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Incontro di Reggio Emilia



Resoconto del Convegno
"Telematica e Democrazia: diritti e doveri in rete"
Reggio Emilia 15-03-1997.

Il convegno, organizzato dall'associazione Sophia - in collaborazione
con Citta' Invisibile e Reset - ha messo a confronto professionalita'
diverse su alcuni dei temi piu' attuali in fatto di sviluppo delle reti
telematiche.

Il dibattito e' stato moderato da Franco Carlini (Espresso, Manifesto),
che in apertura ha portato il saluto del sottosegretario alle Poste e
Telecomunicazioni Vincenzo Vita, trattenuto a Roma da impegni ministeriali.

Carlini ha avviato i lavori ipotizzando caratteristiche e scopi della
Rete del futuro: la necessita' di introdurre regole di gestione sociale
ed economica da un lato, l'ovvia preoccupazione di chi vede la
regolamentazione legislativa come una ingerenza esterna al mondo Internet
dall'altro.
Tre gli schemi culturali individuati da Carlini: 1) la necessita' di un
potere degli organi di governo capace di trasformarsi in "...presidio
pubblico sui mezzi di comunicazione" (una sorta di golden share
telematica); 2) l'opportunita' di strutture intermedie di rappresentanza
che organizzino l'agire politico dei cittadini; 3) la forza della rete
nella sua qualita' di potente fattore aggregante, capace di ricostruire
telematicamente le caratteristiche dialettiche proprie dell'agora' della
Polis greca (ipotesi cara ai tecno-utopisti californiani, i quali pero'
avevano
gia' manifestato speranze analoghe - evidentemente deluse - all'avvento
di radio e televisione).

Riccardo Stagliano' (Reset) ha centrato il proprio intervento sui rischi
di populismo insiti nella relazione non mediata tra rappresentanti e
rappresentati. Stagliano' ha sottolineato il carattere iperdemocratico
della rete - in opposizione alla televisione, vista come entita' di
destra (cfr. Norberto Bobbio) e populista - chiedendosi pero' se questo
aspetto e' ancora reale con l'avvento delle nuove tecnologie di "spinta"
dei contenuti ("Push!" titola il numero di marzo della diffusa rivista
Wired). L'eccesso di informazione, unito alla immediatezza del mezzo,
rischia di dare luogo a procedure decisionali emozionali, difficilmente
gestibili sul piano politico e inadatte all'elaborazione di norme con
valore generale, di natura astratta. In questo contesto Stagliano' ha
ricordato una considerazione di J.Habermas, che nell'atto di definire il
"neopopulismo elettronico" individua nuove classi, trasversali rispetto
alla nozione classica, ma capaci di distinguere nettamente la minoranza
in possesso di informazione e mezzi di comunicazione dalla maggioranza
incapace di avvalersene. Avvisaglie di tale fenomeno compaiono nelle
modalita' pubblicitarie della rete: partite con una connotazione passiva,
stanno lentamente diventando attive e raggiungono, poco a poco, nuovi utenti
individuati attraverso la compravendita di informazioni private.

Ha proseguito Sergio Duretti, che ha illustrato la straordinaria
esperienza di trasparenza amministrativa dalla rete civica del Comune di
Modena, progetto di cui e' responsabile. Dall'iniziativa modenese scaturiscono
utili indicazioni su come la democrazia elettronica possa effettivamente
manifestarsi nella determinazione delle priorita' da parte dei cittadini
e nella visibilita' dei processi amministrativi. In questo campo emerge
l'effetto dirompente sulle barriere burocratiche imposte ai cittadini
dalla pubblica amministrazione, ma anche si manifestano i gravi problemi
che devono essere affrontati all'atto della ricezione di nuove
tecnologie. Se da un lato queste modificano radicalmente il rapporto
cittadino-amministrazione (pubblicizzazione di atti e bilanci, possibilita'
di
accesso diretto del singolo cittadino alle pratiche che lo riguardano,
partecipazione
collettiva a processi decisionali) dall'altro creano nuovi problemi di
gestione del personale. Esemplificativa la decisione di una azienda
pubblica del comune di Modena di non dotare di posta elettronica i
propri dipendenti, poiche' questo avrebbe comportato un esubero di 14
persone.

L'onorevole Elena Montecchi, sottosegretaria al lavoro, ha individuato
alcuni elementi propri del telelavoro: la flessibilita' del tempo, la
"deregolamentazione regolata" (cioe' una flessibilita' gestita dal
settore pubblico attraverso la semplificazione della legislazione sul
lavoro), il problema dei limiti culturali dei governi locali. La
flessibilita' del tempo e' ovviamente un carattere proprio del lavoro
autonomamente gestito da casa, con tutti i problemi di disgregazione
sociale che questo comporta, ma anche con indiscutibili vantaggi di
gestione del tempo libero. L'onorevole Montecchi ha concluso osservando
che la rete - vista come strumento di valorizzazione delle peculiarita'
locali - andrebbe utilizzata per favorire un riassorbimento di fratture
in parte reali in parte fittizie, favorendo per conseguenza l'integrazione
culturale.

Lucio Picci, del coordinamento dell'associazione La Citta' Invisibile,
ha messo a fuoco la differenza tra comunita' telematiche "strutturate" e
"non strutturate" e su come questa differenza generi aspettative diverse
dalla politica in rete. Per chi intende la democrazia come dibattito e
possibilita' di partecipare ai processi decisionali, un modello
associativo simile a quello di Citta' Invisibile e' utile o addirittura
necessario per incidere sui processi e non correre il rischio di
chiudersi nell'autoreferenzialita'.

Di particolare interesse le osservazioni di Piero de Chiara, responsabile
del settore editoria del PDS, che fugano ogni dubbio sul problema del
presunto elitarismo culturale e partecipativo della rete. Solo l'1%
della popolazione mondiale e' collegato in rete, dunque una ridottissima
porzione. Altrettanto accade pero' nella politica tradizionale: in
Italia sono solo 300.000 coloro che partecipano attivamente alla vita di
un partito, su 2.000.000 di iscritti e 59.000.000 di cittadini. La rete
non sostituira' la politica intesa nell'accezione tradizionale, ma
svolgera' un importante ruolo di mediazione.

Maurizio Bardi, vicepresidente dell'Associazione italiana degli Internet
provider, ha individuato la necessita' di riequilibrare il mercato
economico di Internet in Italia - ora estremamente esposto alle
iniziative del monopolista Telecom - come condizione fondamentale per
la tutela dei diritti degli operatori e degli utenti.

Daniele Donati, ricercatore dell'Universita' di Bologna, ha illustrato i
problemi relativi alla regolamentazione, citando gli articoli della
costituzione piu' rilevanti per una discussione giuridica su diritti e
doveri in Rete. Donati ha quindi affrontato i temi piu' rilevanti tra i
numerosi che le nuove tecnologie hanno sollevato in giurisprudenza:
privatezza dei dati, diritto all'accesso, diritti d'autore, controllo
statale sui contenuti, difformita' tra le varie legislazioni nazionali.
Non tutta la legislazione, nata per la carta stampata e la televisione, e'
applicabile per estensione; per la prima volta infatti una tecnologia
consente all'utente di essere contemporaneamente editore e consumatore,
quindi soggetto nello stesso tempo a due diverse normative.

A conclusione dei lavori Gaia Grossi, presidente della Citta' Invisibile,
ha sottolineato le grandi possibilita' della rete come strumento attivo
di lavoro in comune, nato all'interno delle comunita' accademiche con
obiettivi tecnici, che oggi aiuta l'organizzazione di competenze nel dibattito
politico.

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Alberto Biraghi
pr@citinv.it
Ufficio Stampa
della Citta' Invisibile