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E ancora: la stessa rete pubblica di televisione che ha subito la censura, ha mandato in onda, recentemente, un'intervista al generale Newton Cruz, bieco personaggio della nostra storia, indicando i criteri giornalistici usati. Adesso, censura un cittadino che ha trovato ascolto anche nei media internazionali.
Davanti a ciò, la censura adottata rivela l'uso abusivo, fisiologicamente improprio, della televisione pubblica, il cui funzionamento è sostenuto dal contribuente, a cui si sottrae il servizio dovuto, attraverso informazioni ispirate al pluralismo, proporzionando l 'accesso dei più diversi segmenti sociali, condizione indispensabile per una società democratica.
Particolarmente spiacevole risulta l'intervento del governo, che ha costretto una rete di televisione di dimensione nazionale a censurare un'intervista, trasmessa poi solo dalla TV Cultura, la quale, sia chiaro, ha compiuto la sua finalità sociale.
La ripresa della censura - che cerca di trasformare la riforma agraria in tema proibito - può essere solo interpretata come un segnale dell'indisponibilità del governo non solo a discutere, ma anche a realizzare la riforma agraria. Potremmo capire questo comportamento soltanto come una dimostrazione di benevolenza verso il latifondo e verso la più ingiusta concentrazione fondiaria del pianeta, una vera fabbrica di fame e tragedie sociali che, se dipenderà dalla volontà governativa, rimarrà immutata.
Le immediate dimissioni del Segretario alle Comunicazioni per la pratica della censura e per la violazione della Costituzione Federale sono il minimo che esigiamo da questo Governo, così come la trasmissione integrale dell'intervista censurata come forma di riparazione del danno causato alla società, a cui è stato sottratto uno dei diritti fondamentali della cittadinanza: l'informazione.
Brasília, 9 maggio 2000
La Direzione
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