da la Repubblica Torino, 19 novembre 1998
Lo sponsor che divide i cinefili

"Io ho il massimo rispetto di chi si batte da sempre nelle campagne di
boicottaggio contro le multinazionali che contribui-scono
all'impoverimento del Sud del mondo. Forse ne ho un po’ meno di chi
cerca solo due righe sul giornale...".Steve Della Casa, da pochi giorni
direttore del To-rino Film Festival ed ora, suo malgrado, al centro
delle polemi-che sulla sponsorizzazione (400 milioni, finalizzati ad un
premio per la distribuzione di uno dei film in programma che altrimen-ti
non arriverebbe mai nelle sale) che la Nestlé - una società da anni al
centro di campagne di boicot-taggio per le sue politiche di pro-mozione
del latte in polvere a di-scapito di quello materno nei paesi del Terzo
Mondo - ha offerto fin dalla primavera scorsa al Festival, non nasconde
una punta di amarezza. Ma aala fine è l’ironia che prevale: « Una
telefonata per dirmi 'ma cosa fai, sei impazzito, hai cambiato bandiera?
Qualcuno tra i promotori di tutte queste proteste poteva anche farmela
-Parafrasando Nanni Mo-retti nel suo celebre 'D'Alema dì qualcosa...’,
poteva telefonarmi anche aolo per dirmi ciao, chie-dermi l’ora...».
Già, perché il fatto è che tra Della Casa, Silvio Viale (capo-gruppo dei
Verdi e promotore di un’interpellanza in Sala Rossa sottoscritta anche
da Rifonda-zione, da 4 diessini e da un consigliere del Cdu-Udr) e Mario
Contu (capogruppo di Rc e autore di una proposta di mozio-ne ancor più
drastica dell'inter-pellanza) esiste un lungo rappor-to di
dimestichezza. Della Casa e Viale (che per la verità la famosa
telefonata l'ha fatta) militavano insieme in Lotta Continua, Contu
apparteneva anche lui alla sini-stra extraparlamentare, mentre il
direttore uscente del Festival, Alberto Barbera, che si accinge a
diventare il «numero Uno» di quello di Venezia, simpatizzava per il
movimento studentesco. Tornando alle polemiche, che domani pomeriggio,
giorno dell’inaugurazione, culmineranno tra il Pala Big Festival e la
Multisala Reposi in una manifestazione promossa dal Comitato per il
Boicottaggio Nestlé, gli autori della protesta accusano i vertici del
Festival di aver accettato denaro da una multinazionale tanto
contestata, che peraltro sponsorizza già manifestazioni come quella di
Venezia o di Cannes. Ma la verità è che gli sponsor privati disponibili
a eventi culturali anche rilevanti come quello torinese ormai
affermatosi come la seconda manife-stazione cinematografica d’Italia,
sono ben pochi e ben poco generosi «Siamo particolarmente f-ieri -
spiega Della Casa - del contratto che Barbera sottoscrisse a suo tempo
con Nestlé, che risponde a tutte le regole etiche delle sponsorizzazioni
e che non ci vincola a nulla. Sette mesi fa queste cose le abbiamo
spiega-te in ben due conferenze stampa, senza che a buona parte di chi
oggi protesta venisse in mente di chiedere ulteriori chiarimenti. Detto
questo, i Festival di cine-ma, come le altre manifestazioni culturali,
non si dividono in buoni o cattivi, ma in iniziative che funzionano
oppure no... Io credo che gli amministratori comunali si sarebbero
dovuti ~ se noi avessimo rifiutato quei 4OO milioni, per altro non
sollecitati, o se li avessimo usati male o con-fusamente». Della Casa,
sia sin-cero, crede che il marchio del Ne-scafè o i volantini vi
danneggeranno nel rapporto col «vostro» pubblico? «Credo proprio di no.
I nostro pubblico ormai è molto vasto, e l'unica cosa che può
disturbarlo Sono dei brutti film-

Vera Schiavazzi

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