LETTERA DI UN OPERATORE DELLA COOPERATIVA
Con lassemblea del 30 maggio si è chiuso il primo capitolo del nostro progetto. Un capitolo importante che rappresenta, da un punto di vista storico - sociale, la fondazione di banca etica. In questa assemblea i soci hanno votato lo statuto che regolerà lo sviluppo dellistituto e le relazioni fra i suoi soci, i suoi amministratori e lavoratori, i suoi clienti. La stesura di questo primo capitolo non si è presentata particolarmente facile. Certo lidea era interessante, molte persone ed organizzazioni hanno aderito via via alliniziativa investendovi non solo quote di capitale sociale ma anche il loro "essere" (di individui, cittadini, volontari, lavoratori, genitori ecc.). Lidea stessa si è così arricchita di valori, di idee, e di aspettative che ne hanno indubbiamente favorito la crescita ma che ne hanno però anche segnato i limiti. Si è fatto il possibile per ascoltare e dialogare con tutti, consci delle asperità del percorso scelto, della difficoltà di essere sempre allaltezza del compito, del rischio che la ricerca di un denominatore comune troppo ampio snaturasse le potenzialità di cambiamento insite in questo progetto.
Ho usato la parola cambiamento in quanto credo rappresenti una delle principali chiavi di lettura per valutare quello che è stato fatto in questi tre anni. Penso infatti che il valore aggiunto ed il senso delle iniziative ad alto contenuto sociale (come dovrebbe essere appunto banca etica) stiano proprio nella esigenza di rinnovamento sociale che spinge moltissime persone, che non condividono più alcune regole di questa società, a mettersi assieme per trasformare questo "sentire" in cambiamento. Se noi vediamo banca etica da questa angolazione ci rendiamo conto che il nostro compito non è tanto quello di fare lennesima banca ma di inserirci in quella tensione storica che lentamente e gradualmente fa crescere la comunità umana. Ecco allora il senso di aver voluto coinvolgere tantissime persone, organizzazioni, di aver voluto dialogare anche con chi era oggetto delle nostre critiche. Dando a questa iniziativa un carattere aperto abbiamo favorito la partecipazione di chi condivideva con noi, pur con sensibilità ed esperienze diverse, questa esigenza di cambiamento. Per non perdere questo patrimonio valoriale e lasciare che il confronto si riducesse ad una semplice affermazione di centinaia di diversi "sentire" si è cercata una metodologia di sviluppo che favorisse il dialogo ma che al tempo stesso portasse alla costruzione di una banca non solo etica ma ancheaffidabile sotto l'aspetto economico.
Sintetizzando possiamo dire che questa metodologia si è sviluppata su più fronti:
· consiglio di amministrazione: si è cercato di far sì che gli amministratori della cooperativa rispecchiassero il patrimonio di valori e di esperienze della base sociale che ha dato il via alliniziativa, nello specifico le organizzazioni del terzo settore. Si è voluto, con lelezione del nuovo cda, garantire la continuità nella fase delicata della trasformazione da cooperativa in banca popolare e soprattutto che le esperienze più significative della base sociale ne fossero rappresentate.
· Gruppi di iniziativa territoriale: consapevoli del fatto che banca etica si dovesse caratterizzare come una banca dove linteresse più alto fosse quello di tutti, abbiamo deciso di puntare, per la promozione e la sensibilizzazione locale, su un nuovo soggetto, il gruppo di iniziativa territoriale, composto da soci (persone ed associazioni) il cui legante fosse effettivamente quello di realizzare la banca etica. Grazie ai Git abbiamo cercato di favorire la partecipazione dei soci alla elaborazione del progetto di costituzione della banca. Lesperienza dello statuto è stata indubbiamente significativa: dopo aver informato i git sulle difficoltà e sui vincoli che avremmo incontrato nella stesura dello statuto, abbiamo aperto un tavolo di discussione che è durato quasi tre mesi e che ha permesso, grazie ai tantissimi contributi giunti, di apportare numerose modifiche (oltre 250) alla prima bozza dello statuto.
· con le organizzazioni fondatrici: il loro ruolo per lavvio delliniziativa è stato molto importante. Per non perdere questo grande patrimonio e per un loro ulteriore coinvolgimento sono stati realizzati due forum specifici (sempre a Roma). Preso atto della partecipazione a questi incontri, e del livello del confronto, si è pensato di farli diventare un appuntamento fisso.
Non è stato facile conciliare le giuste attese di partecipazione dei soci con i vincoli legislativi, in materia bancaria, e la complessità di una trasformazione che avveniva per la prima volta. Il cda ha optato per quelle soluzioni che potessero soddisfare al meglio queste due esigenze.
La "trasformazione" della cooperativa in banca: ora che liter tecnico per questa "trasformazione" è chiaro, possiamo muoverci con sicurezza, individuando i vari passaggi che ci porteranno ad aprire il primo sportello. Non dimentichiamoci però che un anno fa non era così chiaro: vi erano più possibilità, alcune parecchio complesse ed onerose. Quando il consiglio di amministrazione vide ormai prossimo lobiettivo dei 12.5 miliardi si mobilitò per la procedura di trasformazione. La complessità dell'operazione era determinata dal fatto che per la prima volta una cooperativa, formata da oltre 11.000 soci sparsi su tutto il territorio nazionale, si trasformava in una banca popolare. Per questa operazione, il consiglio scelse questa strada: trasformare la cooperativa in banca, modificando, a seguito di un'assemblea straordinaria, l'oggetto sociale e la denominazione sociale, e approvando il nuovo statuto della Banca Popolare Etica. Si è così stimolato il riconoscimento, grazie ad un continuo confronto con i referenti istituzionali, della legittimità di questa procedura di trasformazione.
Altra questione complessa è stata lelaborazione dello statuto: passare dagli ideali di etica sociale alla stesura di uno statuto di banca non è stato facile: la legislazione in materia è, a dir poco, rigida e non contempla (per il momento) aperture a criteri che non siano strettamente economici. Ecco perché molti contributi di modifica dello statuto proposti, di cui si è riconosciuta la validità, non sono stati accettati, mentre molti altri, dopo averne colto il senso, sono stati tradotti in una versione compatibile con le disposizioni di legge. Dobbiamo essere infatti consapevoli che stiamo facendo una banca (e non unassociazione) e che per averne lautorizzazione dobbiamo rispettare tutte le regole. I molti contributi che ci sono giunti per lelaborazione dello statuto divengono un nostro patrimonio (anche in termini di idee e di aspettative), molto di quello che non si è potuto inserire diventa comunque un obiettivo di domani.