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Perchè
Uqbar, perchè Internet
Perchè
Uqbar
"Le
cose, su Tlon, si duplicano; ma tendono anche a
cancellarsi e a perdere i dettagli quando la gente le
dimentichi. E' classico l'esempio di un'antica soglia, che
perdurò finché un mendicante venne a visitarla, e che alla
morte di colui fu perduta di vista. Talvolta pochi uccelli, un
cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro."
( "Tlon, Uqbar, Orbis Tertius", da 'Finzioni' di J. L. Borges)
L’incontro
con Uqbar, risale ad alcuni anni fa, quando alcuni di noi s’imbatterono
nel racconto di J. L. Borges "Tlon Uqbar, Orbis Tertius",
dalla raccolta "Finzioni".
Uqbar è raccontata, in quelle pagine, come una città, forse un'intera
regione dell'antico Iraq e comunque dell'Asia Minore.
Nella storia di Borges finzione e realtà si confondono, il racconto
"sembrava precisare le frontiere di Uqbar, ma i suoi nebulosi luoghi
di riferimento erano fiumi, crateri e montagne di quello stesso
paese...".
Tempo dopo, per puro caso, leggemmo su un quotidiano che alcuni
archeologi in Asia Minore avevano scoperto dei resti di una città
appartenente alla civiltà di Uqbar.
Per noi fu come averla evocata, come "attraversare un'antica soglia
dimenticata"...
Così è cominciata la storia di Uqbar...
Cosa volesse Uqbar, nessuno di noi avrebbe saputo dirlo. Cosa ognuno
di noi volesse, non era e non è oggi ancora del tutto chiaro. Sicuramente
non evadere da niente. Né essere una setta con tanta coesione e
poche idee condivise. Al contrario, forse vivere fra "girandole
di punti di vista". Un po' circo e un po' viaggio.
Abbiamo già scritto di Uqbar, fino alla noia. Le immagini che hanno
rappresentato Uqbar per noi sono cadute oggi fra le dita come sabbia.
Erano i momenti dell'evocazione e della deduzione. Evocare significava
sintetizzare dalle immagini stesse l'idea di Uqbar; arrivare ai
legami costitutivi di quella città-racconto immediatamente, semmai
senza logica.
Dedurre era un po' come è ricostruire le fonti, i tasselli per l'archeologo,
sostituendo agli spazi vuoti le idee.
Ci aspettavamo forse che il pensare Uqbar sarebbe bastato a far
riemergere nella realtà quel luogo. Ci dicevamo - "chissà che pensando
ad Uqbar non inciampiamo nelle sue dimore, che sono lì, risalite
chissà da dove".
Qualcosa del genere è accaduto. Ma adesso abbiamo lasciato quell'idea
a se stessa.
Adesso chiamiamo rivoluzione molecolare il terzo atto di una storia
che non ci ha portato a tutto, una storia di nevrastenici, schizofrenici.
I moti browniani insomma. Ecco tutto.
Uqbar
e Internet
Vedete
Uqbar è stata finora un'idea nata fra cose reali, distrutta da cose
reali, rinata e continuamente riscoperta. Noi non crediamo di poter
sostituire il mondo virtuale a quello reale, e nonostante questo
pensiamo sia indispensabile poter appartenere all’Universo della
Rete, come straordinario canale di comunicazione.
Siamo consapevoli che forse nel mondo virtuale un ente non potrà
mai distruggere un altro ente. Seppure esiste una selezione dei
messaggi, degli impulsi che lascia sopravvivere alcune entità e
dimenticarne delle altre, nella dimensione virtuale questo avviene
probabilmente senza lacerazioni. In natura, al contrario, un'estinzione
è accompagnata dalla morte degli organismi, spesso dal dolore.
Ecco, questo non avviene nel nostro oceano di onde elettromagnetiche,
che un giorno lasceranno il posto ad altri impulsi un po' diversi,
ma più rapidi, i solitoni, senza però alcun distacco cruento, senza
la violenza delle correnti storiche del nostro mondo.
Saremo milioni di entità indefinite, nell'illimitato e mai mortale
universo delle informazioni, dei codici, dei files.
In quell'universo non c'è morte, eppure anche lì, il disordine,
il caos, il nulla sono un mare in espansione, un mare di rottami,
di forze opposte che si annientano. Non si può morire, eppure anche
lì, com'è facile non esistere, naufragare fra resti di onde dimenticate
soltanto perché lo striptease multimediale ha più consensi.
Ebbene, lungi dal proporre un moralismo virtuale, siamo certi della
necessità di creare un polo di energia che attragga i solitoni che
codifichino anche soltanto l'intenzione di costruire strutture,
città, luoghi, seppure invisibili, per " ... elevarsi - cito
Calvino - di qualche centimetro " dal caos delle informazioni,
crearsi un punto alto per poter dare uno sguardo intorno il più
lontano possibile che abbracci spazi più grandi...
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