La mia esperienza con i Sem Terra
Rosanna Anzolin Dego
(Febbraio 2000)
Carissimi,
Quando due anni fa, per la prima volta sono andata in Brasile, invitata da una coppia di amici italiani che stavano facendo un periodo di volontariato a Cachoeiro de Itapemirim, (Espirito Santo) e per la prima volta sono andata in un accampamento di Sem Terra, sono rimasta sconvolta. Non dalla povertà, non perchè a volte patiscono la fame, ma dalla loro forza, dalla loro determinazione, dalla condivisione delle loro piccole risorse di alimentari. Ho capito che erano loro i "ricchi".
Li ho amati da subito. Me li sono portata dentro per molto tempo, i loro occhi, i loro volti, i bambini, i vecchi...i canti..gli slogans. Per mesi mi ha accompagnato l'immagine di una maestrina giovanissima che aveva rinunciato al suo già pur magro stipendio per accompagnare la lotta dei Sem Terra. La forza di quella ragazza, l'espressione del suo viso, l'ansia e il sogno di una vita nuova, non solo per sé ma per tutti si sprigionava da tutta la sua persona e, inevitabilmente, mi ha segnata in modo indelebile.
L'anno scorso sono tornata in Brasile per la seconda volta, ormai presa e appassionata da questo grande, splendido, affascinante, caotico paese, e sono andata più volte negli accampamenti dei Sem Terra. A Cachoeiro de Itapemirim, nell'assentamento Nova Safra ho avuto la fortuna di incontrare una persona stupenda e la sua famiglia: Adiel Teiera da Silva... un poeta e un filosofo. Là ho realizzato un piccolo sogno: ho passato due giorni ospite di questa famiglia: hanno diviso con me e i miei amici i loro pasti, ho dormito nella loro "casa", nei loro duri letti, ho partecipato alle loro assemblee, e qualche giorno dopo ho fatto da testimone alla misurazione in lotti per la distribuzione della terra tra le varie famiglie. Quello che è sconvolgente è il fatto che non esiste proprietà privata: la terra che si stavano dividendo è di tutti: ogni famiglia la lavora, vende il raccolto e si mantiene con quello che produce, ma se per caso questa famiglia decide di andarsene e di non restare più nell'assentamento, non può vendere la terra che le è stata assegnata, perché quello che è di tutti deve restare di tutti. E' una rivoluzione!!! E la Parola di Do che si concretizza, è il sogno di Dio che diventa realtà! E questo lo realizzano i poveri, quelli che sono perseguitati, scacciati, violati nel loro diritto alla vita.
Nell'Ufficio del geometra che si occupava della misurazione ho visto nascere sotto i miei occhi le agroviglie. Insomma ho visto nascere sulla carta un villaggio!! Che gente straordinaria, questi Sem Terra!!! Quando sono partita, alcuni di loro sono venuti alla stazione dell'onnibus per portarmi alcuni documenti che dovevo portare in Italia, e non mi vergogno a confessare che ho pianto nell'abbracciarli e nel salutarli.
Alcuni giorni più tardi mi sono spostata in Amazzonia, e più precisamente nella città di Bélem. Anche là esistono degli accampamenti (Bacurì e Taba) e più volte gli amici che lavorano là mi hanno portata a visitare queste famiglie. Non sto a descrivere le varie emozioni che sono state molte, dico solo che ho lasciato là una parte di me.
Ma la cosa più importante che mi è capitata è stata partecipare, il giorno 16 di agosto, all'inizio del processo ai tre ufficiali di polizia accusati di aver dato l'ordine del massacro di Eldorado dos Carajas. Ho partecipato alle varie manifestazioni, ho assistito alle mistiche, ho gridato chiedendo giustizia, ho partecipato alla marcia, ho abbracciato quelli che oramai erano i miei amici, ho cercato, per quel che potevo, di incoraggiarli. Non ho fatto niente di importante e di concreto, lo so, ma C'ERO!!! Ero con loro e ho lottato con loro!!! E per me questo vale molto.
La cosa importante è che uno dei miei figli (ho due figli ormai grandi) è venuto con me in questo mio secondo viaggio ed anche lui ora sta condividendo la stessa passione di sua madre.
Non ho scampo, cari amici: devo lottare con loro, con le mie piccole risorse, devo dire a quelli che stanno qui che noi siamo i poveri e che loro sono i "ricchi" ed è a loro che dobbiamo guardare per imparare la vita, per imparare che si può e si deve cambiare, che quello che sembra impossibile può diventare possibile, basta volerlo veramente, e che è tutti insieme che si raggiunge la meta.
È con profonda gratitudine che io raccolgo questo insegnamento dal MST, io me li sento compagni di viaggio, fratelli, amici, ma soprattutto maestri. Quante cose ho imparato e quante ancora me ne restano da imparare.
Un giorno tornerò, non so quando, non so come, non so da che parte del Brasile, ma so che tornerò. Tornerò perché ho ancora molte pagine da scrivere nel quaderno che il MST mi ha consegnato, perché voglio condividere ancora qualche pezzo della mia vita con la loro vita, fare insieme con loro un po' della mia strada, perché sono loro che stanno scrivendo la storia e mi piacerebbe esserci anch'io, e perché vorrei che sapessero quanto importanti sono per noi che stiamo dall'altra parte del mondo.
Vicenza, 5 febbraio 2000
Rosanna Anzolin Dego
Via Vespucci, 15
36100 Vicenza
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