Pronti per il 2000? Pronti per il grande balzo? Un evento così importante da oscurare perfino la fama del Natale, che in questo periodo sembra essere messo quasi in secondo piano dal passaggio che si sta per compiere proprio di fronte a noi, che pieni di aspettative ne saremo i testimoni.
Eppure c'è chi dice che sotto il sole del 2000 non ci sarà niente di nuovo; traghettati nel nuovo millennio vedremo sempre le stesse cose: le cose belle, ma anche quelle terribili a cui ci ha abituato questo secolo di storia, che non ha smesso di intrappolarci in mille contrasti, ingiustizie, guerre totali e genocidi; tanto è vero che a qualcuno potrebbe venire voglia di dire: "Meno male che è finito!".
Così, fra pochi giorni, quando gireremo definitivamente l'ultima pagina del calendario del '900, non è detto che da lì in poi comincerà una nuova epoca. Tutto potrebbe continuare come prima, anzi peggiorare e le "Cassandre" pronte a giurarci sono tante e sparse ovunque. I presupposti non sembrano dar loro torto: i fiumi di brutture e nefandezze a cui ci ha abituato questo ultimo scorcio di millennio non potranno essere arginati molto facilmente e siccome la bacchetta magica non l'ha ancora inventata nessuno, dovremo aspettarci nel 2000 nuove alluvioni di assurdità in cui vedere annegate tutte le speranze e i buoni propositi di chi crede in qualcosa di diverso.
Eppure solo la parola nuovo millennio ci fa sobbalzare, una responsabilità troppo grande e importante per lasciarsela sfuggire così tra le mani e consegnarla in quelle del pessimismo cronico. Per questa volta potremmo smentire quelle voci, potremmo guardare il mondo con uno sguardo diverso e scoprire che in fondo una "nuova vita " è già cominciata sotto i nostri occhi, che tante alternative per un futuro migliore sono già nate nel presente.
Non è niente di trascendentale, nessuna rivoluzione epocale che poi con la scusa di cambiare tutto lascerebbe tutto come prima. Si tratta di alternative molto più semplici; hanno nomi particolari come Commercio equo, Finanza etica, Informazione solidale; coinvolgono momenti normali della nostra esistenza come comprare, consumare, risparmiare, informarsi; richiamano a responsabilità individuali che collegate fra loro creano reti di solidarietà all'interno di una comunità e fra comunità diverse. Ne abbiamo parlato spesso in Sur, torniamo a parlarne in questo numero rivolto al futuro, in quanto pensiamo sia importante farle crescere, toglierle dalla nicchia in cui sono relegate perché si diffondano diventando elementi comuni e stabili della nostra vita.
Guardando a questi "altri" modi di vivere ci sentiamo di scommettere. Scommettiamo che il futuro migliorerà e correggerà il passato? Certezze è ovvio non ce ne sono, ma c'è fiducia e un sentimento, la nostalgia del futuro, che ci fa dire: "Vorrei già esserci per vedere quanto sarà più bello ".
Auguri a tutti
La redazione
IL FUTURO IN UNA RETE?
Alle soglie del nuovo millennio, ormai tutti ci esprimiamo così, ognuno di noi è pervaso da desideri, sogni, ansie e paure, tutti sentimenti che si mescolano e che a volte non riusciamo bene a distinguere nemmeno in noi stessi riguardo alle nostre vite private oltre che riguardo alle sorti del mondo...
Eppure, forse perché la lotta per la sopravvivenza e per la vita hanno da sempre caratterizzato la storia dell'umanità e non solo della specie umana, sembra proprio inevitabile che la vita debba continuare, caparbia, a propagarsi, a imporsi, insomma sembra proprio questo il fine...
Ma come? A che condizioni? Ad ogni condizione?
Non è necessario essere una Cassandra di turno per rendersi conto che ormai , fine millennio o non fine millennio, l'umanità è giunta a un bivio: o si decide di prendere consapevolezza di tutto questo, di tutti gli squilibri che, a vari livelli e ,per altro, tutti collegati, tormentano il corpo de l nostro pianeta, oppure si va tutti verso l'autodistruzione. O ci si salva tutti o nessuno.
Per limitarci ad un ambito più ristretto anche se di fondamentale importanza, soffermiamoci a riflettere sugli squilibri economici tra Nord e Sud , ma, soprattutto sulle possibili risposte da mettere in atto per ... la salvezza.
In un illuminante articolo apparso su Nigrizia del settembre '99, un altrettanto illuminante personaggio, padre Alex Zanotelli, fa alcune considerazioni molto lucide su questi temi.
Tutti sappiamo che la decolonizzazione, la divisione del lavoro, l'utilizzo del Sud del mondo come fornitore di materie prime da parte del Nord, il grande debito estero del Sud mai estinto sono solo alcuni dei più grandi squilibri economici che spiegano come un terzo della popolazione mondiale, noi, possa vivere come di fatto vive e cioè al di sopra delle proprie possibilità.
Zanotelli cita il romanzo di Swift, "I viaggi di Gulliver" da cui intende trarre alcune significative riflessioni.
Il grande Gulliver di oggi è l'impero del denaro. I piccoli ma numerosissimi abitanti lillipuziani riescono a vincere, a legare, a imbrigliare questo gigante grazie a un lavoro coordinato e dal basso. Solo agendo insieme riescono a bloccare il mostro con una RETE. E' questa, secondo Zanotelli, l'immagine e, in un certo senso, la chiave per continuare a lavorare nel commercio equo e solidale per il futuro.
Cos'è una rete?
Un altro grande personaggio, Francesco Gesualdi, il creatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, dice che la rete è "un modo di essere, una costellazione di tanti nodi", ognuno autonomo ma senza che possa stare da solo, senza gli altri, altrimenti la rete non esisterebbe più.
Cosa significa?
Sia Zanotelli che Gesualdi riflettono sulla grande effervescenza che caratterizza la realtà italiana a livello di commercio equo; numerose botteghe che si aprono, spontaneità, vivacità, molta buona volontà.
Ma, afferma incisivamente Zanotelli, è una realtà che rimane a un livello di testimonianza:
"Siamo grati a chi testimonia pagando di persona, ma se vogliamo che questo mondo sopravviva, non possiamo più limitarci alla semplice testimonianza. LA STORIA CE LO IMPONE".
La testimonianza incide pochissimo sulle scelte economiche e politiche del nostro paese e del nostro tempo, quindi non è più sufficiente.
O si compiono scelte economiche e politiche che garantiscono la vita di tutti o sarà la morte di tutti.; questo deve essere chiaro.
L'intelligenza deve essere al servizio della passione, la buona volontà non basta.
La realtà italiana sembra caratterizzata da una certa contraddizione legata appunto al fatto che, nonostante ci siano numerose cellule di base, non si riesca a incidere in modo significativo.
Ma perché? Cosa fare? ...La rete...
Numerosi gruppi hanno già aderito a un "Tavolo intercampagne", una sorta di grande rete lillipuziana , appunto, da AIFO, ai BEATI CO_STRUTTORI DI PACE, a CTM, ALTROMERCATO, CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO, PAX CHRISTI, MANI TESE, DIRE MAI AL MAI...solo per citarne alcuni.
Il futuro sta sicuramente nella realtà della rete, nella totalità, nella globalità; non ci può essere incisività nella dispersione delle forze.
Ma allora, perché è così difficile decollare, ampliare questi orizzonti?
Zanotelli dice che siamo tutti un po' smarriti davanti alla potenza del "grande gigante mercato", ci sembra impossibile poter fare qualcosa.
Ma fa anche un'altra affermazione cruciale "QUESTO E' IL GRANDE PECCATO DELLA NOSTRA SOCIETÀ', IL PECCATO DELL'IMPOTENZA, IL PENSARE CHE NON POSSIAMO FARE NULLA".
Vengono in mente le parole di don Milani: "LA RASSEGNAZIONE E' UN PECCATO MORTALE;...NIENTE E' IMPOSSIBILE...".
Se un peccato esiste, è questo.
I lillipuziani hanno imbrigliato Gulliver solo perché non si sono fatti intimidire, non si sono rassegnati. E poi perché si sono uniti, intrecciati come nodi di una rete.
E' necessario realizzare una vera e propria RESISTENZA POPOLARE PLANETARIA, usiamo pure parole da guerra perché la posta in gioco le giustifica.
Tutto questo grande progetto, però, come sempre, non può prendere corpo e realizzarsi se prima non nasce e non si coltiva nei cuori e nei sogni di ciascuno, soprattutto in quelli di chi si occupa direttamente di questi temi.
Solo se si mantengono un cuore e una mente aperti, una grande sensibilità ma anche una forte indipendenza di spirito, allora è possibile il dialogo tra le numerosissime realtà che compongono questo mondo del commercio equo, si riescono a costruire ponti, anzi, nodi e non ci si irrigidisce dietro a particolarismi o settarismi. Altrimenti, riflette Gesualdi, rischia di accadere anche che ci possano essere associazioni vicine, che agiscono nello stesso ambito, all'insaputa l'una dell'altra, o addirittura...in concorrenza, "come se l'obiettivo fosse primeggiare invece che bloccare l'oppressore...".
Questo va detto perché ci sono state polemiche e scontri anche aspri in questi anni tra le diverse associazioni che animano il mondo del commercio equo e della finanza etica, scontri che certe volte colpiscono molto perché ci si chiede se davvero gli obiettivi veri siano ben chiari e presenti a tutti...
Questo non significa che non ci debba essere discussione, confronto e anche scontro se occorre; il buonismo non serve a nessuno ed è giusto che chi si occupa di questi temi anche a livelli non specialistici, sappia di questi fatti, non è obbligatorio che i panni sporchi si lavino in famiglia per paura di allontanare o scandalizzare...
Se questo è vero, è però anche necessario e urgente incontrarsi su una piattaforma comune.
Il commercio equo, infatti, è costituito da diverse realtà.
Volendo un po' semplificare , possiamo dire che ci sono due anime, una "purista", per esempio Commercio Alternativo, che ha spesso ritenuto questo tipo di commercio una vera e propria alternativa e che quindi ha rifiutato il rischio di contaminazione con altri canali, con il mercato tradizionale. Vendere "palloni etici" alla Coop o all'Esselunga significherebbe usare circuiti che appartengono proprio al sistema che si vuole combattere; i toni sono quelli di chi non vuole la macchia del peccato originale del mercato normale, non si vuole mischiare. Il rischio di questa posizione, se esasperata, è però un grande isolamento.
Poi c'è l'anima più "possibilista", che ritiene invece assolutamente necessario aprirsi anche a questi canali tradizionali.
Il commercio equo si è trasformato nel tempo e ha ormai raggiunto certi livelli di fatturato per cui si deve pensare ad esso, come per esempio alla CTM, come a una piccola impresa che va gestita, curata anche nell'immagine e nell'aspetto gestionale e operativo. Come dire: il futuro sta nell'espansione e nell'uscita dall'isolamento.
E' come se si contrapponessero due spinte: una più attestata sui valori e un'altra più calata negli aspetti pratici e gestionali. In realtà sono due anime, due spinte che hanno molto da dirsi perché la verità non appartiene mai a nessuno ma è un orizzonte che si conquista, quindi esse non possono e non devono fare a meno l'una dell'altra. La cosa peggiore che possa accadere è l'irrigidimento e l'esasperazione delle contrapposizioni e delle differenze perché porta sola alla incomunicabilità e alla paralisi.
Il problema, forse, e qui ritorna l'idea della rete, è un altro.
Claudio Bertoni, responsabile di Commercio Alternativo, lo riassume in modo chiaro:
il problema non è tanto entrare o no nel mercato, nei supermercati, perché, comunque sia, le botteghe del commercio equo, sebbene in modo diverso, partecipano ad una struttura economica che è quella del mercato tradizionale.
Sopra le nostre teste c'è un vortice finanziario che ci avvolge e travolge, mezzi informatici e di trasferimento dei capitali sempre più sofisticati e si rende quindi necessaria una crescente professionalità in questo ambito anche da parte di chi ha obiettivi diversi, etici; lo scenario in cui ci troviamo è questo, è cambiato rispetto alla nascita del commercio equo, negli anni '60 e quindi bisogna adeguare gli strumenti alle situazioni. Non se ne può prescindere, tirarsi fuori, a meno di radere al suolo tutto e ricominciare da capo....
Ma se quello che possiamo fare è "solo" lavorare sulla realtà di fatto, su quello in cui siamo immersi, allora una proposta interessante, avanzata dallo stesso Bertoni ma assolutamente condivisibile, insomma, un nodo da intrecciare, è questo:
la necessità di istituire un organismo super partes, indipendente dalle centrali di importazione e che sia in grado di certificare con un marchio l'eticità del prodotto acquistato.
Per ora non esiste un organismo del genere e quello che esiste, cioè TransFair, è legato a doppio filo ad alcune centrali di importazione;
il rischio è che coloro che controllano siano appunto coloro che commerciano. Ma chi controlla i controllori ?
E' come se, a un produttore di agricoltura biologica chiedessimo chi garantisce che i suoi prodotti siano veramente tali e lui rispondesse: " IO".....
Lo stesso Parlamento europeo nel luglio dello scorso anno ha approvato criteri e modalità del Commercio Equo e Solidale, riconoscendone il ruolo di agente nello sviluppo e indicando una serie di requisiti minimi che esso deve avere.
Tra questi, appunto, quello di creare un sovra-organismo sganciato dal commercio in senso stretto e che offra garanzie certe di eticità.
Altrimenti il rischio è che chiunque, anche la...Nestlè, possa, come già succede, autogarantire la propria eticità, incollando l'adesivo "prodotto etico" sui suoi stessi prodotti, magari perché con qualche lira vanno a finanziare un progetto di aiuto o qualche altra porcheria simile...
Questa è una proposta e una sfida interessante.
A questo punto, poi, forse non interesserà più di tanto se il pallone etico o il caffè si possano trovare anche alla Coop o all'Esselunga, alle quali magari non importa nulla dell'eticità dei prodotti, come del resto alle banche non interessa certo una finanza etica in senso stretto, nonostante le pseudo-proposte fatte in questo senso vista la recente nascita di Banca Etica..
Creando un organo deputato al controllo dell'eticità dei prodotti, si può stilare tutta una serie di parametri che un prodotto appunto deve avere per essere veramente considerato tale e il consumatore deve essere messo in grado , in qualunque luogo acquisti, di avere certezze e garanzie su questa eticità.
Con questo non si intende impoverire o ridurre la funzione di questo organo a mero "ufficio burocratico" che si limiti ad apporre ...timbri e bolli;
deve naturalmente essere costituito da persone che abbiano a cuore questo problema, che provengano da questo universo ma che non ne siano legate a doppio filo, proprio per un problema di trasparenza.
Insomma una testa unita a un cuore...
Questa è la vera sfida perché così si può misurare quanto si sia disposti a fare passi indietro per creare una situazione limpida dimostrando di avere compreso quale sia la posta in gioco.
Insomma, queste sono solo alcune delle proposte e delle riflessioni sul tappeto del futuro, un modo per ripensare e rilanciare la realtà del commercio equo nella direzione dell'ampliamento e dell'intreccio di fili e nodi della grande rete.
Se un futuro ci sarà, e Zanotelli ci ammonisce che è un grave "peccato " non crederci, non scommetterci, e del resto non solo per il commercio equo, la strada non può che essere quella dell'incontro di sinergie diverse, di dialogo e di superamento di particolarismi.
Ma come sempre questo deve accadere prima e assolutamente nel cuore di ogni uomo; ognuno di noi è alle prese con le proprie mediazioni interne, con i propri bisogni e desideri, con le proprie parti "puriste" e con quelle più possibiliste, insomma, ognuno deve creare una sorta di dialogo e democrazia interna e solo poi si potrà trasportare fuori in una logica di gruppo e di comunità tutto questo.
Altrimenti rimangono solo belle parole e fiumi di inchiostro versati per occupare una fettina di potere da parte di chi, ingannando il tempo, si permette il lusso di discettare di questi temi mentre il mondo è a un passo dall'abisso...
Allora, cosa facciamo, uniamo questi fili e creiamo i nodi o no!?!?!?!?!?
Clara Fontana
Bottega della solidarietà: UNA STORIA DA RICORDARE
Attilio Veronelli da sempre responsabile e punto di riferimento della Bottega della solidarietà di Vimercate ci aiuta a ricostruirne la storia e fa un bilancio di questi 12 anni di diffusione del Commercio equo e solidale nella nostra zona.
"Vimercate con i campesinos" nasce nel 1987 con l'appoggio dell'amministrazione comunale. Lo scopo era quello di promuovere sul territorio di Vimercate un nuovo modello di solidarietà con i paesi poveri del Sud del mondo.
Come forma di solidarietà si è scelto di diffondere l'idea del Commercio equo e solidale. Le prime forme di vendita di prodotti provenienti dai paesi in via di sviluppo (caffè, tè, zucchero, miele, giochi in legno, ceramiche, tessuti ecc.) venivano fatte con l'allestimento di bancarelle durante le giornate di mercato, partecipando a feste popolari, sagre, festival. Inoltre durante il periodo di Natale veniva aperto un negozio dove si potevano trovare tutti i colori, i suoni, i profumi, la fantasia dei produttori e degli artigiani dell'America del Sud, dell'India e dell'Africa.
Il passo importante e fondamentale è stata l'apertura della "Bottega della solidarietà" nel 1992.
Ciò è stato possibile grazie all'impegno di alcune persone che con tenacia hanno fatto vivere il loro "sogno", hanno saputo coinvolgere in quest'avventura i soci della Meridiana 2 e il gruppo "Con i campesinos". Ma un gran merito va anche alla fiducia dataci dai consumatori che con la loro richiesta di continuità, di poter trovare ogni giorno dell'anno i prodotti, ci hanno dato la spinta necessaria per intraprendere questa affascinante "avventura".
L'obiettivo primario della Bottega era ed è ancora di più oggi quello di diffondere il commercio equo e solidale. Ma che cosa significa commercio equo? Quali sono i criteri che lo distinguono? Anzitutto pagare ai produttori il giusto equivalente del loro lavoro; rispettare l'ambiente e la natura, ed infine chiedere ai produttori che si costitui_scano in cooperative affinché una parte dei guadagni possa essere utilizzata per l'intera comunità realizzando scuole, centri sanitari, infrastrutture, migliorare le condizioni igienico sanitarie delle abitazioni; sviluppare coltivazioni alternative necessarie al fabbisogno quotidiano della collettività per l'autosostentamento.
Oltre a sostenere il progetto del Commercio equo e solidale, attraverso la vendita dei prodotti, la Bottega utilizza i suoi proventi per finanziare microprogetti nei paesi in via di sviluppo.
Fino ad oggi ne sono stati finanziati una cinquantina in vari settori come la canalizzazione dell'acqua, la costruzione di dispensari, mulini ed aule scolastiche, l'organizzazione di attività di piscicoltura, apicoltura ed agricoltura così come di corsi di formazione ed infine l'aiuto a bambini malnutriti e leucemici.
Beneficiari dei progetti sono stati gli abitanti di piccole comunità dell'America del sud, dell'Asia e dell'Africa; i nostri referenti sono amici missionari ed operatori di ONG (organizzazioni non governative).
Un'altra parte delle entrate della Bottega serve a sostenere la casa di accoglienza di Ronco Briantino gestita da la Meridiana 2, che si occupa di giovani che scelgono di fare un percorso educativo che li aiuti ad uscire dalle tossicodipendenze.
In questi anni di presenza sul nostro territorio la Bottega è diventata un punto di riferimento per tanti gruppi missionari che intendono diffondere e sostenere i principi del Commercio equo e solidale.
Alla fine guardando a questi anni di attività si può dire che il bilancio è positivo e un contributo essenziale a tutto ciò è stato dato dal gruppo di volontarie che con il loro prezioso aiuto, attraverso la loro presenza, permettono alla Bottega di restare aperta con continuità. A loro, come a tutte le persone che hanno scelto di condividere con noi l'esperienza del Commercio equo e solidale diventando consumAttori, va un sincero grazie.
Attilio e Grazia Veronelli
i prodotti del Commercio equo e solidale
QUINUA: PIANTA MIRACOLOSA DELLE ANDE
Ecco l'aratro e il solco.
Ecco il sudore e la mano.
Verrà il ventre di Pachamama
che dà vita e dà frutti
La Quinua è una pianta appartenente alla famiglia delle chenofodiacee (spinacio-barbabietola) originaria del Cile e del Perù. La Quinua viene coltivata da circa 5000 anni sui terreni pietrosi delle Ande ad un'altitudine compresa fra i 3800 e i 4200 metri. I suoi semi piccoli e rotondi hanno un notevole valore nutritivo. I dietologi che si sono occupati di questa pianta, comparano volentieri il suo valore nutritivo a quello del latte; il grano della Quinua è un alimento molto ricco di proteine con amminoacidi essenziali meglio bilanciati che nei cereali classici come frumento, orzo, riso. A questo si aggiungono degli oli facilmente digeribili, gli acidi grassi non saturi non grassi sono comparabili a quelli della soia. La presenza di fibre, di vitamine B1 e B2, E e C, di sali minerali a base di fosforo, di calcio e di ferro hanno fatto si che sia uno dei principali vegetali del programma di ricerca FAO.
Conosciuto ed apprezzato dagli Incas, era da essi considerata una pianta sacra: nel periodo della semina spettava al re tracciare il primo solco con uno "Chajla" d'oro, una sorta di vanga primitiva e deporre il primo seme.
La Quinua commercializzata dalla CTM proviene da ANAPQUI (Associacion Nacional de Productores de Quinua). In Bolivia ANAPQUI, fondata nel 1983, raggruppa 3000 contadini di quattro associazioni regionali di produttori di produttori di Quinua ed ha il compito di acquistare il prodotto dagli agricoltori e di curarne l'esportazione verso varie organizzazioni fra cui quelle del Commercio equo. Obiettivo principale di ANAPQUI è quello di offrire ai produttori un canale che permette loro di far giungere il prodotto sul mercato a condizioni eque, di promuovere forme autonome di organizzazione dei produttori stessi, mediante attività di formazione e di informazione.
Le confezioni di Quinua del Commercio equo e solidale sono in vendita presso la Bottega della solidarietà di Vimercate.
Maria Grazia Veronelli
| CONSIGLI DELLO CHEF
|
| Frittelle alla cinese |
Minestra di Quinua |
(dosi per 12 frittelle)
1 tazza di quinua cotta (ricetta base);
1 cucchiaio di farina;
1 cucchiaio di cipollini tritati finemente;
1 cucchiaio di erba cipollina tritata;
60 gr. di gamberetti cotti tritati;
1 uovo;
1 pizzico di prezzemolo tritato;
1 cucchiaio di salsa di soia;
sale e pepe a piacere; olio .
Sbattete l'uovo in una ciotola; aggiungete la quinua cotta e gli altri ingredienti, condite con un cucchiaio di olio, la soia, sale e pepe a piacere. Oliate leggermente una padella antiaderente; quando è calda, versatevi il composto a cucchiaiate. Cuocete le frittelle per pochi minuti facendole dorare dai due lati. Servite caldo.
|
Due cucchiai di Quinua
Una patata
Una manciata di fave (vanno bene anche piselli o lenticchie o fagioli)
Versate la Quinua in un setaccio e lavatela con molta acqua muovendo con le mani i grani.
Dopo aver sbucciato le fave, mettetele nel brodo, fatele cuocere dieci minuti se fresche, 20-25 minuti se secche. Nel frattempo sbucciate la patata. Aggiungete alle fave la Quinua e la patata e lasciate cuocere per altri 20-25 minuti. Spegnete il fuoco e schiacciate la patata con una forchetta cospargendola di prezzemolo.
|
Tratte dal libro "Ricette di Quinua"
UNA FRECCIA NEL CUORE
Viale delle Industrie, direzione S.Rocco, ore 8.30 del mattino di un giorno feriale.
Come mi capita cinque giorni alla settimana mi sto recando in ufficio assieme ai tanti compagni di sventura e sono in coda tra il primo e il secondo semaforo, passo d'uomo, un po' meno se possibile.
Chi ha la sfortuna, e sono tanti credo, di dover raggiungere il luogo di lavoro in orari "canonici" percorrendo le tratte consuete di accesso a Milano in orari impossibili come quelli compresi tra le 7.30 e le 9.30, sa bene di cosa sto parlando. Tangenziale Est, Bergamo-Milano, Valassina sono praticamente impraticabili e mettono a dura prova ogni mattina l'equilibrio del piu' assuefatto degli automobilisti.
Questa mattina fortunatamente posso evitare l'interminabile coda. E' uno dei vantaggi di cui gode chi, come me, sacrifica un po' di comodità (e di buona salute) sull'altare delle due ruote ad ogni costo.
Possiedo una motocicletta, un vecchio modello dell'ottantasette, che non finirò mai di ringraziare per il vantaggio che continua a fornirmi consentendomi con manovre che ammetto essere un po' al limite del codice stradale, di districarmi nell'impossibile traffico del pendolarismo mattutino diretto a Milano.
Ho scoperto che, non so per quale regola non scritta, alle motociclette viene perdonato lo "sconfinamento" nella corsia di emergenza, notoriamente riservata al passaggio dei mezzi di soccorso e alle forze dell'ordine.
Forte di questa posizione vantaggiosa mi accingo, con la prudenza che l'operazione impone, a superare la lunga teoria di automobili incolonnate sfilandole una dopo l'altra alla mia sinistra.
Avverto forte dentro di me la sensazione di usufruire di un privilegio e mi pare di sentire le parole di invidia di chi in questo momento mi vede sorpassarlo sulla destra, costretto suo malgrado a restare fermo ma tentato dal forte desiderio di seguirmi.
Non mi sento in colpa; in me c'è la convinzione di una sorta di "giusta causa" alimentata dalle tante volte che ho dovuto "pagare" per questo privilegio viaggiando sotto l'acqua, al freddo, nella nebbia, sotto la neve.
Mentre penso a tutto ciò, improvvisamente un fatto attira la mia attenzione. Solo trenta metri piu' avanti qualcuno tra quanti sono incolonnati nella corsia di destra, quella direttamente confinante con la corsia di emergenza che sto percorrendo, mette la freccia a destra e si immette lungo la mia stessa direzione.
La mia velocità non è sostenuta, non ho nessuna difficoltà a rallentare ed inserirmi nella scia dell'auto che, ho scoperto nel frattempo, e' una Fiat Punto rossa, ben tenuta, probabilmente lavata la sera prima.
L'auto prosegue pochi metri avanti a me, andrà forse a 40 chilometri all'ora e mantiene attiva la freccia lampeggiante destra.
Comincio ad interrogarmi sulle intenzioni del guidatore; la spiegazione che mi do e' che abbia deciso di evitare la coda della quale era vittima "perché non di sua competenza".
Un'altra delle regole non scritte tra gli automobilisti e' quella che dispensa dal rispettare le regole di una coda se questa e' dovuta all'eccessivo traffico verso una meta diversa da quella verso la quale si e' diretti.
Con la sua manovra di invasione della corsia di emergenza ed il mantenimento della freccia lampeggiante a destra il pilota sembra voler indicare la sua intenzione di raggiungere il prossimo incrocio canalizzato e svoltare a destra in direzione di Monza.
Per rendere più chiare a tutti le sue intenzioni, mantiene ben in funzione il lampeggiante destro, quasi a volersi giustificare e ad avvisare: "ehi, non sto cercando di fregarvi, sto solo anticipando di poche centinaia di metri una operazione che comunque avrei dovuto eseguire più avanti".
Lo scartamento a destra cosi' annunciato e realizzato risulta in qualche modo più "digeribile" agli occhi delle vittime dell'illecito sorpasso.
Lo sfortunato pendolare ancora in coda, dopo una frazione di secondo in cui si affaccia alla sua mente la sensazione che "quello vuole fare il furbo", rapidamente, confortato dalla vista del lampeggiante, abbandona i propositi di vendetta e si ritrova a fantasticare su quanto sarebbe bello anche per lui avere la fortuna di un luogo di lavoro più vicino a casa.
La Punto rossa, intanto, tallonata da me e dalla mia motocicletta si avvicina sempre più al fantomatico incrocio; la vedo rallentare, come ovvio. Il lampeggiante destro sempre attivo.
All'improvviso una manovra che mi sorprende:
praticamente l'auto è già arrivata a ridosso della svolta a destra, la corsia è completamente sgombra. Con un colpo di volante degno del miglior pilota professionista il conducente punta nuovamente e con decisione la colonna di auto alla sua sinistra, e con imprevedibile abilità si infila tra due macchine proprio nell'istante in cui la prima di queste, alla vista del semaforo verde, crea un paio di metri di vuoto alle spalle.
Non me l'aspettavo.
I due o tre in coda subito dietro accennano un lieve moto di protesta a colpi di clacson. Niente che non si smorzi alla vista dell'incrocio finalmente attraversabile.
Ho seguito tutta la scena osservando l'auto uscire dalla fila, percorrere i trecento metri che la separavano dal successivo incrocio interamente lungo la corsia di emergenza e all'ultimo momento tornare bruscamente a sinistra e beffare cosi' un buon centinaio di altri automobilisti in buona fede che avevano interpretato la manovra come "giustificabile" se si fosse conclusa con la svolta a destra.
Alla prova dei fatti l'intenzione del "pirata" si è rivelata ben altra.
Il pilota ha deciso che di quella coda non ne poteva più, che era pronto a infrangere le regole per evitarla, anche se questo avrebbe comportato, come effettivamente è successo, il cagionare un danno agli altri automobilisti.
C'è pero' una cosa che non riesco a spiegarmi e che mi sembra non quadrare in tutta la vicenda: la presenza del lampeggiante destro costantemente mantenuto attivo.
Certo non si è trattato, come una pietosa ipotesi mi ha fatto pensare in un primo momento, di un repentino cambiamento di programma per il quale il conducente della Punto solo all'ultimo momento ha realizzato di dover proseguire diritto e non girare in direzione di Monza.
Il nostro pilota era perfettamente cosciente di essere nel torto.
Sapeva che gli altri "abitanti" dell'ingorgo non avrebbero apprezzato la sua manovra e per evitare il giudizio severo degli stessi trova la debole giustificazione di una presunta necessita' di svoltare a destra.
Il lampeggiante destro e' quindi una pietosa foglia di fico atta a coprire la vergogna dell'inganno messo in essere.
Nell'attuare questo atto di prevaricazione l'automobilista e' turbato da una vocina interna che lo mette innanzi alle sue responsabilità e la risposta a questo turbamento è..... 15 watt di corrente che scorrono a singhiozzo all'interno di un filamento di tungsteno.
La verità che l'uomo vuole mascherare, scomoda quanto tristemente nota è che per essere i primi, per godere dei privilegi che questo comporta, siamo disposti a fare carte false e a fregarcene dei diritti degli altri. La Pole-Position ed i vantaggi che ne derivano si costruiscono calpestando i diritti altrui.
La vocina che ci ricorda tutti i giorni che forse stiamo sbagliando, troviamo sempre un modo per metterla a tacere; anche la freccia lampeggiante dell'automobile può fare al caso nostro.
Chissà se questo vale solo alla guida di un'automobile?
Orlando
Natale solidale,
IDEE REGALO
E così viene Natale
L'ultimo Natale del millennio. Il tormentone di questo '99 non risparmierà neppure quest'ultimo mese dell'anno. Ma anche in questo Natale, l'usanza di scambiarsi dei regali non sarà diversa da altri anni, o meglio sta a te lettore di queste pagine farla diventare diversa. Come ? Semplice basta andare a curiosare alla "Bottega della Solidarietà". Entrando si rimane subito colpiti dalla varietà degli oggetti e dai colori dei molti articoli esposti. Quello che si nota appena entrati è il grande numero di "giochi a vento" che si dondolano appesi al soffitto. Realizzati coi materiali più vari hanno forme curiose e accattivanti, si va dalle campanelle in terracotta di provenienza cilena agli animaletti in onice del Messico, il cui suono è delicato e acuto nello stesso tempo.
Disseminati qua e là sugli espositori di tutta la bottega si trovano scatoline e crocifissi multicolori provenienti dal Perù o da El Salvador, elefanti gatti e gufi in legno dal sud-est asiatico, dalla Tailandia e dall'Indonesia; di quest'ultimo paese si possono anche trovare soli o lune in legno colorato o terracotte dipinte in varie dimensioni.
Visto che ormai siamo alla fine dell'anno, il sole caldo è un ricordo e l'inverno incombe è meglio essere previdenti e orientarsi verso un bel maglione di pura lana nepalese o di lana d'Alpaca proveniente dal Perù (beh! direi che in queste zone di freddo se ne intendono). Questi capi come avrete certamente intuito sono molto caldi, hanno colori autunnali, disegni vari e sono disponibili in diversi modelli, cardigan, gilet senza maniche con o senza bottoni, oppure di taglio classico.
Per chi fosse invece alla ricerca di qualcosa di diverso, di particolare, il consiglio è quello di dare uno sguardo al reparto della pietra saponaria del Kenya. Di colore grigio o rosa tenui e molto delicata, è però estremamente duttile tanto che gli abilissimi artigiani africani confezionano con essa oggetti che hanno dell'incredibile: statue di varie forme e dimensioni, porta saponi, portacandele in foggia di animali, piccoli elefanti portafortuna e scacchiere da collezione di tutte le misure.
Un regalo culturale può essere rappresentato da un libro; nella piccola libreria della "bottega" si possono trovare testi d'attualità come la "Guida al consumo critico" e "Non solo coca" oppure opere di autori quali Tonino Perna ed Alex Zanotelli. Una collana di romanzi di autori africani completa la raccolta.
Con il periodo natalizio i presepi da collezione diventano i veri protagonisti. Messico, Perù, Cile, Bolivia, Kenya, Tailandia, medio oriente la loro provenienza. Quelli che trovate in negozio sono classici, con le statuine di tutti i personaggi, semplici con la sola natività, eleganti oppure piccoli spiritosi, colorati, allegri ed alcuni si possono appendere all'albero.
Per coloro che prediligono un regalo classico ecco una serie di cesti natalizi confezionati esclusivamente con prodotti "equo solidali" e se volete altre informazioni in merito leggete con attenzione l'inserto centrale.
Ma la grossa novità di quest'anno, per un regalo da nuovo millennio è il calendario 2000 dell'associazione Campesinos. Esso illustra i nostri progetti di solidarietà ed i nostri viaggi in questi luoghi. Il calendario è stato realizzato dall'associazione per quanto riguarda le foto, la grafica e la composizione, mentre la stampa è stata affidata alla tipografia "Meridiana 2" con la collaborazione della "Linea", il tutto con la partecipazione della stessa "bottega".
Ma non è tutto qui ... per altre grandi sorprese basta entrare !
Concludiamo con tre massime importanti a mo' di promemoria per tutti i futuri acquirenti:
Un regalo acquistato alla bottega permette di:
- Sostenere la casa per il recupero dei tossicodipendenti di Ronco Briantino
- Realizzare microprogetti nel sud del mondo
- Diffondere il commercio "equo solidale" e quindi sostenere le cooperative e i gruppi che ci lavorano
Sicuramente tra voi lettori molti conoscono già tutto questo altri magari no, però è comunque un occasione per regalare un Natale diverso a persone sconosciute.
Buon Natale
Eugenio Mandelli
IL FUTURO DEL MONDO
Come cambierà il sud del mondo? In che modo questi cambiamenti influiranno anche sui paesi occidentali? Per saperlo ci siamo rivolti a tre esperti; ecco qui di seguito le loro risposte
ASIA
Padre GIANCARLO POLITI è stato missionario in Cina e ad Hon Kong per circa 30, maturando quindi una profonda conoscenza del continente asiatico. Oggi è responsabile del PIME e dirige le riviste "MONDO E MISSIONE" e "ASIANEWS"
Lei e' stato missionario in Asia per molti anni; quali caratteristiche di questo continente l'hanno più colpita?
L'Asia è un immenso continente, tanto grande da rendere quasi impossibile una risposta adeguata a qs domanda. Vi abitano oltre 3,5 miliardi di persone, in Paesi del tutto differenti per condizioni sociali e politiche.
Direi però che, salvo alcune eccezioni (cfr. Singapore, Brunei, HK, Giappone...) gli elementi che più accomunano molte delle nazioni asiatiche sono rappresentati dalla povertà diffusa (in parecchi casi dalla miseria, con larghi strati della popolazione al di sotto dei livelli minimi di povertà e sussistenza); da un'esuberanza numerica di popolazione concentrata nelle città e altrove enormi estensioni prive di gente; dalla presenza di governi dittatoriali o di stampo paternalistico (e quindi con una faticosa ricerca di viabili e appropriate modalità di governo); infine, dalla coabitazione talvolta difficoltosa di grossi gruppi di cultura e tradizioni religiose differenti.
A suo parere quali sono stati i cambiamenti piu' importanti avvenuti in Asia negli ultimi anni?
È impossibile rispondere, se non in maniera molto generica (proprio per la enorme diversità di situazioni). Direi solo che le trasformazioni che hanno avuto o stanno avendo maggiore incisività sono determinate dall'irruzione della modernità in ambienti impreparati ad accoglierla. Per modernità intendo l'arrivo della Tv, del telefono, del fax, di Internet, ovunque, nelle foreste e nei deserti. Con essi, giungono i "sogni" di un presente e futuro facili: gli aspetti economici prevalgono nettamente su tutti gli altri, distruggendo nel loro corso i valori sui quali poggia la vita quotidiana. I giovani sono quelli che più marcatamente soffrono di questo influsso, gettandoli in un mondo di confusione e di incertezze.
E poi: molti Stati hanno avuto trasformazioni politiche radicali, nel corso degli ultimi 20/30 anni: la Repubblica popolare cinese, il Vietnam, la Cambogia, le Filippine, il Bangladesh, l'Afghanistan, il Pakistan, lo Sri Lanka, il Laos, il Myanmar, l'Iran, e l'intera Asia centrale (con il crollo dell'impero sovietico) con la nascita di 5 + 1 + 1 nuovi Stati, dissimili dal sistema politico precedente...
Qui proprio non è possibile generalizzare.
Oggi l'Asia è un continente dove convivono profondi contrasti: sviluppo economico e incredibili forme di sfruttamento del lavoro, religioni ed ideologie di pace e terribili guerre. A suo parere queste contraddizioni potranno essere superate nel prossimo millennio e quali potenzialita' l'Asia potra' mettere in campo per risolverle?
Trasformazioni e superamenti di situazioni, in un millennio (!) certamente avverranno. Ne sorgeranno altre di situazioni contraddittorie o negative. È tutto un campo in cui si può speculare.
Certamente, i prossimi decenni vedranno emergere sempre più "il peso" dell'Asia nel consesso delle Nazioni: man mano che le sue popolazioni si appropriano dell'istruzione e della gestione delle proprie ricchezze, trovano sistemi di governo rispettosi dei diritti delle persone, s'allontanano da nazionalismi e particolarismi pericolosi. Europa e Nordamerica si troveranno sempre più a dover fare i conti con un'Asia maggiormente preparata e "grintosa". Si dovranno cercare nuovi equilibri e sarà sapiente trovare modi intelligenti di una più ampia condivisione dei beni (onde evitare conflitti) o si condivide, oppure chi non ha è giusto che si prenda quello che ha diritto di avere - ma ne nascono inevitabilmente guerre e conflitti. La condivisione intelligente è l'arma del futuro sulla quale costruire nuovi tipi di rapporti.
Vi sono in Asia paesi destinati ad emergere piu' degli altri? Quali sono a suo parere e su cosa baseranno la loro forza?
Vi sono ovviamente e innanzitutto i 3 colossi, tali per il numero della popolazione e per estensione territoriale: la Cina (1,3 miliardi di persone), l'India (quasi 1 miliardo) e l'Indonesia (oltre 210 milioni). Ma qs due elementi (estensione territoriale e popolazione) sono anche i 2 più vistosi punti deboli: rimarranno rispettivamente un unico Paese, politicamente, oppure esploderanno in una quantità di entità più piccole? Questo secondo pericolo non è futuristico: è evidente, è presente, ed ha le sue radici, oltre che nelle differenti tradizioni culturali e religiose mal integrate, anche nello sviluppo a velocità differenziate tra una zona e l'altra e nella disarmonica distribuzione della ricchezza e delle opportunità.
Vi sono caratteristiche e peculiarità del modo di vita degli Asiatici che potrebbero servire come guide positive per il futuro degli occidentali?
Preferisco non rispondere: non esistono "gli asiatici", ma i cinesi, i giapponesi, i vietnamiti... Bisognerebbe inseguire questi popoli e soffermarsi sulla loro storia, cultura, tradizioni religiose. Si trovano allora tante perle preziose. Ciò è vero ovunque.
Molti paesi asiatici hanno vinto o stanno vincendo il sottosviluppo; ritiene che possano costituire un modello di sviluppo futuro per tutti gli stati della terra che ancora possiamo definire poveri?
Qualche decennio fa si faceva un gran parlare di "modelli di sviluppo", per accorgersi, a distanza, che non esistono "modelli" che resistono all'incalzare degli eventi. Oggi ci si accorge prepotentemente che lo sviluppo dev'essere sostenibile localmente, se non vuole creare disastri a lunga o breve distanza. I grandi progetti possono essere attraenti, ma se non sono sostenibili nella situazione concreta di un territorio o di una popolazione crea squilibri e disfunzioni ben più gravi dei problemi che vorrebbero affrontare e risolvere. Basta tenere presente la logica perversa che in questi 40/50 anni ha prodotto il "debito estero", da solo il più grande responsabile dei mali di molte nazioni.
Padre Giancarlo Politi
AFRICA
CLEMENT NJOROGE è un giornalista che vive e lavora in Kenia. E' uno dei redattori responsabili di AFRICANEWS
AFRICANEWS è un'agenzia di articoli e notizie gestita da giornalisti africani. Si occupa di cultura, pace, giustizia, ecologia, religione, emarginazione, sviluppo sostenibile. Tutti gli argomenti sono presentati dalla prospettiva della gente comune. In AFRICANEWS gli africani raccontano l'Africa.
AFRICANEWS viene distribuita il 15 di ogni mese ed è diffusa per via telematica da PeaceLink (www.peacelink.it)
Quali sono secondo Lei i più gravi problemi che l'Africa deve affrontare entrando nel nuovo millennio?
Anzitutto i conflitti. Dopo l'indipendenza i leader politici africani sono stati coinvolti in lotte di potere che hanno condotto a dittature, colpi di stato, lotte tribali regionali.
Per conflitti mi riferisco per esempio al genocidio in Rwanda nel 1994, al lunghissimo conflitto che è in corso in Sudan e che è ancora ben lontano dall'essere stato risolto, alla guerra civile in Angola, alla guerra di confine fra Eritrea ed Etiopia, alle uccisioni in Somalia, ai rapimenti dei bambini nel nord dell'Uganda ad opera dei ribelli Kony, al problema del Burundi che ora sta attraversando una fase molto critica dopo la morte del presidente Julius Nyerere, che più di tutti si era dato da fare per riportare la pace nel paese. La lista dei conflitti è senza fine. E l'Africa non ha ancora superato questa precaria situazione. Creare una condizione di pace stabile: questo è sicuramente il maggior problema che l'Africa deve affrontare nel nuovo millennio.
Al secondo posto metterei la tecnologia nei suoi diversi aspetti. Prendiamo per esempio il binomio informazione tecnologia; oggi, mentre il mondo sviluppato sta parlando ormai di un'informazione globale, in molti paesi africani la maggior parte della popolazione non ha ancora il telefono. Nelle aree urbane dove esistono impianti telefonici le infrastrutture presenti sono estremamente antiquate e molto costose.
Un mio amico mi ha raccontato che adesso Internet in Italia è distribuito gratuitamente. Io stesso recentemente ho visitato Taiwan e ho appreso che là il numero di abitanti connessi alla rete è ormai prossimo ai 4 milioni, la maggioranza dei nuovi utenti sono studenti che frequentano livelli di scuole molte diversi: dalle scuole elementari all'università.
Questo livello di accesso all'informazione è un sogno per molti paesi africani. E poiché informazione è uguale a potere è sicuramente il caso che l'Africa affronti questo problema nel nuovo millennio.
Un altro importante problema per l'Africa riguarda l'AIDS. La sua gravità è dovuta alla combinazione di due elementi: la poca disponibilità di farmaci e il loro costo proibitivo per la maggior parte della popolazione infetta in Africa. Così uno su otto sudafricani, uno su sette kenioti e uno su quattro abitanti dello Zimbawe oggi hanno l'AIDS.
I rimedi che permettono a molte persone ammalate di AIDS negli Stati Uniti e in altri paesi industrializzati di vivere relativamente in buona salute, non sono disponibili per tutti in Africa ma solo per una ristretta minoranza. Il costo di questi medicinali è all'incirca di 12.000 dollari all'anno e ciò fa si che sia al di fuori della possibilità di molti africani ad eccezione di un numero ridotto di persone.
La minaccia dell'AIDS è responsabile del mancato sviluppo di molti paesi le cui già limitate risorse sono dirette per risolvere questo problema.
Questi a mio avviso sono i più importanti obiettivi che i paesi afri cani dovrebbero raggiungere nel nuovo millennio.
In uno dei vostri ultimi editoriali avete scritto che qualcosa per le donne africane sta migliorando. Pensate che questo sia un cambiamento molto importante?
Sì, le donne hanno migliorato decisamente il loro modo di vita. E penso anche che la cosa più importante è che ora molte donne sono consapevoli dei loro diritti e molte di loro hanno oggi ruoli importanti all'interno delle istituzioni. Esse hanno combattuto per i loro diritti a lungo ed ora sono considerate e possono esprimersi liberamente.
Quali sono, secondo lei, i più importanti obiettivi che i paesi africani dovranno affrontare nei prossimi anni del nuovo secolo?
L'Africa dovrebbe anzitutto dotarsi di migliori governi, promuovere l'istruzione di base e investire molte più risorse in essa, investire di più nell'agricoltura in quanto l'Africa ha notevoli risorse in questo ambito, migliorare le condizioni di salute perché una nazione sana è una nazione ricca e sensibilizzare la società civile verso i diritti umani attraverso una campagna di educazione civile.
Quali sono le forze su cui l'Africa potrebbe contare per raggiungere questi obiettivi?
Le forze interne potrebbero costituire le risorse umane e materiali. L'Africa ha molti esperti che hanno solo bisogno di una piccola motivazione. In sostanza l'Africa dovrebbe contare sulle proprie risorse umane per raggiungere gli obiettivi che ritiene prioritari.
Ritiene che la cooperazione con altri paesi e popoli potrebbe aiutare l'Africa o sarebbe meglio che facesse da sola per essere più autonoma e libera?
La cooperazione con altri paesi è molto importante, ma questa non dovrebbe mai trasformarsi in un'opportunità per un paese di sfruttarne un altro. Nessun paese dovrebbe dettare condizioni ad un altro. E l'Africa non fa eccezione: dovrebbe accettare la cooperazione con latri paesi per un reciproco beneficio, ma poi essere lasciata libera di decidere del proprio destino.
E infine una domanda più generale: in questi ultimi anni si sono sviluppate nel mondo molte iniziative di solidarietà, come per esempio il Commercio equo e solidale, la finanza etica e i boicottaggi contro le grandi multinazionali: come vede il loro futuro?
Queste iniziative di solidarietà con i produttori locali contro le grandi multinazionali sono sicuramente positive. Esse si svilupperanno ulteriormente se sapranno coinvolgere direttamente i produttori nella definizione dei prezzi e se sapranno offrire ai propri clienti alternative convincenti. Esse devono restare aderenti alle parole che ne caratterizzano il significato: commercio equo e finanza etica.
CLEMENT NJOROGE
SUD AMERICA
Angel Castro, boliviano, laureato in scienze economiche e finanziarie (con studi post laurea in Italia) ci ha contattato su Internet, rendendosi disponibile a contribuire al nostro SUR. Non ci siamo quindi fatti sfuggire l'occasione di fargli qualche domanda ...
Quali sono le aspettative delle popolazioni sudamericane per l'anno 2000?
Io direi che così come vanno le cose, loro non sperano niente di buono e forse temono che la situazione peggiori.
Per inquadrare l'argomento riporto le conclusioni del "Rapporto sul Commercio ed Sviluppo '99"del UNCTAD: nel '98 la produzione globale del mondo in via di sviluppo é cresciuta del 1.8%, quindi meno della crescita della popolazione, e, per la prima volta in 10 anni, la crescita é stata minore di quella dei paesi sviluppati (2.2).
La forbice tra paesi ricchi e poveri si allarga e la povertà delle popolazioni di questi ultimi aumenterà nei prossimi anni, fino al disastro finale, chissà come sarà.
Sul commercio dei prodotti agricoli, un appello -il "Grito de Buenos Aires"- lanciato dal Gruppo CAIRS nella sua conferenza di preparazione al "Millennium Round " (conferenza della OMC che si svolgerà il prossimo novembre a Seattle), denuncia che gli Stati Uniti, l'Unione Europea e Giappone hanno attuato una serie di misure protezionistiche che hanno fatto perdere all'América Latina 200.000 milioni di dollari negli ultimi 15 anni e, al contrario, gli agricoltori dei paesi sviluppati hanno guadagnato il 60% in più rispetto ai prezzi internazionali di mercato. Il "Grito" conclude che le politiche protezioniste perpetuano la povertà, la fame e la degradazione ambientale nei paesi sottosviluppati e sollecita la OMC a concludere le negoziazioni entro il 2003 e a predere degli impegni per riequilibrare questa situazione.
Nel campo del lavoro, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) scrive che nel '99 la disoccupazione nell'America Latina supererà la massima raggiunta fino ad oggi.
E come andiamo nei singoli paesi?
Ogni paese ha andamenti economici propri anche se esitono profondi legami tra le varie nazioni, che rendono gli stati interdipendenti.
Sarebbe necessario un articolo apposito per discutere delle economie dei singoli paesi. In generale non dobbiamo dimenticare che molti paesi sudamericani sono cresciuti negl'ultimi anni, nei loro indici macroeconomici, ma ad un costo sociale esorbitante, perche la popolazione in maggioranza rimane, anzi, peggiora nella povertà.
Inoltre al di là dei numeri e delle statistiche, nelle popolazioni sudamericane è diffusa la sensazione che la cosiddetta "globalizzazione dell'economia" sia stata una vera trappola alla quale sono stati spinti i paesi del terzo mondo e che gli organi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale ed la Banca Mondiale con i loro "programmi d'aggiustamento strutturale", ecc. non fanno altro che garantire a se stessi il pagamento dei prestiti malgrado il sottosviluppo e la fame dei popoli.
Nel '94 il noto economista nordamericano Paul Krugman si chiedeva nella rivista Harvard Bussiness Review l'articolo "Lo sviluppo del terzo mondo danneggia la prosperità del primo mondo?", e la risposta era: "Lo sviluppo del terzo mondo é un'opportunità, non una minaccia, la vera minaccia contro l'economia mondiale é la nostra paura del successo del terzo mondo".
Quali sono secondo voi i problemi piu gravi con cui il sudamerica sta per entrare nel secondo millenio?
Gli altissimi tassi di disoccupazione; la crescente politica di sovvenzioni, nelle sue diverse vesti (come contributi diretti, controllo dei prezzi, ecc.), sui prodotti agricoli e sulle materie prime, svolte da parte dei paesi del primo mondo che minaccia di scalzare tutta la base produttiva dei paesi in via di sviluppo essenzialmente agricoli; ed infine il debito estero.
E' possibile fare un bilancio della política di privatizzazione portata avanti dai governi?
Questa politica ha raggiunto il suo vero e unico scopo: quello di toglierle allo Stato l'intervento nella sfera produttiva e trasferirla al privato, in questo senso, é stata un vero successo per gli investitori e per i loro patrocinatori come la Banca Mondiale ed il FMI.
In realtà ci sono state "buone" privatizzazioni , ma anche altre che hanno rovinato l'impresa, il settore economico o l'economia della popolazione con esagerati rialzi dei prezzi dei servizi e dei prodotti oppure con la privazione di servizi in luoghi non redditizi ma importanti per ragioni sociali, geografiche, ecc. Gli esempi non mancano: il servizio postale argentino, la compagnia aerea boliviana (che forse ritornerà allo Stato), le ferrovie, ecc.
Inoltre, la politica delle privatizzazioni -in Bolivia- non é stata cosi favorevole al fisco come si diceva, e adesso dopo 3 anni, lo stato continua ad affrontare deficit fiscali.
La globalizzazione, l'allargamento dei mercati oltre i confini nazionali, porta benefici alle popolazioni ?
Prima bisogna chiarire: quello che fa bene all'imprese o allo stato non sempre fa bene a la popolazione.
E' difficile dire quanto la politica della globalizzazione favorisca la popolazione; sappiamo però che la ricchezza in sud america é la peggio distribuita al mondo, e oggi, secondo l'Organizzazione degli Nazioni Uniti per l'Sviluppo Industriale (ONUDI) sta peggio che 30 anni fa!!
La sensibilità verso i temi ambientali é diffusa nella popolazione?
Il tema della protezione ambientale é ampiamente trattato nei mezzi di comunicazione di massa grazie a finanziamenti esterni appositi, e la popolazione istruita capisce, ma i contadini o, peggio ancora, i negozianti di legname se ne fregano! Da settimane, in questa città del tropico boliviano si respira soltanto fumo proveniente dalle foreste boliviane e brasiliane bruciate; tanto fumo, che la navigazione aerea é stata fermata.
Ci sono regolamenti ed appositi organi, ma mancano i mezzi per renderli operativi. La pubblicità non basta.
E poi alla base dell'attacco all'ambiente c'è un ragionamento ed una la logica semplice: per sviluppare si debbono costruire strade, aeroporti, sgombrare la terra per la agricoltura intensiva ed estensiva , costruire laghi artificiali, aprire canali, e cosi via, e tutto questo significa diboscare.
La posizione dei brasiliani in fronte alle critiche sulla loro politica nell'Amazzonia, è stata: dobbiamo rinunciare a svilupparci per salvare il mondo dopo che i paesi sviluppati hanno rovinato il pianeta? E se dobbiamo farlo, in cambio di che cosa?
Quali sono le forze interne su cui il sud America potrà contare per raggiungere obiettivi di sviluppo?
La coscienza collettiva che finalmente, credo, si é raggiunta sulla premessa dell'unità per avere successo come nazioni e come popoli nella lotta per il diritto ad una vita degna.
La nostra creatività: politiche come "La Partecipazione Popolare" che é un modo di decentralizzare, distribuire egualitariamente ed amministrare le risorse pubbliche assegnate alle regioni e lo stile delle privatizzazioni chiamato "Capitalizzazione dell'Imprese Pubbliche" per il quale l'Stato rimane proprietario del 49% delle ditte statali oltre ad avere investimenti diretti in materiali e capitali. Due esempi di leggi boliviane che sono state riconosciute dalle organizzazioni dell'ONU e adattate per paesi anche d'oltremare.
Anche la creatività tecnica e scientifica é presente. Il Brasile, l'Argentina, il Cile sono stati capaci di sviluppare una vera industria aeronautica e degli armamenti (anche se non è l'ottimo come attivitá industriale) ed esportano i loro prodotti specialmente nei paesi asiatici. In Bolivia anni fa si é sviluppato un linguaggio per computer sulla base della lingua aimara (parlata dagli indios aimara del bacino del lago Titicaca), migliore di quelli. Ultimamente un tecnico boliviano ha trovato un metodo, valido ed economico, per risolvere il "millennium bug".
Lo sforzo ed il risparmio interno, perchè non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dell'assistenza od aiuto estero richiede una "controparte nazionale" in denaro, materiali o mano d'opera.
La collaborazione con altri stati e popoli non sudamericani è utile al sudamerica? o è meglio maggior isolamento per essere piú autonomi liberi?
Non possono esistere stati e popoli isolati ed autonomi, quindi la collaborazione e le relazioni con gli stati d'oltre mare non è solo benefica ma necessaria. Peró, la collaborazione deve essere veramente tale. Per esempio non attraverso prestiti con tassi d'interesse smisurati dove il fattore "rischio paese", é la parte più rilevante; o peggio ancora, dove i prestiti vengono concessi per opere pubbliche o private con l'obbligo d'acquistare gl'impianti, il materiale, ecc. nel paese creditore, di trasportare la merce nelle navi della sua bandiera, di stipulare assicurazioni con le sue compagnie, di retribuire i tecnici non soltanto con un livello di retribuzione equivalente a quello che avrebbe nel paese creditore ma in più con maggiorazioni per il lavoro all'estero o addirittura una maggiorazione proporzionale alla quota sul livello del mare del luogo di lavoro, vacanze raddoppiate e cosi via ... dunque il costo dell'opera é altissimo, quasi impagabile.
E poi, la collaborazione deve essere fatta nei campi più necessari, e purtroppo, sono quelli dove non ci sono utili monetari: come l'educazione a tutti i suoi livelli. La Bolivia, per esempio, con il 20% d'analfabetismo e una degradazione ogni giorno più profonda dell'educazione superiore, ha bisogno di più e più collaborazione in questo campo.
Ritenete che iniziative economiche come il commercio equo e solidale, la finanza etica, i boicottaggi... abbiano un ruolo per lo sviluppo?
Non c'è dubbio che queste iniziative, fatte anzitutto da gente di coscienza sociale, svolgono un ruolo molto importante per lo sviluppo, purtroppo, non sono conosciute dalla popolazione locale perché non sono pubblicizzate ne dai mezzi di comunicazione ne da enti appositi. Per esempio, io sono riuscito a saperne qualcosa soltanto attraverso Internet e nei siti italiani, ma il resto, che é la maggioranza, non sa niente su queste politiche nate e svolte nei paesi sviluppati.
Angel Castro-Bozo
UN GIOCO PER LE FESTE
DA NOVANTANOVE GIOCHI COOPERATIVI
di Sigrid Loos
"I leoni addormentati"
Ovvero come rilassarsi, divertirsi ed essere creativi mimando
Numero di partecipanti minimo: 5
Età: da 6 anni ai 90
SVOLGIMENTO:
I giocatori si dispongono seduti, sdraiati oppure accoccolati in terra in un ambiente all'aperto oppure al chiuso.
Un volontario in piedi fa il cacciatore e gira tra quelli a terra nelle loro svariate posizioni. Gli occhi devono essere bene aperti. Il cacciatore cercherà con tutta la sua abilità clownesca di far ridere questi leoni addormentati. Chi comincia a ridere diventa a sua volta cacciatore. Il gioco è finito quando l'ultimo che è riuscito a rimanere serio scoppia finalmente a ridere davanti a tutti i cacciatori che fanno i "clown" per lui.
Maria Grazia Peducci
Buone Nuove: solo buone notizie
Piu' che un'idea regalo questa è una proposta (per tutte le persone con accesso a InterNet) di informazione alternativa:
www.peacelink.it/users/buone/
ARRIVA (nuova) ALTRECONOMIA:
Tutto quello che avreste voluto sapere sull'economia mondiale
e nessuno ha mai osato dirvi
La sede della redazione è a Milano, piazza Napoli 30/6. Informazioni: altreco@tin.it tel. e fax 02.48953031 Isabella;
Abbona.: lire 35.000 annui -11 numeri-
su CCP 43775204 intestato a
Coop. Chico Mendes, area editoriale
viale Sabotino 13, 20135 Milano.
"Sportello" Banca Etica a Vimercate ... per un giorno!
" ... L'idea di Banca Etica per crescere e svilupparsi richiede che ora la Banca venga utilizzata e che ci si rivolga ad essa per il deposito e la gestione del proprio risparmio ...". Raccogliamo questo appello lanciato in settembre su BancaNote, per segnalare ai nostri lettori che ora è possibile operare concretamente attraverso Banca Etica con i seguenti strumenti:
- Libretto di risparmio o Conto Corrente
- Certificati di deposito e Obbligazioni
Per fornire tutte le informazioni in merito vi segnaliamo l'indirizzo ufficiale dello sportello di Milano:
via S. Tecla 5 (ingresso in Via delle Ore)
Dal lunedì al venerdì, dalle 9-13 . Telefono 02.86997986
www.bancaetica.com
e vi proponiamo un incontro a VIMERCATE con Barbara Cerizza, rappresentante di Banca Etica (Milano e provincia), per poter approfondire l'argomento o anche concretamente aprire il proprio Conto corrente libretto ecc.... se siete interessati all'incontro contattate Loris al numero 0336.611355.