da "Avvenire" 24 febbraio 2000
Bimbi del terzo mondo il latte resta acido
Dopo l'intervista al manager Nestlé, le Ong ribadiscono le ragioni della loro campagna
Cattaneo (Rete di boicottaggio): «Le pressioni sui medici e le forniture gratuite continuano»
La replica della multinazionale: «Il Codice da noi sottoscritto non vieta i campioni agli ospedali»
Francesco Riccardi

Inchiesta Nestlé, atto secondo. Dopo l'intera pagina che a fine dicembre abbiamo dedicato alla vicenda della multinazionale, torniamo sull'argomento per mettere a confronto le critiche dei responsabili della campagna del boicottaggio contro la Nestlé, con la posizione dell'azienda.
Dopo la pubblicazione dell'intervista al direttore generale corporate affairs della Nestlé Italia, infatti, non sono mancate alcune reazioni da parte dei lettori: dai complimenti per essere tra i pochi giornali ad occuparsi della vicenda, alle accuse di aver «intervistato il lupo per sapere cosa ne pensa delle lamentele dell'agnello». Una scelta che non abbiamo motivo di rinnegare: di fronte ad accuse, magari pesanti, quali sono quelle rivolte dalle organizzazioni non governative alla Nestlé, restiamo convinti che sia il confronto diretto a far evolvere le situazioni. E così dopo aver parlato in precedenti occasioni delle campagne di boicottaggio, abbiamo riproposto noi stessi alla Nestlé le accuse principali rivoltegli, per offrire ai lettori l'occasione di farsi un'opinione propria sulla base di un contraddittorio.
Ora torniamo sull'argomento per un ulteriore confronto a distanza. Adriano Cattaneo, portavoce della Rete italiana di boicottaggio Nestlé (Ribn), spiega innanzitutto che «l'unica causa della morte e della malnutrizione di milioni di bambini dei Paesi poveri, ovviamente, non è la Nestlé! Ma non si può nemmeno dire che sia solo la povertà, come tenta di sostenere la multinazionale: questa affermazione ci renderebbe tutti colpevoli ed equivarrebbe ad assolverci tutti».
All'origine dell'elevata mortalità nei Paesi in via sviluppo stanno una serie di cause che vanno dalla povertà fino ai batteri che causano la dissenteria mortale dei bambini. «La sostituzione del latte materno con il latte artificiale - insiste quindi Cattaneo - è una concausa importante, scientificamente provata, all'interno di questa concatenazione di cause. Noi vogliamo semplicemente che la Nestlé e le altre compagnie non contribuiscano a questa sostituzione di latte materno con la loro pressione commerciale».
E qui si arriva ad uno dei punti di contrasto maggiori. La multinazionale, infatti, sostiene di non effettuare forniture gratuite illegali di latte artificiale agli ospedali. La Rete di boicottaggio, invece, si dice in grado di provare che tali "pressioni commerciali" continuano, nonostante le smentite. «Siamo in possesso di una lettera di Roberto Sanchez, presidente e direttore generale della Nestlé Argentina, diretta il 31/05/99 al ministro della Sanità di quel Paese, nella quale la multinazionale si impegna a sospendere le forniture gratuite di latte in polvere agli ospedali, se anche le altre compagnie lo faranno - dice ancora Adriano Cattaneo -. Si tratta di un'ammissione che ci viene dall'interno della Nestlé stessa di violazioni del Codice internazionale, senza bisogno di andare a scomodare le denunce delle organizzazioni non governative».
Questi comportamenti, secondo la Ribn, non sarebbero isolati. Tanto che anche un'istruttoria della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato «parla di turnazione delle compagnie nella fornitura gratuita di latte per neonati agli ospedali italiani».
Si tratta in effetti di un comportamento legale, perché la legge italiana ammette queste forniture, se effettuate dietro richiesta dei direttori degli ospedali. Secondo la Ribn, però, le forniture agli ospedali rappresentano una «palese violazione del Codice internazionale dell'Organizzazione mondiale della sanità, che la Nestlé si è impegnata a rispettare indipendentemente dall'esistenza di leggi nazionali (articolo 11.3 del Codice stesso)». La multinazionale, infatti, pur avendo firmato quel codice e sostenendo di rispettarlo, in realtà insiste nel riferirsi alle legislazioni nazionali.
Ciò avviene perché la Nestlé continua a contestare l'interpretazione stessa del codice Oms, che «pone condizioni precise, ma non vieta affatto le forniture ad ospedali e altre istituzioni per l'infanzia». E, in ogni caso, «lo stesso codice rimanda per l'applicazione alle leggi nazionali, secondo le specificità locali». Ancora, il direttore generale Gianfranco Faina spiega che proprio la lettera del dirigente argentino è la riprova della loro correttezza: «Abbiamo deciso unilateralmente di sospendere qualsiasi fornitura agli ospedali in quel Paese, interpretando noi in modo più restrittivo la legge nazionale a riguardo e chiedendo al governo di Buenos Aires di chiarire meglio le norme».
Per contro, i promotori del boicottaggio spiegano come «i neonati che hanno bisogno di un altro latte che non sia quello materno sono pochissimi, anche nei Paesi poveri - spiega Cattaneo -. Solo in caso di morte materna, grave prematurità o rarissime malattie genetiche è necessario ricorrere al latte artificiale. Invece le donazioni o le offerte a basso costo tendono ad essere in quantità maggiore e non giustificata, con l'evidente scopo di indurre al consumo di latte in polvere. Questi comportamenti, grazie al codice e alla nostra sorveglianza sono diminuiti moltissimo. Ma non scomparsi».
Altro tema assai controverso è quello dei cosiddetti latti di proseguimento. Secondo la Ribn, la Nestlé «spedisce foglietti pubblicitari alle madri italiane quando i neonati hanno circa 4 mesi (e se lo fa in Italia, sicuramente ciò avviene in molti altri Paesi), con pubblicità diretta di prodotti coperti dal Codice internazionale - spiega il portavoce -. Perché il Codice Oms copre tutti i sostituti del latte materno e non solamente il latte per neonati: è scritto molto chiaramente negli articoli 2 e 3, ed è stato ribadito da successive risoluzioni dell'Assemblea mondiale dell'Oms».
Esattamente opposta l'interpretazione del codice da parte della Nestlé: «Nel testo si precisa che dopo i 4/6 mesi di vita del bambino il latte vaccino, i cereali, gli omogeneizzati, eccetera, "non possono più essere considerati sostitutivi del latte materno"». In ogni caso, la legge italiana, che ha recepito una direttiva europea in materia, permette questa sostituzione. Tanto che la stessa Ribn spiega: «Le multinazionali violano il codice, ma senza alcuna conseguenza perché non violano la legge italiana».
E si torna così un po' al punto di partenza: la differenza fra Codice (variamente interpretato) e legislazioni nazionali. Infine, sul tema degli ospedali e dei medici, la Ribn sostiene che «per esercitare una pressione sugli operatori sanitari, non è necessario dare incentivi finanziari, basta pagare le spese di partecipazione a un congresso».
L'ultimo punto assai controverso è quello delle certificazioni ottenute in oltre 60 Paesi. Secondo la Nestlé si tratta della controprova della sua correttezza, che verrebbe messa in dubbio «solo per uno spirito pregiudizialmente e ideologicamente ostile alle multinazionali». Al contrario, secondo la Rete di boicottaggio, «la gran parte di queste certificazioni sono in realtà mere autocertificazioni o documenti generici in cui si "auspica che la Nestlé rispetti il codice Oms"».
Insomma, benché la Nestlé sostenga di "rigare dritto" ormai da tempo, la Ribn lo contesta e la conseguente campagna di boicottaggio pare ancora lontana da una conclusione. Anche perché il tentativo di aprire un tavolo di discussione in sede Oms è finora fallito. Resta probabilmente una sola strada alla Nestlé: aprire le porte al confronto diretto con chi l'accusa. La trasparenza resta infatti sempre la migliore arma di difesa. E una "certificazione" da parte di Ong indipendenti rappresenterebbe la migliore garanzia di correttezza dei propri comportamenti.
Francesco Riccardi
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