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Associazione " Con i Campesinos"

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Azioni e Riflessioni per il quotidiano.


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IL CALENDARIO 2001

Il 2001 è l'anno internazionale del volontariato.
L'associazione ha realizzato un calendario, ricco di tanti piccoli particolari (le lune, i santi, le giornate internazionali ... oltre alle foto dei paesi in cui operiamo), dedicato a tutte le persone impegnate quotidianamente contro le ingiustizie!
Il calendario è disponibile alla bottega della solidarietà di Vimercate.

Il ricavato dell'iniziativa verrà utilizzato dall'associazione "con i campesinos" per il finanziamento dei microprogetti e delle altre attività istituzionali.

IL CAFFE' CHE FA PASSARE LA FAME

«Vendete qui il caffè che fa passare la fame?» E' questa la richiesta un po' insolita che si sentono rivolgere da qualche tempo a questa parte i volontari che siedono dietro il banco della Bottega della solidarietà di Vimercate. Di fronte a loro clienti di diversa età con aria un po' spaurita fra il timido e lo speranzoso. Probabilmente coscienti che la domanda potrebbe essere fuori luogo, poiché rivolta a chi di diete o di prodotti di bellezza non si è mai espressamente occupato.

Ma come la storia ci insegna ad ogni effetto corrisponde una causa e così anche in questo caso un motivo ben preciso esiste. Si tratta di un cartello appeso sulla porta d'ingresso del negozio e che dice a lettere grandi: «COMPRATE QUI IL CAFFE' CHE FA PASSARE LA FAME». Se tutto finisse qui la richiesta fatta dai clienti in cerca di una dieta miracolosa sarebbe più che legittima, ma c'è un ma ed è che non è tutto qui. E infatti dopo l'invito, messo in bella evidenza, il cartello non finisce ma spiega, è vero con caratteri più piccoli, che il caffè che possiamo comprare qui, in quanto è un prodotto del commercio equo e solidale, fa passare la fame non a noi, ma a chi di fame ne ha tanta e sempre perché non mangia a sufficienza; milioni di persone che vivono nel Sud del mondo per i quali due pasti al giorno sono un vero sogno e la morte, per fame appunto, è ancora lì dietro l'angolo e si porta via migliaia di bambini.

Così nell'equivoco apparentemente ingenuo di un caffè che faccia finalmente passare la fame si svela la contraddizione del nostro vivere: da una parte noi ipernutriti che avremmo bisogno di mangiare di meno e dall'altra chi non ha neppure il minimo indispensabile per vivere. E in mezzo c'è quel caffè che come prodotto di un tipo di commercio più giusto ed equo potrebbe compiere se acquistato e valorizzato un vero «miracolo» sociale: permettere a tanti di vivere meglio eliminando lo sfruttamento e la speculazione che fino ad oggi li hanno condannati all'indigenza.

E allora l'invito è ad entrare nelle Botteghe del mondo sparse per le nostre città e chiedere il caffè che fa passare la fame ma anche gli altri prodotti del commercio equo e solidale consapevoli dei loro veri effetti benefici. E chissà che non compiano anche un altro «prodigio»: farci capire che i nostri consumi sono eccessivi e che non servono le diete, ma si deve solo ridurli una volte per tutte. Solo così potremo riottenere la linea perfetta e tornare leggeri soprattutto dentro le nostre coscienze.

LA REDAZIONE

NON LASCIAMO SOLI I BAMBINI DELLA SIERRA LEONE

LA STORIA:

Sierra Leone non solo un nome sulla cartina, ma anche un paese dell'Africa occidentale dalle incredibili bellezze, solcato da due grandi fiumi che si riversano nell'Oceano Atlantico, dove si affaccia la sua capitale Freetown. Una città il cui nome di origine anglosassone tradisce la dominazione coloniale inglese, durata più di un secolo e conclusasi solo qualche decennio fa.

La Sierra Leone avrebbe tutte le possibilità per essere un paese felice, per la spontaneità e la cordialità della sua gente, ma anche per le sue ricchezze naturali che qui prendono il nome di giacimenti di diamanti. Tuttavia queste pietre preziose, così ricercate nelle gioiellerie delle grandi capitali occidentali, costituiscono la ricchezza e nel contempo la dannazione di questo paese. In loro nome infatti si è combattuta dal 1991 al 1999 una delle più sanguinose guerre civili che l'Africa abbia mai conosciuto.

Un conflitto che ha opposto le truppe governative e i guerriglieri del FUR e ha avuto come causa il controllo delle miniere di diamanti. Un conflitto che non ha risparmiato nessuno, nemmeno i bambini. Anzi ha riguardato soprattutto loro, in quanto i ribelli li hanno usati come veri e propri soldati, dopo averli rapiti brutalmente dai loro villaggi e obbligati con spietata violenza ad entrare nei loro ranghi.

Così bambini di sette, otto anni, come ce ne sono tanti nel mondo, con tanta voglia di giocare e di vivere, sono stati trasformati in macchine da guerra: drogati con metodi crudeli e mandati a combattere con un unico scopo: distruggere ed uccidere.

Ecco alcune delle loro storie.

«Era il gennaio 99. Mi ricordo gli spari, le grida, la gente che scappava da ogni parte. Mia madre ci aveva ordinato di non muoverci da casa, ma nessun luogo era sicuro. Hanno sfondato la porta e sono entrati. Subito mia madre ha cercato di proteggermi, stringendomi fra le sue braccia. Gridavano, sparavano in aria, hanno rubato le poche cose che avevamo. <>, queste sono state le ultime parole di mia mamma mentre mi sentivo strappare dalle sue braccia. Un uomo con un fucile mi teneva le mani, io non riuscivo a scappare. Avevo paura che mi ammazzassero, così facevo tutto quello che mi ordinavano.

Camminavamo sempre, ho girato per diversi villaggi. Ci fermavamo per pochi giorni. Facevo la schiava per una famiglia di ribelli: dovevo cucinare, spazzare, prendere l'acqua Se non lo facevo mi picchiavano, quando facevo cadere qualcosa, il mio padrone prendeva il machete e lo avvicinava alle mie mani, ma non l'ha mai usato. Sono stata fortunata, molte mie amiche sono tornate a casa senza braccia, mani e piedi.»

Alina Chargo 8 anni

«So cosa pensa la gente di noi ex combattenti. Ci temono, pensano che siamo tutti drogati, ragazzi capaci di uccidere. Io non ho scelto questa vita, mi hanno costretto, mi hanno cambiato nome, identità, nel bush ogni giorno ho vissuto con la paura della morte in agguato. Sono stato fortunato non mi hanno tagliato niente, se no povera nonna si sarebbe dovuta prendere cura di me! Nessuno si deve permettere di chiamarmi ribelle. Ho imparato ad uccidere, ma mi drogavo per farlo. Ho rubato, bruciato case. Non voglio ricordare. Spero che mi lascino in pace. Voglio solo dimenticare."

Mohamed 15 anni

«Quando arrivai al bush, dopo essere stato catturato ero molto impaurito, era tutto nuovo per me e avevo visto troppi orrori, ero molto confuso.

Il mio comandante mi insegnò a sparare, non l'avevo mai fatto prima. Mi esercitai qualche giorno, poi arrivò il momento. Avrei dovuto partecipare all'assalto di un villaggio. Ma mi avrebbero dovuto preparare, era l'ora della medicina. "Prendi queste pillole", disse il mio comandante, aprendomi la bocca e facendomi ingoiare delle strane pillole blu. Fui subito molto confuso, provavo una strana sensazione, mi vedevo come un gigante e vedevo gli altri più piccoli.

Partecipai così al primo attacco, in seguito ce ne furono molti altri, ogni volta mi davano una medicina diversa, a volte me la iniettavano, altre volte mi facevano dei tagli vicino alle tempie o sulle guance e mi mettevano sopra il taglio una polvere marrone o bianca, poi la coprivano con del terriccio o cerotti, altre volte mi facevano bere strani cocktail. Senza medicina non avrei potuto fare quello che ho fatto».

Alì

LA CAMPAGNA

Il 7 luglio 1999 le fazioni in lotta firmano l'accordo di Lomè che stabilisce la fine delle ostilità e un'amnistia generale. Gli eserciti cominciano a smobilitare e i primi ad essere rilasciati sono i bambini. Ma anche la loro liberazione è traumatica. Non hanno più famiglie presso cui fare ritorno: anni di guerra li hanno completamente sradicati dalle comunità in cui vivevano. Nei loro occhi sono ancora vive le immagini delle atrocità che hanno visto commettere o commesso loro stessi e che acuiscono sensi di colpa e paure.

Per loro non c'è pace e i centri di raccolta organizzati dall'ONU o dall'ECOMOG (l'ONU africana) funzionano solo come centri di prima accoglienza ma non aiutano i bambini nel difficile cammino per poter ricominciare una vita normale.

COOPI una ONG italiana presente in Sierra Leone dal 1967 ha deciso di affrontare questo grave problema aprendo a Freetown quattro centri per il recupero dei bambini soldato. Diana Nahum responsabile di COOPI li ha visitati la scorsa estate e come spiega nell'intervista qui di seguito, gli operatori che vi lavorano non solo si prodigano per accogliere i bambini, ma offrono anche assistenza e supporto psicologico. Insegnano loro un lavoro o li sostengono negli studi e, cosa molto importante, cercano di ricongiungerli con i loro familiari.

Perché Coopi ha deciso di promuovere una campagna in favore degli ex bambini soldato della Sierra Leone?
COOPI è presente in Sierra Leone dal 1967 con progetti concreti di sviluppo.

Nel 1991 è cominciata una guerra fratricida che ha distrutto il Paese e ci ha costretto a rientrare in Italia; nel 1999, dopo la tregua stipulata con l'accordo di Lomé, COOPI ha potuto fare ritorno nel Paese. Inizialmente ci siamo occupati di un Ospedale a Makeni, per soccorrere tutte le vittime dei ribelli che avevano subito violenze e amputazioni. Poi, la tregua ha portato, tra i vari accordi, alla lenta liberazione dei bambini e lUnicef ci ha chiesto di aderire ad un progetto di Child Protection per soccorrere questi bambini dal momento della liberazione offrendo loro assistenza psicologica e medica, fino al reinserimento in famiglia e nella società.

Come responsabile della campagna ti sei recata in Sierra Leone. Qual'era l'obiettivo del tuo viaggio?
L'obiettivo del mio viaggio è stato quello di cercare di conoscere la realtà di cui poi avrei dovuto testimoniare in Italia: si può leggere tanto e documentarsi in modo approfondito, ma niente è come osservare quei bambini, sentire qualche loro rada testimonianza e stare con loro.
Il mio obiettivo è stato poi anche quello di visitare i progetti di COOPI per capire come impostare la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi in Italia. Ho parlato con alcuni operatori locali e ne è nato il sostegno a distanza.

Come hai trovato la situazione del paese dopo la lunga guerra civile e in particolare quella dei bambini?
Io sono stata a Freetown, presso i nostri centri di accoglienza per bambini e presso la casa degli operatori di COOPI: la capitale è uno dei luoghi meno pericolosi del Paese in quanto la zona in mano ai ribelli si trova a nord, dove ci sono le miniere di diamante. Anche girando per la capitale e la zona circostante risulta evidente che il Paese è ancora in guerra: c'è il coprifuoco, per la città girano militari e dappertutto ci sono posti di blocco.
In particolare, ho potuto constatare gli effetti di quasi 10 anni di guerra: un Paese bellissimo, dalla natura fantastica, con potenzialità enormi, completamente distrutto, con una povertà incredibile, strutture igieniche/sanitarie inesistenti. Lungo le spiagge, ci sono bellissimi villaggi turistici inglesi completamente abbandonati e lasciati in disuso: una delle case di accoglienza di COOPI è proprio un ex albergo inglese! Per non parlare della vegetazione e delle miniere di diamanti che potrebbero rendere il Paese una delle Nazioni africane più ricche. Freetown è un insieme di baracche di pochi metri quadrati in cui vivono famiglie numerosissime. Poche sono le persone che lavorano perché manca una organizzazione del Paese tale da garantire lavoro. E chi ha un mestiere deve mantenere non solo i suoi parenti più vicini ma la cosiddetta famiglia africana allargata che consiste in un numero altissimo di persone.
I bambini vivono per strada, spesso sporchi, malati e abbandonati a se stessi.
I bambini ospitati nei nostri centri vivono sicuramente in condizioni migliori (a loro, però, ovviamente, manca l'affetto della famiglia e vivono il trauma del dramma vissuto dopo essere stati rapiti dai ribelli). Questi bambini vanno a scuola o imparano un mestiere, hanno assistenza medica e due pasti garantiti ogni giorno. Spesso, anche quando la loro famiglia viene ritrovata, essi non lasciano volentieri i nostri centri!

In Sierra Leone hai visitato i centri Coopi per il recupero e il reinserimento degli ex-bambini soldato. Vuoi spiegare come funzionano e come sono organizzati?
Coopi ha avviato in tutto 4 centri e si trovano tutti intorno a Freetown. Uno è gestito in collaborazione con i missionari saveriani (Padre Berton e Padre Chema). I bambini che sono liberati dai ribelli e demobilitati (significa che vengono registrati nome, cognome, data del rapimento e della liberazione, area di provenienza prima di essere rapiti) vengono mandati ai centri di accoglienza più vicini alla loro zona di provenienza.
Qui, ricevono le cure mediche e psicologiche necessarie e rimangono il tempo più breve possibile: l'obiettivo è quello di trovare i genitori o qualche parente per un più normale reinserimento nella società.
Nel caso in cui i ragazzi fossero costretti a una permanenza più lunga, COOPI si occupa di loro mandandoli a scuola o insegnando loro un mestiere. Nei centri vivono come fossero in un grande collegio: divisi in gruppi e accuditi da un assistente sociale locale formato da COOPI. Ogni gruppo costituisce una sorta di grande famiglia che si prepara da mangiare insieme, dorme insieme ecc.
Uno dei quattro centri è dedicato interamente alle donne. Qui, le ragazze che hanno avuto un figlio da un ribelle (ragazze dai 14 anni in su) nel loro periodo di prigionia, possono trovare accoglienza con i loro bambini. Le ragazze vivono assieme come in una grande casa con le strutture necessarie per far crescere i loro bimbi e possono anche contare su del personale (sempre locale e formato da COOPI) che cerca di aiutarle sia nella crescita dei piccoli sia a risolvere il proprio dramma. Anche nel loro caso il nostro fine è il loro reinserimento nella società e, a questo scopo, viene insegnato loro un lavoro e data la possibilità di allontanarsi dal centro lasciando il loro bambino agli operatori per potere recarsi a lavorare.

Che cosa ti ha colpito di più in quel paese e nei centri che hai visitato ?
Del Paese mi ha colpito tanto la sua bellezza ma purtroppo, e ancora di più, anche la miseria e la povertà. In Africa sono stata anche in Senegal, ho vissuto per un mese in un villaggio. Anche lì ho visto tanta miseria e povertà, ma erano diversi: in alcuni casi sembravano proprio caratteristiche della loro cultura. In Sierra Leone la miseria è invivibile e si porta il segno degli orrori della guerra.
Dei bambini mi ha colpito il fatto che nonostante le esperienze che hanno vissuto sono rimasti dei bambini: birichini e con tanta voglia di giocare. Sono però dei bambini molto diversi da quelli del mondo occidentale: hanno una capacità di dare valore alle cose che anche molti adulti da noi non riconoscono. Non potrei mai finire di elencare cosa mi ha colpito di loro, e alcune cose sono impressioni difficili da esprimere, ma incredibile è soprattutto la loro capacità di trasmettere affetto e di legarsi ad una persona che fa loro semplicemente un sorriso o si ferma a giocare un attimo ma che, comunque, è sempre una sconosciuta!

Purtroppo il problema dei bambini soldato e' presente non solo in Sierra Leone ma in molte altre nazioni. Pensi che una campagna concentrata su un solo paese possa comunque contribuire a risolvere questo dramma anche a livello internazionale?
A livello internazionale esiste una campagna promossa da COOPI, Amnesty International, Terres des Hommes e altre importanti organizzazioni che stanno facendo grossi passi avanti sul problema dei bambini soldato in tutto il mondo.
La Campagna di COOPI deve, necessariamente, concentrarsi sulla Sierra Leone perché è lì che siamo presenti con i nostri progetti ed è quella la realtà che possiamo aiutare concretamente.
Credo che comunque, parlare di bambini soldato, siano essi sierraleonesi, russi o filippini ha comunque lo scopo di sensibilizzare su un problema che in ogni Paese si differenzia un po nelle sue modalità ma che alla fine è uguale dappertutto e si riconduce sempre alla violenza e alla violazione dei diritti dei bambini.
Oggi la situazione in Sierra Leone non si è ancora normalizzata e a volte i combattimenti si riaccendono nella foresta. Molti bambini soldato, nell'ordine di alcune migliaia, sono tornati a casa, altrettanti però rimangono nella giungla con le armi in pugno, a combattere, come schiavi o prigionieri, una guerra che non è certo la loro, ma serve solo a dare vigore al mercato nero dei diamanti.
Intanto l'azione in favore dei bambini soldato è arrivata anche in Italia, diventando una vera e propria campagna tramite cui è concretamente possibile contribuire affinché questi bambini non rimangano soli. I modi per farlo sono diversi e ne elenchiamo alcuni qui sotto sperando poi che tanti li mettano in pratica e magari ne pensino e ne inventino altri così che le maglie di questa rete di solidarietà diventino sempre più fitte per sostenere quei bambini nella difficile ricerca di un riscatto della loro vita.

COSA PUOI FARE TU

Per maggiori informazioni rivolgersi a Diana Nahum tel. 02.3085057 O consulta il sito www.una.org/coopi

Fabio Marca (testimonianze tratte dal volume DISEGNI DI GUERRA Ed. EMI)


LA GLOBALIZZAZIONE E LO SFRUTTAMENTO DELLA MANO D'OPERA IN LATINOAMERICA

E' noto che le transnazionali hanno trovato molti anni fa un mezzo facile di competitività nella globalizzazione attraverso lo sfruttamento della mano d'opera numerosa ed a basso costo, del terzo mondo specialmente nell'Asia orientale ... come nei casi ormai noti a tutti dell'industria delle scarpe e degli abiti sportivi, i prodotti Walt Disney, ecc.

Ora le multinazionali, non soddisfatte dei vantaggi loro concessi nei trattati come il NAFTA (per loro sigle inglese) fra gli Stati Uniti, Canada ed il Messico, sembrano lanciate al libero sfruttamento della mano d'opera dei paesi più a sud. Trovandosi di fronte a una realtà politica e sociale diversa da quella dei paesi asiatici, stanno percorrendo una strada diversa.

Infatti, posso dire che, oltre al sistema di governo repubblicano e camerale di tutti i paesi latinoamericani, questi hanno, in maggioranza, leggi sul lavoro adatte alla loro realtà sociale e anzitutto di protezione ai lavoratori, specialmente nei paesi che avevano, prima delle privatizzazioni, un economia quasi statale. Le trasnazionali hanno, dunque, incominciato a ridurre queste leggi con l'aiuto, come sempre degli organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e dei governi compiacenti.

Sotto l'argomento della competitività della produzione nazionale a livello globale, o peggio ancora, con l'altro falso argomento di attirare gli investimenti esteri e così diminuire la disoccupazione (sempre in crescita in tutti i nostri paesi), incominciano la loro gestione nel paese, razionalizzando il numero dei operai nella ditta attraverso i licenziamenti, che purtroppo non si traducono in una maggiore mobilità dei lavoratori in quanto il mercato del lavoro non ha spazio per assorbire questi disoccupati. Questa competizione sui costi del lavoro conduce fatalmente al sfruttamento indiscriminato dei lavoratori comprese le donne e i bambini.

Poco fa si é scatenato una grande crisi politica e amministrativa in Argentina perché il governo per fare approvare alle camere legislative le modifiche alle leggi sul lavoro non ha esitato a corrompere dei congressisti. Il pasticcio dopo avere generato le dimissioni del vicepresidente della repubblica ha mosso tutta la struttura politica di governo, ma le modifiche sono state ugualmente inserite nel testo di legge, nonostante le manifestazioni di protesta, gli scioperi, i blocchi, ecc. e non si sa cosa potrà accadere nella indebolita struttura governativa e sociale dell' Argentina.

In Bolivia accade che il paese ha una legge sul lavoro da parecchi anni, ma in seguito ai condizionamenti del FMI conseguenti al suo aiuto, ha dovuto cancellare e togliere molti benefici sociali conquistati dai lavoratori negli anni. Per esempio, fra i più importanti:

La modifica progettata favorisce anche la divisione dei lavoratori permettendo che una ditta possa avere più di un sindacato e stabilisce periodi di durata dei dirigenti sindacali, che d'altra parte non guadagneranno dalla ditta ma dai contributi dei lavoratori.

E così le modifiche che i commissionati del governo boliviano ed i suoi assessori stranieri propongono sono così importanti per se stessi, perché tolgono diritti stabiliti da lungo tempo, che probabilmente produrranno un vero disastro sociale.

Ma per fortuna non tutto é negativo. Nel paese una multinazionale italiana che opera nel settore delle comunicazioni interurbane deve ridurre il suo personale del 40% circa e, consapevole del fatto che questi lavoratori forse non avranno più un posto di lavoro fisso nella loro vita, offre in dono di 12 stipendi mensili oltre a tutti i benefici sociali a chi se ne va volontariamente !!

Angel Castro Bozo - Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie, post laurea in Italia.


Segnalazione! Su internet potete trovare una valida fonte di informazione sul comportamento delle multinazionali. Si tratta della Mailing List Corp-Focus attivata dall'organizzazione americana Essential Information.
La lista rappresenta un occhio che vigila sul comportamento delle multinazionali, l'istituzione più potente dei nostri tempi.
Settimanalmente riporta e commenta criticamente le azioni, i progetti, gli abusi e le tendenze intrapresE da queste grandi società.
I temi principali sono:
  • Globalizzazione e potere delle corporazioni;
  • Le due misure con le quali legislazioni (Inter)-nazionali consentono alle grandi società comportamenti consideratI criminali o riprovevoli.
  • Sforzi comuni delle società per sfuggire alle normative, soffocare voci critiche e accentrare gli affari in mano a pochi colossi.
  • Esempi specifici di abusi organizzati: distruzione di comunità, arresto di processi democratici, inquinamenti ...
Per iscriversi inviare un messaggio con testo "subscribe" a: corp-focus-request@lists.essential.org
Oppure visitare lists.essential.org/mailman/listinfo/corp-focus

IL MIELE C.T.M ALTROMERCATO

Proviene dal Cile e dal Messico; è un miele millefiori e, particolare molto importante, non è pastorizzato. Il miele è infatti un alimento naturalmente vivo e, se consumato come tale, mantiene tutte le sue proprietà multiple e complementari. Scaldandolo (la pastorizzazione consiste nello scaldare il miele ad una temperatura compresa tra i 70° e gli 80°C) si evita il rischio di fermentazione e lo mantiene liquido per molto tempo, ma lo si priva di importanti sostanze, di enzimi e vitamine, compromettendo l'armoniosa sinergia che si crea tra i suoi elementi. Il miele è uno degli alimenti più completi che ci offre la natura. Sino a due secoli fa era l'unico dolcificante conosciuto ed esistono testimonianze dell'uso del miele a partire del 6000 a.C.

I PIATTI DEL COMMERCIO EQUO-SOLIDALE BUDINO AL MIELE Ingredienti per 4 persone:

Lavare l'uvetta e lasciarla in ammollo in acqua calda per 30 min. tagliare le fette di pane in 4 parti e disporle in una pirofila leggermente imburrata, inframmezzandole con l'uvetta e i pinoli. Finite con uno strato di pane e irrorate il tutto con il latte caldo , a cui avrete aggiunto i tuorli, il miele, la cannella, la noce moscata e per ultimi gli albumi montati a neve. Infine cuocete in forno a calore moderato sino a quando non si formi una crosticina dorata.

BOCCONCINI AL SESAMO Ingredienti per 4 persone:

Lavorate a crema con un cucchiaio di legno il gorgonzola e il burro ammorbidito. Aggiungete le olive tritate grossolanamente. Aiutandovi con 2 cucchiai, formate tante palline della dimensione di una noce. Rotolatele velocemente nei semi di sesamo, precedentemente tostati in una padella antiaderente. Mettete le palline su un piatto da portata e tenetele in frigorifero fino al momento di servire. Sono ottime anche con l'aperitivo.


CONTO ARMATO ?
RISPONDONO LE BANCHE

Nel numero 14 di SUR é stato pubblicata la lista delle BANCHE ARMATE 1999. La campagna, seguita dai periodici Nigrizia, Missione Oggi ed appoggiata anche dal mensile ALTREconomia, invitava i risparmiatori a scrivere alle proprie banche per chiarimenti sulle operazioni bancarie relative a finanziamenti per l'esportazione di armi dall'ITALIA.

Numerose sono state le persone che hanno aderito all'iniziativa per chiedere trasparenza ed ecco dei brevi passaggi di due risposte date da Monte dei Paschi di Siena a Medici Senza Frontiere e da CARIPLO ad alcuni lettori di ALTREconomia.

Lettera di Medici Senza Frontiere a Monte dei Paschi di Siena

"... poiché Medici Senza Frontiere ha da tempo un deposito presso una delle agenzie del Monte dei Paschi di Siena, ci troviamo oggi nell'imbarazzante situazione di raccogliere fondi per le nostre azioni umanitarie da un lato e dall'altro di alimentare indirettamente, nostro malgrado, questi gravi fenomeni di insicurezza globale attraverso i fondi che abbiamo depositati da voi. Se i dati riportati nella Relazione del Ministero del Tesoro non sono errati e corrispondono a verità , ci troviamo costretti a considerare seriamente , per ovvi motivi di coerenza , la risoluzione del nostro rapporto con il Monte dei Paschi di Siena.
Naturalmente saremmo lieti di una vostra eventuale presa di posizione che dichiarasse l'impegno ad uscire da queste attività. Qualora decideste di fare una mossa così lungimirante, riterremmo opportuna un'informazione trasparente ai risparmiatori ed ai clienti come noi, in relazione alle modalità con cui siete arrivati a questo risultato.
Resto naturalmente in attesa di un vostro riscontro e di una eventuale verifica dei dati.
Colgo l'occasione per rivolgere a lei i miei sinceri saluti."

Un passaggio della risposta della banca:

"...l'importo di mld. 111,7 che trova riscontro nella relazione annuale della presidenza del consiglio ,a cui Lei fa riferimento , é l'ammontare degli importi intermediati dalla nostra banca nel corso del 1998 a fronte di operazioni autorizzate dal Ministero del Tesoro negli anni precedenti. Le possiamo anticipare inoltre che per l'anno 1999 le nuove operazioni autorizzate sono ulteriormente diminuite attestandosi a mld 1,3.
Desideriamo inoltre precisare che le operazioni in questione, effettuate su istanza delle aziende interessate , hanno già ricevuto in precedenza il nulla osta da altre Amministrazioni competenti ( Ministero Affari Esteri, ministero Commercio Estero e ministero Difesa) e che la natura degli interventi della nostra banca, é essenzialmente "tecnica", riguardando prevalentemente la negoziazione di flussi di intermediazione.
Confermiamo il nostro intendimento a seguire con attenzione l'operatività delle nostre filiali , allo scopo di evitare , per quanto a nostra conoscenza , interventi nel settore in parola ...
... Restiamo a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e le porgiamo i nostri più cordiali saluti."
Roma 15 marzo 2000

Anche CARIPLO ha mandato una lettera di risposta a dei lettori di ALTREconomia:

"...Per quanto concerne le transazioni bancarie in materia di esportazione, importazione e transito di materiale di armamento, l'art. 27 della L. 185/90 prevede che esse debbano essere autorizzate dal ministro del Tesoro qualora vengano rispettati i divieti previsti dalla legge medesima (tra gli altri , divieto di esportazioni in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia e con i fondamentali interessi di sicurezza dello Stato; verso Paesi in stato di conflitto armato o nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, ovvero verso i Paesi che destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del Paese) e vengano fornite dai soggetti operanti nel settore , le indicazioni e la documentazione richieste (tra cui l'indicazione del Paese di destinazione finale del materiale ovvero eventuali Paesi, enti, imprese e soggetti di destinazione intermedia o finale, l'identificazione del destinatario-autorità governativa, ente pubblico o impresa autorizzata- nonché il "certificato di uso finale" rilasciato dalle autorità governative del Paese destinatario, autenticato dalle autorità diplomatiche o consolari italiane accreditate presso il Paese che lo ha rilasciato).
I rigorosi criteri cui la legge sottopone il rilascio delle autorizzazioni in materia nonché la sempre più marcata collaborazione a livello europeo dell'industria e della politica italiana nel settore , sono ispirati dall'esigenza - comunemente avvertita - di salvaguardare e tutelare, nello sviluppo industriale , i diritti di tutti i membri della comunità internazionale, evitando che la lecita attività di importazione ed esportazione di armamenti di difesa possa trasformarsi in occasione per un improprio uso militare degli armamenti medesimi.
In particolare, l'obbligo imposto al presidente del Consiglio dei Ministri, d'inserire nella relazione annuale al Parlamento un apposito capitolo sulle attività delle banche operanti nel territorio italiano nella materia delle transazioni bancarie relative agli armamenti, è garanzia di un superiore controllo politico anche su questa attività, a tutela della liceità della correttezza e della massima trasparenza dell'attività medesima.
Si osserva, infine, che pur nell'ambito di tali correttezza e trasparenza, l'intervento di CARIPLO nel settore appare estremamente limitato (10 transazioni in relazione ad operazioni di esportazione, di cui una temporanea, nel corso del 1998) ... Cogliamo l'occasione per porgere i nostri migliori saluti."
Milano 6 giugno 2000

Questa la sintesi delle risposte fornite dalle due banche, la campagna trasparenza continua, ulteriori aggiornamenti nei prossimi numeri.

Eugenio

MICROPROGETTI: AGGIORNAMENTO E VALUTAZIONI

L'Associazione con i Campesinos opera nel territorio Vimercate da quasi tredici anni sulla base delle seguenti finalità:

Promuovere informazione e riflessione su temi quali: rapporto nord-sud, educazione allo sviluppo, cooperazione, ecc ... sia attraverso incontri pubblici e conferenze, banchetti nelle piazze, iniziative nelle scuole, che attraverso la produzione e la divulgazione di materiali di informazione come la rivista SUR;

Favorire la conoscenza e la diffusione dei prodotti artigianali, alimentari e manufatti provenienti dai paesi poveri attraverso la organizzazione di bancarelle, ma soprattutto partecipando attivamente alla nascita, allo sviluppo ed alla gestione della Bottega della solidarietà;

Sostenere microprogetti di sviluppo e azioni di appoggio alle popolazioni locali di alcuni paesi poveri.

In questo articolo si vuole fare il punto ed una valutazione sull'attività dei microprogetti, nella cui realizzazione si concretizza molto del lavoro svolto in questi anni. Infatti i fondi raccolti e i contributi messi a disposizione dei microprogetti sono il risultato del lavoro volontario e gratuito dei soci e di molte altre persone coinvolte mediante azioni pensate e portate avanti nel tempo libero.

Qualche cifra per dare una misura degli interventi nei paesi in via di sviluppo finanziati, aggiornando i dati presentati nell'assemblea sociale del 1995.

Ad oggi i microprogetti sostenuti sono oltre settanta che abbiamo suddiviso in quattro settori di intervento:

I paesi in cui si è intervenuto rappresentano tre continenti:

Il budget destinato ad ogni realizzazione, che fino al 1995 era di circa 4-5 milioni di Lire, è diminuito a 2,7-2,8 milioni di Lire sia per una maggior difficoltà a reperire i fondi sia per un numero maggiore di microprogetti sostenuti annualmente.

Nel tempo si è verificata una sorta di specializzazione e di selezione dei microprogetti: nel corso degli anni alcuni sono divenuti «fissi», cioè sono stati riproposti, confermati e finanziati ogni anno. Ciò per vari motivi: il buon esito dell'iniziativa e il buon rapporto con i nostri referenti il loco, soprattutto per dare continuità nel tempo all'azione di sviluppo. Questi microprogetti sono quelli realizzati:

In questi anni inoltre abbiamo tentato di sviluppare collaborazioni proficue e appoggiare iniziative proposte e portati avanti da associazioni o gruppi organizzati locali degli stessi paesi del sud del mondo, in particolare nella Rep. di Sao Tomè. Purtroppo questi progetti di sostegno all'artigianato locale e alla commercializzazione dei loro prodotti non hanno avuto l'esito sperato sia per evidenti difficoltà di tipo logistico e di comunicazione tra noi e loro, sia per una insufficiente coesione interna dei gruppi e la prevalenza di scelte individualistiche. Le nascenti cooperative, infatti, hanno rapidamente interrotto i progetti ipotizzati di lavorare insieme e per il bene comune: tornando ciascuno alla propria attività separata, con evidente frammentazione e dispersione di risorse, è sfumata la possibilità di uno sviluppo e di una crescita collettiva.

Indubbiamente più proficua ed efficace è risultata la cooperazione e il lavoro svolto con due tipologie di referenti presenti sul posto: i missionari e i cooperanti delle Organizzazioni Non Governative. Un'alleanza strategica molto positiva sia per il beneficiari del microprogetto che per il nostro gruppo, che evidentemente da qui non può fare più di tanto da un punto di vista esecutivo.

Il fatto che missionari e cooperanti siano residenti e vivano quotidianamente a contatto con la gente, acquisendo esperienza e conoscenza approfondita delle realtà locali, agevola la realizzazione dei microprogetti nelle sue diverse fasi: di identificazione, di gestione, di riorientamento e di apporto di eventuali modifiche e alternative, di conclusione e valutazione.

Gigi


UNA FAVOLA DALL'ARGENTINA

LO JACARE' BUGIARDO E IL FURBO ANATROCCOLO

C'era una volta uno jacarè* grande e grosso e dalla pellaccia dura che viveva lungo la sponda di un fiume, in mezzo alla foresta. Lo jacarè era molto goloso e aveva inventato un modo infallibile di per catturare gli altri animali e mangiarseli. Si ricopriva di fango e rimaneva immobile come una statua. Quando gli animali si avvicinavano al fiume per bere lo jacarè spalancava di scatto le grandi fauci e zac!, catturava la preda. Ma dopo qualche tempo, in tutta la foresta si sparse la voce e tutti conobbero il trucco dello jacarè.

- Devo escogitare qualcosa di nuovo -, pensò il golosone - non posso morire di fame!.

Per tutto il giorno lo jacarè nuotò impaziente lungo il fiume finché, sbattendo la coda sull'acqua, esclamò:

- Ho trovato! Metterò un fazzoletto attorno alla bocca e fingerò di piangere per un doloroso mal di denti!

E così fece.

Gli ingenui animali della foresta, credendo che allo jacarè fosse accaduto qualcosa di brutto, si avvicinavano pian piano per dargli un'occhiata, ma ahimè zac!, il finale era sempre lo stesso. Un bel giorno un piccolo anatroccolo sentì da lontano il lamento dello jacarè. Si nascose dietro un cespuglio e gridò:

- Cosa ti succede signor jacarè?

- Aiutami ti prego! Ho un tremendo mal di denti!

- Oh! Mi dispiace, ma come mai? Hai forse mangiato troppo? - disse il piccolo anatroccolo ridendo sotto il becco

- No, anzi, sono a digiuno da giorni e giorni - mentì il furbone.

L'anatroccolo, che sapeva dell'inganno:

- Non ti preoccupare. Vado subito a chiamare il dottore!

Così dicendo, uscì di corsa dal cespuglio e passò davanti al bugiardo. Lo jacarè, accecato dalla sua golosità, spalancò le fauci per divorare il bocconcino. Ma l'anatroccolo con una mossa velocissima, infilò un robusto bastone, che aveva preparato, fra le fauci del bugiardone, facendolo così restare a bocca aperta! Allora tutti gli animali, che si trovavano nel pancione dello jacarè, uscirono sani e salvi e tornarono a vivere nella foresta. Ancora una volta la furbizia aveva vinto sulla bugia e sulla golosità.

Tratto da «I colori del mondo America»

* E' un rettile della famigli dei coccodrilli, più piccolo e agile che vive nel nord dell'Argentina.

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