Repressione: Governo contro MST Movimento Sem Terra
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Il Sindacato dei giornalisti respinge la censura all'intervista di Stedile

Comunicato del Sindacato dei giornalisti professionisti del Distretto federale
(9 maggio 2000)

Il Sindacato dei giornalisti professionisti del Distretto federale respinge energicamente la censura imposta alla società brasiliana dal Segretario alle Comunicazioni del Palazzo del Planalto, Andrea Matarazzo, che ha vietato la trasmissione dell'intervista al coordinatore del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST), l'economista João Pedro Stedile, sulla Rete della Tv educativa.
Dopo essere stato l'ultimo paese del mondo ad abolire la schiavitù, il Brasile per l'atteggiamento del Governo Federale e l'azione delle sue élite dominanti dimostra di voler essere anche uno degli ultimi paesi a promuovere la riforma agraria.
La decisione del governo - il Segretario non ha nemmeno nascosto che il Presidente della Repubblica concordava con il suo gesto - riporta agli anni della dittatura militare, riesumando procedure di oscurantismo, disinformazione e sottrazione di un diritto previsto dalla Costituzione.
In un paese dove abbondano le terre improduttive, in cui l'impunità per i crimini commessi nelle campagne sfida i principi elementari del Diritto, l'espediente utilizzato dal governo sfida l'intelligenza della società, e provoca risate a livello internazionale, come quando il generale Ernesto Geisel censurò la presentazione del Balletto Bolshoi.
Ciò diventa ancora più spiacevole quando un grande mezzo di comunicazione, mentre sottrae informazioni rilevanti alla popolazione nascondendosi dietro il discorso ufficiale, si dedica a una programmazione di natura diseducativa, disumanizzante, che stimola gli istinti umani più bassi. L'obiettivo dei media è quello di brutalizzare ancora di più una popolazione già immersa nella realtà di stragi quotidiane, di emarginazione culturale e miseria generalizzata.

E ancora: la stessa rete pubblica di televisione che ha subito la censura, ha mandato in onda, recentemente, un'intervista al generale Newton Cruz, bieco personaggio della nostra storia, indicando i criteri giornalistici usati. Adesso, censura un cittadino che ha trovato ascolto anche nei media internazionali.
Davanti a ciò, la censura adottata rivela l'uso abusivo, fisiologicamente improprio, della televisione pubblica, il cui funzionamento è sostenuto dal contribuente, a cui si sottrae il servizio dovuto, attraverso informazioni ispirate al pluralismo, proporzionando l 'accesso dei più diversi segmenti sociali, condizione indispensabile per una società democratica.
Particolarmente spiacevole risulta l'intervento del governo, che ha costretto una rete di televisione di dimensione nazionale a censurare un'intervista, trasmessa poi solo dalla TV Cultura, la quale, sia chiaro, ha compiuto la sua finalità sociale.
La ripresa della censura - che cerca di trasformare la riforma agraria in tema proibito - può essere solo interpretata come un segnale dell'indisponibilità del governo non solo a discutere, ma anche a realizzare la riforma agraria. Potremmo capire questo comportamento soltanto come una dimostrazione di benevolenza verso il latifondo e verso la più ingiusta concentrazione fondiaria del pianeta, una vera fabbrica di fame e tragedie sociali che, se dipenderà dalla volontà governativa, rimarrà immutata.
Le immediate dimissioni del Segretario alle Comunicazioni per la pratica della censura e per la violazione della Costituzione Federale sono il minimo che esigiamo da questo Governo, così come la trasmissione integrale dell'intervista censurata come forma di riparazione del danno causato alla società, a cui è stato sottratto uno dei diritti fondamentali della cittadinanza: l'informazione.

Brasília, 9 maggio 2000
La Direzione

 
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