| Documenti: sul Brasile/MST | Movimento Sem Terra www.citinv.it/associazioni/MST |
Oggi ogni brasiliano nasce con un debito di circa 1.300 dollari, senza che i soldi che sono stati prestati al
paese abbiano ridotto la crescita della povertà e la sofferenza della
maggioranza della popolazione.
Dunque un misto di denunce e sensibilizzazione sul tema. E non solo.
L'iniziativa ha voluto anche
definire delle politiche alternative e strategie per superare, di forma sostenibile, la crisi dell'indebitamento
estero e le sue conseguenze sociali e ambientali,
come si legge nel documento finale.
E ciò si è fatto dopo una ampia ricerca e l'ascolto di
testimonianze e esperti brasiliani e stranieri in quattro sessioni centrate
sul sistema finanziario internazionale, sull'indebitamento brasiliano, sui casi
esemplari di indebitamento di altri paesi e sulle prospettive di
interventi per affrontare la crisi brasiliana.
I partecipanti hanno qualificato il problema come di un cancro nelle
viscere del Brasile.
Nel 1964, il debito estero ammonta a 3 miliardi di dollari.
Nove anni dopo, in pieno regime militare, arriva a 14 miliardi.
Nel 1978 passa a 52 miliardi, saltando a 72 nel 1980 e a 115 nel 1989.
Nel 1994, con l'inizio del primo mandato del governo dell'attuale presidente
Fernando Henrique Cardoso, raggiunge 146 miliardi.
Quattro anni dopo arriva a 235 miliardi.
Il lato più curioso di questa storia è che, soltanto tra 1989 e 1997, il Brasile ha sborsato, a titolo di interessi e ammortamenti, 216 miliardi di dollari.
Ossia il paese doveva 115 miliardi nell'89, ne ha già pagati
216, ma continua ad avere un debito di 235 miliardi.
Come mai si è arrivati a un debito così mostruoso?
Alla fine degli anni '60, i paesi ricchi avevano le loro casseforti
strapiene. Siccome denaro fermo è denaro perduto, hanno iniziato ad
applicarlo nella forma di prestiti a bassi interessi. La dittatura
militare ci ha pensato a passare il cappello per finanziare il cosiddetto
''miracolo brasiliano''. Poi è venuta la crisi del petrolio nel 1973,
e sono saliti gli interessi assieme al barile.
Il debito è quindi cresciuto fino a scoppiare
durante la recessione che ha colpito il Brasile all'inizio degli anni
'80,
spiega Frei Betto, uno dei principali esponenti della Teologia della
liberazione nel paese.
Negli anni '90 aggiunge il teologo i ricchi hanno fatto dei paesi
poveri, come il Brasile, la loro cassa di risparmio. Hanno finanziato
l'aumento delle nostre riserve cambiali, prestandoci denaro perché
comprassimo il loro prodotti. Così s'importava di più e si esportava di meno.
Quanto più prodotti importati, tanto più le industrie fallite e
l'aumento della disoccupazione. Così siamo diventati ostaggi degli
strozzini internazionali.
Tornando di nuovo ai numeri della vergogna, solo lo scorso anno, a
titolo di interessi, il paese ha pagato l'equivalente al bilancio annuale del
Ministero della sanità, cioè 16 miliardi,
scrive João Pedro Stédile sul quotidiano Folha de São Paulo.
Economista e membro della direzione del Movimento dei sem terra,
Stédile considera che bisogna prendere in considerazione anche
l'indebitamento interno:
Oggi i due tipi di debiti sono come carne e unghia, e costituiscono un ostacolo alla vita nazionale.
Il debito interno, o debito in titoli, era di 62 miliardi di dollari nel 1993
e ha raggiunto 324 miliardi poco prima della svalorizzazione della moneta
brasiliana il gennaio scorso.
L'iniziativa di Rio, vista come un marco simbolico di un lungo
cammino di mobilitazione popolare, è servita anche come messa a punto della raccolta
di firme in Brasile, che verrano quindi presentate al prossimo G8 di
Colonia.
Fino a quella data erano già state raccolte circa mezzo milione di
firme.
Che dice il verdetto I
Considerando che... secondo i dati presentati al tribunale, il debito dei
paesi più poveri e più
indebitati è già stato pagato e, nella forma contabile attuale,
è impagabile;
la decisione unilaterale degli Stati Uniti alla fine degli anni '70, di
aumentare il tasso degli interessi dal livello storico del 4 a 6 per
cento a più del 20 per cento in pochi mesi, ha significato un tradimento
dei contratti e ha obbligato i paesi debitori a prendere prestito per
pagare gli interessi;
che esiste un vincolo esplicito tra debito estero, l'eccessivo
indebitamento interno e la ricerca di capitale estero a breve termine,
impondo al paese una politica di altissimi tassi di interessi;
che il governo, al concepire il sistema finanziario come assoluto e un
fine, ha sacrificato la parte del bilancio dedicata alle spese con politiche
sociali. Questo ha provocato l'abbandono della sanità e dell'istruzione,
delle politiche di occupazione, di abitazione popolare, di demarcazione
delle terre indigene, di realizzazione della riforma agraria;
che le politiche economiche e di aggiustamento del Fmi si sono mostrate
disastrose per i paesi che le applicano, nonché servono a aumentare
ancora di più il debito e altri passivi esteri di questi paesi;
che gli USA strumentalizzano l'ONU, l'Omc, il Fmi, la Banca mondiale e
la Nato in funzione delle loro strategie di egemonia e controllo dei popoli
della terra;
che l'espansione del debito estero è rapportata alle élite brasiliane che
sono conniventi con le istituzioni finanziarie dell'estero, tanto
private e officiali quanto multilaterali;
che il debito estero costituisce una violazione continuata del Patto
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, fissati
dall'ONU il 16 dicembre 1966;
Che dice il verdetto II
I membri del tribunale del debito estero per unanimità:
condannano il processo dell'indebitamento brasiliano, che implica
sottomissione agli interessi del capitale finanziario internazionale e
dei paesi ricchi;
responsabilizzano i governi e politici che appoggiano e promuovono il
progetto di inserimento sottomesso del Brasile all'economia
globalizzata;
propongono a tutti i brasiliani i seguenti impegni e strategie di
azione:
per una moratoria sovrana e il rompimento dell'accordo con il Fmi;
per il fermo controllo del cambio, che sia uno strumento del governo per
frenare la speculazione e stimolare l'investimento produttivo;
per il rafforzamento delle mobilitazioni e campagne come l'Attac, che
esigono la creazione di meccanismi di regolazione e di tassazione della
circolazione del capitale speculativo internazionale;
per l'unione dei popoli dell'America Latina e del Caraibi attorno a
politiche alternative e strategie comuni nel continente per affrontare
assieme il circolo vizioso dell'indebitamento e altri fattori d'impoverimento;
per la partecipazione alla Jubilee 2000, del Consiglio mondiale delle
chiese e di altre istituzioni nazionali e internazionali, in una mobilitazione
che porti gli stati democratici a proporre all'assemblea generale delle
Nazioni Unite un'azione presso il tribunale internazionale dell'Aia, per
giudicare i
processi che hanno sviluppato il debito estero dei paesi impoveriti e
altamente indebitati e i loro responsabili.
| Home Page | La riforma agraria richiesta | Mappa del sito | Comitato di appoggio |