambiente integrato per lo scambio di informazione, e che ha l'unico ``interesse'' di migliorare la rete stessa e il suo utilizzo. La scelta di una tecnologia Internet non implica affatto la necessita` di accedere a Internet per usare la rete civica. Se e` indispensabile che da Internet i cittadini possano accedere alla rete civica, e` altrettanto indispensabile che a questa si possa accedere anche direttamente, attraverso appositi modem. La rete civica deve essere inoltre accessibile anche per i cittadini che non abbiano computer: e` opportuno prevedere la creazione di punti di accesso pubblici (ad esempio nei centri di quartiere). Viceversa, non e` opportuno che l'accesso alla rete civica significhi automaticamente accesso ad Internet: l'abbonamento a Internet resta una scelta individuale da operare in un mercato di provider commerciali, mentre l'accesso alla rete civica deve essere libero e gratuito per tutti i cittadini (fatto salvo il costo del telefono per chi acceda da casa). Dovranno essere a pagamento i soli servizi per cui normalmente sono previsti costi a carico dei cittadini. Finanziamento Essenziali sono la trasparenza del rapporto tra scelte pubbliche e mercato, e la esplicitazione chiara degli obiettivi pubblici, servizi finanziati per i quali l'amministrazione mette quindi in gioco la propria responsabilita` politica, anche come soggetto decisore di prelievo fiscale. Per altro verso, in un rapporto programmato, lo stesso mercato, gli stessi soggetti privati possono utilmente concorrere al raggiungimento di tali obiettivi pubblici. Nella valutazione delle scelte di impiego delle risorse, gli aspetti piu` importanti da sottolineare sono: * il circuito virtuoso che tali investimenti possono innescare rispetto alla nascita di un mercato di prodotti e servizi telematici commerciali (che possa in prospettiva sostenere i costi economici della rete), e alla sua qualificazione con particolare riferimento allo sviluppo integrato locale, alla formazione di opportunita` di lavoro, alla creazione di _know how_ tecnologico che rimanga poi a disposizione della collettivita`; * l'impatto sulla struttura della pubblica amministrazione e sul suo costo interno, con l'obiettivo non solo dell'efficienza e della trasparenza amministrativa, ma di una una reale innovazione dei processi interni. * la considerazione economica delle ``esternalita`'', cioe` delle ricadute di benessere anche su chi non gode direttamente del servizio, non solo sulla qualita` della vita ma anche in termini di abbattimento di costi sociali reali (diminuzione di mobilita` con le sue conseguenze positive, recupero di tempi di lavoro e di vita). Entita` e forme di finanziamento, impegno di risorse pubbliche/private per la realizzazione e lo sviluppo delle reti civiche, potranno essere diversi in relazione alle differenti situazioni locali (contesto socio-economico, vocazioni produttive, esistenza di programmi dotati di finanziamento aggiuntivo). Comunita` virtuali Il rapporto tra cittadini e amministrazione e` questione squisitamente politica ed estremamente complessa (meccanismi, regole, rappresentanza), che non si improvvisa ne` si modifica con la semplice apertura di una rete civica. I primi progetti di reti civiche hanno sottolineato l'importanza dei ``gruppi di discussione'' come elemento nuovo nella comunicazione tra i cittadini. Assai spesso, lo strumento ``nuovo'' si e` rivelato nulla piu` di un mezzo tecnologicamente avanzato usato per veicolare il tradizionale contenuto delle chiacchiere cittadine. Affinche` i gruppi di discussione possano davvero costituire un elemento di innovazione, e` necessario che abbiano un obiettivo e prevedano un punto di arrivo, anche temporale, con regole e meccanismi che diano ai partecipanti la certezza di far arrivare la loro voce agli amministratori. Le comunita` strutturate sono gruppi di discussione dotati di regole. La democrazia elettronica si realizza costruendo comunita` strutturate e progettando meccanismi che ad esse permettano di interagire in maniera trasparente con l'amministrazione: regole per il dibattito e per l'aggregazione delle preferenze (come formulazione di tesi e voto sulle stesse), termine temporale, definizione preventiva e nota a tutti della considerazione che l'amministrazione avra` per i risultati della discussione, garanzie di tempi per la risposta. Tutto questo non e` facile: per realizzare comunita` strutturate funzionanti e` necessario che ai partecipanti siano noti i codici di comunicazione delle reti (assai peculiari: le assemblee telematiche sono molto diverse da quelle fisiche), e possibilmente che siano presenti figure di ``animatore telematico'', ovvero di persone che, conoscendo a fondo i codici, siano in grado di guidare i gruppi di utenti nella scelta delle opzioni organizzative telematiche piu` rispondenti alle loro esigenze. La formazione fa la differenza Gli utenti, per partecipare alla discussione, ma anche solo per deciderne le regole, devono conoscere i modi della comunicazione elettronica, e a maggior ragione questo vale per gli animatori telematici: una rete civica che non formi e alfabetizzi i propri utenti e` uno strumento che utilizza tecnologia nuova per fare cose vecchie. Ma i servizi della rete civica non sono solo quelli diretti alle famiglie (accesso a risorse pubbliche e private, discussione, ...): la rete non e` solo rapporto cittadini-amministrazione, ma una ricchezza collettiva e un potenziale di sviluppo dell'intero tessuto economico. Le comunita` attrezzate con una buona rete civica si troveranno favorite su un mercato ormai a scala mondiale, che vede come strumenti indispensabili applicazioni di teleconferenza, corrispondenza internazionale, accesso ad archivi sia pubblici che privati, promozione dell'export e ricerca di partneriati, dove molti dei servizi tradizionalmente ``non commerciabili'' saranno scambiabili per mezzo delle tecnologie telematiche. Molto piu` importante, non si troveranno impreparate alla crescita delle diverse forme di telelavoro: la conoscenza del mezzo potra` rivelarsi essenziale per non subirne l'impatto, ma riuscire a gestirlo per coglierne le opportunita` evitando i rischi evidenti di marginalizzazione e allontanamento dai centri decisionali. Un ruolo importante possono giocare Universita` e Centri di Calcolo come luogo delle competenze, come pure gli istituti superiori professionali nei quali si decida di offrire agli studenti una formazione mirata a tale scopo. La costruzione e la gestione delle reti civiche puo` rappresentare un'occasione di sperimentazione di un corretto rapporto universita`-territorio, a condizione che vengano evitate poco trasparenti commistioni di interessi diversi, che potrebbero anche rivelarsi conflittuali rispetto ai diversi fini istituzionali. L'amministrazione che intenda costruire una rete civica efficace quindi deve spendere risorse per l'attivita` di formazione, verso gli utenti e verso il proprio personale, che va preparato non solo all'utilizzo tecnico del mezzo ma anche e soprattutto ad un atteggiamento di ascolto intelligente verso i contributi dei cittadini, a cominciare dall'uso di un linguaggio di comunicazione esente da forme burocratiche. Un progetto per la formazione Sulla strada della formazione dei propri cittadini, l'amministrazione incontra numerosi ostacoli: innanzitutto, in Italia e` modesto il numero delle persone in possesso delle competenze tecniche e didattiche richieste ai formatori. Inoltre, manca ancora una funzione di certificazione dei medesimi, e con facilita` l'amministratore puo` cadere vittima di ``esperti'' o di ``competenti'' autoproclamatisi tali, con danni potenziali assai gravi. E` quindi necessario progettare un piano formativo che utilizzi nel modo piu` efficiente possibile le risorse disponibili. Una possibile soluzione e` fornita da uno schema di formazione ``a cascata'' con il coinvolgimento del mondo di lavoro volontario: si offrono corsi di formazione gratuiti a persone collegate al mondo del volontariato, dell'associazionismo, dell'universita`, in cambio del loro impegno ad insegnare un modulo didattico ad altri studenti, alle stesse condizioni. La soluzione organizzativa presenta due importanti vantaggi: innanzitutto, si risolve il problema della penuria delle risorse didattiche, coinvolgendo come docenti i passati studenti (perche` questo possa avvenire con successo, e` naturalmente necessario che agli studenti si fornisca un insegnamento di qualita`, e il necessario ``kit didattico'' che poi utilizzeranno come docenti); in secondo luogo, coinvolgendo innanzitutto il mondo del volontariato e delle scuole, si coinvolge la parte piu` ricettiva della Citta`, e la si candida a essere il nucleo e la spina dorsale della rete civica. Un vero patto politico: visibilita` (per esempio anche per mezzo di iniziative ``tradizionali'' quali incontri e convegni) e strumenti (innanzitutto, la possibilita` di utilizzare la rete civica) in cambio di lavoro volontario. La rete civica di seconda generazione Dopo le prime esperienze pilota in varie citta` italiane, alle reti civiche si aprono due alternative possibili: incidere sui problemi, oppure fotografarli, immutati, con strumenti nuovi. Vogliamo ragionare sulla costruzione di quella che chiamiamo una _Rete Civica di Seconda Generazione_: una rete che non e` piu` solo cablatura e fornitura di qualche servizio, ma uno strumento per cambiare la citta`, un intervento organico dentro un progetto coerente che si propone di raggiungere risultati _per mezzo_ della rete. La rete che noi pensiamo non fornisce servizi che siano un duplicato elettronico di prodotti esistenti (generando solo costi aggiuntivi per l'utente finale), ma servizi progettati sulle caratteristiche strutturali del mezzo: * possibilita` di interazione: i soggetti in rete possono interagire e cooperare tra loro; * abolizione/selezione dello spazio fisico: la connessione di una rete civica ad altre reti (Internet) consente non solo di raggiungere un bacino di utenza internazionale, ma di selezionare di volta in volta il bacino di utenza (internazionale, nazionale, metropolitano) a seconda dell'obiettivo connesso al prodotto fornito in rete; * organizzazione strutturata dell'informazione: l'informatica consente di strutturare l'informazione in modo da facilitarne l'accesso, e quindi anche i servizi tradizionali vanno in questo contesto completamente riprogettati; * decentramento nella produzione di servizi: strutture fisicamente lontane, appartenenti ad amministrazioni separate, possono cooperare per la realizzazione di un prodotto. Cosı come la citta` e` anche un insieme di regole per la condivisione delle risorse cittadine, la rete civica e` un meccanismo per la condivisione di risorse di rete. Il Web innanzitutto, che e` lo strumento principale che da` visibilita` in rete. I soggetti sono i cittadini organizzati, in modo formale (associazioni) o eventualmente informale (gruppi di interesse nati all'interno di gruppi di discussione in rete). La Citta` Invisibile utilizza con successo uno schema organizzativo che permette ai vari soggetti che ne hanno diritto di utilizzare le risorse (nel caso specifico, le ``commissioni'') di immettere documenti nelle banche dati, e al ``coordinatore delle banche dati'' di far rispettare delle ``linee-guida tecniche'' per garantire l'omogeneita` delle banche dati stesse. Regole analoghe possono essere ideate per la condivisione di altre risorse (per esempio, la creazione di mailing-list, eccetera). Noi pensiamo ad una rete civica che, gia` da _come_ informa i cittadini, si proponga di diventare punto di incontro di comunita` non strutturate, e poi strumento di lavoro di comunita` che si strutturano, un insieme di tanti linguaggi diversi che parlino dello stesso argomento, che e` la vita civica: con le domande dei cittadini (servizi allo sportello, informazioni sulla burocrazia, partecipazione alle decisioni amministrative, socialita` e discussione, risorse per il volontariato) e le risposte dei progetti pubblici, orientati non solo alla crescita della rete dalla parte degli utenti, ma anche al suo radicamento all'interno dell'amministrazione (informatizzazione di tutti gli archivi pubblici, e guida alla consultazione; creazione di una rete interna, che diventi percorso preferenziale per tutti i livelli di amministrazione, formazione del personale ad una cultura della trasparenza che sappia accogliere i contributi progettuali che vengono dalla diversa interazione con i cittadini permessa dal mezzo telematico), che sara` poi la misura della reale volonta` politica di costruire uno strumento che superi il concetto di pagina di servizio del quotidiano locale. La rete diventera` generatrice di novita` e non solo di cambiamento solo se gli utenti potranno (sapranno) passare da utilizzatori passivi a soggetti dell'innovazione. Il fattore di successo non e` nelle potenzialita`, ma nel reale utilizzo delle risorse messe a disposizione: il vero fattore di successo e` la formazione. Conclusioni _di Lucio Picci_[105][+] Sempre piu` spesso i mezzi di informazione riportano al grande pubblico eventi, o semplici aneddoti, avvenuti ``in rete''. Avvenimenti per lo piu` curiosi, e parte di un certo folklore sull'onda della recente popolarita` di Internet. In quei racconti, colpisce pero` la localizzazione esplicita dei fatti, anziche` a Milano o a New York o in qualche altro luogo fisico, nella ``rete'', intesa come luogo _altro_ rispetto alla realta`. Contemporaneamente questi fatti, nel momento in cui vengono raccontati dai media, resi noti anche a chi non e` collegato alle reti telematiche, in qualche modo entrano nella realta`, e su di essa possibilmente incidono. Si prenda come esempio un fatto recente, accaduto durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni politiche del 21 aprile 1996. Una settimana prima delle elezioni, uno studente di Catania che risiede a New York ha trasmesso all'interno delle reti telematiche, e piu` precisamente nei suoi luoghi in lingua italiana, un invito a tutti gli ``italiani di Internet'' - cosi` nel testo - perche` aderissero a un suo appello ai contrapposti schieramenti politici. L'appello chiedeva ai contendenti un impegno solenne ad intraprendere, in caso di vittoria, delle iniziative energiche per favorire in Italia lo sviluppo delle ``autostrade dell'informazione'' garantendo, attraverso una politica di liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, un accesso alle stesse esteso e democratico. Raccolte le prime centinaia di adesioni, l'autore dell'iniziativa ha quindi inviato l'appello e le firme agli indirizzi telematici delle forze poltiche. Queste hanno risposto a breve giro di posta. Una - il Polo delle Liberta` - con una lettera di un responsabile della comunicazione, che comunicava l'impegno alla realizzazione di quanto richiesto. Preceduta di diverse ore dall'Ulivo, che ha deciso di accogliere l'invito e di utilizzare il messaggio durante l'ultima settimana di campagna elettorale per sottolineare e rafforzare agli occhi degli elettori un'immagine innovativa e propositiva della coalizione. Si diffonde, in rete e attraverso i canali tradizionali, una risposta ufficiale firmata dal candidato premier e dal suo vice, nella quale si afferma solennemente l'impegno richiesto verso ``gli italiani di Internet''. Il messaggio inoltre viene letto durante il comizio conclusivo della campagna elettorale, e un paio di battute sulle ``autostrade dell'informazione'', originate da quel ``fatto virtuale'', sono rintracciabili nell'ultimo confronto televisivo tra i leader dei due schieramenti. Questo evento, nella sua semplicita`, mostra con chiarezza i due caratteri a cui si accennato. Innanzitutto, e` un evento che avviene in rete: la rete, il territorio della rete, e` il luogo dove si forma un'istanza autonoma ad opera di un numero di suoi occupanti. Con maggiore precisione, l'istanza si forma in un luogo particolare della rete, che potremmo chiamare ``il cyberspazio in lingua italiana''. Si noti la scelta linguistica effettuata all'ideatore dell'inizitiva: non si parla degli ``utenti italiani di Internet'', o per esempio delle ``vittime del monopolio delle telecomunicazioni'', ma di ``italiani di Internet'', ovvero degli abitanti di un luogo virutale, ma ben definito. La scelta linguistica, per quanto probabilmente inconsapevole, rivela da parte dell'autore una chiara concezione _territoriale_ delle reti. Secondo, il fatto avvenuto in rete, ad un certo punto entra in contatto con la realta`. Diviene una risposta di persone - il responsabile delle comunicazioni del Polo delle Liberta`, e Prodi e Veltroni - che non sono occupanti del territorio delle reti, e che comunque erano stati interpellati non in quanto tali, ma in modo esplicito come abitanti, e possibili protagonisti, della realta`. Diviene un comunicato stampa, inviato per fax sui tavoli dei caporedattori. Diviene un pezzo di carta, che l'annunciatrice terra` in mano e leggera` durante un comizio affollatissimo. Diviene una precisa promessa elettorale, che ``gli italiani di Internet'' probabilmente ricorderanno anche dopo le elezioni. Il fatto virtuale, tramite un meccanismo di raccordo, una ``interfaccia'', influenza la realta`. Reti telematiche come territorio, dunque, e eventi virtuali che possono incidere sulla realta`. Su queste due osservazioni, per ora puramente intuitive e quindi da verificare, e` possibile costruire un discorso sulle reti telematiche. La specificita` telematica I mezzi di comunicazione elettronica, categoria alla quale le reti telematiche indubbiamente appartengono, come nota Joshua Meyrowitz[106][+], ``ci influenzano non tanto con i loro contenuti, ma modificando la `geografia situazionale' della vita sociale''. Meyrowitz fa riferimento all'opera del sociologo statunitense Erving Goffman, che presenta l'interazione sociale come il risultato del dispiegamento da parte degli individui di determinate rappresentazioni. Come delle rappresentazioni teatrali, per intenderci, all'interno delle quali ciascuno di noi ricopre ruoli molteplici e in continua evoluzione. Se i media elettronici permettono, per esempio, che il pubblico osservi che cosa accade durante una riunione che altrimenti sarebbe stata a porte chiuse, gli attori reagirebbero alla diversa ``geografia situazionale'' (la presenza di un pubblico dove prima non c'erano che i protagonisti della riunione) modificando la loro rappresentazione, o comportamento, e in definitiva provocando un diverso esito della riunione. La capacita` di incidere sulla realta` modificando la ``geografia situazionale'' e` comune sia ai mezzi di comunicazione elettronici tradizionali, che alle reti telematiche. Per il primo caso, si pensi all'imbarazzo dell'allora presidente statunitense Richard Nixon quando vennero resi pubblici i famosi ``nastri'' contenenti alcuni colloqui con i suoi collaboratori. Se Nixon fosse stato a conoscenza della presenza di un registratore magnetico, cioe` dell'avvenuto cambiamento della ``geografia situazionale'', sicuramente si sarebbe comportato in modo diverso, e probabilmente sarebbe rimasto presidente degli Stati Uniti piu a lungo. Per il caso delle reti, si consideri un buon progetto di rete civica, che metta a disposizione dei cittadini non solo le delibere approvate dal consiglio comunale, ma anche tutti i documenti che servono per la fase istruttoria. La ``geografia situazionale'' muterebbe in modo potenzialmente radicale per i consiglieri comunali, che con maggiore difficolta` potrebbero prendere decisioni basate su valutazioni di opportunita` politica normalmente occultate al pubblico grazie alla oggettiva segretezza delle informazioni che le generano. Stabilita questa analogia tra i mezzi di comunicazione elettronici tradizionali e le reti telematiche, e` necessario riconoscere una differenza importante tra i due, una vera e propria discontinuita` che si incontra nel cammino che dai primi porta alle seconde. Una tra le intuizioni piu` felici per la comprensione della natura delle reti telematiche e` che esse costituiscono un nuovo territorio - il cosiddetto _cyberspazio_ - formato da luoghi tra loro in relazione secondo una certa geografia, e occupato da soggetti piu` o meno organizzati che seguono codici di comportamento propri dell'ambiente in questione. Questa modo di vedere le reti telematiche e` alla base anche del progetto della Citta` Invisibile, e infatti si trova enunciato nelle primissime discussioni elettroniche tra i suoi fondatori. Del resto, l'idea stessa di formare una organizzazione , un soggetto collettivo, che esiste e agisce in rete, ha senso solo nella misura in cui si sia convinti che la rete costituisce un _territorio_ in grado di accoglierne la presenza. I mezzi di comunicazione elettronici tradizionali non posseggono una natura territoriale. Non solo: essi, rispetto alle reti, sono ``altro'', un termine di confronto esterno con il quale interagire. Costruendo ``eventi virtuali'' che per mezzo di certi meccanismi raggiungono i mezzi di informazione tradizionali per esempio, come si e` visto nel caso dell'appello elettorale citato all'inizio. In ogni caso, si tratta di un termine di confronto esterno. In questo senso, pare allora lecito supporre che le reti telematiche si stiano avviando a divenire uno di quegli ambiti autonomi che caratterizzano le societa` complesse. Ambiti, o ``sfere'', che interagiscono tra loro e contribuiscono alla determinazione degli esiti possibili dell'interagire sociale, e che sono caratterizzate internamente da meccanismi e da dinamiche di funzionamento a loro specifiche. La geografia La caratteristica piu` importante del territorio delle reti e` l'irrilevanza, al suo interno, del concetto di spazio fisico. La presenza reale e` disgiunta da quella _virtuale_: non importa dove ci si trova, importa se si dispone di un collegamento con la rete. La dichiarazione di localizzzione fisica fornita dalla rete non e` informativa: un messaggio di posta elettronica proveniente da un computer che fisicamente si trova a San Diego, in realta` puo` essere scritto e inviato da un utente che a quel computer accede da Tokyo. La geografia delle reti si basa dunque su un concetto di spazio _virtuale_, che non e` collegato alla distanza fisica tra due luoghi della rete. Per sviluppare questo concetto di spazio adatto alle reti telematiche, e` necessario soffermarsi su cosa si intenda per ``luogo della rete''. Cosi` come nella vita di tutti i giorni si compiono azioni in determinati luoghi (``ci siamo incontrati a Forlimpopoli''; ``eravamo in piazza e gli ho dato un pugno in faccia''), lo stesso si puo` dire per le reti: ``ci siamo incontrati nel gruppo di _Usenet_ Soc.Culture.Italian''; ``su Alt.flame ho ispirato un _mail bombing_ contro di lui''. I luoghi che costituiscono il territorio delle reti sono riassumibili in pochi tipi principali. Vediamo di elencarli. Vi e` innanzitutto lo spazio della posta elettronica, delle comunicazioni individuali tra persone che generalmente si conoscono. Vi e` lo spazio delle ``liste di discussione'', o _mailing list_, luoghi dove un certo numero di persone si scambia messaggi su determinati argomenti. Vi e` lo spazio di ``Usenet'', un enorme sistema di bacheche elettroniche divise per argomenti, nel quale tutti possono leggere o affiggere messaggi. Questi spazi sono di tipo _asincrono_, perche` il momento della percezione di un messaggio non coincide con quello della sua creazione. Un luogo di tipo _sincrono_ e` ``IRC'', un insieme di canali di comunicazione in tempo reale divisi per argomenti. Oltre a questi luoghi, naturalmente, vi e` la famosa ``tela mondiale'', o _World-Wide-Web_, che sempre piu` viene identificato con la rete stessa. E` un insieme di banche dati ipertestuali distribuite, ben integrato con gli altri spazi sopra descritti. Questi sono i luoghi principali delle reti. Dovremmo precisare ulteriormente per tenere conto, per esempio, delle BBS e delle ``reti amatoriali'', di luoghi _sincroni_ che non abbiamo menzionato, e di altro ancora. non ci interessa pero` costruire una tassonomia precisa, quanto piuttosto fornire un'idea generale di quali oggetti principali - montagne, pianure, mari - trova l'abitante delle reti durante le sue peregrinazioni. La distanza tra questi luoghi non e` misurata dal tempo necessario per raggiungerli, che e` solitamente irrilevante, quanto piuttosto dalla differenza, o ``alterita`'', rispetto ai luoghi di appartenenza. Evidente il caso in cui in luoghi diversi si parlino lingue diverse. Per il frequantatore abituale del ``cyberspazio di lingua italiana'' - formato da qualche decina di _mailing list_ e di gruppi _Usenet_, e da qualche migliaio di pagine _WWW_, un luogo in lingua turca risultera` molto lontano. non cosi` un luogo appartenente al cyberspazio di lingua inglese. La distanza puo` essere legata a motivi non linguistici. Al cittadino nord-americano che aderisce a una qualche setta di cristiani fondamentalisti, e che frequenta su Internet luoghi di quella derivazione, risulteranno essere estremamente lontane i luoghi _Usenet_ della gerarchia ``alt.sex'', dedicati al sesso. Dovrebbe essere chiara una differenza importante tra il concetto di spazio nella realta` e nell'ambito delle reti telematiche. Nel primo caso il concetto e` oggettivo, misurabile in kilometri e tempi di percorrenza con determinati mezzi di trasporto. Nel secondo, e` per lo piu` soggettivo, e sovente anche asimmetrico. Per esempio, la distanza tra il cyberspazio italiano e quello anglosassone e` breve, perche` i frequentatori abituali del primo perlopiu` conoscono la lingua inglese. Al contrario, la distanza nella direzione opposta e` grande, perche` il vincolo linguistico e` piu` importante. Un buon modo per descrivere il concetto di spazio e di distanza nell'ambito delle reti e` di dire che esso e' una ``mappa mentale''. Come nel caso di una famosa copertina del settimanale ``The New Yorker'', che raffigurava gli Stati Uniti osservati da un ipotetico newyorkese tipico: una minuscola periferia della grande metropoli. I luoghi reali vi erano tutti - la 5a strada, New York, gli Appalachi, e poi le Montagne Rocciose e la California - ma in relazione tra loro caricaturalmente diversa rispetto alla mappa reale degli Stati Uniti. Analoghe sono le carte geografiche delle reti telematiche: i luoghi sono gli stessi per tutti - le _mailing-list_, le pagine _WWW_, eccetera. La loro disposizione, e la loro importanza relativa, e` raccontata dalle mappe mentali degli abitanti del cyberspazio. L'organizzazione del territorio Nel territorio delle reti telematiche, descritto dai luoghi virtuali, e da un geografia perlopiu` soggettiva, agiscono individui e soggetti organizzati, che interagendo tra loro perseguono determinati fini. Le azioni possibili in rete sono ancora relativamente poco complesse. In rete, per esempio, non e` possibile fondare una impresa, creare un partito politico o candidarsi primo ministro. Tra le azioni che si possono intraprendere, molte sono specifiche del territorio della rete. Per esempio, il _mail-bombing_, in cui molte persone uniscono la forza dei loro messaggi individuali per danneggiare un singolo utente, o le _flame war_, azioni di attacco che, se ben realizzate, possono permettere di danneggiare un determinato luogo virtuale ed eventualmente di assumerne il controllo. L'ambito delle reti, in termini di complessita` delle azioni possibili, e` ancora scarsamente strutturato. Le azioni collettive, nella maggior parte dei casi, sono il frutto di coalizioni temporanee. Si pensi all'esempio del _mail bombing_: non solo la coalizione ha termine una vota conclusa l'azione organizzata, ma addirittura i protagonisti dellla stessa si muovono individualmente, in genere senza sapere l'uno dell'altro. Talvolta, all'interno dei gruppi di discussione di _Usenet_, emergono delle coalizioni implicite piu` o meno stabili, che in termini di visibilita` esterna creano quel che potrebbe esser definita la maggioranza del gruppo stesso. Si tratta in ogni caso di coalizioni non formalizzate. Questi meccanismi, questo livello di organizzazione, evidentemente e` del tutto elementare se confrontati con la complessita` organizzativa della realta`. La _Citta` Invisibile_ allora rappresenta una eccezione e una novita`, perche` indica un possibile percorso, un insieme di ``codici dell'azione'' per costruire, sul territorio delle reti, una organizzazione telematica complessa[107][+]. La questione non e` ovvia: esattamente come nella realta`, non tutte le strategie che hanno come obiettivo il perseguimento di un fine collettivo sono coronate dal successo. Inoltre, a fronte di modalita` di socializzazione che sono diverse rispetto a quelle usuali, conseguentemente si hanno diverse modalita' di azione collettiva. Quindi, anche per chi occupa l'ambito delle reti e` importante sapere quali azioni hanno probabilita` di successo e quali no. Per esempio, non funzionano generalmente i tentativi di costituire un'azione complessa che partono da un singolo che ``lancia'' l'idea a un vasto pubblico. Ha avuto invece successo il percorso seguito dalla _Citta` Invisibile_: si propone un'idea a un numero ristretto e omogeneo di persone, queste assieme gestiscono un processo complesso di gestazione del progetto e di cooptazione di persone uove, e solo quando si e` raggiunto un livello di massa critica si rende pubblica l'iniziativa. E` lecito supporre che nel futuro lo spettro delle azioni possibili su Internet sia destinato ad allargarsi e ad acquisire profondita`. Sempre piu`, le azioni formeranno la trama di un tessuto fitto, e tra i soggetti presenti sul territorio tenderanno a comparire altre organizzazioni complesse come la _Citta` Invisibile_. Possiamo allora immaginare che si svilupperanno delle istituzioni il cui fine e` di facilitare l'aggregazione di soggetti relativamente poco strutturati fornendo loro delle soluzioni ai problemi organizzativi. ella realta`, tra i tanti esempi possibili, si pensi alle iniziative delle camere di commercio per facilitare la creazione di imprese. Nell' ambito delle reti, potremmo vedere sotto questa luce la figura di ``animatore telematico'' proposto dalla _Citta` Invisibile_ nel suo documento sulle reti civiche: persone esperte il cui compito consiste nel fornire ai singoli l'assistenza necessaria per l'individuazione delle forme organizzative piu` idonee alle loro esigenze. Considerato che si e` citata la _Citta` Invisibile_ come esempio di organizzazione complessa, se paragonata ai soggetti prevalenti in rete, e` utile soffermarsi ulteriormente su questo esempio per metterne in evidenza alcuni limiti progettuali. Della _Citta` Invisibile_ complessa e` sia l' articolazione organizzativa che le modalita` di interazione tra i partecipanti, quel che potremmo definire il suo ``processo politico''. D'altro canto, le sue istituzioni, cosi` come sono oggi, rispondono alle esigenze di una comunita` relativamente piccola, composta da poche centinaia di persone al massimo. Oltre a quelle dimensioni, dovrebbe essere affrontato in modo diverso il problema della rappresentanza e della delega. In questo limite organizzativo della _Citta` Invisibile_ cosi` come e` oggi, si rispecchia una contraddizione di carattere progettuale: la _Citta` Invisibile_ vuole essere e` una organizzazione ``di massa'', oppure una competenza collettiva, una sorta di _think tank_ telematica ``di area''? Cosi` come e` oggi, non puo' essere in modo compiuta ne' l'una ne' l'altra cosa. Non puo` essere di massa, per i limiti detti. Non una ``think tank'', perche` per esserlo in modo compiuto diversi, e piu` stringenti, dovrebbero essere i requisiti per entrarvi. Per espandersi ulteriormente, una organizzazione telematica dovrebbe, in alternativa, adottare diversi meccanismi di rappresentanza e di delega, oppure svilupparsi a guisa di federazione di organizzazioni distinte. Quest'ultima e` la scelta attuale della _Citta` Invisibile_, che sta risolvendo i suoi problemi di crescita costruendo una fitta rete di rapporti paritetici con altre organizzazioni, realizzando una sorta di _outsourcing_ di funzionalita` organizzative su cui ci soffermeremo anche in seguito. Dalle reti alla realta` Le azioni realizzate dai soggetti in rete possono avere un obiettivo relativo alla rete stessa, oppure possono proporsi di incidere sulla realta`. Nel primo caso, si consideri l'iniziativa di _mail-bombing_ effettuata contro a chi cerca di pubblicizzare prodotti commerciali in modo considerato intrusivo. In questo caso, l'obiettivo dell'azione e` di evitare un cambiamento considerato negativo. Si pensi ancora all'iniziativa di aprire un nuovo gruppo di discussione di _Usenet_. In questo esempio, l'obiettivo e` di modificare lo spazio delle reti, aggiungendo un elemento alla sua geografia. Il caso delle azioni il cui obiettivo e` di incidere sulla realta`, quindi di compiere il percorso tra ambito delle reti e territorio tradizionale, e` piu` complesso. Si e' detto che le reti, in quanto media elettronici, incidono innanzitutto sulla realta` perche` modificano la sua ``geografia situazionale''. Sono interpretabili in questo modo i tentativi di diffusione di informazione tramite le reti telematiche, dalla ``controinformazione'' su Tien-an-Men e sulla rivolta del Chiapas, alla realizzazione di reti civiche. L'esempio dell'appello elettorale citato all'inizio non appartiene pero` a questa categoria di azioni. In quel caso, in modo esplicito, dal territorio delle reti, si e` realizzata un'azione il cui obiettivo era di influenzare la realta` in modo diretto, mettendo in opera un meccanismo che non e` descrivibile come una modificazione della ``geografia situazionale''. Potremmo dire che si e` trattato di un tentativo, dal territorio delle reti, di ``far politica'' nella realta`. Questo tipo di strategia politica ha successo se funziona il raccordo tra ambito delle reti e realta`. Nell'esempio fatto, lo studente ha tentato, con successo, di costruire il punto di raccordo chiedendo alle forze politiche una risposta ed un impegno, forte delle centinaia di adesioni ricevute dall'appello. Mettendo in pratica, implicitamente, una minaccia: ``se non mi rispondete, farete una brutta figura innanzitutto con i firmatari, e poi con tutti gli `italiani di Internet', che io informero`''. L'ideatore dell'appello ha avuto successo perche` ha dimostrato di avere la possibilita`, sul territorio delle reti, di costruire consenso. Queste considerazioni sono cruciali per la _Citta` Invisibile_, che e` una organizzazione creata nel territorio delle reti per incidere sulla realta`. La natura territoriale delle reti rende rilevanti i problemi della ``sfera politica'' tradizionale, e tra questi appunto la creazione del consenso, la presenza sul territorio (delle reti), e la determinazione di favorevoli rapporti di forza (tra i soggetti presenti in rete). Contemporaneamente, vi e` una ricerca quotidiana dei modi per la creazione di percorsi di transito tra rete e realta`, luoghi di ``interfaccia'' tra i due ambiti che permettano, dalla rete, di modificare la realta`. Ecco allora, come esemplificato dall'appello elettorale, che le strategie politiche che hanno per oggetto la rete - la presenza sul territorio, la costruzione del consenso - e la realta` - la creazione di luoghi di interfaccia - sono interdipendenti. Le seconde saranno facilitate se, sul piatto dello scambio politico con gli interlocutori nella realta`, si e` in grado di far pesare la capacita` di costruire consenso nell'ambito delle reti. L'articolazione territoriale I percorsi che permettono, dall'ambito delle reti, di agire sulla realta`, possiamo immaginarli come dei tratti di congiunzione che hanno per estremo da un lato un luogo virtuale (una organizzazione telematica, o una sua componente), e dall'altro un luogo fisico (il quartiere generale di una forza politica, un determinato ufficio in una determinata citta`). Questi percorsi, questi meccanismi di interfaccia, costituiscono quindi una sorta di ``mappatura'' tra due topologie distinte. La realta` da un lato, con il suo concetto fisico di spazio, le reti dall'altro, dove il concetto rilevante di spazio e` ``virtuale''. Per questo motivo, la differenza tra i concetti di spazio rilevanti nei due ambiti e` il punto d'inizio per lo studio delle possibili soluzioni organizzative per chi, dalla rete, si pone l'obiettivo di incidere sulla realta`. L'importanza della differenza, e` pero` piu` generale, perche` riguarda anche il percorso inverso che dalla realta` conduce alle reti, vale a dire il crescente utilizzo, da parte di organizzazioni territoriali tradizionali, degli strumenti telematici. Le organizzazioni tradizionali, che agiscono sul territorio e sono articolate territorialmente (regioni, provincie, citta` e quartieri; federazioni, filiali, prefetti e provveditorati), nell'entrare nel nuovo spazio telematico si scontrano con l'irrilevanza, in quel'ambiente, del concetto fisico di spazio. Cosa avviene al tessuto organizzativo tradizionale se i dipendenti di una grande azienda, grazie alla rete, instaurano dei canali di comunicazione orizzontali prima impossibili tra sezioni, filiali e rappresentanze multinazionali? Quali spazi si aprono per la creazioni di coalizioni prima impossibili? La rete civica di una citta` deve ammettere nel gruppo di discussione sul traffico urbano anche i cittadini di un'altra citta`, considerato che i problemi sono simili? Nel caso, agli amministratori di quale citta` dovrebbero essere indirizzate le indicazioni del gruppo di discussione? I militanti di una sezione virtuale, devono poter votare anche alle riunioni della sezione del loro quartiere? e la loro sezione virtuale, sulla scelta dei candidati di quale collegio elettorale e` opportuno che si pronunci? Un soggetto telematico che intenda incidere sulla realta`, per certi versi, affronta problemi opposti. Partendo dalle reti, deve costruire una sua articolazione territoriale, ovvero una struttura organizzativa che ricopra il territorio tradizionale. Solo cosi` puo` costruire con esso le connessioni necessarie per potere incidere sulla realta`. Anche in questo caso, l'esperienza della _Citta` Invisibile_ e` in grado di fornire alcune prime risposte parziali al problema. Le convenzioni, paritetiche, con organizzazioni tradizionali, permettono una certa presenza sul territorio. Questa soluzione consiste in una sorta di _outsourcing_: la _Citta` Invisibile_ crea dei rapporti con delle organizzazioni presenti sul territorio che le consentono, anche se in modo surrogato, di disporre di una particolare funzionalita` organizzativa. Questa tendenza, in alcuni luoghi della _Citta` Invisibile_, sta prendendo vigore. Per esempio, all'interno della commissione Reti Civiche, che si sta ponendo il problema di avere un quadro unico, organico, di rapporti con associazioni locali per la promozione delle reti civiche. Una tale rete di rapporti, quindi, sarebbe uno strumento esplicito per il perseguimento dei fini politici dell'organizzazione, nel caso specifico la diffusione e l'applicazione a casi concreti delle linee programmatiche contenute dal documento sulle reti civiche approvato all'inizio del 1996 dall'assemblea dei soci. Seconda considerazione, la natura di questo _outsourcing_: modello organizzativo a rete, promosso dalla _Citta` Invisibile_, ai cui snodi stanno delle organizzazioni non telematiche e territoriali. Si noti che _Citta` Invisibile_ non e`, in senso stretto, al ``centro'' di questa rete, se non nella misura in cui la sua autorevolezza la pone al centro della realizzazione dei rapporti possibili. E' invece il catalizzatore della rete, l'algoritmo che ne costruisce le maglie, e che mette le organizzazioni collegate in condizione di creare _tra loro_, senza passare per la _Citta` Invisibile_, altre maglie della rete. Col tempo, la _Citta` Invisibile_ sta cercando di affrontare il problema della presenza territoriale anche al suo interno. Stilando delle liste dei soci per luogo di residenza, per esempio. Forse promuovendo la formazione di legami locali tra questi soci. Come tutto questo possa amalgamarsi con una struttura intrinsecamente non territoriale, nel senso tradizionale, ancora non e` dato sapere. Pensando ai grandi aggiustamenti che la cosiddetta ``morte della distanza'', o globalizzazione, sta imponendo in questo scorcio di secolo alle organizzazioni tradizionali, una organizzazione telematica come la _Citta` Invisibile_, in un certo senso, ha ribaltato la visuale. Essa e` stata costruita ex-novo sul nuovo territorio, gia` possibile, in cui la distanza fisica e` gia` stata eliminata, e ora sta cercando di trovare i punti di appoggio, le soluzioni organizzative, i luoghi di _interfaccia_, per essere presente su un territorio che chiamiamo tradizionale, ma che a causa della rivoluzione delle telecomunicazioni, e dell'avvento delle reti telematiche stesse, e` in veloce trasformazione. La democrazia (elettronica) Per i soggetti presenti nel territorio delle reti, si pone un problema di democrazia: partecipazione ai processi decisionali, trasparenza e accesso alle risorse. L'esperienza della _Citta` Invisibile_ costituisce un interessante esperimento in questo campo. Tra i problemi affrontati vi sono quelli tradizionali, dalla Grecia classica in poi, della democrazia: la partecipazione, il controllo degli eletti, la presa di coscienza dell'assemblea dei suoi poteri, il rischio della demagogia. Altri problemi sono nuovi, legati alla comunicazione elettronica, ma forse in parte anche alle soluzioni tecnologiche disponibili oggi. L'istituto del silenzio-assenso, per esempio, si e` rivelato del tutto cruciale all'interno di assemblee gestite per mezzo di _mailing-list_, perche` permette un controllo reale sull'organo di governo, con un costo contenuto in termini di efficienza decisionale. E' pero` immaginabile che in futuro esisteranno nuove soluzioni tecniche che renderanno possibile altrettanta, o maggiore, efficienza, e che contemporamente permetteranno all'assemblea di esprimere opinioni in modo piu` diretto. Gia` oggi, potremmo immaginare un utilizzo creativo del _WWW_, per farlo divenire una sorta di ``assemblea ipertestuale'': documenti o decisioni alternative si arricchirebbero dei contributi e dei voti dei partecipanti, all'interno di un determinato arco temporale e di un preciso quadro di regole, sino a divenire decisioni legittime. Per avvicinarsi a una sorta di ``democrazia continua'', all'interno della quale il momento di decisione formale sia la fotografia in un dato istante di un dibattito sempre in corso. Altre questioni per le quali la _Citta` Invisibile_ ha individuato possibili soluzioni sono invece piu` generali, perche` riguardano aspetti che paiono essere connaturati alle reti telematiche, piuttosto che alla particolare strumentazione tecnologica di cui disponiamo oggi. Tra queste, il problema della facilita` di accesso, che semmai sara` accentuata in futuro, quindi la possibilita` di partecipare a tutte le discussioni, e da questo il problema della deterritorializzazione della rappresentanza. La facilitA` di accesso, il fatto che con le reti telematiche in linea teorica tutti possano partecipare a tutte le discussioni, ha portato all'attenzione nei confronti del problema della determinazione di regole di esclusione a determinati luoghi decisionali, che nei contesti tradizionali sono in gran parte implicite perche` connaturate ai limiti di accesso dei luoghi fisici in cui vengono prese le decisioni. Naturalmente, e` l'avvento stesso dei media elettronici ad aver attirato attenzione su questo tema: perche` non trasmettere per televisione i lavori del parlamento? perche` non installare una telecamera nell'ufficio del primo ministro? Con le reti telematiche, perx, il contrasto tra necessita` di trasparenza, ingrediente essenziale della democrazia, e necessita` di riservatezza, condizione altrettanto essenziale per l'agire politico, e` emersa nella sua interezza. Nella _Citta` Invisibile_, il compromesso scelto e codificato nello statuto prevede che tutte le discussioni siano possibili per tutti i soci, escluse quelle del coordinamento e del collegio dei probiviri. Oltre, inevitabilmente, a tutte le discussioni che sotto-insiemi di soci, liberamente, decidono di non far passare per i canali ufficiali. Altra questione generale, e destinata a rimanere, e` la distinzione logica tra ``assemblee sincrone'' (i ``town meeting'' elettronici vagheggiati da Ross Perot), e ``assemblee asincrone'' (le assemblee della _Citta` Invisibile_). Le seconde permettono maggiore partecipazione, perche` non richiedono la disponibilita` alla partecipazione di tutti nello stesso momento. I tempi Si e` gia detto tutto a proposito della commistione tra tempo di lavoro e tempo di svago nell'era della telematica. Il mondo dell'universita` forse per primo ha avuto modo di sperimentare estesamente che cosa significhi: mentre un programma scientifico _compila_, in un'altra _finestra_ si risponde a una lettera elettronica di un amico. Con l'avvento delle organizzazioni telematiche che incidono sulla realta`, in una terza finestra si contribuisce a decidere le sorti del proprio territorio. Per esempio, all'interno di un _comunita` strutturata_ promossa da una rete civica, si contribuisce a decidere il piano regolatore per la propria citta`. Le trasformazioni dei tempi a causa dell'avvento della _sfera telematica_ si intersecano in modo interessante con le conseguenze, di cui si e` detto, dell'avvento dei media elettronici tradizionali. Si consideri la vita di un leader politico di oggi, obbligato a spendere ore, quotidinamente, per interviste televisive, trucco prima e strucco poi, auto per andare e auto per tornare, quindi altre interviste per telefono e non, e infine la preparazione alle interviste. non c'e` piu` tempo a disposizione per informarsi, per leggere e per scrivere, persino per le riunioni politiche. Si confronti questo stato di cose con un estremo polarmente opposto, l'esperienza di Antonio Gramsci, arrestato dai fascisti, in carcere dal 1926 sino al 1934 a scrivere i ``quaderni'', per capire e per _far politica_, da dentro il carcere, estrema negazione della _sfera pubblica_, attraverso pochi contatti epistolari. Possiamo imaginare che i nuovi tempi della rivoluzione telematica, allora, si innesteranno sui tempi dello _star system_ televisivo, per cambiarli. La _Citta` Invisibile_ mostra come, grazie alla rete, tante piccole organizzazioni che nel territorio tradizionale sono periferiche e _invisibili_ possano acquisire visibilita`, trovandosi in un ambito telematico all'interno del quale fanno parte di reti di competenze, di influenze politiche, di potere insomma, che ne rendono molto piu` efficace l'azione. Se l'interfaccia tra rete e realta` funziona, una diversa geografia del potere nel territorio della rete equivale a una trasformazione della societa`. Quello accennato e` un futuro possibile, e ora appena abbozzato da certe esperienze concrete della _Citta` Invisibile_ di conduzione di azioni politiche, in cui si utilizzano non soltanto le risorse proprie, ma anche quelle messe a disposizione, in modo paritario e con l'efficienza della comunicazione elettronica, dalla ``rete logica'' di competenze e di organizzazioni che si e` costruita all'esterno dell'organizzazione, e all'interno della rete. Se queste tendenze si consolideranno, allora, con i nuovi tempi della _sfera telematica_, e con le possibilita` piu` estese di partecipazione che essi permettono, quella grande parte trasversale di chi e` estraneo alle oligarchie dominanti - i veri ultimi della nostra societa` - potranno forse rimettersi al centro della politica, o comunque rimescolare e ridefinire le oligarchie. Forse riusciremo allora, nel nostro tempo di vita, ad aprire la terza _finestra_ che ci permettera` di intervenire sul nostro futuro. Forse, nel dibattito sul leviatano televisivo, e sulle presunte trasformazioni antropologiche che avrebbero portato da Antonio Gramsci ai nostri _leader_ ologrammatici, dai nostri solidi padri alla societa` sfilacciata e inquieta, abbiamo sottovalutato le persistenze di lungo periodo e, passata la sorpresa e lo stordimento per le novita` di questo secolo, ritroveremo un equilibrio, una pacata saggezza, e un nostro ruolo nella societa`. Le domande ricorrenti (``F.A.Q.'') _a cura di Marco Bertamini_ Dove trovo queste FAQ e come faccio a contribuire? Queste FAQ sono raccolte e curate dal responsabile del servizio Helpdesk ([108]helpdesk@citinv.it), e si possono trovare al seguente URL: [109]http://www.citinv.it/citinv/servgen/helpdesk/CI-FAQ.html Puoi chiederne una copia per email al responsabile helpdesk o mandargli nuove idee su domande e risposte da inserire. Quali acronimi devo conoscere per capire le FAQ? _FAQ_ frequently asked questions (o secondo altri: frequently answered questions). E` tradizione nei newsgroup (gruppi di discussione) Usenet avere liste di domande che vengono poste frequentemente, con le rispettive risposte. Tale documento e` curato da un responsabile (maintainer) e viene poi archiviato e distribuito periodicamente in modo tale da essere a disposizione di tutti (se non sai cosa sia Usenet non ti preoccupare perche` c'entra poco o nulla con la CI). _CI_ e` usato al posto di Citta` invisibile, visto che e` 1/8 in lunghezza. _WWW_ World-Wide Web. _S/A_ silenzio assenso, il modo in cui molte votazioni avvengono nella Assemblea della CI (vedi lo Statuto ART III.4). _PROGO_ nome della mailing list che costituisce l'Assemblea permanente della CI (ART III.2 dello Statuto). Il nome deriva da una oscura (?) trasmissione televisiva dei primi anni 90, Tunnel su Rai3, in cui c'era una finta trasmissione radiofonica di nome ``radio progx''. E` la CI un ``Internet provider''? No, no, no, sebbene questo sia un errore commesso spesso in passato dagli organi di informazione. La CI e` una associazione che paga per i servizi internet un 'vero` provider. Tali servizi sono necessari per le varie attivita` dell'associazione, la gestione di un sito www ([110]http://www.citinv.it) e di varie mailing list di discussione. Anche quando la CI tramite accordi fornisce spazio ad altri soggetti, cio` e` sempre fatto senza fini di lucro. E` la CI una associazione di sinistra? Lo schema mentale in cui la maggior parte degli italiani cerca di inquadrare ogni associazione e` inevitabilmente politico. La natura della CI e` sicuramente politica ma la sua nascita e la sua composizione sono anomale, la CI non e` emanazione di nessun partito o associazione preesistenti, si vanta di totale autonomia amministrativa e decisionale, e ha fra i suoi soci individui di orientamenti politici molto dissimili ma che si riconoscono nello scopo dell'associazione. Tale scopo e` espresso nello Statuto (ART. I.3). Nota che da nessuna parte nello Statuto e` usata la parola 'sinistra`. Tuttavia e` un fatto (e un fatto e la cosa piu` testarda che ci sia, diceva Bulgakov) che fra i soci le preferenze partitiche possono non essere uniformemente distribuite, e poi insomma c'e` il problema oggettivo di avere molti soci provenienti dall'Emilia. In sostanza, non chiederti cosa possa fare la CI per il tuo partito, ma cosa puo` fare il tuo partito per la CI. Cosa sono le aree, e quante aree si e` data la CI? Le aree sono alla CI quello che il terzino sinistro, la mezzala, il portiere (etc) sono alla squadra di calcio. In altre parole le aree costituiscono la CI stessa, e ne rappresentano una divisione di competenze (ART III.9 e III.10 dello Statuto). Le aree sono le seguenti: * Area Amministrativa (ammin-coord@CitInv.it) * Area Servizi Informatici (serinf-coord@CitInv.it) * Area Informazione (info-coord@CitInv.it) * Area Politiche (poli-coord@CitInv.it) * Attivita` Sociali (sociale-coord@CitInv.it) Chi sono i probiviri? I probiviri sono tre, e vengono da angoli lontani del pianeta, come i re magi, e si dice che siano le tre persone piu` sagge che esistano (o almeno le piu` sagge che la CI sia riuscita ad individuare). Il collegio dei probiviri (ART III.11 dello Statuto) e` responsabile del rispetto del regolamento dell'Assemblea, applica le sanzioni per il suo mancato rispetto, e in generale svolge funzioni di arbitrato tra le varie componenti dell'Associazione. La carica dura tre anni. Al momento i probiviri sono Ugo Piomelli, Paolo Fiorini e Bruno Di Stefano. Li puoi contattare scalando alte montagne e andandoli a trovare nelle loro umide capanne da eremiti, oppure scrivendo a: [111]probiviri@citinv.it. Come faccio a proporre una iniziativa / idea / segnalazione? In generale il modo migliore e` contattare il servizio 'input' ([112]input@citinv.it). Se si tratta di appuntamenti pubblici, manifestazioni, convegni, ecc. alle quali la CI e` invitata a partecipare, o potrebbe essere invitata, o alle quali la CI potrebbe inviare un rappresentante come osservatore puoi contattare il servisio scadenze ([113]scadenze@citinv.it). Per punti di interesse sulla rete puoi contattare il servisio segnalazioni ([114]segnalazioni@citinv.it). Per cio` che non rientra in nessuna di queste categorie, oppure per aprire una discussione, puoi intervenire in una delle liste di area. Come sono gestite le _mailing-list_ della _Citta` Invisibile_? La Citta` Invisibile gestisce tutte le proprie mailing lists mediante il software di pubblico dominio listproc 6.0c. E` comunemente chiamato listserver e gira sul calvino, il calcolatore della associazione. Le informazioni e i comandi al listserver vanno indirizzati, sotto forma di email, a [115]listserver@citinv.it. I messaggi alle varie liste vanno invece inviati a nome_lista@citinv.it. L'email al listserver non deve avere nessun soggetto (subject), i comandi sono contenuti nel testo dell'email. Ad esempio, per avere un idea dei comandi disponibili, si consiglia di mandare un email al listserver con testo HELP Attenzione anche ai mails alle liste. Il listserver controlla infatti subject e prima linea dei mails alle liste, e se sospetta che l'autore del mail si sia sbagliato (cioe`, se la prima riga o il subject contengono una stringa che potrebbe essere interpretato come un comando al listserver), il mail viene rigettato. Il listserver riconosce i seguenti comandi, su cui chiedere l'help: help [topic] set [